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domenica 18 maggio 2014
RAVENNA 2019 Mausoleo di Teoderico
Questa mattina ero decisa a realizzare qualche immagine su Ravenna, per fare qualche post sulla candidatura di Ravenna Capitale della Cultura, col mio nuovo programma di disegno, abbandonando Photoshop che oltre che ad essere a pagamento mi ha stancato... a volte fa quello che vuole lui e poi io sto sempre con gli ultimi, mai coi primi. Mi aspettavo una piacevole mattinata invece mi è successo di tutto. Prima ho trovato una mail da parte di due responsabili del Museo di Ravenna, che mi chiedevano il perché dell'invio di un mio indecifrabile scritto. Era una mail in risposta e inviata a un mio caro amico di New York, in cui scherzando parlavamo delle anatre e dei loro attributi. (le anatre sono molto "virili" ce l'hanno lungo sino a 40 centimetri) Pensate che vergogna! Ho risposto subito scusandomi. Finalmente sono andata al programma di disegno e ho realizzato l'immagine che vedete. E' il Mausoleo di Teoderico, un pezzo unico d'arte, che unisce oltre alla bellezza dell'opera, storia, mito e leggenda. Fu edificato per Teoderico nel 520 nella zona di sepoltura dei Goti, i Goti e i Cristiani avevano, chiese, battisteri e cimitero divisi, nonostante ciò vivevano in buona armonia. Oggi è patrimonio dell'Unesco, meritatamente, la sua forma a pianta circolare ricorda i manufatti imperiali ma non dimentichiamo che la concezione religiosa gota era molto legata al cerchio, inoltre il mausoleo presenta decorazioni tipiche dell'arte gota. Io l'ho rappresentato in fiamme, con colori scuri ed una T simbolo di sacrificio e di regalità (il re sacro un tempo veniva sacrificato su una croce a T) a ricordo della leggenda in cui Teoderico impazzito ed impossessato dal diavolo si gettò col suo cavallo dentro al cratere del Vesuvio. Dopo questa prima immagine ho dovuto sospendere tutto, l'ho caricata sul blog, ho voluto ampliare le dimensioni del post, per evidenziare di più l'immagine, ed è successo di tutto, il mio amato blog è scomparso. Ore e ore per sistemare parzialmente il tutto... ma cosa sta succedendo ad Internet?
Mail che vanno da un'altra parte, blog che scompare... mah!
immagine di Teoderica "Mausoleo di Teoderico all'Inferno"
lunedì 16 dicembre 2013
LA BELLEZZA DI MICHELE
1 parteIn questa immagine è rappresentato S Michele Arcangelo (1635 chiesa dei Cappuccini, Roma) di Guido Reni.
Guido Reni nacque nel 1575 a Bologna e qui morì nel 1642, egli fa parte del classicismo del "600, allievo dei Carracci si discosta dal loro naturalismo giungendo ad una nuova sintesi che accoglie la grazia di Raffaello, il colorismo dei Carracci e la linea longilinea del Parmigianino.
Reni, inizialmente studiò musica e la gentilezza e la musicalità è presente nelle sue opere. La critica è stata con lui altalenante, disprezzato da Ruskin e dai Romantici considerato a volte lezioso a volte geniale è un grande artista malinconico, che si esprime con grande eleganza sia nelle tele religiose che in quelle mitologiche.
In Romagna si conserva a Forlì la tela dell'Immacolata Concezione e a Ravenna vi sono affreschi con Gesù Redentore ed Arcangeli.
Reni raffigura Michele nello splendore della sua bellezza, infatti corrisponde all'Arcangelo reggitore della sefiradella "Bellezza" ovvero Tipheret che è la sefira centrale dell'albero della Vita nella Kabbala , (il cui nome vuole dire Mi-Kha-El:"chi è come Dio?"), fin dai tempi antichissimi,Michele ha un ruolo e un affetto particolare, considerandolo sempre presente nella lotta che si combatte e si combatterà a livello individuale e collettivo, fino alla fine dei tempi, contro le forze del male.Michele sta con gli angeli che stanno dalla parte di Dio, combatte e vince Lucifero e gli angeli ribelli, è quindi la ragione che tiene a bada gli istinti primordiali. Reni rappresenta Michele avvolto in un aereo mantello rosso,qui simbolo di vitalità e forza, in quanto è un rosso chiaro e vivo.
Michele rappresenta il nostro respiro, l' anelito alla bellezza ( intesa come giusto, vero e bello) per far sì che Michele vinca dobbiamo combattere armati(molto spesso il buono ha il male in sè) è per questo che Michele è rappresentato qui come una Madonna che schiaccia il serpente, ne ha la stessa grazia e la catena con cui dovrebbe incatenare Satana, Michele la tiene saldamente in mano, quasi come una corona di rosario.
