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venerdì 15 luglio 2022

Profezia del Veltro nella Divina Commedia di Dante Alighieri

 Gaetano Barbella porta gli occhiali (non quelli che intendete voi, no, sono gli occhiali che nascondono il dolore) è nato a Bolzano nel 1938, da genitori napoletani o meglio di Caserta, ora vive a Brescia, sposato e con figli. Sino a non molto tempo fa si occupava di progettazioni industriali. Gaetano è uno studioso da lungo tempo, ricerca il nascosto e la profezia con la matematica e la geometria (lui è il mio Maestro per la parte di me ‘strana’). Attraverso le cartine geografiche di città e di località crea una rete di  geometrie e di calcoli arrivando a comprendere il perché di tale conformazione (del resto gli antichi quando fondavano le città usavano conoscenze astrologiche e matematiche a noi ancora sconosciute) Gaetano è anche uno studioso biblico, la Bibbia come saprete si interpreta anche con le lettere che diventano numeri e viceversa, quindi Gaetano, chiamato anche il Geometra della Rete non poteva non studiarla per benino. Gaetano ha pure creato un’armonica unione, ovvero l’alfa e l’omega di una matematica ignota, il pi greco e la sezione aurea, numeri irrazionali che si ‘sposano’ nonostante la differenza di carattere, il primo è trascendente mentre il secondo è algebrico (‘I due leoni cibernetici’ pubblicato da Macro edizioni) il leone verde è il pi greco, quello rosso è il numero aureo. Gaetano si è poi occupato a lungo della piramide di Cheope, giungendo sia a conclusioni ‘astrali’ nascoste, sia a rivelazioni sulle tecniche costruttive e sulla manovalanza (non schiavi) che vi lavorarono. Gaetano, come poteva non esserlo, è uno studioso della Divina Commedia (ribadisco io non sono una studiosa dantesca, sono solo innamorata di lui e infilo il naso, che ce l’ho lungo, in tutto ciò che riguarda il Poeta) e dopo le rivelazioni sul DVX, mi ha donato ( Gaetano sei troppo buono con me ) questo scritto che ha appena terminato, mi ha inviato questo meraviglioso saggio con la profezia del Veltro. Per me invece Gaetano è un tesoro d'amico e così vi svelo una cosa su di lui, oltre alla profonda conoscenza, è molto saggio ed è buono come il pane degli angeli, ma è anche birbantello, da buon napoletano sa ridere e far ridere con quell'ironia disincantata dei napoletani che è Patrimonio Unesco cioè lo strappare un sorriso anche a chi piange. 

Profezia del Veltro nella Divina Commedia di Dante Alighieri

Di Gaetano Barbella

Figura 1: "Il veltro", particolare del Battistero di Parma, da: https://www.alibionline.it/le-goff-svela-i-rebus-dello-zooforo-del-battistero-di-parma/.

Virgilio profetizza la venuta di un veltro, un cane da caccia destinato ad uccidere la lupa-avarizia con molto dolore e che la ricaccerà nell’Inferno da dove è uscita. Costui non sarà avido, non sarà interessato alle ricchezze materiali ma ai beni spirituali, come la sapienza, l'amore e la virtù (gli attributi delle tre persone della Trinità) e la sua origine sarà umile. Egli sarà la salvezza di quell’Italia misera e decaduta, per la quale già altre persone hanno dato la vita, come la regina dei Volsci Camilla, i troiani Eurialo e Niso, il re dei Rutuli Turno (tutti personaggi cantati dallo stesso Virgilio nell'Eneide).

Nel significato allegorico il veltro, ovvero il riformatore preannunciato, libererà l'umanità dal peccato della cupidigia. Questa allegoria rimanda il messaggio dei riformatori religiosi, che nel ritorno al messaggio di Cristo e al valore della povertà e della purezza, vedevano la condizione per il rinnovamento della chiesa e della società. Se però da un lato il significato dell'allegoria è chiaro, resta incompreso il problema della identificazione del veltro con un determinato personaggio. Alcuni commentatori hanno identificato il vetro con l'imperatore Arrigo VII (nel quale Dante riversava molte speranze), da altri con Cangrande della Scala, signore di Verona, che ospitò Dante alla sua corte durante l'esilio. C'è poi chi crede anche che Dante si riferisse a sé stesso. Chiunque fosse il veltro, Dante si aspettava da lui un profondo rinnovamento politico e sociale, in grado di riportare la giustizia troppo spesso infangata dai politici e dagli ecclesiastici  corrotti[1].


