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martedì 26 marzo 2013

ARTEFIERA BOLOGNA 2013 (settima e ultima parte)

Durante la mia visita alla Fiera avevo notato che  tante  persone sfoggiavano una borsa di tela nera con  l'immagine di un fuoco acceso, ho tolto il velo alla mia ignoranza sfacciata.
Si intitola “Add Fire” la nona edizione del Premio Furla, riconoscimento biennale d’eccellenza per l’arte contemporanea dedicato ai giovani talenti italiani.
A firmare il titolo dell’edizione di quest’anno è Jimmie Durham, l’artista - ma anche poeta - statunitense, che farà da padrino al Premio Furla 2013.
Il Premio Furla mira a sostenere la migliore pratica artistica del nostro Paese, attraverso il monitoraggio, la selezione, la formazione degli artisti e la produzione di nuovi lavori, e ha saputo nel tempo affermarsi come vetrina internazionale per la creatività emergente.
 Cinque sono  i giovani  artisti finalisti, individuati al termine di un vero e proprio viaggio di ricognizione sul territorio, sono:
Tomaso De Luca (1988), Chiara Fumai (1978), Invernomuto / Simone Bertuzzi (1983) e Simone Trabucchi (1982),  Davide Stucchi (1988),  Diego Tonus (1984).
La vincitrice di questa nona edizione è stata Chiara Fumai.

                                               Nella foto l'opera vincente di Chiara Fumai

Le motivazioni del premio:  “L’energia dell’artista, lo straordinario impegno che emerge nel suo lavoro, la scelta di temi di stretta attualità, al centro sia della riflessione artistica contemporanea che della società del nostro tempo, come il femminismo, il discorso performativo e l’attivismo. Il lavoro di ricerca e la convinzione profonda con cui affronta queste tematiche, trovando le proprie radici nel primo femminismo e nella performance concettuale ma al tempo stesso reinventandole in una prospettiva di continuità. E’ la capacità di stabilire una dialettica del confronto che ha portato la giuria a premiare questa artista”.
Io aggiungo, niente di nuovo, sono tematiche che da tempo porta avanti Marina Abramovic, già dagli anni   '70 e tanti e tante blogger lo fanno oggi in rete.

                                    Nella foto  "Nebbia" di Teoderica alias Paola  Tassinari

Ora creo un'opera d'arte concettuale e inserisco nel premio Furla una mia opera, rappresenta la nebbia, e in quest'atmosfera tutto può accadere, inoltre tutta la nostra vita è avvolta nella nebbia.
Questa mattina ho letto sul quotidiano che Artefiera è stata un successo di pubblico e di vendite, a ribadire quello che vi avevo detto all'inizio, dalla nascita del mercante d'arte all'incirca alla metà dell'ottocento ad oggi l'arte è business.
" molti visitatori e galleristi contenti perchè hanno venduto.  Qualcuno ha venduto tutto quello che aveva in esposizione. Un gallerista si è concesso il lusso di rifiutare 3 milioni di euro per un Piero Manzoni"
Alla faccia di Manzoni che riteneva che si sarebbe venduta anche la merda. 
 

mercoledì 20 marzo 2013

ARTEFIERA BOLOGNA 2013 ( sesta parte)



La foto che vedete qui sopra, l'ho scattata così, non so in quale galleria, nè chi sia l'autore, mi ha ricordato  la pop art, la retinatura dei pixel sgranati, ma anche il puntinismo e l'insieme di piccole tessere che è il mosaico. 
Questa foto è per ribadire il mio concetto d'arte, per me vanno bene tutti gli stili, oggi invece l'artista si riconosce dal suo simbolo, le opere sono quasi seriali.  Con ciò intendo che lo stesso artista anzichè rincorrere un proprio stile unico, dovrebbe contaminarsi, come è la società di oggi, usare differenti stili, attuali o antichi non importa, ma "parlare", "comunicare" al...popolo e non a pochi eletti, che si arraffano il capolavoro per aumentare lo status.
 Al popolo il poster, la riproduzione va bene ugualmente, perchè ricordatevi dopo Andy  Warhol , anche se i mercanti d'arte lo negano, non esiste più l'opera d'arte unica...finish!     


