Durante la mia visita alla Fiera avevo notato che tante persone sfoggiavano una borsa di tela nera con l'immagine di un fuoco acceso, ho tolto il velo alla mia ignoranza sfacciata.
Si intitola “Add Fire” la nona edizione del Premio Furla, riconoscimento
biennale d’eccellenza per l’arte contemporanea dedicato ai giovani
talenti italiani.
A firmare il titolo
dell’edizione di quest’anno è Jimmie Durham, l’artista - ma anche poeta -
statunitense, che farà da padrino al Premio Furla 2013.
Il Premio Furla mira a sostenere la migliore pratica artistica del
nostro Paese, attraverso il monitoraggio, la selezione, la formazione
degli artisti e la produzione di nuovi lavori, e ha saputo nel tempo
affermarsi come vetrina internazionale per la creatività emergente.
Cinque sono i giovani artisti finalisti, individuati al termine di un vero e proprio viaggio di ricognizione sul territorio, sono:
Tomaso De Luca (1988), Chiara Fumai (1978), Invernomuto / Simone Bertuzzi (1983) e Simone Trabucchi (1982), Davide Stucchi (1988), Diego Tonus (1984).
La vincitrice di questa nona edizione è stata Chiara Fumai.
Nella foto l'opera vincente di Chiara Fumai
Le motivazioni del premio: “L’energia dell’artista, lo straordinario impegno che emerge nel suo
lavoro, la scelta di temi di stretta attualità, al centro sia della
riflessione artistica contemporanea che della società del nostro tempo,
come il femminismo, il discorso performativo e l’attivismo. Il lavoro di
ricerca e la convinzione profonda con cui affronta queste tematiche,
trovando le proprie radici nel primo femminismo e nella performance
concettuale ma al tempo stesso reinventandole in una prospettiva di
continuità. E’ la capacità di stabilire una dialettica del confronto che
ha portato la giuria a premiare questa artista”.
Io aggiungo, niente di nuovo, sono tematiche che da tempo porta avanti Marina Abramovic, già dagli anni '70 e tanti e tante blogger lo fanno oggi in rete.
Nella foto "Nebbia" di Teoderica alias Paola Tassinari
Ora creo un'opera d'arte concettuale e inserisco nel premio Furla una mia opera, rappresenta la nebbia, e in quest'atmosfera tutto può accadere, inoltre tutta la nostra vita è avvolta nella nebbia.
Questa mattina ho letto sul quotidiano che Artefiera è stata un successo di pubblico e di vendite, a ribadire quello che vi avevo detto all'inizio, dalla nascita del mercante d'arte all'incirca alla metà dell'ottocento ad oggi l'arte è business.
" molti visitatori e galleristi contenti perchè hanno venduto. Qualcuno ha venduto tutto quello che aveva in esposizione. Un gallerista si è concesso il lusso di rifiutare 3 milioni di euro per un Piero Manzoni"
Alla faccia di Manzoni che riteneva che si sarebbe venduta anche la merda.
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martedì 26 marzo 2013
mercoledì 20 marzo 2013
ARTEFIERA BOLOGNA 2013 ( sesta parte)
La foto che vedete qui sopra, l'ho scattata così, non so in quale galleria, nè chi sia l'autore, mi ha ricordato la pop art, la retinatura dei pixel sgranati, ma anche il puntinismo e l'insieme di piccole tessere che è il mosaico.
Questa foto è per ribadire il mio concetto d'arte, per me vanno bene tutti gli stili, oggi invece l'artista si riconosce dal suo simbolo, le opere sono quasi seriali. Con ciò intendo che lo stesso artista anzichè rincorrere un proprio stile unico, dovrebbe contaminarsi, come è la società di oggi, usare differenti stili, attuali o antichi non importa, ma "parlare", "comunicare" al...popolo e non a pochi eletti, che si arraffano il capolavoro per aumentare lo status.
