giovedì 28 aprile 2011

I VIAGGI DELL' INFERNO

Dire che mi sono ispirata ai suoi Viaggi, è un po' pretenzioso per me, ma sicuramente l' idea dei Viaggi di Gilles non mi avrebero sfiorata senza l' esistenza del grande scrittore Jonathan Swift.
La storia dei Viaggi di Gulliver fu creata dallo scrittore irlandese Jonathan Swift (1667-1745) dopo il 1720 e fu pubblicata nel 1726, quando lo scrittore aveva quasi sessant'anni.
Lemuel Gulliver, medico di bordo della marina britannica, durante un naufragio, finisce su una strana isola.
Comincia così, come un tradizionale romanzo d'avventure marinare, uno dei più celebri libri della storia della letteratura e come tutti i capolavori ha il dono raro di prestarsi a mille letture, a tutte le età.
Perché, come tutti sanno, il fantastico serve a Swift per tracciare una feroce satira all'umanità, con le sue illusioni, le sue perversioni, le sue ipocrisie.
Vissuto nell'epoca d'oro della cultura inglese, egli si distinse da tutti per la sua vena di polemista e per la lucida amarezza con cui guardava alle vicende del mondo. Sembra che Switf si divertisse nei suoi scritti mescolando a un lessico a tratti lubrico parole onomatopeiche infantili. Alcune tra le più famose lettere dello scrittore inglese, che aveva fatto costruire un manicomio, in cui ironia del destino, da vecchio dovette essere internato, sono infatti piene di enigmatici vocaboli e segni grafici, nonchè varie cancellature, che sino ad ora erano state addebitate agli editori del XVIII secolo per censurare il linguaggio triviale usato dall' ecclesiastico anglicano. Swift definiva le donne "cagne", "viziose" oppure "pazze" e non risparmava neppure il loro aspetto esteriore con insulti maschili dei peggiori. Ora una professoressa di Oxford, sostiene che Swift non era un misogino, ma che si era inventato un messaggio segreto , cancellando lui stesso le parole. Come tutti i grandi geni, anche Jonathan poteva avere un cuore giocoso da fanciullo, e divertirsi a giocare con il linguaggio osceno per affabulare le sue donne, tuttavia è poco probabile.Molto più probabile che quei termini Swift li usasse volutamente, anche perchè aveva veramente in disprezzo tutto il genere umano, non aveva più alcuna speranza di redenzione umana , infatti non esiste in tutta la letteratura occidentale una condanna del genere umano paragonabile a quella espressa nel suo capolavoro.



immagine: Jonathan Swift di Teoderica

martedì 26 aprile 2011

IL PROFILO FATTOMI DA GAETANO BARBELLA DUE ANNI FA


IMMAGINE DI TEODERICA

IDENTITÀ

Sesso: Femmina

Segno astrologico: Vergine

Professione: artista mancata
Ubicazione: ravenna : Italia


I DUE COLORI DOMINANTI E CORRISPONDENZE:

1.Sfondo:
Rosso: L'azione, l'inizio, l'amore, la passione, l'impulso.
2.Lineamenti:
Nero: I genitali, la notte, le tenebre, la morte.
3.I post di teodorica che vi riguardano:
Arte parallela 1

- la guerra (lavoro del 1995):

i miei lavori erano incentrati sul dolore, sul voler urlare l'insensatezza dell'uomo moderno che a volte ti fa pensare : -sei ancora tu ,ti ho visto, uomo della pietra e delle caverne-

- omaggio a Frida Khalo (lavoro del 2000):

qui c'è ancora la ricerca sul dolore, notate il teschio al collo, che testimonia il dolore di Frida di non essere potuta diventare madre, ma c'è un'apertura, il doppio, la speranza.

- ti riderò in faccia:

questa è la risposta di oggi , il dolore rimane, l'insensatezza pure, ma vi è la constatazione dell'ineluttabile, allora se devo fare i conti con ciò che mi dà la vita cercherò di trovare una perla anche nella polvere armata solo di un sorriso, amaro ma pur sempre un sorriso.

COLORE DELLA CORNICE E CORRISPONDENZE:

1.Azzurro: Il sogno, il romantico, il latte, il seno, la casa.
2.Il post di teodorica che vi riguarda:
Arte parallela 2

- arte parallela alla vita, come un mondo libero dove tutto è possibile, per restare ben saldi con i piedi per terra nel reale ma volare nello spirituale.