                                                  Nella foto cartolina di Giuseppe Stampone

Per terminare la visita ho fatto un  giro dagli “italiani”, niente di nuovo sotto il sole, tranne un’istallazione piena zeppa di cartoline con foto strane e particolari sulla città dell’Aquila, c’era scritto “Saluti da Giuseppe Stampone” io ne ho presa una, forse non si poteva o forse sì, ma volevo fare  vedere a voi   che la bellezza sta in ogni cosa.
Andando a fare ricerche su internet ho scoperto che Giuseppe è un fondatore di sogni.
Nato a Cluses (Francia) nel 1972, vive e lavora a Roma.
Stampone ha integrato l’uso delle tecnologie a progetti di didattica rivolti a problematiche sociali ed ambientali quali Acquerelli per non sprecare la vita, con la partecipazione di 10.000 bambini, e il Perché dell’H2O, estesi in 30 Paesi del mondo in collaborazione con Mlal – Progetto Mondo – e Amnesty International.
Questa nuova fase progettuale è accompagnata da Diomira network, di cui lo stesso è uno degli ideatori, che spazia dall’arte alla didattica al sociale e alle nuove tecnologie usate in modo neodimensionale con l’integrazione tra il reale, internet e l’ambiente virtuale di Second Life.
In uscita mi sono fermata in un piccolo stand ed ho chiesto alle ragazze se potevo avere una barchetta rossa per ricordo della Fiera, anche se ero una bambina un po’ stagionata, le ragazze avevano piegato i cartoncini rossi a forma di imbarcazione ed avevano fatto una specie di installazione, me l’hanno data sorridendo spiegandomi che stavano facendo pubblicità a “Tafter” il loro blog , premiato come uno dei migliori…ragazze voi sì che siete brave blogger!
Che dite ci riuniamo e creiamo anche noi un blog che possa permettersi uno spazio nelle grandi fiere?
Altrimenti prima o poi moriremo, succederà a noi quello che un tempo è successo alle radio e alle tv private, i pesci grandi si mangiano i piccoli. 

mercoledì 13 marzo 2013

ARTEFIERA BOLOGNA 2013 ( quinta parte)



                                            Nella foto un'opera di Hubert Scheibl

Sono stanca ma l’immagine di una grande tela gialla mi galvanizza.
E’ solo una tela informale con dei  secchi di giallo che paiono lanciati là per caso, ma il giallo è così luminoso, non crediate sia facile creare un colore “vivo”, con questo termine intendo luminoso e parlante all’io.
 E’ un’opera di Hubert Scheibl  nato nel 1952 a Gmunden (Austria) e attualmente vive a Vienna.    Ha studiato con Max Weiler e Arnulf Rainer alla Akademie der Bildenden Künste di Vienna e ha iniziato a esporre a livello internazionale a metà degli anni Ottanta, quando il suo lavoro è stato riconosciuto come una reazione significativa per l'allora popolare neo-espressionismo.
Scheibl è uno dei rappresentanti più importanti e significativi  dell’astratto-sensibile  tra i pittori austriaci.   
Sublime, insondabile, travolgente e sensuale, sono solo alcuni degli aggettivi usati per descrivere la  sua arte. Gli elementi lussureggianti, sensuali  e nervosi   delle opere di carta dell'artista rivelano la velocità e l'immediatezza del loro gesto grafico.
L'aspetto senza tempo dei dipinti Hubert Scheibl derivano da sua notevole abilità nel catturare la luce interiore dietro il piano quadro che crea un senso di spazio profondo.