Al popolo il poster, la riproduzione va bene ugualmente, perchè ricordatevi dopo Andy Warhol , anche se i mercanti d'arte lo negano, non esiste più l'opera d'arte unica...finish!
Nella foto cartolina di Giuseppe Stampone
Per terminare la visita ho fatto un giro dagli “italiani”, niente di nuovo sotto il sole, tranne un’istallazione piena zeppa di cartoline con foto strane e particolari sulla città dell’Aquila, c’era scritto “Saluti da Giuseppe Stampone” io ne ho presa una, forse non si poteva o forse sì, ma volevo fare vedere a voi che la bellezza sta in ogni cosa.
Andando a fare ricerche su internet ho scoperto che Giuseppe è un fondatore di sogni.
Nato a Cluses (Francia) nel 1972, vive e lavora a Roma.
Stampone ha integrato l’uso delle tecnologie a progetti di didattica rivolti a problematiche sociali ed ambientali quali Acquerelli per non sprecare la vita, con la partecipazione di 10.000 bambini, e il Perché dell’H2O, estesi in 30 Paesi del mondo in collaborazione con Mlal – Progetto Mondo – e Amnesty International.
Questa nuova fase progettuale è accompagnata da Diomira network, di cui lo stesso è uno degli ideatori, che spazia dall’arte alla didattica al sociale e alle nuove tecnologie usate in modo neodimensionale con l’integrazione tra il reale, internet e l’ambiente virtuale di Second Life.
In uscita mi sono fermata in un piccolo stand ed ho chiesto alle ragazze se potevo avere una barchetta rossa per ricordo della Fiera, anche se ero una bambina un po’ stagionata, le ragazze avevano piegato i cartoncini rossi a forma di imbarcazione ed avevano fatto una specie di installazione, me l’hanno data sorridendo spiegandomi che stavano facendo pubblicità a “Tafter” il loro blog , premiato come uno dei migliori…ragazze voi sì che siete brave blogger!
Che dite ci riuniamo e creiamo anche noi un blog che possa permettersi uno spazio nelle grandi fiere?
Altrimenti prima o poi moriremo, succederà a noi quello che un tempo è successo alle radio e alle tv private, i pesci grandi si mangiano i piccoli.
mercoledì 13 marzo 2013
ARTEFIERA BOLOGNA 2013 ( quinta parte)
Nella foto un'opera di Hubert Scheibl
Sono stanca ma l’immagine di una grande tela gialla mi galvanizza.
E’ solo una tela informale con dei secchi di giallo che paiono lanciati là per caso, ma il giallo è così luminoso, non crediate sia facile creare un colore “vivo”, con questo termine intendo luminoso e parlante all’io.
E’ un’opera di Hubert Scheibl nato nel 1952 a Gmunden (Austria) e attualmente vive a Vienna. Ha studiato con Max Weiler e Arnulf Rainer alla Akademie der Bildenden Künste di Vienna e ha iniziato a esporre a livello internazionale a metà degli anni Ottanta, quando il suo lavoro è stato riconosciuto come una reazione significativa per l'allora popolare neo-espressionismo.
Scheibl è uno dei rappresentanti più importanti e significativi dell’astratto-sensibile tra i pittori austriaci.
Sublime, insondabile, travolgente e sensuale, sono solo alcuni degli aggettivi usati per descrivere la sua arte. Gli elementi lussureggianti, sensuali e nervosi delle opere di carta dell'artista rivelano la velocità e l'immediatezza del loro gesto grafico.
L'aspetto senza tempo dei dipinti Hubert Scheibl derivano da sua notevole abilità nel catturare la luce interiore dietro il piano quadro che crea un senso di spazio profondo.
Nella foto un'installazione di Fabrizio Corneli
La visita è ormai finita, una luce soffusa mi incuriosisce, chissà perché sono stanchissima ma se vedo qualcosa che m’interessa mi riprendo, in questo caso è un faretto che disegna sul muro un volto dagli occhi chiusi, il volto è disegnato sul muro bianco con delle linee nere, il tutto crea un’atmosfera leggera ed evanescente, una bella idea per decorare casa con poca spesa. E’ un’opera di Fabrizio Corneli nato a Firenze nel 1958.