ASPETTO E PARTICOLARI:

1.Melanconico, come di attesa.
2.Viso delicato, affidabile, proprio del segno della Vergine.
3.Didascalia?
Sette righe indecifrabili: le sette virtù contro i sette peccati capitali? E parvenza di una mano con l’indice proteso sul mento o... che indica qualcosa alla sinistra che è forse la causa delle sua pacata tristezza o preoccupazione. La luce riflessa sui capelli è il segno di questi? Ossessioni, turbamento, fissazioni...?

SEGNO DELLA VERGINE:

Il segno della Vergine appartiene all'elemento Terra. È dunque un segno concreto, realizzatore, stabile. Il dominio di questo segno è il cerebrale Mercurio. Il soggetto tipo Vergine ricerca la conoscenza, utile e mirata però. Pesa, per contro l’ambiguità, un pendolo teso a molte cose: praticità, ordine, riservatezza, scetticismo, pignoleria, intelligenza analitica, scrupolosità, autocontrollo, prudenza, semplicità, spirito di servizio e chissà quante ancora. Di qui la difficoltà da ottenerle in toto, come le tante domande in relazione al post Annarita sul libro di Mario Agati.
Ma in compenso la concretezza e la praticità sono il suo forte, unito a un autocontrollo che lo rendono razionale tenendo a bada l’istintualità. La mente del tipo Vergine è dominante in qualsiasi caso. Ecco che questa dote lo porta ad essere circospett0 al punto da essere scettico in merito a questioni religiose o filosofiche.
È inevitabile perciò che il soggetto Vergine sia critico e sospettoso nei rapporti con gli altri.
Il tipo Vergine fisicamente è magro e asciutto, a ragione del temperamento nervoso e interiormente sempre a freno, controllato, non consentendogli slanci liberatori. È il senso della proprietà che gli viene dal segno di terra. L’immagine menzionata all’inizio sembra perciò conciliarsi al tipo Vergine.

CONCLUSIONI:

Salvo a tener da conto la risposta data all’amico Pier Luigi Zanata, posso aggiungere questo. Teodorica sembra che tu sia legata mani e piedi alla terra, almeno da come risulta il quadro astrologico testé fatto. Tuttavia la “professione di artista”, che tu ritiene “mancata”, non ti permette di avere delle “ali” per sollevarti da terra e svincolarti, quel “poco” che basta, dal dolore e dalla morte. Come poter “camminare” sui carboni ardenti. Non che queste siano mendaci, anzi l’unica verità proviene da esse e non dalla gioia, dal gaudio. Manca però la forza all’artista in te poiché dici a tutti che sei “artista mancata”. Tu che non dai rilevanza al dio danaro, al potere del successo dei falsi potenti, che importa se i tuoi dipinti non primeggiano come tu vorresti? Dunque neanche per scherzo presentarti sul web come “artista mancata” che sa di ironia, propria di cattivi artisti per “vendere” meglio i loro
lavori che a causa di ciò sono privi di anima.
Le risposte che mi hai chiesto te le sei già date perché è il Matto, l’Appiccato e il Bagatto ed altri, dei tarocchi in te ti hanno messo sulla strada buona per te.

Cari abbracci,
Gaetano

Dopo due anni pubblico il commento che mi avevi fatto all' inizio della nostra amicizia, allora non volli perchè tu avevi colto nel segno, oggi ti chiedo:
Gaetano mi vedi ancora così?


immagine: autoritratto

sabato 23 aprile 2011

BUONA PASQUA

AUGURI DI BUONA PASQUA A TUTTI VOI.

Una barzelletta

- Dottore la mia gallina a Pasqua non ha fatto le uova di cioccolato.
- E' naturale.
-Ah sì, è naturale? Allora perchè a Natale ha fatto il panettone?