                                               Nella foto un'installazione di Fabrizio Corneli

La visita è ormai finita, una luce soffusa mi incuriosisce, chissà perché sono stanchissima ma se vedo qualcosa che m’interessa mi riprendo, in questo caso è un  faretto che disegna sul muro un volto dagli occhi chiusi, il volto è disegnato sul muro bianco con delle  linee nere, il tutto crea un’atmosfera leggera ed evanescente, una bella idea per decorare casa con poca spesa.  E’ un’opera di Fabrizio Corneli  nato  a Firenze  nel 1958.  
Risale al 1979 la prima mostra, “Le alternative del nuovo”, presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, dove Corneli espone lavori sulle ombre e la luce, materiali che ne contraddistingueranno il lavoro nel corso del tempo. Da allora seguono numerose mostre personali e collettive in molti paesi.

                                                                  Jacob Hashimoto

I grafismi, i segni, la leggerezza, la nudità, l’ornamento mai barocco, mai imitativo ma sempre similare, lunghe teorie di forme simili uguali e mai uguali, semplice ma difficile, tutto questo è l’arte giapponese  e mi ci imbatto  proprio nell’ultimo stand  con i lavori di Jacob Hashimoto.

                                                                     Jacob Hashimoto

Jacob Hashimoto è nato a Greeley, Stati Uniti d'America, nel 1973. Vive e lavora a Los Angeles. Jacob Hashimoto è tipicamente americano ma è anche  evidente la sua eredità giapponese  è un vero creativo. Il suo ultimo sviluppo in cui, al posto di cascate di  nuvole e di aquiloni, sorgono colline e onde, è delicato come prima. E, proprio come in precedenza c'era un senso di ariosità e non di oppressione, così ora c'è un senso di  sollievo. La delicatezza delle sue forme, siano che esse discendano o che avvolgono   creano uno spazio per lo spirito che per il corpo.

                                                                  Jacob Hashimoto

lunedì 4 marzo 2013

ARTEFIERA BOLOGNA 2013 ( quarta parte)



                                              Nella foto un'installazione allo stand di Berlino

Continuando l’andare a zonzo, incontro  lo stand  di Berlino, affollato di visitatori, qui è la tecnica che la fa da padrona, la meccanica, la geometria.
Macchine improbabili, più ottocentesche che contemporanee, comunque Berlino si dimostra la città più all’avanguardia perché il nuovo artista sarà lo scienziato.
E’ lo scienziato che si sta  “umanizzando” ovvero slegandosi dalla  regola certa ma immaginando e creando nuove realtà, avvicinandosi alla filosofia, è già un mondo di…Matrix.
                                                 Nella foto un'opera di Matteo Bergamasco

Ad un certo punto, un po’ stanca, preferisco i musei alle kermesse, intravedo un quadro sontuoso.
Una grande tela che evoca “Le mille e una notte “ , una tela per sognare, tecnicamente impressionista se non addirittura barocca , è tuttavia un quadro nuovo ed attuale, pieno zeppo di ricordi e di colori  ammucchiati ma uniti fra loro da una strana alchimia.
 E’dell’artista milanese Matteo Bergamasco, vincitore del premio Lissone 2002, del premio Cairo 2003 e reduce dalle ultime personali di San Francisco, Los Angeles e Amsterdam, dal titolo “Limpidezza senza nome”. Un percorso in immagini e sensazioni. Interni defraudati dall’anima di chi li ha vissuti, dove oggetti e luoghi abbandonati appena dall’esistenza, accolgono lo spettatore in un viaggio di ricordi e percezioni.
Matteo Bergamasco  dipinge gli oggetti di una vita, anche i tuoi oggetti, le tue cose, la tua vita te la ritrovi lì.
                                          Nella foto immagini di Venezia di Silvia Camporesi

