sabato 26 novembre 2016

Storie di animali 40



Poco tempo fa, Marius, una giraffa nata allo zoo di Copenaghen, in Danimarca,  è stata uccisa dai responsabili del parco zoologico, è stata successivamente sottoposta a un’autopsia pubblica  e infine la carcassa è stata data in pasto ad alcuni leoni. La scelta, motivata dalla necessità di ridurre i rischi di endogamia (la riproduzione tra animali che sono tra loro parenti stretti), era stata annunciata da giorni e aveva portato a proteste da parte associazioni animaliste e di molti cittadini danesi, contrari all’uccisione di Marius. Alcuni zoo e riserve di animali, erano disposti a ospitare la giraffa per evitare il suo abbattimento. I responsabili dello zoo  non hanno valutato la possibilità di alternative all’uccisione dell’animale, anzi  hanno trasmesso in streaming sul loro sito l’autopsia dell’animale. Perché? Non solo hanno ucciso la giraffa che altri avrebbero ospitato, scegliendo come esempio una scelta di morte contro la vita ma l’hanno evidenziato, esaltato non hanno avuto neanche un briciolo di pudore. Perché hanno fatto pure un’autopsia pubblica? Quale il senso? Didattico? Scientifico? Non ho parole perché sembra che il mondo sia sempre più preda del non senso… infatti un fatto analogo è successo a Ravenna, in Romagna.

lunedì 21 novembre 2016

Storie di animali 39


La giraffa è tanto amata eppure è in via di estinzione, nel 1999 gli esemplari di giraffa erano 140mila, oggi sono 80mila. E come mai una cosa del genere? Bracconaggio e perdita dell’habitat. In Tanzania ad esempio si crede che il midollo osseo e il cervello di questi animali sia in grado di curare l’Aids. Così testa ed ossa delle giraffe vengono  venduti a prezzi molto elevati. Le giraffe vengono anche uccise per essere mangiate dai bracconieri di elefanti nella Repubblica democratica del Congo. “La carne di giraffa è dolce e popolare, non sono difficili da uccidere e forniscono cibo per molto tempo”.  C’è da rabbrividire, io avevo un peluche di giraffa, amo le giraffe, perché in Africa sono così orribili? Poi mi sento in colpa e ipocrita non ho appena mangiato del pollo con patate? E ieri polpette con carne di vitello e piselli? E me li sono gustati bene trangugiando un bicchiere di vino sazia  e soddisfatta? Ma il pollo e il vitello non sono animali come la giraffa? Sono anch’io orribile come gli africani.

mercoledì 16 novembre 2016

Storie di animali 38



La giraffa mi piace e forse piace a tutti, perché allora i gay non piacciono a tutti? Poi vi spiegherò. Ora mi soffermo sul fatto che i gay non mi piacciono molto perché come donna mi sento defraudata, amo gli uomini e amo i bambini, ma se va avanti così i figli si faranno tutti in provetta e le coppie diventeranno in maggioranza omosessuali perché non servirà più la coppia eterosessuale per procreare. Non so se per indole o per moda o per natura la coppia etero finirà in minoranza come oggi sono i gay. Sia chiaro che i gay non vanno discriminati ma io sono antica e mi piace completarmi con chi è diverso da me. Tutta questa tiritera partendo dalle giraffe, infatti questi begli animali fanno “necking” cioè i maschi del gruppo si prendono a colpi sul collo piuttosto bruschi; spesso può accadere che i maschi coinvolti nello scontro si corteggino, arrivando ad avere un rapporto omosessuale, che è più frequente rispetto ai rapporti eterosessuali. In uno studio, si è scoperto che fino al 94% degli episodi di “monta accidentale” coinvolgono due maschi.  