Risale al 1979 la prima mostra, “Le alternative del nuovo”, presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, dove Corneli espone lavori sulle ombre e la luce, materiali che ne contraddistingueranno il lavoro nel corso del tempo. Da allora seguono numerose mostre personali e collettive in molti paesi.
Jacob Hashimoto
I grafismi, i segni, la leggerezza, la nudità, l’ornamento mai barocco, mai imitativo ma sempre similare, lunghe teorie di forme simili uguali e mai uguali, semplice ma difficile, tutto questo è l’arte giapponese e mi ci imbatto proprio nell’ultimo stand con i lavori di Jacob Hashimoto.
Jacob Hashimoto
Jacob Hashimoto è nato a Greeley, Stati Uniti d'America, nel 1973. Vive e lavora a Los Angeles. Jacob Hashimoto è tipicamente americano ma è anche evidente la sua eredità giapponese è un vero creativo. Il suo ultimo sviluppo in cui, al posto di cascate di nuvole e di aquiloni, sorgono colline e onde, è delicato come prima. E, proprio come in precedenza c'era un senso di ariosità e non di oppressione, così ora c'è un senso di sollievo. La delicatezza delle sue forme, siano che esse discendano o che avvolgono creano uno spazio per lo spirito che per il corpo.
Jacob Hashimoto
lunedì 4 marzo 2013
ARTEFIERA BOLOGNA 2013 ( quarta parte)
Nella foto un'installazione allo stand di Berlino
Continuando l’andare a zonzo, incontro lo stand di Berlino, affollato di visitatori, qui è la tecnica che la fa da padrona, la meccanica, la geometria.
Macchine improbabili, più ottocentesche che contemporanee, comunque Berlino si dimostra la città più all’avanguardia perché il nuovo artista sarà lo scienziato.
E’ lo scienziato che si sta “umanizzando” ovvero slegandosi dalla regola certa ma immaginando e creando nuove realtà, avvicinandosi alla filosofia, è già un mondo di…Matrix.
Ad un certo punto, un po’ stanca, preferisco i musei alle kermesse, intravedo un quadro sontuoso.
Una grande tela che evoca “Le mille e una notte “ , una tela per sognare, tecnicamente impressionista se non addirittura barocca , è tuttavia un quadro nuovo ed attuale, pieno zeppo di ricordi e di colori ammucchiati ma uniti fra loro da una strana alchimia.
E’dell’artista milanese Matteo Bergamasco, vincitore del premio Lissone 2002, del premio Cairo 2003 e reduce dalle ultime personali di San Francisco, Los Angeles e Amsterdam, dal titolo “Limpidezza senza nome”. Un percorso in immagini e sensazioni. Interni defraudati dall’anima di chi li ha vissuti, dove oggetti e luoghi abbandonati appena dall’esistenza, accolgono lo spettatore in un viaggio di ricordi e percezioni.
Matteo Bergamasco dipinge gli oggetti di una vita, anche i tuoi oggetti, le tue cose, la tua vita te la ritrovi lì.
Nella foto immagini di Venezia di Silvia Camporesi
Strane sono le foto di Silvia Camporesi, riescono a darti una visione nuova di Venezia e questo non è per niente facile con una città totalmente inflazionata di immagini come è la Serenissima, ma Silvia vi riesce, mischia le carte, fotografa allo stesso modo, sia Venezia che la Venezia di Italia in miniatura, e le Venezie si confondono fra di loro.
Silvia vive e lavora a Forlì, dove è nata nel 1973. Si è laureata in filosofia presso l’Università di Bologna e oggi è una delle più apprezzate e originali artiste italiane che privilegiano l’utilizzo del mezzo fotografico. Affianca l’attività artistica all’insegnamento di Fotografia e Critica dell’immagine presso diverse associazioni e università.