mercoledì 20 aprile 2011

KHAD GADIA

Forse non tutti sanno che Khad gadia ( un capretto) è una delle più celebri canzoni ebraiche. Si esegue da un tempo immemorabile alla fine della cena pasquale. Nel 1976 il cantautore Angelo Branduardi ne ha realizzato una trasposizione in italiano intitolata " Alla fiera dell' Est". Khad gadia è stata la favola che ha incantato milioni di bambini appartenenti a innumerevoli culture sui cinque continenti. E’ stata la canzone piu' amata da schiere di appassionati del sessantottismo soft di Branduardi. Ma la leggenda di Alla fiera dell’est, del capretto che per due soldi mio padre compro' e di tutta la concatenazione simbolica che ne deriva scaturisce in realta' dall’antichissima tradizione del Seder di Pesach (la cena per la pasqua ebraica).
[...] al tramonto gli ebrei di tutto il mondo si apprestano a celebrare quello che per loro e' stato il miracolo della liberazione dalla schiavitu' egiziana. Al termine della lettura del libro della Hagada', interrotta come vuole la tradizione dalla cena pasquale, dopo aver mangiato l’ultimo pezzo di azzima che rappresenta il pane dell’afflizione assaporato nel deserto, intoneranno le dieci strofe dell’Had Gadya (un capretto). Ma cosa c’entra questa storia del capretto comprato per due soldi con il Pesach?
Il canto, come tutto il testo dell’Haggada', cela una quantita' di significati profondi, che i rabbini nei secoli non hanno mai cessato di esplorare. Ripercorrerli ci aiutera' a comprendere anche le vere origini di una favola straordinaria che tutti noi, senza sospettarne la provenienza, abbiamo ascoltato da bambini. Se vuoi approfondire vedi qui.
Vi ho presentato questo video perchè in realtà questa che pare una filastrocca è un canto ad un eterno ritorno che iniziando con un sacrificio terminerà con un sacrificio.



lunedì 18 aprile 2011

PIU' CHE ARMONIA E' UN CASINO


Il nuovo mondo amoroso è un testo pubblicato postumo nel 1967, ben centotrent'anni dopo la sua stesura da parte di Charles Fourier( Besancon 1772/Parigi 1837). Si descrive la natura dei nuovi rapporti sessuali, come si svolgeranno nella società utopistica di Armonia. Il testo era stato tenuto nascosto dagli amici dell' illuminista Fourier in quanto troppo scandaloso, precursore di Marcuse ed anche forse più libertino, aveva come fine una società armoniosa. Oggi si può dire che l' armonia di Fourier si sia attuata, anche se forse più che armonia è meglio chiamarla casino.

Gli amori sono suddivisi in cinque tipologie:

  • l'ordine semplice: o puramente materiale, o puramente sentimentale (cd. "celadonismo")
  • l'ordine composto: sia materiale che sentimentale
  • l'ordine poligamo
  • l'odine onnigamo (le orge collettive)
  • l'ordine ambiguo (l'omosessualità)

In Armonia tali amori vengono tutti giudicati naturali, e praticati dagli uomini e dalle donne in condizione di perfetta parità. La poligamia è considerata la regola e la fedeltà a un unico partner l'eccezione; il sentimento della gelosia è superato da uno spirito di benevola condivisione. Del rapporto esclusivo di coppia, chiamato amore egosita, vengono criticati: l'inutilità sociale, l'ipocrisia che costringe a ingannarsi reciprocamente, l'ingratitudine che porta a dimenticare le persone amate in passato.

Dagli esempi presenti nel libro, risulta che gli incontri erotici avvengono non tanto nel segno dello spontaneità, ma in modo organizzato, quasi dei giochi di ruolo: esistono codici, tribunali, corti, orde, crociate, studio "scientifico" delle affinità ecc. Nel mondo immaginato da Fourier i piaceri diventano affari di stato e ognuno dedica all'amore una parte fissa della giornata: la società nel suo complesso si adopera per garantire a ciascuno (anche gli anziani) il diritto al piacere. Esiste a tal fine un'istituzione specifica, chiamata angelicato: una sorta di prostituzione sacra, a cui sono riservati i massimi onori e privilegi; per accedervi occorre superare una serie di prove amorose.

L'idea di fondo è che la natura ha creato l'amore per moltiplicare i legami sociali, mentre le istituzioni repressive create dalla civiltà, come il matrimonio, ostacolano tali legami. Inoltre il soffocamento di una passione è inefficace, perché ha come effetto di tramutarla in un sentimento nocivo: di qui, secondo l'autore, la genesi del sadismo.

«Ciò che fa piacere a molti senza nuocere a nessuno è sempre un bene del quale bisogna approfittare in armonia, dove i piaceri devono essere variati all'infinito"

Il fourierismo si rivela qui come "eudemonismo radicale": la felicità viene identificata con il piacere, e questo con il piacere fisico, ossia fondamentalmente il cibo e il sesso. In Armonia chi abbia raggiunto un alto livello di saggezza gastronomica e virtù amorosa può infatti ambire ai titoli rispettivamente di "santità" maggiore e minore.