Strane sono le foto di Silvia Camporesi, riescono a darti una visione nuova di Venezia e questo non è per niente facile con una città  totalmente inflazionata di immagini come è la Serenissima, ma Silvia vi riesce, mischia le carte, fotografa allo stesso modo, sia Venezia che la Venezia di Italia in miniatura, e le  Venezie si confondono fra di loro.
Silvia vive e lavora a Forlì, dove è nata nel 1973. Si è laureata in filosofia presso l’Università di Bologna e oggi è una delle più apprezzate e originali artiste italiane che privilegiano l’utilizzo del mezzo fotografico. Affianca l’attività artistica all’insegnamento di Fotografia e Critica dell’immagine presso diverse associazioni e università. 
 Nella foto un'opera di Giorgio Celiberti

Come vi ho detto, alla Fiera sono presenti tanti Grandi, ma ormai li conosco e mi hanno stancato un po’, poi sarà fra duecento o trecento anni che i nostri  pronipoti decideranno chi sono i Grandi e chi i discreti artisti, mi piace però cercare fai i Maestri, quelli che hanno tutte le credenziali ma sono rimasti un po’ in ombra.
E’ il caso di Giorgio Celiberti, artista potente e carismatico che meriterebbe di essere più famoso. Giorgio Celiberti è uno degli ultimi artisti viventi ad aver partecipato alla prima Biennale di Venezia del dopoguerra.
Inizia a dipingere giovanissimo, imponendosi subito per la sua originalità di linguaggio tanto che, appena diciannovenne, partecipa alla Biennale di Venezia del 1948. Si iscrive al Liceo Artistico di Venezia e poi frequenta lo studio di Emilio Vedova. Grande amico di Tancredi con il quale condivideva la ricerca pittorica di impronta informale in opposizione all'accademismo

Nei primi anni Cinquanta si trasferisce a Parigi, dove rimane per due anni, e qui entra in contatto con i maggiori rappresentanti della cultura francese. 
Dopo questo periodo di studio, parte per Londra per poi spostarsi negli Stati Uniti, dove soggiorna in Messico, a Cuba, in Venezuela; da queste esplorazioni ne deriverà quel repertorio di segni che poi rielaborerà negli anni successivi.  .
Nel 1965 l’artista riceve un forte impatto emotivo dalla visita al campo di concentramento di Terezin, vicino a Praga, dove migliaia di bambini ebrei prima di essere trucidati avevano lasciato, testimonianze toccanti della loro tragedia. Da quella esperienza realizza il ciclo che lo rende noto al grande pubblico: quello dei “Lager”, costituito da tele preziose per impasti e per cromie, tanto spesse e materiche da proporsi già in forma di bassorilievi. A questi seguono, negli anni Settanta, i “Muri antropomorfici”, opere in cui l' archeologia entra nella pittura in modo diretto e in cui il tentativo dell'artista è quello di placare l'angoscia per la guerra, per l'ingiustizia sull'uomo, per i pericoli della tecnologia. Da qui derivano i lembi di muri visti nelle celle dei campi di concentramento, in quelle tracce, unica memoria di esistenze annullate.

mercoledì 20 febbraio 2013

ARTEFIERA BOLOGNA (parte terza)



                                               Nella foto un dipinto di Alberto Zamboni

Vi parlo di Alberto Zamboni  perché nelle sue tele rappresenta paesaggi e forme nella nebbia, il tema nebbia mi affascina, ma trovo che l’artista sia  ripetitivo, non capisco perché un’artista debba avere un solo stile, oggi tutto è contaminato, e poi eccede nei contrasti,  volutamente secondo me, ad effetto. Alberto Zamboni è nato nel 1971 a Bologna dove continua a vivere e a lavorare.   Si diploma all’accademia di belle arti di Bologna con una tesi sui viaggi di Magellano, illustrandone in maniera immaginaria i punti salienti attraverso la lettura del diario di bordo di A.Pigafetta.
Zamboni svolge fin da subito la sua attività pittorica con particolare attenzione a certe impressioni suggerite da letture di viaggi antichi e, affascinato dalle fiabe d’avventura e dall’ignoto, cerca di catturare questo senso di odissea all’interno dei suoi paesaggi nebbiosi.
                                                      Nella foto l'ironica opera di Julian Opie