Un singolare aneddoto esiste su questa tela: siamo nella prima metà del 1600 e il cardinale Antonio Barberini commissionò il quadro a Guido Reni. Il celebre pittore si dedicò con entusiasmo all'opera, manifestando comunque al cardinale le difficoltà tecniche di imprimere nel volto dell'arcangelo quella bellezza eterea e sovrumana che (parole sue) "al cielo nè in terra potrò mai trovare".
Era noto in quegli anni che un altro cardinale, Giovanni Battista Pamphili, qualche tempo prima, ebbe modo di parlare in modo sprezzante di Guido Reni, e l'artista, molto risentito, evidentemente maturò con il quadro dell'arcangelo il modo di vendicarsi dell'affronto subìto.
Quando infatti la tela fu terminata, i contemporanei si meravigliarono assai, non solo perchè l'autore era riuscito ad imprimere la divina bellezza dell'arcangelo, ma sopratutto perchè era riuscito, altrettanto bene, a rappresentare la bruttezza nel viso del diavolo. Ma il diavolo...a guardarlo bene....aveva un viso conosciuto... e sì, era proprio la faccia del cardinale Pamphili! Il cardinal Pamphili, divenne papa Innocenzo X.
Era noto in quegli anni che un altro cardinale, Giovanni Battista Pamphili, qualche tempo prima, ebbe modo di parlare in modo sprezzante di Guido Reni, e l'artista, molto risentito, evidentemente maturò con il quadro dell'arcangelo il modo di vendicarsi dell'affronto subìto.
Quando infatti la tela fu terminata, i contemporanei si meravigliarono assai, non solo perchè l'autore era riuscito ad imprimere la divina bellezza dell'arcangelo, ma sopratutto perchè era riuscito, altrettanto bene, a rappresentare la bruttezza nel viso del diavolo. Ma il diavolo...a guardarlo bene....aveva un viso conosciuto... e sì, era proprio la faccia del cardinale Pamphili! Il cardinal Pamphili, divenne papa Innocenzo X.
di San Barbaziano.
giovedì 7 giugno 2012
A TREDOZIO SI STA UN PO' IN OZIO

Tredozio è un ameno paese sulle colline di Forlì. Fa parte della zona denominata "Romagna-Toscana"; e infatti delle due regioni Tredozio conserva molte delle principali caratteristiche sociali, storiche e culturali. E' certo che la valle del Tramazzo ha costituito sempre una zona di passaggio fra la pianura ravennate e la Toscana; importanti sono gli insediamenti terramaricoli del Bronzo Medio (sec. XV a.C.). Alcuni studiosi affermano che anche Annibale, nel 218 a.C., iniziò l'attraversata dell' Appennino (per scendere verso Roma), proprio partendo dal valico del Monte Busca. Questo monte è in realtà un vulcano che ancora oggi fuma . La valle comunque doveva essere molto selvaggia e quasi inesplorata, popolata esclusivamente da alcune tribù di Galli Boi, a fatica sopraffatte, nel corso di sanguinose battaglie, dalla potenza espansionistica di Roma. Ma ai romani non interessava questo territorio e forse qui rimasero i Galli superstiti assieme alla gente locale. Le prime notizie storiche riguardanti Tredozio, o perlomeno il suo territorio, risalgono al periodo Bizantino-Ravennate. Dopo il 1000, il territorio tredoziese vide fiorire, con la ruralizzazione della società e con lo spirito di rinnovamento e di riforma contro i mali della Chiesa e del mondo religioso in generale, un numero notevole di chiese e di conventi: per primo, ad opera di S.Pier Damiani, sorse il Monastero di Gamogna. Per cinque secoli Tredozio fu terra di frontiera fra la Toscana e lo Stato Pontificio; sicuramente anche terra di contrabbando e di residenza provvisoria per famiglie e personaggi provenienti da Firenze o da Faenza; nacquero in questo periodo alcune fra le costruzioni rurali ed i palazzi più belli ancor oggi esistenti nel centro e nella campagna. L'Umanesimo e il Rinascimento lasciano le loro tracce anche in un piccolo centro come Tredozio: Nasce a Tredozio l' Erasmo da Rotterdam romagnolo: Faustino Perisauli (Pietro Paolo Fantini) scrive il "De Triumpho Stultitiae" (forse ispiratore della "Laus Stultitiae" erasmiana) e frequenta i circolo culturali riminesi e romani.
Foto: il fiume che attraversa il paese e l' opera momumentale dedicata alla Madonna delle Grazie.
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