Nella foto un'opera di Giorgio Celiberti
E’ il caso di Giorgio Celiberti, artista potente e
carismatico che meriterebbe di essere più famoso. Giorgio Celiberti è uno
degli ultimi artisti viventi ad aver partecipato alla prima Biennale di Venezia
del dopoguerra.
Inizia a dipingere giovanissimo, imponendosi subito per la
sua originalità di linguaggio tanto che, appena diciannovenne, partecipa alla
Biennale di Venezia del 1948. Si iscrive al Liceo Artistico di Venezia e poi
frequenta lo studio di Emilio Vedova.
Grande amico di Tancredi con il quale
condivideva la ricerca pittorica di impronta informale in opposizione
all'accademismo
Nei primi anni Cinquanta si trasferisce a Parigi, dove
rimane per due anni, e qui entra in contatto con i maggiori rappresentanti
della cultura francese.
Dopo questo periodo di studio, parte per Londra per poi
spostarsi negli Stati Uniti, dove soggiorna in Messico, a Cuba, in Venezuela;
da queste esplorazioni ne deriverà quel repertorio di segni che poi rielaborerà
negli anni successivi. .
Nel 1965 l’artista riceve un forte impatto emotivo dalla
visita al campo di concentramento di Terezin, vicino a Praga, dove migliaia di
bambini ebrei prima di essere trucidati avevano lasciato, testimonianze toccanti
della loro tragedia. Da quella esperienza realizza il ciclo che lo rende noto
al grande pubblico: quello dei “Lager”, costituito da tele preziose per impasti
e per cromie, tanto spesse e materiche da proporsi già in forma di
bassorilievi. A questi seguono, negli anni Settanta, i “Muri antropomorfici”,
opere in cui l' archeologia entra nella pittura in modo diretto e in cui il
tentativo dell'artista è quello di placare l'angoscia per la guerra, per
l'ingiustizia sull'uomo, per i pericoli della tecnologia. Da qui derivano i
lembi di muri visti nelle celle dei campi di concentramento, in quelle tracce,
unica memoria di esistenze annullate.
mercoledì 20 febbraio 2013
ARTEFIERA BOLOGNA (parte terza)
Nella foto un dipinto di Alberto Zamboni
Vi parlo di Alberto Zamboni perché nelle sue tele rappresenta paesaggi e
forme nella nebbia, il tema nebbia mi affascina, ma trovo che l’artista
sia ripetitivo, non capisco perché
un’artista debba avere un solo stile, oggi tutto è contaminato, e poi eccede
nei contrasti, volutamente secondo me,
ad effetto. Alberto Zamboni è nato nel 1971 a Bologna dove continua a vivere e a
lavorare. Si diploma all’accademia di
belle arti di Bologna con una tesi sui viaggi di Magellano, illustrandone in
maniera immaginaria i punti salienti attraverso la lettura del diario di bordo
di A.Pigafetta.
Zamboni svolge fin da subito la sua attività pittorica con particolare attenzione a certe impressioni suggerite da letture di viaggi antichi e, affascinato dalle fiabe d’avventura e dall’ignoto, cerca di catturare questo senso di odissea all’interno dei suoi paesaggi nebbiosi.
Zamboni svolge fin da subito la sua attività pittorica con particolare attenzione a certe impressioni suggerite da letture di viaggi antichi e, affascinato dalle fiabe d’avventura e dall’ignoto, cerca di catturare questo senso di odissea all’interno dei suoi paesaggi nebbiosi.
Nella foto l'ironica opera di Julian Opie
I lavori di Opie sono esposti in gallerie e musei di tutto il mondo, dalla Tate Gallery al Moma, passando per la street art.
L’animazione grafica, i LED, il vinile e la stampa serigrafica sono i mezzi espressivi usati in genere da Opie, con un linguaggio pittorico essenziale che unisce ritratto classico, scultura, cartelloni pubblicitari, danza contemporanea e paesaggio urbano. Il linguaggio dei segnali stradali, semplice e colorato è quello che lo contraddistingue più di ogni altra cosa, proprio perché l’artista lo “estrae” dalla strada e lo trasforma in arte, facendolo entrare nelle gallerie così come nei dischi e anche nei libri.