Conclusione: Berlusconi è un grande illuminista ed utopista, siamo noi che non stiamo al passo coi tempi.


immagine: Lussuria di Teoderica

sabato 16 aprile 2011

QUANDO L' ASINO NON E' IL QUADRUPEDE


Il povero asino lanciato in cielo, attaccato ad un paracadute, la scorsa estate per una trovata pubblicitaria, è morto d' infarto, probabilmente per il trauma subito.
L' asino si era guadagnato fama internazionale dopo che le immagini del suo volo, avevano fatto il giro del mondo, raccogliendo lo sdegno di chi ama gli animali.
La trovata pubblicitaria era stata eseguita per indurre i bagnanti di una spiaggia, nel sud della Russia, a provare il brivido del paracadutismo.
L' animale era stato attaccato ad un paracadute, trascinato da un motoscafo ad alta velocità, era stato lanciato in alto nel cielo, mentre ragliava disperato.
L' atterraggio era stato atroce:" trascinato per diversi metri lungo l' acqua e tirato fuori mezzo morto".
Da quel giorno per lo sventurato quadrupede era iniziato un calvario da cui non si è più ripreso.
La pubblicità sarebbe stata pure simpatica, bastava usare un asino gonfiabile o di resina , così invece si rivela una crudeltà cretina.
Dare dell' asino all' ideatore di questa trovata pubblicitaria è offendere l' animale.


immagine: Senza titolo di Teoderica

giovedì 14 aprile 2011

FIORI DA MANGIARE

Già in passato era in uso decorare i cibi con i fiori, per poi mangiarli.
Nei loro banchetti i romani si" seppellivano" di petali di rose.
Essi amavano molto anche le viole, le gustavano arrostite. In seguito furono conservate nello zucchero, diedero origine alle marmellate ed alle viole candite che servivano per decorare torte.
In Messico, paese d' origine della dalia, si usa questo fiore per arricchire l' insalata.
In Cina ed in Giappone si usa il crisantemo per l' insalata ma anche pastellato e poi fritto, si mangia caldo cosparso di zucchero.
Così avviene anche per la magnolia e i grappoli fioriti dell' acacia.
In Romagna, le frittelle di fiori di acacia, sono state fino a non molto tempo fa una prelibatezza, oggi soppiantata dai dolci "moderni".



immagine: Fiori di Teoderica

martedì 12 aprile 2011

AMO LE PRATOLINE SINO A MANGIARLE

PATE' ALLE PRATOLINE


1 cucchiaio di pratoline
8 fette di pane integrale
70 grammi di formaggio cremoso
1 cucchiaio di latte
1 cucchiaio di succo di limone
un pizzico di sale

Lavare accuratamente i fiori, lasciarne da parte alcuni per decorare. Tritarli accuratamente.
Sbattere bene il formaggio col succo di limone ed il latte. Aggiungervi i fiori tritati ed il sale. Spalmare col patè ottenuto le fette di pane leggermente tostate e decorarle coi fiori lasciati da parte.




immagine: Pratoline di Teoderica

domenica 10 aprile 2011

APRILE A PALAZZO SCHIFANOIA



Nella fascia superiore vi è Venere sul carro trionfale, condotto sulle acque e trainato dai cigni. Venere ha nelle mani il pomo per Paride ( Paride l' ottenne perchè l' indicò come dea più bella) ed un fiore. Intorno al suo capo volano colombe ed inginocchiato ed incatenato ha un guerriero ai suoi piedi , può rappresentare amor che vince guerra e rimanda a Venere e Marte del Botticelli. Sul prato verde e fiorito fra uomini e donne vi è armonia, suonano il liuto e si abbracciano. Sul fondo dominano le tre Grazie e gruppi di conigli bianchi ( simbolo di fecondità) corrono e saltano. Dove c'è amore c'è armonia e felicità.

Nella fascia di mezzo è rappresentato il segno zodiacale del Toro, sopra a questi un uomo seminudo con una chiave, come a significare che ognuno ha la chiave per scegliersi il tipo di vita che vuole.A destra un uomo tiene in mano un giavellotto ed una serpe ai suoi piedi un cane , simbolo di fedeltà ( ma bisogna vedere a cosa si è fedeli se al vizio o alla virtù) ma anche di morte se visto come guardiano dell' Ade, e dietro un cavallo, quest' ultimo ha un'ambivalenza di fondo che lo vede da un lato come un essere nobile ed intelligente, affascinante e carico di sensualità, dall'altro come un concentrato di forza istintuale, capace di incutere angoscia e turbamenti.
A sinistra invece una scena di vita familiare: una donna che guarda amorevolmente un bambino, la scena è permeata di serenità.