[1]https://www.skuola.net/dante/divina-commedia/divina-commedia-profezia-veltro.html

Questa, quindi, è la prima profezia del poeta: l'immagine del vetro rappresenta allegoricamente un uomo dotato di valori morali che contrasterà la cupidigia e le sue conseguenze. E questo al tempo dell'autore della Divina Comedia, ma le opere di famosi autori a volte si prestano ad essere profetici e rimandare, nel caso dantesco in esame, ai posteri.

Nel presente, molto più che nel passato, dopo due grandi guerre mondiali, e per ultimo l'attuale guerra in Ucraina dove l'esercito russo sta seminato morte e distruzione, mostrando ad oltranza di continuare così fino a riuscire a conquistare alcune terre. Ma non si sa nemmeno se l'intento russo sia questo o mirare a invadere il resto dell'Ucraina e anche le nazioni confinanti, nonostante che gran parte delle nazioni europee e gli Stati Uniti d'America si siano coalizzate per dissuadere lo zar Vladimir Putin, capo dell'esercito russo, a desistere dai suoi propositi. È Putin il veltro del momento che fa la voce grossa, ma non sono da meno altri veltri, oltre quelli degli USA e d'Europa, della Cina e dell'India a disorientare una quasi impossibile ipotesi di tregua del conflitto ucraino.

Ecco che si fa strada una possibile profezia sorgiva dalla Divina Commedia col presagire l'unica soluzione della venuta di un Veltro tale da identificarsi nel Messo di Dio nella famosa triade di numeri intravisibile nel XXXIII canto del Purgatorio (vv. 40-44) Dante, per bocca di Beatrice:

“Ch’io veggo certamente, e però il narro

a darne tempo già stelle propinque

secure d’ogne intoppo e d’onge sbarro

nel quale un cinquecento diece e cinque

Messo di Dio, anciderà la fuja

con quel gigante che con lei delinque.”

Senza contare che nella Divina Commedia molti sono gli spunti di collegamento con la matematica, sia direttamente proposti da Dante, sia indirettamente rintracciabili tra i suoi passi. Perciò perché non pensare che procedendo per la strada della matematica, questi tre numeri portano a capire in qualche modo chi sia il Messo di Dio destinato ad un certo futuro ritenendo il messaggio dantesco profetico, al di là del fatto che forse si riferisse a lui, al suo processo di trasformazione interiore, una sorta di viaggio ultraterreno alchemico.

Virgilio dichiara che la lupa-cupidigia continuerà a regnare fra gli uomini fino all'avvento del Veltro, un provvidenziale liberatore.

Dante definisce il "Veltro" con un linguaggio volutamente ambiguo: per non schierarsi con i sostenitori dell'Impero o del papato o di un personaggio specifico, lascia nell'ombra le caratteristiche del liberatore, centrando la sua attenzione sulla certezza che, in un modo o nell'altro, Dio sarebbe intervenuto a rimettere ordine nel mondo, ma porlo in atto in quest'epoca è davvero arduo, salvo a immaginare che il Messo sia - mettiamo una sorta di extraterrestre capace di influire sui più riottosi veltri epocali, perché dotato di mezzi straordinari.

Una visione della preistoria verso il futuro

in un libro del 1969 sempre attuale

<< Gli dei della tenebrosa preistoria hanno lasciato tracce innumerevoli, che solo oggi possiamo leggere e decifrare poiché il problema della navigazione spaziale, ai nostri giorni così attuale, per i terrestri già non si poneva più da migliaia d’anni.

Noi infatti affermiamo decisamente che nella più remota antichità i nostri antenati ricevettero visite dal cosmo. E anche se oggi non sappiamo quali fossero queste forze intelligenti extraterrestri, e da quale lontana stella scendessero, affermiamo tuttavia che questi “stranieri” distrussero una parte dell'umanità di allora e procurarono un nuovo, e forse il primo, homo sapiens.

Quest’affermazione è sconvolgente:

distrugge la base stessa su cui è stato costruito il nostro mondo del pensiero, che ci sembra così perfetto.

Ebbene: questo libro ha il compito di fornire le prove atte a dimostrarla. >>.