 E adesso vi  descrivo il pezzo più ironico e divertente, quello che avrei premiato. Mi trovo davanti una scatola di plexiglas rettangolare   vibrante di  luce soffusa, pochi tratti, tra cui due punti per gli occhi, rappresentano un volto, lo fissi e lui ti fa l’occhiolino,  poi torna fisso, immobile e dopo un poco inarca le sopracciglia, e via così, mette allegria,  quegli occhi a puntino, mi ricordano qualcosa, leggo il nome dell’artista e comprendo tutto è un inglese: Julian Opie.    
I lavori  di Opie sono esposti in gallerie e musei di tutto il mondo, dalla Tate Gallery al Moma, passando per la street art.
L’animazione grafica, i LED, il vinile e la stampa serigrafica sono i mezzi espressivi usati in genere da Opie, con un linguaggio pittorico essenziale che unisce ritratto classico, scultura, cartelloni pubblicitari, danza contemporanea e paesaggio urbano. Il linguaggio dei segnali stradali, semplice e colorato è quello che lo contraddistingue più di ogni altra cosa, proprio perché l’artista lo “estrae” dalla strada e lo trasforma in arte, facendolo entrare nelle gallerie così come nei dischi e anche nei libri.
Nella foto un'opera di Donald Baechler

Mi imbatto in  semplici figure, un vaso di fiori, tutte colorate di nero su fondo bianco, sono infantili, non hanno niente che attragga eppure sono qui ferma e mi piacciono sono di un artista americano che ha studiato un po’ in giro per il mondo.
Donald Baechler  è un pittore e scultore statunitense le cui opere sono state esposte in gallerie e musei di tutto il mondo. Il suo stile unico incorpora un sacco di immagini d'infanzia, ispirato da libri per bambini e giocattoli. Rachel Webber, il direttore delle Arti estate, ha spiegato che, "le immagini che Baechler usa rende la sua arte molto accessibile ad un pubblico giovane. Ad esempio, i fiori, coni gelato e giocattoli sono immagini dell’infanzia”

                                                          Nella foto un'opera di Olivo Barbieri

Mi fermo, nello spazio sciccoso  di una galleria, di cui non mi importa chi siano i titolari, ho notato una foto o forse un dipinto iperrealista? Un'opera lieve come acqua che scorre, semplicemente arte per gli occhi e refrigerio per un'anima stanca, chiedo cosa sia, mi viene risposto che è una foto , paradossalmente ho scattato una bella foto anch'io, di Olivo Barbieri. 
Olivo Barbieri  è un fotografo e artista italiano, uno di quelli davvero bravi e ammirati in tutto il mondo. È nato nel 1954 a Carpi, si è laureato al DAMS di Bologna e tra le molte cose che ha fatto soprattutto sui paesaggi è diventato molto conosciuto per l’uso che ha fatto della tecnica del tilt-shift per la fotografia dei panorami che appaiono come miniature: la tecnica sfrutta il movimento di particolari obiettivi che, grazie alla possibilità di far oscillare (tilt) o slittare (shift) la lente creano una profondità di campo che dà all’immagine di una scena reale l’aspetto di un modellino. Il suo lavoro di fotografia e video, soprattutto urbani, gli ha fatto vincere numerosi premi e a esibire le sue opere in tutto il mondo.
Io non ho capito cosa sia questa tecnica, ma vi assicuro che il risultato è strabiliante, se avete soldi da investire questo è un buon artista.

lunedì 11 febbraio 2013

ARTE FIERA BOLOGNA 2013 ( parte seconda)



