Sto ripassando psicologia, così per non annoiarmi, approfondisco i temi, perchè credo, volutamente, siano stati resi confusionari. Mi sono riletta l'orribile storia di Albert ( chissà quanti altri Albert in ospedali legalizzati e certificati) perciò vi scandalizzerò se sdoganerò pure Hitler ( il Duce non c'è bisogno che lo dica io era un brav'uomo, tentava di moderare Hitler e le idee esaltate che provenivano da Inghilterra, Francia and company. Sino al 1943, anno della sua caduta-tradimento, nessun ebreo è stato 'gasato' o deportato, li mandava al confino o in prigione come ad esempio Gramsci che era filosionista, non è bello ma il confino non è certo un lager o la camera a gas. Il Duce faceva con Hitler quello che faceva Seneca con Nerone, cercava di chetarlo, entrambi Nero e l'Adolfo volevano fare gli artisti non glielo hanno permesso) A Watson egregio medico psicologo ( ispirato da Pavlov e ai suoi studi sui cani) non hanno mai fatto una Norimberga, nonostante il suo protocollo hitleriano, tutt'oggi studiato e definito Comportamentismo.Il mostro non era solo Hitler... Watson con Albert faceva i suoi esperimenti all'ospedale di Baltimora, gli USA e altre nazioni occidentali fecero i primi esperimenti eugenetici sulle donne sterilizzando le deboli le sgualdrine, le innocenti... il vero mostro non era Hitler, lui è solo stato più 'tecnologico', il vero mostro era la follia ideologica scaturita da un'errata interpretazione di Darwin con l'uomo occidentale colionalista, superuomo e supermostro, la follia è stata collettiva e come dice Sartre tutti siamo responsabili tranne chi si è fermato... chi ha dato retta alla sua coscienza e si è fermato a costo della vita come Massimiliano Kolbe che come Cristo morì dicendo... vi perdono perchè non sapete cosa state facendo.... perchè sulla folla con la scienza o meglio scemenza si è scoperto il riflesso condizionato così ai neuroni a specchio incondizionati ( già pericolosi per sè stessi, vedasi il comportamento della folla manzoniana) si sono aggiunti i neuroni condizionati. Chi ci salverà da questa pseudoscienza, lo vedremo solo vivendo... questi esperimenti continuano tutt'oggi, li ho sperimentati proprio a Ravenna... Ma tu, Ravenna di tutte la più amata ( il mio Oscar selvaggio)
giovedì 29 giugno 2023
giovedì 9 giugno 2011
POSSO RESISTERE A TUTTO TRANNNE AI VIZI

Fumare, dice la psicologia, diventa il mezzo attraverso il quale superare tutto ciò che nell’individuo provoca tensioni psichiche intollerabili. Agisce in termini di soddisfazione della pulsione derivante dal piacere di succhiare, ingerire ed incorporare, tipico della fase orale nel neonato. Una ricerca made in Italy spiega che il vizio del fumo è una questione genetica e il segreto è nascosto nel DNA umano e in particolare nel funzionamento del gene Chrna5. Quindi io che non riesco a smettere di fumare, non sarebbe colpa mia ma dal desiderio smodato causato dal gene Chrna5.
Nel romanzo " La coscienza di Zeno" di Italo Svevo, Zeno il protagonista ,pensa che la causa della sua malattia sia il vizio del fumo. Decide di liberarsene, prima con propositi precisi fatti a se stesso e vincolati a date scritte un po' ovunque, sottolineate da un solenne U. S. (ultima sigaretta) e poi facendosi ricoverare in una casa di cura, dove però non passa nemmeno una notte, perchè, preso dalla sua solita irragionevole gelosia per la moglie, se ne torna a casa.Nella realtà Italo Svevo, incallito fumatore, morì causa di un incidente d'auto e sul letto di morte il figlio gli negò l' ultima sigaretta che lui bramava, spero non capiti a me.
Agli inizi del Novecento allo stesso tavolo di un immenso salone dell' hotel Majestic , a Parigi, si trovarono seduti cinque tra i maggiori esponenti della cultura e della creatività di quegli anni: Serge Diaghilev, il direttore dei Balletti russi; Igor Stravinsky, il rivoluzionario compositore; Pablo Picasso, il genio della pittura; James Joyce, l’ardito romanziere irlandese; e Marcel Proust scrittore francese illustre, notoriamente contro il fumo. Quella era la prima sera in cui usciva, dopo settimane di reclusione quasi ascetica nella sua stanza da letto, dovuta ad una dose eccessiva di adrenalina che gli aveva bruciato la gola. Il tragitto dall’Hotel alla casa di Proust durò una manciata di tormentati minuti, in cui Joyce volle a tutti i costi fumare e aprire il finestrino dell’auto, offendendo così la delicata salute del suo ospite, che temeva, notoriamente, le correnti d’aria e il fumo. La maleducazione di Joice fumatore nei confronti di Proust accanito antifumatore ma che al contemplo assumeva droghe , mi è di esempio per fumare, fumare mi piace, cerco di controllarmi e di fumare poco ma non rinuncio dopo un pasto innaffiato da un buon calice di vino e terminato da un caffè amaro ad una voluttuosa e dolce sigaretta...di qualcosa dovrò ben morire...anche perchè Proust morì da lì a poco anche se non fumava.
Tengo però a sottolineare che l' ideale sarebbe non incominciare a fumare perchè i vizi iniziano con la prima volta, è la prima volta la causa del vizio.
immagine di Teoderica
sabato 28 novembre 2009
LA TRISTEZZA E' UNA EMOZIONE CHE AIUTA
Una serie di esperimenti condotti da Joe Fargas , docente di psicologia alla University del New South Wales in Australia, hanno rivelato che gli individui, quando sono in un stato di tristezza, ricordano meglio gli eventi, hanno una maggiore capacità di persuasione e una migliore capacità di giudizio. Un umore negativo, per esempio, diminuisce il pregiudizio razziale: è meno probabile che una persona si affidi agli stereotipi nel reagire di fronte a un gruppo o a una minoranza etnica differenti dalla propria. Immaginiamo che un uomo entri in contatto con un nuovo gruppo sociale, ma non si senta accettato. Il fatto lo indispettisce, lo rattrista, ciò lo spinge a prestare più attenzione ai meccanismi del gruppo, guardare da fuori, ascoltare, cercare di adattarsi alle nuove norme sociali per essere accettato.Beninteso, la tristezza non va confusa con la depressione, malattia seria e grave. E naturalmente nessuno vuole essere triste.
Ma dobbiamo chiederci, in una società come la nostra in cui tutti ricercano la felicità ad ogni costo, se davvero vorremmo eliminare completamente dalla nostra vita un po’ di tristezza se questa genera silenzio riflessivo.