Così concludeva Erich von Däniken, l’introduzione del suo libro del 1969, Gli extraterrestri torneranno, della Ferro Edizioni, Milano. Egli racconta in forma suggestiva di «“Dei” e uomini che si accoppiano volentieri»; di «visioni di strani veicoli»; di «uno primo rapporto sulla terra vista da un’astronave». Insomma sorgono in lui imperiose domande come queste: «i cronisti di simili cose avevano tutti la stessa fantasia stravagante?», «come si scoprivano i pianeti celesti senza telescopio?».

Ma sono basilari le domande: «vi sono nel cosmo esseri viventi simili all’uomo?», «è possibile lo sviluppo della vita in assenza di ossigeno?», infine «esiste la vita in ambiente mortale?».

In quanto ai cronisti delle suddette rivelazioni – rileva l’autore è davvero difficile sostenere che fossero disposti a fantasie stravaganti. «Come sapeva, per esempio, il cronista del Mahabbarata che può esistere un’arma capace di condannare un paese a dodici anni di sterilità? Che è così potente da uccidere i nascituri nel grembo delle loro madri?

L’antico poema epico indiano, che va sotto il nome di Mahabbarata, è più vasto della Bibbia, e, anche con una valutazione molto prudente, il suo nucleo centrale risale ad almeno 5.000 anni fa. Vale la pena di leggerne qualche pagina con nuovi occhi.

Non possiamo meravigliarci quando leggiamo nel Ramayana che le vimana[2], ossia macchine alate, navigavano a grandi altezze con l’aiuto di argento vivo e di un grande vento propulsore. Le vimana potevano percorrere infinite distanze e navigare dal basso verso l’alto, dall’alto verso il basso e orizzontalmente da un punto all’altro. Invidiabile manovrabilità di quelle astronavi!»...

<< Nel Mahabbarata si trovano dei dati numeri così precisi da dare l’impressione che l’autore sapesse esattamente quello che diceva. Descrive con orrore un’arma che poteva uccidere qualsiasi guerriero portasse sul suo corpo del metallo: se i guerrieri venivano informati in tempo dell’uso di quest’arma, si strappavano dal corpo ogni pezzo di metallo che portavano, balzavano in un fiume e lavavano a fondo se stessi e tutto ciò che avevano toccato. E non a torto, come ben sa l’autore, perché l’arma aveva l’effetto di far cadere tutti i capelli e le unghie delle mani e dei piedi. Ogni vivente, egli si lagna, diveniva pallido e debole. >>

Ma l’elenco di racconti del genere è davvero nutrito, così ricco di avvincenti esposizioni corredate da prove inoppugnabili e poi, ad un certo punto, Erich von Däniken si occupa del presente per portarsi verso il futuro, per rispondere alla domanda posta col titolo del libro. Quasi a profetizzare, e non tanto domandare, se «Gli extraterrestri torneranno».

Egli si chiede: «Ci sono stati nella più remota antichità esseri extraterrestri che dalla profondità del cosmo hanno visitato la Terra? Vi sono in qualche parte dell’Universo esseri intelligenti che cercano di porsi in contatto con noi? La nostra era, con le sue invenzioni che aprono vertiginose prospettive per il futuro, è dunque così terribile? Si dovrebbero tener segreti i più audaci risultati delle ricerche?».

Il Messo di DIO

La sorte dovette volere fortemente l'avvento del "Messo di Dio" immaginato da Dante, nell'intento di rimandare al futuro il suo presentarsi in modo clamoroso magari così come avvenne nel passato remoto, com'è raccontato nel Mahabbarata, doveva essere questo il suo scopo.

Ma questo, Dante non poteva saperlo, e così la decisione sui numeri danteschi sono messi nelle mani di un ideale bambino, forse lo stesso intravisibile nell'Agnello di Dio dell'Apocalisse di Giovanni, al quale è dato di sciogliere i sette sigilli scritti nel libro a forma di rotolo in mano all'Assiso sul trono di Dio (Ap 5,1). Egli ha ragionato in questo modo.

Prima d'altro ha considerato la Divina Commedia come un insieme di versi senza fare alcuna distinzione di raggruppamenti di cantiche, tanto meno di luoghi d'espiazione o di piacere, lasciando, però, invariato l'ordine iniziale. Prima lezione ha pensato si è tutti uguali davanti a Dio, compreso il Paradiso, il Purgatorio e l'Inferno!

Ciò premesso ha proseguito in questo modo senza dare torto al suo autore Dante Alighieri nel modo come ha esposto i vari versi, uno di fila all'altro:

- Primo: «cinquecento» sta per il 500° verso che corrisponde al seguente verso 86 del IV canto dell'Inferno: «Mira colui con quella spada in mano».

