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mercoledì 10 febbraio 2016

MI FACCIO SCHIFO DA SOLA


MI FACCIO SCHIFO DA SOLA

Fumo fumo fumo tanto
tantissimo
mi faccio schifo da sola
non so neanche più se fumo 
per dimenticare
o per ricordare
dovrei fare come quel tale
che fumava tanto
sognò di avere un cancro
immaginò di essere morto
si svegliò felice di essere vivo
perciò smise di fumare
così all'improvviso
ma io non posso sognare
di avere un cancro
ho troppa paura di questo male
che ti divora dall'interno
forse pure ti mangia l'anima
la mia unica speranza
è che gli scienziati si siano sbagliati
e che il fumo non faccia male
fumo fumo fumo tanto
tantissimo
mi faccio schifo da sola
non so neanche più se fumo
per dimenticare
o per ricordare

 Paola Tassinari alias Teoderica

giovedì 9 giugno 2011

POSSO RESISTERE A TUTTO TRANNNE AI VIZI


Fumare, dice la psicologia, diventa il mezzo attraverso il quale superare tutto ciò che nell’individuo provoca tensioni psichiche intollerabili. Agisce in termini di soddisfazione della pulsione derivante dal piacere di succhiare, ingerire ed incorporare, tipico della fase orale nel neonato. Una ricerca made in Italy spiega che il vizio del fumo è una questione genetica e il segreto è nascosto nel DNA umano e in particolare nel funzionamento del gene Chrna5. Quindi io che non riesco a smettere di fumare, non sarebbe colpa mia ma dal desiderio smodato causato dal gene Chrna5.
Nel romanzo " La coscienza di Zeno" di Italo Svevo, Zeno il protagonista ,pensa che la causa della sua malattia sia il vizio del fumo. Decide di liberarsene, prima con propositi precisi fatti a se stesso e vincolati a date scritte un po' ovunque, sottolineate da un solenne U. S. (ultima sigaretta) e poi facendosi ricoverare in una casa di cura, dove però non passa nemmeno una notte, perchè, preso dalla sua solita irragionevole gelosia per la moglie, se ne torna a casa.Nella realtà Italo Svevo, incallito fumatore, morì causa di un incidente d'auto e sul letto di morte il figlio gli negò l' ultima sigaretta che lui bramava, spero non capiti a me.
Agli inizi del Novecento allo stesso tavolo di un immenso salone dell' hotel Majestic , a Parigi, si trovarono seduti cinque tra i maggiori esponenti della cultura e della creatività di quegli anni: Serge Diaghilev, il direttore dei Balletti russi; Igor Stravinsky, il rivoluzionario compositore; Pablo Picasso, il genio della pittura; James Joyce, l’ardito romanziere irlandese; e Marcel Proust scrittore francese illustre, notoriamente contro il fumo. Quella era la prima sera in cui usciva, dopo settimane di reclusione quasi ascetica nella sua stanza da letto, dovuta ad una dose eccessiva di adrenalina che gli aveva bruciato la gola. Il tragitto dall’Hotel alla casa di Proust durò una manciata di tormentati minuti, in cui Joyce volle a tutti i costi fumare e aprire il finestrino dell’auto, offendendo così la delicata salute del suo ospite, che temeva, notoriamente, le correnti d’aria e il fumo. La maleducazione di Joice fumatore nei confronti di Proust accanito antifumatore ma che al contemplo assumeva droghe , mi è di esempio per fumare, fumare mi piace, cerco di controllarmi e di fumare poco ma non rinuncio dopo un pasto innaffiato da un buon calice di vino e terminato da un caffè amaro ad una voluttuosa e dolce sigaretta...di qualcosa dovrò ben morire...anche perchè Proust morì da lì a poco anche se non fumava.
Tengo però a sottolineare che l' ideale sarebbe non incominciare a fumare perchè i vizi iniziano con la prima volta, è la prima volta la causa del vizio.



immagine di Teoderica