Nella foto un'opera di Donald Baechler
Mi imbatto in semplici figure, un vaso di fiori, tutte colorate di nero su fondo bianco, sono infantili, non hanno niente che attragga eppure sono qui ferma e mi piacciono sono di un artista americano che ha studiato un po’ in giro per il mondo.
Donald Baechler è un pittore e scultore statunitense le cui opere sono state esposte in gallerie e musei di tutto il mondo. Il suo stile unico incorpora un sacco di immagini d'infanzia, ispirato da libri per bambini e giocattoli. Rachel Webber, il direttore delle Arti estate, ha spiegato che, "le immagini che Baechler usa rende la sua arte molto accessibile ad un pubblico giovane. Ad esempio, i fiori, coni gelato e giocattoli sono immagini dell’infanzia”
Nella foto un'opera di Olivo Barbieri
Mi fermo, nello spazio sciccoso di una galleria, di cui non mi importa chi siano i titolari, ho notato una foto o forse un dipinto iperrealista? Un'opera lieve come acqua che scorre, semplicemente arte per gli occhi e refrigerio per un'anima stanca, chiedo cosa sia, mi viene risposto che è una foto , paradossalmente ho scattato una bella foto anch'io, di Olivo Barbieri.
Olivo Barbieri è un fotografo
e artista italiano, uno di quelli davvero bravi e ammirati in tutto il
mondo. È nato nel 1954 a Carpi, si è laureato al DAMS di Bologna e tra
le molte cose che ha fatto soprattutto sui paesaggi è diventato molto
conosciuto per l’uso che ha fatto della tecnica del tilt-shift
per la fotografia dei panorami che appaiono come miniature: la tecnica
sfrutta il movimento di particolari obiettivi che, grazie alla
possibilità di far oscillare (tilt) o slittare (shift)
la lente creano una profondità di campo che dà all’immagine di una
scena reale l’aspetto di un modellino. Il suo lavoro di fotografia e
video, soprattutto urbani, gli ha fatto vincere numerosi premi e a
esibire le sue opere in tutto il mondo.
Io non ho capito cosa sia questa tecnica, ma vi assicuro che il risultato è strabiliante, se avete soldi da investire questo è un buon artista.
lunedì 11 febbraio 2013
ARTE FIERA BOLOGNA 2013 ( parte seconda)
Nella foto i gufi di Bob Wilson
Ciò che più mi ha colpito è che qui non si fa arte, ma
business.
I parcheggi sono tutti a pagamento, dieci euro e scusate se
è poco.
Quasi c’è più gente che lavora che visitatori, i panini a
cinque euro ma c’è il calice di champagne a dieci, avevo notato che certi si
erano portati il pasto da casa, ho capito il perché.
Anche le macchinette erogavano la bottiglietta di acqua
a euro e venti!
Comunque i bagni sono puliti e gratuiti.
Ho fatto un po’ d’ironia però è vero si sente più aria di
affari che di cultura.
Fra poco vi parlerò delle opere che mi sono più piaciute,
prima voglio dirvi che lo spettacolo vero sono le persone, grazie che esistete,
colorate, aggraziate, a volte un po’
ridicole sempre comunque artistiche, intendo dire che l’abbigliamento era
creativo, come se la gente andando per arte si sia vestita di conseguenza,
raggiungendo a volte azzardi che
nell’insieme si equilibravano…vere opere d’arte.
All’entrata era particolare un bosco di civette di Bob
Wilson ispirate al 'Macbeth' di Verdi. Una mostra multimediale,
'E dei gufi udii lo stridere', è il
titolo, non era ben esposta e ciò penalizzava l’opera che risultava un po’
avulsa.