- Secondo: «cinquecento diece» sta per il 510° verso che corrisponde al seguente verso 96 dello stesso canto precedente: «che sovra li altri com'aquila vola».

- Terzo, infine: «cinquecento diece e cinque» sta per il 5105° verso che corrisponde al seguente verso 116 del III canto del Purgatorio: «de l'onor di Cicilia e d'Aragona».

E poi, mettendo insieme i tre versi ha così decriptato l'emblematico “DUX” dantesco formando la seguente terzina:

« Mira colui con quella spada in mano,

che sovra li altri com'aquila vola,

de l'onor di Cicilia e d'Aragona. »

È comprensibile altresì che «il Messo di Dio», non può avere una comune «spada in mano», così come è stata sempre intesa quale strumento di morte. E allora non può che essere una prodigiosa leva come quella della ragione, per esempio, giacché si vuole il Messo di Dio quisitamente «geometra».  Ecco cosa trapela dai tre versi danteschi in perfetta coerenza della giusta spada in mano al Messo di Dio.

Figura 2: l Messia - Gesù Cristo sul cavallo bianco con la spada nel giorno del giudizio. Niday Picture Library / Alamy Foto Stock. da: https://www.alamy.it/foto-immagine-il-messia-gesu-cristo-sul-cavallo- bianco-con-la-spada-sul-giorno-del-giudizio-58161593.html

 Il passo è breve per individuare chi la brandeggia, uno di statura ciclopica, proprio in stretta relazione alla parola «Cicilia» riconosciuta come Sicilia, il siracusano Archimede famoso per il suo motto: «Datemi una leva e smoverò la terra». In questa chiave, risulta chiara l'allusione alla «mente» (Par. XXXIII, 139), la cui leva argomentata, la ragione, è disponibile a tutti gli uomini senza distinzioni, in chi più in altri meno.

A questo punto sembra naturale e sacrosanto, allora, lo scopo dell'uomo nell'accingersi a concepire «l'onor di Cicilia» in modo da predisporre questa "casa", all'umano intelletto, perché vi possa entrare la giusta Sapienza che è: «La gloria di colui che tutto move / per l'universo penetra, e risplende / in una parte più o meno altrove» (Par. I, 1-3).

Brescia, 14 luglio 2022



[1]https://www.skuola.net/dante/divina-commedia/divina-commedia-profezia-veltro.html

[2]https://it.wikipedia.org/wiki/Vimana

mercoledì 6 luglio 2022

I "CANI VETTA" DELLA CHIAROVEGGENZA interpretazione sulla prefazione sbagliata del "Il volo del gruccione"

 

In questo blog sarà pubblicato per intero, a puntate,  il mio romanzo "Il volo del gruccione", che già di per sé stesso è profetico, finito nel 2017, è stato presentato a qualche Concorsi e ha ottenuto un paio di  Menzioni d'Onore, è poi stato pubblicato nel 2021. Questo lo scrivo perché inspiegabilmente parlo di uno scontro tra Russia e USA ( che poi è successo) non dico altro perché non voglio che mi mettiate a favore di una parte senza aver letto le motivazioni e gli 'indizi' ...  il romanzo inizia in modo noioso e 'tecnico' ma poi diventa divertente e assai diversamente diverso ☺

Tutti i miei affanni per rendere il romanzo speranzoso ( ad esempio il gruccione doveva portare nel becco l'alfa e l'omega, ma dopo un altro intervento, chiamiamolo 'alieno', ho tolto l'apocalisse cioè l'alfa e l'omega) ma non è servito a niente è subentrato l'imprevisto, cioè la prefazione di Gaetano Barbella con degli strani errori tipografici, che nonostante le proteste e le promesse perdurano inamovibili. Così Gaetano ha realizzato la profezia nella profezia ovvero la sua interpretazione di questi errori e delle parole che presentano le anomalie, con la foto di un mio sogno che feci una decina di anni fa, che mi spaventò molto, la cui  immagine è saltata fuori ( lo so che inavvertitamente avrò spinto un tasto ciò non toglie che è saltata fuori questa) nel computer mentre stavo leggendo la prefazione sbagliata. Vi ricordo che innumerevoli è riferito al 'tappeto volante' il cui numero in arabo 1001 significa innumerevoli e perciò infinito. Dopo tutto questo ciarlare, magari non sarò riuscita a farvi capire nulla,  quindi in breve: lo scritto di Gaetano Barbella è l'interpretazione degli errori della sua prefazione al mio romanzo già di per sé profetico... uff spero di avercela fatta  

 

I "CANI VETTA" DELLA                    CHIAROVEGGENZA





Figura 1: Wuan

 

signiAca ("innumerevoli")         


                  Aniva

Atte

                                    CANI VETTA

              Questa è la mia interpretazione

Il tema è la veggenza.

