In una decina di
giorni abbiamo visitato un sacco di posti, partendo la mattina alle otto
e ritornando verso mezzanotte, viaggiando per lo più su stradine
sperdute dove non incontravamo nessuno e anche questo è stato molto
bello, ci sentivamo “padroni” delle montagne e della natura selvaggia; i
castelli li abbiamo cercati noi, ma la fonte “Fontestorbes” l’abbiamo
incontrata per caso, non sapevamo della sua esistenza, lungo la
provinciale, vicino al paese di Bèlesta. L’ho vista mentre osservavo la
striscia d’asfalto fra i sassosi monti, un’oasi di freschezza, di
muschio e di ombra. La fontana si trova ai margini della strada, una
“perla” senza dover fare faticose scarpinate, si presenta con
un portico monumentale, con una passerella che corre fra il fragoroso
rumore delle cascate, la particolarità è che va ad intermittenza, questa
fontana varia da una portata da 20/800 litri al minuto a 1800 litri, in
un ciclo di circa 40 minuti. Un’antica leggenda narra che la grotta di
Fontetorbes fosse l’accesso attraverso il quale si entrava in un posto
magico dove vivevano, le “encontados”, fate che durante la notte
uscivano, con le loro carrozze d’oro, per lavare la loro biancheria
nella sorgente. Vicino a Fontestorbes, in una località chiamata Les
Pierrets, viveva una ragazza giovane e carina di nome Angèle, sposata da
poco. Mentre Angèle attendeva la nascita del suo primo bambino, una
fata, che spesso trascorreva i suoi pomeriggi a Les Perrets, la invitò
nel suo mondo fatato dentro la grotta, affinché potesse essere di buon
auspicio per la vita del figlio che stava per nascere. La giovane donna
accettò e in effetti la nascita risultò favorevole e sotto una buona
stella. In segno del suo affetto, Angèle, ricevette dalla fata una
bacchetta magica che le permetteva di realizzare qualsiasi desiderio. La
bacchetta fu usata da Angèle con grande modestia, non per suo
interesse, ma per donare la felicità al suo paese. Quando più tardi,
diventò vecchia, sentendo avvicinarsi la morte, affidò la bacchetta
magica ai suoi figli con il preciso incarico di mantenerla intatta e
custodirla. Un saggio consiglio che non fu seguito perché ogni figlio ne
pretese un pezzo e una volta rotta, la bacchetta diventò come un
qualsiasi comune legnetto e non funzionò più. Un bel posto naturale e
una bella favola, che ricorda quella della sibilla picena, su cui
meditare… ciò che abbiamo, i nostri pregi, le nostre arti, cioè la
nostra bacchetta magica, non sono “nostri”, li abbiamo ricevuti per fare
del bene agli altri, a chi non li ha, nella vita si può sbagliare ma
non si avranno rimorsi o rimpianti se non si è voluto solo il proprio
tornaconto.
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