Nella foto Lapo nelle vesti di San Sebastiano
Allo stand della galleria Paolo Curti è esposta l'opera dell'artista italo-cubano Bobo Ivancich è il ritratto di Lapo Elkann in veste di San Sebastiano, mi ha colpito molto la faccia tosta di questo pittore che incorona Lapo come santo, ma poi io sono contro l’esempio dei santi, più leggo la loro vita più credo che erano dei pazzi, l’ho citato perché è successa una cosa spiritosa mentre ero lì, intanto vi scrivo ciò che dice l’autore: "La Santità spesso passa attraverso la sofferenza , e Lapo è una persona che ha senz'altro sofferto, al di là della facciate, della ricchezza, della mondanità. Molte rappresentazioni dei Santi - si pensi solamente ai quadri dal 400 in poi - ce li raffigurano come dei martiri".
Allora mentre ero lì ad osservare Lapo, è passata una signora con la stessa particolare pelliccia a più colori di Fendi creata da Karl Lagerfeld, valore un patrimonio, indossata e lanciata nella moda dall’ultima fidanzata di Lapo: Goga…come dire si era ricreata metaforicamente la coppia più vip.
Nella foto un dipinto magico di Ilaria Del Monte
Poco più avanti alla galleria Roberta Lietti l’incontro con un’artista magica: Ilaria Del Monte, le sue tele sono ferme, immobili, istanti non percepiti, incantesimi sospesi, impossibili eppure sembrano esistere, mi ricordano Magritte, De Chirico ed anche Balthus il tutto rivisto in chiave contemporanea.
Ilaria è nata a Taranto nel
1985, si laurea in Pittura all’Accademia
di Belle Arti di Brera e completa la
specializzazione in Arti Visive presso la medesima Accademia. Attualmente vive
e lavora a Milano.
Ilaria Del Monte si distingue per la scelta della tecnica
pittorica a olio, tradizionale quanto innovativa per il presente, optando per
un inedito quanto inusuale “ritorno all’ordine”. Memore della tradizione
italiana dei primi del Novecento, lo stile dell’artista oscilla tra un ritrovato
“realismo magico” e la tradizione figurativa classica rivisitata del ‘400. I
protagonisti delle sue opere vivono in una dimensione sospesa, lirica, tra
sogno e realtà, immersi in luoghi metafisici e magicamente assorti. Calma,
stasi, ironia e inquietudine prevalgono tra la gamma di suggestioni che le
opere della giovane artista suggeriscono, catapultando lo spettatore in una
dimensione surreale e onirica.
Nella foto acquerello di Alessandra Giovannoni disturbato dai riflessi degli spettatori
Alla galleria Il Segno incontro Alessandra Giovannoni, oh qui niente di
nuovo, sembra di tornare indietro all’impressionismo, ma la bravura si ammira
sempre, Alessandra è talmente brava a catturare la luce, ad accostare i colori,
si rimane fermi a cercare di catturare un po’ di colore. Alessandra Giovannoni
è nata a
Roma dove, negli
anni Settanta, ha
frequentato la
Facoltà di
Architettura in seguito si iscrive
all’Accademia di Belle Arti di
via Ripetta si
è diplomata con Emilio
Greco in scultura,
tecnica che presto
ha lasciato in
favore della pittura,
più congeniale alla propria ricerca incentrata sulla luce e
sulla visione istantanea della realtà.
mercoledì 30 gennaio 2013
ARTEFIERA BOLOGNA 2013 (prima parte)
La trentasettesima
edizione di Arte Fiera a Bologna dal 25 al 27 gennaio 2013.
Arte Fiera si conferma come la più importante e completa
manifestazione per il sistema italiano dell’arte. Sono presenti 135 gallerie, sono tante, nonostante la crisi.
Bologna diventa città d'arte
per pochi giorni con eventi
collaterali e la preparazione di una notte bianca.
La direzione artistica di Arte Fiera 2013 quest'anno è
affidata a due direttori artistici Giorgio Verzotti per l’arte contemporanea e
Claudio Spadoni per l’arte moderna.