La tua foto indica la sua fonte, che è il  lobo dell'orecchio, e la direzione, la nuca. Al suo interno si dirige alla ghiandola pituitaria, l'epifisi. É l'organo a livello fisico che si lega alla funzione della chiaroveggenza. Si tratta del cosiddetto terzo occhio (anche noto come l'occhio interiore) che nell'ambito di certe tradizioni religiose ed esoteriche è ritenuto un organo capace di percepire realtà invisibili situate oltre la visione ordinaria. Viene localizzato poco sopra la radice del naso in un punto centrale della fronte denominato ajna in sanscrito, all'altezza del bordo superiore delle sopracciglia.

Gli elementi attivi della chiaroveggenza partono là dove la realtà oggettiva di veglia è in collasso. Nel nostro caso sono i tre errori  Aca, Aniva  e Atte, che sono solo le vette di molteplici errori. Infatti si tratta di  "segni" "innumerevoli" che anticipano e proseguono la parola Aca. È tutto scritto da un estraneo "editore" per sancire la base su cui  poi  poggiano  le  presunte verità da riconoscersi "irrazionali" dalla mente ordinaria (come i numeri irrazionali della matematica). Ed è come se la vista diventasse appannata e occorre ricorrere all'ottico per inforcare degli  occhiali  per  sopraggiunta miopia e presbitia.


Ed ora ragioniamo con l'irrazionale.


Il veggente è come l'idiot savant che trascorre un’eccezionale quantità  di tempo a giocare con i numeri e a risolvere problemi, deve farlo perché c’è sempre moltissimo da imparare. I soggetti colpiti dalla sindrome del  savant (in lingua italiana resa con idiota sapiente) indica una serie di ritardi cognitivi anche gravi che essi presentano, accanto allo sviluppo di un'abilità particolare e sopra la norma in un settore specifico. Queste abilità si possono riscontrare in diversi campi: arti visive, in particolare nel disegno, musica,  specifiche abilità matematiche o meccaniche. Meno frequentemente sono  state riscontrate abilità eccezionali in aree come quella del linguaggio. I dati a disposizione tendono a classificarla appunto come una sindrome.

Persone oggi conosciute affette dalla sindrome di savant sono circa una cinquantina, almeno quelle viventi o venuti meno recentemente. Conosciamo i più famosi, uno dei quali morto nel 2009, per esempio, è Kim Peek, privo del corpo calloso, era capace di leggere dall'età di circa 18  mesi,  pur  non riuscendo a muovere un passo fino ai 4 anni. In età era capace di divorare un libro in un'ora ricordandone quasi il 98%: ogni occhio legge una pagina. Kim Peek era il savant che ha ispirato Rain man e, in più, possedeva l'orecchio assoluto e le sue capacità musicali sono venute in seguito da  poco  allo scoperto.

Anagrammando le tre parole suddette, la frase che più si adatta  è  CANI VETTA, una sorta di servizievoli animali dalla vista acuta pronti ad abbaiare nel ravvisare qualcosa di nuovo in lontananza.

Nel caso della mia veggenza, tutte le volte che mi trovo a "vedere oltre", di solito casualmente, sento un forte bruciore al lobo dell'orecchio destro in particolare. In questi ultimi tempi è così forte da essere insopportabile.

Da com'è stata posta la tua foto, il triangolo si presta per essere completato e diventare la lettera A per indicare la firma di garanzia della veggenza in atto e una     fra tutti  i  suoi significati rassicuranti, indica  L'ANGELO  DELL'AMORE. Hai scritto WUAN e guarda caso ti ho inviato in anticipo il saggio IL SASSO DI CRISTO che culmina con una delle prime cartografie mappali (le chiamo ultimamente crittografie) fatte e pubblicate nel 1997, quella di Pechino. Ed è qui che Wuan ha modo di spiegare ogni cosa.

Un caro abbraccio, Gaetano

 

mercoledì 5 dicembre 2018