Nella fascia inferiore Borso ascolta Scoccola, "il buffone suo soavissimo" e gli regala una moneta; poi Borso che sta tornando dalla caccia.
Sullo sfondo sono raffigurate le corse di uomini e donne, di cavalli e di asini, che solevano tenersi nel giorno di San Giorgio.

venerdì 8 aprile 2011

MI E' VENUTO UN QUELLO

DALLA RACCOLTA: "RIMBAMBIMENTI. POESIE DI TIPO ROMAGNOLO" ( ediz. Walter Raffaelli) DI DAVIDE RONDONI.

AUTOCOSCIENZA ROMAGNOLA IV

C'è posto per tutti
i santi, i mediocri, i matti
i perduti
La vita è come un bar: sai mai
chi entra, chi va via
si sta a guardare
come se ci fosse qualcosa da fare
oltre a baccagliare muti
con la nostalgia.

San Pietro dev'esser stato di Ca' Ossi
o giù di lì, un tipo tosto,mica
da fare dei discorsi.
Gli altri me li immagino un po' sparsi
tra Meldola e Lugo, ognuno
che gli è venuto un quello
a trovarsi lì, simpatico
profondo, Dio come un fratello.

Ma lei,
la vedo venir da Galeata, o forse
da Santa Sofia, lei
Maria, madre bella da amare
o dalle dolci pendici sui fianchi
di Morciano, bella
come i calanchi, forte
di erbe, di luci fuori mano,
gli occhi grigi e azzurri del mare...


Mi è venuto un quello, "un quel ", in romagnolo ha un significato intraducibile, è un' emozione che prende allo stomaco, come se all' improvviso un serpente vi si fosse annidato, avviluppato dentro, nascosto, latente, invitante. Questo serpente si incolla poi al coccige e poi sù fino ad Atlante , dandoti la scossa, e poi ti lascia con il magone.
Cos'è il magone?
E' il sentirsi insaziati ed incompleti.


immagine : Un quel di Teoderica

mercoledì 6 aprile 2011

ROSSANA

ROSSANA ultima parte


“ Come mi sento bene, “ si disse Rossana svegliandosi nel grande letto disfatto come un campo di battaglia .

Non era vero niente, Rossana si sentiva sporca, denudata, derubata, un rimorso feroce le attanagliava le membra, per un po’ di sesso, per la sua vanità, aveva sacrificato i suoi valori sacri. Lui glieli aveva fatti sembrare vecchi ed obsoleti ed ora Rossana piangeva e pregava, farneticava che voleva tornare indietro, di non fare quello che aveva fatto, ben sapendo che era impossibile tornare indietro nel tempo, piangeva ed assurdamente pregava, pregava che qualcuno le alleviasse quel dolore di morte, morte del suo io più intimo.

“Che hai, svegliati, svegliati.”

La voce di suo marito le risuonò nelle orecchie, Rossana pian piano, riemerse dal suo dolore, le si accese un barlume di speranza, Rossana si rese conto di essere nel suo letto matrimoniale con suo marito accanto, non a Parigi col suo Lui, era stato tutto un sogno, anzi un incubo.

Uscito il marito per il lavoro, la figlia per la scuola, Rossana rassettò velocemente la casa, ma prima di uscire per l’ ufficio, accese il computer ed inviò una e-mail.

“ Ho cambiato idea, non mi interessa volare alto, io amo la mia famiglia e le cose semplici. Parigi non fa per me”

Spense il computer , accese un sorriso ed uscì veloce di casa.


immagine di Teoderica

lunedì 4 aprile 2011

ROSSANA

ROSSANA seconda parte


“La vita è una sola “, questo leit motiv le iniziò a martellare la mente.

Lui le aveva detto che lei era una piccola borghese incapace di slegarsi dai vincoli dei valori inculcatele dal suo ambiente, ancorata al dovere ed alla famiglia non sarebbe mai stata capace di essere alla sua altezza, al suo grado di libertà.