Così i curatori Giorgio Verzotti e Claudio Spadoni hanno commentato questa edizione: “Possiamo pensare a Bologna come alla Fiera dedicata al “genio italiano” inteso come un insieme di valori ampiamente riconosciuto e che va difeso con decisione, soprattutto in epoche di crisi come l’attuale. Nel mondo, l’arte italiana dal Novecento ad oggi continua a riscuotere la massima attenzione, come dimostrano, ormai da diversi anni, i risultati delle aste internazionali relativamente a maestri contemporanei. Ma è soprattutto dall’attività espositiva di gallerie e musei che misuriamo il riconoscimento dell’arte italiana da parte di importanti istituzioni. Arte Fiera 2013 riflette queste eccellenze: le nostre avanguardie storiche sono sempre state un suo punto di forza e ne fanno ancor oggi l’appuntamento più importante nel novero delle fiere italiane; ai loro protagonisti le gallerie partecipanti aggiungono i maestri che li hanno seguiti, da Fontana e Manzoni fino alle conferme dell’Arte Povera (in testa il bolognese Calzolari) e della Transavanguardia, vale a dire i due “gruppi” o movimenti che più di altri hanno raggiunto grande successo in patria e fuori”.
I Direttori di Arte Fiera hanno anche messo a punto un programma qualificato di sette Conversations tutte di grande rilievo che hanno come filo conduttore il tema “Guardare al futuro.”
Così i curatori Giorgio Verzotti e Claudio Spadoni hanno commentato questa edizione: “Possiamo pensare a Bologna come alla Fiera dedicata al “genio italiano” inteso come un insieme di valori ampiamente riconosciuto e che va difeso con decisione, soprattutto in epoche di crisi come l’attuale. Nel mondo, l’arte italiana dal Novecento ad oggi continua a riscuotere la massima attenzione, come dimostrano, ormai da diversi anni, i risultati delle aste internazionali relativamente a maestri contemporanei. Ma è soprattutto dall’attività espositiva di gallerie e musei che misuriamo il riconoscimento dell’arte italiana da parte di importanti istituzioni. Arte Fiera 2013 riflette queste eccellenze: le nostre avanguardie storiche sono sempre state un suo punto di forza e ne fanno ancor oggi l’appuntamento più importante nel novero delle fiere italiane; ai loro protagonisti le gallerie partecipanti aggiungono i maestri che li hanno seguiti, da Fontana e Manzoni fino alle conferme dell’Arte Povera (in testa il bolognese Calzolari) e della Transavanguardia, vale a dire i due “gruppi” o movimenti che più di altri hanno raggiunto grande successo in patria e fuori”.
I Direttori di Arte Fiera hanno anche messo a punto un programma qualificato di sette Conversations tutte di grande rilievo che hanno come filo conduttore il tema “Guardare al futuro.”
Un'altra
novità è Art City Bologna, che rende
fruibile in modo gratuito l’accesso ai musei della città.
Questo preambolo per
farvi partecipi dell’ottimo programma della Fiera, il mio non sarà un panegirico ma un diario sulla mia visita e
sulle sensazioni ricevute, mi sono tolta i convenevoli di mezzo ed ora vado avanti di “pancia”.
Non ero mai andata ad Arte Fiera a Bologna, alla Biennale di
Venezia, tante volte sono andata, a Bologna mai, per un motivo o per un altro
mai.
Ora mi sento
assuefatta di mostre, dopo averne viste tante, sono tutte uguali, novità
ben poche quasi nulle, i Grandi sono sempre quelli : De Chirico, Manzoni,
Guttuso, Fontana, Galliani, sempre loro sempre identici a se stessi li
riconosci da lontano e quindi di andare a Bologna, proprio non ci pensavo, ma
ho ricevuto la card/vip, mi sono sentita in dovere di andare, non si sprecano biglietti gratuiti in tempo di crisi
e non si deve essere maleducati con chi è stato tanto gentile con
te…card/vip non so se mi spiego.
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