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sabato 10 marzo 2012

A FERRARA ANDAI( racconto in 17 puntate)

16 puntata


Non posso ogni volta che vado a Ferrara non fermarmi incantata davanti al pizzo rosa della Cattedrale di Ferrara dedicata a San Giorgio. Meravigliosa opera architettonica nel centro della città fu costruita a partire dal XII secolo; nella sua struttura ha la particolarità di racchiudere insieme tutti gli stili e le epoche storiche attraversate dalla città di Ferrara, a partire dalla facciata con la sua particolare struttura a tre cuspidi fu iniziata in stile romanico tutt'oggi presente nella parte inferiore,la parte superiore iniziata alcuni decenni dopo è in stile gotico dove sopra la loggia centrale si rimane affascinati da uno stupendo Giudizio Universale di cui non si conosce il nome dell'artista,di suggestiva bellezza il campanile è completamente costruito in marmo rosa e bianco in stile rinascimentale. Di particolare fascino il S. Giorgio e le scene del Nuovo Testamento poste sopra la porta centrale opera dello scultore Nicholaus.Sulla sinistra e' posta una lapide che ricorda il passaggio di Ferrara sotto il dominio pontificio.Questo intreccio di trafori, colonnine, statue, altorilievi è imbevuto di alchimia medievale, vi è espresso il Bene, nella facciata infatti è presente molta vegetazione che richiama la vita; il suo intreccio, che spesso ricopre l’intero edificio cristiano, riporta l’Eden sulla Terra. Vi sono parecchi animali che si intravedono tra le foglie di vite, simboli del creato. La chiesa è così la metafora di un immenso Albero della Vita.Vi è il male con statue dalle raffigurazioni mostruose, forse per spaventare i credenti o forse per aiutare il Bene a sconfiggere il Male. Sempre sulla facciata vi è anche la rappresentazione dell’inferno, dove un mostruoso Lucifero inghiotte l’anima dei dannati, Vi è scolpito l' uomo stetocefalo, cioè col volto rappresentato al posto dello stomaco, cioè chi ragiona col ventre altrimenti che con la testa.La facciata è molto interessante, perché la sua realizzazione è unica nel suo genere. Essa è stata costruita basando la geometria sul cerchio diviso in dieci parti uguali. Il dieci aveva un grande valore simbolico essendo la somma dei primi quattro numeri: 1+2+3+4, il cosmo più il dualismo più la trinità più la terra = il tutto assoluto. E’ identificato non a caso con la X dai romani, cioè l’unione del principio maschile /\ con quello femminile V che dà la vita senza la quale non vi è nulla.
Sopra il portale si può vedere un'interessante loggia del 1250 ove si sviluppa il Giudizio Universale, di autore ignoto, che è un esempio unico in Italia di architettura gotico-francese. Sui pennacchi degli archi è possibile osservare il tema della Resurrezione con i morti che risorgono dalle proprie tombe.
Impossibile non notarle perché strane, uniche e bizzarre, sono le colonnine site sul lato destro della cattedrale che non mancano di incuriosire con le loro svariate forme. Perché sono state fatte in questo modo? Uno scherzo o un messaggio simbolico?L’Opera fu realizzata dai maestri Comacini, famosi per lasciare messaggi nascosti nelle loro opere, forse sostituendo una particolare parola ad ogni colonnina ne verrebbero fuori una frase importante.Esse recano in sé un simbolismo alchemico che pochi potrebbero leggere chiaramente. Ad oggi nessuno ancora si è fatto avanti, chissà, forse il discorso conclude con l’obbligo di mantenere il segreto, ma esiste una leggenda.Si dice infatti che fossero state realizzate dritte, ordinate, simmetriche.Ma nella notte il Diavolo, invidioso di tanta perfezione, volle tirare un bello scherzo e si divertì a plasmarle come creta per rovinare la giornata di inaugurazione del Duomo che si sarebbe svolta il giorno seguente. Così all’alba la gente fu si sorpresa ma positivamente applaudendo gli scultori e complimentandosi per quel tocco di “soprannaturale” che erano riusciti a dare all’edificio. Il diavolo così se ne andò con la coda tra le gambe. Sopra la porta destra della facciata vi è un curioso busto femminile molto antico, al quale i ferraresi sono molto affezionati.Si dice che un certo Marco fondò la città chiamandola con il nome di una fanciulla troiana che aveva recato con sè. Il suo nome era "Madonna Frara" , ovvero Madonna Ferrara.


www.luoghimisteriosi.it/emilia_ferraraduomo.html


immagine di Teoderica

sabato 27 novembre 2010

I VIAGGI DI GILLES ( racconto incasinato)

16 puntata



Torniamo a Gilles.

Gilles è anche il titolo del quadro da me eseguito e qui raffigurato, è il protagonista del mio racconto.

Si può fare un racconto da un quadro?

Per me sì, e qui in questo spazio conto solo io e chi si sente come me.

Giovanni l' operatore del centro per il recupero di persone con problemi e mio amico, mi ha fatto una richiesta.

“ Che hai detto Giovanni, non ho capito, e se ho capito ti rispondo di no.”

“ Tanto so che se insisto, tu mi dici di sì, dici sempre che il tuo maggior problema è che non sai dire di no.”

“Giovanni, non faccio più lavori su prenotazione. Ho smesso. Ero entrata in un circolo vizioso, schiava del consenso e dei soldi, sì perché inutile nasconderlo, il denaro è maledetto e più ne entra , più ne vuoi, la pittura era diventata un lavoro e non più una passione libera. Se vuoi, ma solo perché sei tu e perché sai quanto bene faccia a me fare qualcosa che possa anche solo un poco rasserenare gli altri ti faccio il Pierrot che mi hai richiesto, ma alla mia maniera, così come viene , viene, a mente, lasciando lavorare le mani come vogliono loro, senza guidarle razionalmente; e per piacere non chiamarlo Pierrot che il termine è inflazionato ed ha tolto tutta la poesia al soggetto, chiamalo Gilles.”

E Giovanni, sbuffando:” Ma sta un po’ calma, sempre alla guerra, va bene, come vuoi tu ."

Avevo ancora una bella tela bianca, molto grande, io di solito faccio lavori di piccole dimensioni, il grande mi mette soggezione .

Portai la tela in giardino con tutta la mia attrezzatura da disegno al fianco e mi misi al lavoro.

Solitamente dopo il primo gesto ed il primo tocco di colore diventa tutto facile, tutto procede come in un puzzle, dopo una linea ed un colore , nasce un’ altra linea ed un altro colore.

Lavoro e lavoro, poi mi fermo e do un’ occhiata, una sistemata, poi un’ occhiata, un’ altra sistemata, sino a quando mi dico:” ecco così va bene. E’ finito.”

Dopo tre ore di lavoro il Gilles era lì davanti ai miei occhi.

Soddisfatta lo portai al luogo dove lavoro, dove ho modo di esporlo accanto al mio autoritratto , aspettando di incontrare Giovanni e farglielo vedere ; a me piaceva molto, ma un certo rimescolamento allo stomaco mi rendeva incerta sul reale apprezzamento del mio amico.

Mia madre intanto appena lo aveva visto aveva esclamato:” che brutto, hai fatto un lavoro orribile, non ti vergogni, chi lo vede dirà che non sei capace di niente , toglilo dall’ esposizione che spaventa le persone . “

“Addirittura, ma dai, smettila, questa poi ora ti interessi anche d’ arte”. le risposi secca ed amareggiata.