                                                   Nella foto i gufi di Bob Wilson

Ciò che più mi ha colpito è che qui non si fa arte, ma business.
I parcheggi sono tutti a pagamento, dieci euro e scusate se è poco.
Quasi c’è più gente che lavora che visitatori, i panini a cinque euro ma c’è il calice di champagne a dieci, avevo notato che certi si erano portati il pasto da casa, ho capito il perché.
Anche le macchinette erogavano la bottiglietta di acqua a  euro e venti!
Comunque i bagni sono puliti e gratuiti.
Ho fatto un po’ d’ironia però è vero si sente più aria di affari che di cultura.
Fra poco vi parlerò delle opere che mi sono più piaciute, prima voglio dirvi che lo spettacolo vero sono le persone, grazie che esistete, colorate, aggraziate, a  volte un po’ ridicole sempre comunque artistiche, intendo dire che l’abbigliamento era creativo, come se la gente andando per arte si sia vestita di conseguenza, raggiungendo a volte azzardi  che nell’insieme si equilibravano…vere opere d’arte.
All’entrata era particolare un bosco di civette di Bob Wilson  ispirate al  'Macbeth' di Verdi. Una mostra multimediale, 'E dei gufi udii lo stridere',  è il titolo, non era ben esposta e ciò penalizzava l’opera che risultava un po’ avulsa.


                                              Nella foto Lapo nelle vesti di San Sebastiano


Allo stand della galleria Paolo Curti   è esposta l'opera dell'artista italo-cubano Bobo Ivancich  è il ritratto di Lapo Elkann in veste di San Sebastiano, mi ha colpito molto la faccia tosta di questo pittore che incorona Lapo come santo, ma poi io sono contro l’esempio dei santi, più leggo la loro vita più credo che erano dei pazzi,  l’ho citato perché è successa una cosa spiritosa mentre ero lì, intanto vi scrivo ciò che dice l’autore: "La  Santità spesso passa attraverso la sofferenza , e Lapo è una persona che ha senz'altro sofferto, al di là della facciate, della ricchezza, della mondanità. Molte rappresentazioni dei Santi - si pensi solamente ai quadri dal 400 in poi - ce li raffigurano come dei martiri".
Allora mentre ero lì ad osservare Lapo, è passata una signora con la stessa particolare pelliccia a più colori di Fendi creata da Karl Lagerfeld, valore un patrimonio, indossata e lanciata nella moda dall’ultima fidanzata  di Lapo: Goga…come dire si era ricreata metaforicamente la coppia più vip.

                                               Nella  foto un dipinto magico di Ilaria Del Monte

Poco più avanti alla galleria Roberta Lietti l’incontro con un’artista magica: Ilaria Del Monte, le sue tele sono ferme, immobili, istanti non percepiti, incantesimi sospesi, impossibili eppure sembrano esistere, mi ricordano Magritte, De Chirico ed anche Balthus il tutto rivisto in chiave contemporanea.
Ilaria è nata a Taranto nel 1985,  si laurea in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera e   completa la specializzazione in Arti Visive presso la medesima Accademia. Attualmente vive e lavora a Milano.
Ilaria Del Monte si distingue per la scelta della tecnica pittorica a olio, tradizionale quanto innovativa per il presente, optando per un inedito quanto inusuale “ritorno all’ordine”. Memore della tradizione italiana dei primi del Novecento, lo stile dell’artista oscilla tra un ritrovato “realismo magico” e la tradizione figurativa classica rivisitata del ‘400. I protagonisti delle sue opere vivono in una dimensione sospesa, lirica, tra sogno e realtà, immersi in luoghi metafisici e magicamente assorti. Calma, stasi, ironia e inquietudine prevalgono tra la gamma di suggestioni che le opere della giovane artista suggeriscono, catapultando lo spettatore in una dimensione surreale e onirica.
                Nella foto acquerello di Alessandra Giovannoni disturbato dai riflessi  degli spettatori



