La mattina mica si poteva dormire, no, alzarsi presto e partire per
Montségur era l’imperativo, almeno ho ottenuto di fare la colazione con
calma, cioè mangiare ogni ben di Dio sulla terrazza con vista
ineguagliabile. Comunque siamo partiti allegramente lungo un tragitto da
sogno, colline e colline tutte impiantate di girasoli, ovunque guardavi
solo giallo, verde e il blu del cielo terso, non facevo altro che
girare gli occhi da una parte all’altra estasiata e spiritualmente
pronta a visitare la rocca che fu l’ultimo baluardo della resistenza
catara, dove la grande Esclarmonda, dice la leggenda, si tramutò in
colomba portando con sé il tesoro nascosto nel castello, si racconta che
fosse il favoloso graal… pensandoci il graal non può essere che lo
Spirito Santo, chissà forse in qualche persona che ha la “grazia”, lo
Spirito Santo ha modo di espandersi meglio… mah non so proprio. Piano,
piano, le colline sono diventate montagne ed è apparsa la cima su cui
una spessa nebbia afosa, ci nascondeva la vista il castello. Siamo scesi
dall’auto, per assaporare la storia che stavamo per incontrare,
stranamente non mi sentivo lontana da casa, mi sentivo invece… a casa.
Alcuni ritengono che il Castello di Montségur sia stato in origine,
molto prima che fosse restaurato ed utilizzato dai catari (1200 circa),
un tempio solare, un fatto è certo: i siti sacri sorgono su luoghi dove
l’incontro con la natura, il sasso e l’acqua si armonizzano e di solito
rimangono tali nel tempo. Pierre-Roger de Mirepoix era il comandante
della guarnigione di Montségur, la montagna protetta, sede dell’ultimo
vescovo cataro, l’ultima roccaforte degli eretici e ho capito il perché:
quando ho affrontato un’erta scoscesa (e una discesa scivolosa e
pericolosa), per raggiungere il castello non facevo che ripetere … mon
Dieu mon Dieu. Questo castello era un proprio un nido d’aquila, mi
chiedo come hanno fatto a costruirlo e soprattutto ad assediarlo e a
conquistarlo. L’assedio fu eseguito da mercenari baschi, molto
determinati, abili e senza pietà riuscirono ad accamparsi a meno di
cento metri dalle mura, poi riuscirono a scalare la parete vertiginosa,
conquistando il castello e i catari si arresero; sia gli attaccanti che i
difensori erano stremati. Al termine di un assedio era usanza trattare
il rilascio di prigionieri e ostaggi: i capi catari avevano chiesto e
ottenuto di avere due settimane di tempo, allo scadere delle quali si
sarebbero consegnati… cosa dovevano fare? Forse dovevano meditare se
abiurare l’eresia ed essere salvi o mantenere la loro fede ed essere
bruciati. All’alba di mercoledì 16 marzo 1244 i soldati crociati
prelevarono gli eretici da mettere al rogo. Qui ci si può inoltrare, a
piedi, lungo il cammino dei Bonshommes (i catari erano detti anche buoni uomini o perfetti), che parte da
Foix nell’Ariège (Pirenei francesi) e arriva a Berga in Catalogna
(Pirenei spagnoli), via Montségur, era il tragitto in cui i catari si
muovevano per predicare il Vangelo…..Lo metto su senza neppure averlo
letto…un rischio o un merito…lo diranno i lettori…ho visto solo una
parola ” i Catari”…comanda la Francia…

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