venerdì 11 novembre 2016

Storie di animali 37




Chi non ama la giraffa? Sicuramente piace a tutti, forse sarà quel collo lungo, il suo nome significa proprio questo, o forse per la sua grande altezza o magari per il suo elegante manto che sembra quello di un leopardo.  E’ un grande mammifero africano,  può superare i 5 metri di altezza e il lungo collo misura fino a 3 metri, oltre alla lingua blu lunga mezzo metro. Anni fa in visita allo zoo safari sul Garda, vi si accedeva in auto e coi finestrini dell’auto chiusi, vidi la giraffa e persi la testa. Io che ho paura anche degli animali piccoli, amo ad esempio i cani, ma quelli dalla taglia media in su mi incutono timore, ebbene nonostante le raccomandazioni di non scendere assolutamente dall’auto fattami dai guardiani, mi guardai attorno, aprii lo sportello dell’auto e andai vicinissimo alla giraffa, chiedendo a mio marito di fotografarmi mentre la accarezzavo. La giraffa stava mangiando tranquilla le foglie da un albero di acacia e mi sembrava mi guardasse con simpatia. All’improvviso un urlaccio, un guardiano con un forcale in mano mi faceva gestacci infuriati. Mi resi conto del pericolo, a malincuore di corsa risalii in auto.

giovedì 10 novembre 2016

Storie di animali 36



Il simbolismo del totem dell’oca non ha mai raggiunto il suo pieno significato che gli compete: spesso deriso perché impacciato nel muoversi, disturbatore come animale starnazzante, è stato sempre preso a esempio quando si voleva offendere una persona paragonandola a un’oca , che diveniva stupida, impacciata e disturbatrice o interessata solamente a cose ininfluenti nella vita, al contrario, il simbolismo dell’ oca è molto stimolante. Quando pensiamo all’oca o la osserviamo dobbiamo riconoscere che ad esempio non lascia mai nessun suo simile indietro, ecco che cominciamo a vederla da un altra prospettiva, poiché l’oca agisce come i Marines degli Stati Uniti  il cui motto è  “Semper Fidelis”, cosa che assomiglia a quello dell’oca. Le oche ogni anno migrano verso climi più caldi durante l'inverno, se un’oca si ferisce durante questo viaggio, un’altra oca lascerà la migrazione per stare con il compagno ferito. L’oca rimarrà con l’infortunato fino a che non recupererà lo stato di salute o finché non sarà morto. L’oca ha un solo compagno nella vita, alla morte di questi si struggerà, come impazzita di dolore, emetterà quel canto del cigno, che erroneamente è stato definito come l’ultimo capolavoro eseguito prima della morte, no, il canto del cigno è il canto d’amore che emette l’oca per il suo compagno, come un eco che lo accompagni nel suo trapasso. Infine, come molti artisti hanno  evidenziato nelle loro opere, l’oca è la mamma… la nostra mamma.

mercoledì 9 novembre 2016

Storie di animali 35



Sul percorso verso casa, verso i giorni nostri, riscontriamo come in molte novelle europee, russe in particolare, c’è un parallelismo insistente tra l’oca e la fata: questo ci riporta indietro ai miti celtici, dove la figura di fata-oca rappresenta l’archetipo di Grande Madre in una immagine che ci porta a un concetto di  natura femminile, laddove l’oca era “messaggera dell’aldilà” e accompagnava i pellegrini al santuario. Interessante a questo proposito la storia del cammino di Santiago di Compostela, ex santuario celtico: diverse teorie attesterebbero che la famosa conchiglia di San Giacomo in origine altro non era che una raffigurazione di zampa palmata. Inoltre nelle costruzioni  religiose che si incontrano in questo cammino si ritrovano impresse sulla pietra o sul cemento proprio delle zampe di oca. Forse un gruppo di iniziati o forse l’omaggio mariano tramite il simbolo primordiale della Dea Madre. Pensate che si trovano, casualmente o volontariamente anche nel Santuario di Loreto, che come saprete ingloba l’antica casa in muratura della Madonna portata dalla Terra Santa dai Templari. Certo che queste oche le trattiamo proprio male, le spiumiamo per portare leggeri piumini e riscaldarci d’inverno, le consideriamo belle ma stupide, gli stupidi siamo noi, l’oca non solo è saggia e autonoma ma se le fate un torto è meglio che ve la diate a gambe levate. Poi la cosa terribile del fegato d’oca… ma non potete farne a meno?