Alla galleria Il Segno incontro  Alessandra Giovannoni, oh qui niente di nuovo, sembra di tornare indietro all’impressionismo, ma la bravura si ammira sempre, Alessandra è talmente brava a catturare la luce, ad accostare i colori, si rimane fermi a cercare di catturare un po’ di colore. Alessandra  Giovannoni  è  nata  a  Roma  dove,  negli  anni  Settanta,  ha  frequentato  la  Facoltà  di Architettura  in seguito si iscrive all’Accademia di  Belle Arti  di  via  Ripetta  si  è  diplomata  con Emilio  Greco  in  scultura,  tecnica  che  presto  ha  lasciato  in  favore  della  pittura,  più  congeniale  alla propria ricerca incentrata sulla luce e sulla visione istantanea della realtà.

mercoledì 30 gennaio 2013

ARTEFIERA BOLOGNA 2013 (prima parte)



 La trentasettesima edizione di Arte Fiera a Bologna dal 25 al 27 gennaio 2013.
Arte Fiera si conferma come la più importante e completa manifestazione per il sistema italiano dell’arte.  Sono presenti 135 gallerie,  sono tante, nonostante la crisi.  
Bologna  diventa  città d'arte  per pochi giorni con  eventi collaterali e la preparazione di una notte bianca.   
La direzione artistica di Arte Fiera 2013 quest'anno  è affidata a due direttori artistici Giorgio Verzotti per l’arte contemporanea e Claudio Spadoni per l’arte moderna.
Così i curatori Giorgio Verzotti e Claudio Spadoni hanno commentato questa edizione: “Possiamo pensare a Bologna come alla Fiera dedicata al “genio italiano” inteso come un insieme di valori ampiamente riconosciuto e che va difeso con decisione, soprattutto in epoche di crisi come l’attuale. Nel mondo, l’arte italiana dal Novecento ad oggi continua a riscuotere la massima attenzione, come dimostrano, ormai da diversi anni, i risultati delle aste internazionali relativamente a maestri contemporanei. Ma è soprattutto dall’attività espositiva di gallerie e musei che misuriamo il riconoscimento dell’arte italiana da parte di importanti istituzioni. Arte Fiera 2013 riflette queste eccellenze: le nostre avanguardie storiche sono sempre state un suo punto di forza e ne fanno ancor oggi l’appuntamento più importante nel novero delle fiere italiane; ai loro protagonisti le gallerie partecipanti aggiungono i maestri che li hanno seguiti, da Fontana e Manzoni fino alle conferme dell’Arte Povera (in testa il bolognese Calzolari) e della Transavanguardia, vale a dire i due “gruppi” o movimenti che più di altri hanno raggiunto grande successo in patria e fuori”.
I Direttori di Arte Fiera hanno anche messo a punto un programma qualificato di sette Conversations tutte di grande rilievo che hanno come filo conduttore il tema “Guardare al futuro.”   
  

Un'altra novità  è Art City Bologna, che rende fruibile in modo gratuito l’accesso ai musei della città.
Questo  preambolo per farvi partecipi dell’ottimo programma della Fiera, il mio non sarà un  panegirico ma un diario sulla mia visita e sulle sensazioni ricevute, mi sono tolta i convenevoli di  mezzo ed ora vado avanti di “pancia”.
Non ero mai andata ad Arte Fiera a Bologna, alla Biennale di Venezia, tante volte sono andata, a Bologna mai, per un motivo o per un altro mai.
Ora mi sento  assuefatta di mostre, dopo averne viste tante, sono tutte uguali, novità ben poche quasi nulle, i Grandi sono sempre quelli : De Chirico, Manzoni, Guttuso, Fontana, Galliani, sempre loro sempre identici a se stessi li riconosci da lontano e quindi di andare a Bologna, proprio non ci pensavo, ma ho ricevuto la card/vip, mi sono sentita in dovere di andare, non si  sprecano biglietti gratuiti in tempo di crisi e non si deve essere maleducati con chi è stato tanto gentile con te…card/vip  non so se mi spiego.