Ed invece ora stava volando con Lui a Parigi, Rossana ce l’ aveva fatta a trasgredire , a buttare a mare il marito, la figlia e tutto il vecchiume,

“ Si gira pagina, si chiude il vecchio si apre il nuovo capitolo” si disse Rossana mentre osservava le nuvole , dal finestrino dell’ aereo, abbracciata al suo Lui.

Parigi come meta per la loro prima volta, l' aveva scelta Lui, le aveva detto che si ricordava di lei, quando arrivava alla villa in bici mangiando la parigina, un dolce rotondo con sopra lo zucchero granellato , Rossana non aveva avuto il coraggio di dirgli che lei aveva sempre detestato le parigine, le mangiava solo perchè altrimenti le avrebbe buscate dalla mamma.

Scesero all’ hotel Recamier che si trova nel cuore di Saint Germain des Prés , nascosto tra gli alberi della Place Saint Sulpice , un luogo elegante ed artistico, nel quartiere più raffinato di Parigi, nella hall in bella mostra vi era un’ opera d’ arte che Rossana riconobbe subito era la Nike Blù di Yves Klein.

“Tu sei come quel blù” le disse Lui .

Se Rossana aveva qualche titubanza sulla scelta di iniziare una vita nuova,tradendo i suoi affetti più cari ed i suoi valori, con questa frase che Lui le disse fu sicura di ciò che aveva intrapreso, se Lui aveva capito che proprio quel blù era per lei simbolo di totalità, di divino, di inizio e di fine, se lei rappresentava per Lui quel blù, bè lei era certa che nessuno l’ avrebbe amata di più di Lui ,e che solo Lui l’ avrebbe compresa e Rossana non si sarebbe mai più sentita sola, sola nell’ universo.

Salirono abbracciati lo scalone, ed entrati nella camera, Lui l’ assalì con impeto , ricoprendola di baci ed intanto strappandole i vestiti. Finirono sul letto dalle lenzuola di seta avorio e lui divenne improvvisamente dolce e lento nei movimenti.


immagine di Teoderica

sabato 2 aprile 2011

ROSSANA

ROSSANA prima parte


Rossana aveva sognato l’ incontro a lungo, pensava che non si sarebbe mai realizzato, pensava di non riuscire a sormontare la barriera delle convenzioni.

Lui, il suo Lui, lo amava sin quando da bambina, andava a trovare lo zio, che faceva lo stalliere nella splendida villa settecentesca dei conti Altibianchi.

Lui era il figlio del conte, biondo, con i capelli alla paggetto, i pantaloni alla zuava blù e la giacchetta dal colletto inamidato di pizzo bianco.

Rossana non aveva mai visto niente di più bello, lo guardava e sognava di un giorno, quando lei adulta, sarebbe arrivata alla villa con un’ auto sportiva, bella e abbronzata, con i pantaloni bianchi, larghi e fluttuanti, bianca pure la canotta che le lasciava le spalle scoperte , con al collo un foulard blù ed ai piedi, dalle unghie laccate di smalto bianco madreperlato, sandali infradito, le sembrava molto chic questa mise, e Lui l’ avrebbe finalmente vista e la scintilla di amore per lei si sarebbe accesa.

Per anni Rossana fece questo sogno, poi piano piano, mise i piedi per terra.

Ai sogni subentrarono i ragazzi in carne ed ossa.

Rossana era sbocciata come un fiore di rara bellezza. Non propriamente nei canoni classici , aveva però un qualcosa che le altre non avevano, un misto di classe ed erotismo latente. Alta , il corpo flessuoso, occhi profondi e bocca carnosa, lucidi capelli neri dai riflessi blù ed una pelle turgida da sembrare ambra viva. Il tratto caratteristico di Rossana era il suo essere intrisa di forza primordiale, il suo essere naturale e proprio che la rendeva armoniosa in qualsiasi ambiente.

A Rossana piaceva civettare, aveva uno stuolo di ammiratori, su cui lei regnava.

Chi più, chi meno, chi per l’ intelligenza, chi per la sensibilità, chi per gli occhi, chi per le forme, le piacevano tutti , alla fine scelse chi secondo lei l’ amava di più.

Si sposò, ebbe una figlia , si adoperò per costruire e mantenere la famigliola in stile Mulino Bianco, ma, se seppe resistere alle tentazioni ed alle proposte che continuò ad avere negli anni, quando all’ orizzonte riapparve il suo Lui, quello dei suoi sogni di bambina, qualcosa sulle sue più intime convinzioni, iniziò a vacillare.



immagine di Teoderica