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venerdì 25 agosto 2023

GEOMETRIA DÜRERIANA Nudo femminile da dietro. 1495 AMORE E PSICHE DI UN DIALOGO GEOMETRICO Di Gaetano Barbella

 

GEOMETRIA DÜRERIANA

Nudo femminile da dietro. 1495

AMORE E PSICHE DI UN DIALOGO GEOMETRICO

Di Gaetano Barbella

Alla donna in punta del piede sinistro consensiente, ma solidamente poggiata sul tallone destro e sul bastone, la stella dell'Esagramma. Ad Albrecht Dürer della sua firma, la stella del Pentalfa.




La punta del piede di lei, in C, si congiunge con la sommità del bastone inlA che rappresenta il capo di Amore-Cupido. Passa per il centro O della stella dell'esagramma, la passione dell'Eros di lei.

Uno dei piedini della firma di Albrecht Dürer, in D, si congiunge con O il centro della sua stella Pentalfa il fulgore dell'Eros di lui e nel contempo si ricongiunge col piede del bastone.

Il bastone rappresenta Amore-Cupido, cui si adagia quasi Psiche, della favola di Apuleio. Il Pentalfa si intreccia in sintonia con l'Esagramma col parallelismo delle linee IH ed EG.  Come lo sono il suo asse yy con quello del bastone AB. Si nota il dialogo d'amore della punta del piede sinistro di lei, con il "piede " della firma di Albrecht Dürer. Il mantello copre sul davanti l'ignudità di lei e di lui, e sul di dietro tutto è visibile del mistero.

Amore e Psiche sono i due protagonisti di una nota storia narrata da Apuleio all'interno della sua opera Le Metamorfosi, anche se è considerata risalire ad una tradizione orale antecedente all'autore.

Nella vicenda narrata da Apuleio, Psiche, mortale dalla bellezza eguale a Venere, diventa sposa di Amore-Cupido, senza, tuttavia, sapere chi sia il marito, che le si presenta solo nell'oscurità della notte. Scoperta su istigazione delle invidiose sorelle la sua identità, è costretta, prima di poter ricongiungersi al suo divino consorte, a effettuare una serie di prove, al termine delle quali otterrà l'immortalità. Altre versioni, differenti da quella di Apuleio, narrano, invece, la morte della ragazza prima dell'ultima prova, altre ancora narrano che la ragazza abbia fallito l'ultima prova e che abbia, quindi, dovuto lasciare Amore-Cupido.

Il piedino della seduzione


È poetico il ricorso al piede rialzato sul tallone di Psiche di Albrecht Dürer, cui corrisponde il piede della sua firma. Ed è immediato il pensiero a immaginare lo scenario di un amore che sboccia, provocato da un'audace segno con piede di lui sul piede di lei, che non si ritrae. È Amore Cupido che ha fatto centro con la sua freccia.

Fare piedino è un gesto di approccio e seduzione non verbale  che consiste nello sfiorare intenzionalmente col proprio piede (o con la scarpa) il piede o la scarpa della persona da sedurre. La maggior parte delle volte si effettua da seduti e, poiché il contatto avviene per lo più sotto un tavolo, il seduttore gioca sul dubbio che il contatto possa non essere intenzionale. In generale, è un gesto che avviene di nascosto e che implica un'intesa tra due persone, ma in molti casi esso è utilizzato come prima manifestazione di un'intenzione seduttiva, soprattutto laddove questa è volta all'immediata conquista erotica piuttosto che a un più meditato corteggiamento.

Nella seduzione

Il "fare piedino" è soltanto una tecnica per manifestare un'intenzione seduttiva. Se la persona a cui il gesto è rivolto non allontana il proprio piede e finge di non accorgersene o addirittura asseconda i movimenti del "seduttore", quest'ultimo potrà correttamente interpretare tali comportamenti come inequivocabili ed eccitanti segnali di disponibilità. Al contrario, se la persona a cui è rivolto il gesto non gradisce il corteggiamento, questa allontanerà il proprio piede e il mancato seduttore potrà tranquillamente fingere che quel contatto sia stato del tutto accidentale e per nulla intenzionale.

Dovrebbe quindi risultare abbastanza chiaro come il "fare piedino" non vada assolutamente confuso con le svariate forme di feticismo del piede, come, per esempio, il retifismo, che sono invece delle vere e proprie pratiche sessuali[1].

Il Laccio dell'Amore



[1]  https://it.wikipedia.org/wiki/Piedino_(sessualit%C3%A0)

L'intreccio del Pentalfa con l'Esagramma nel disegno di Albrecht Durer dell'illustr. 2 è un fatto meraviglioso dell'Eros che trova risonanza attraverso La danza del Laccio D‘Amore dell'illustr. 4 che affonda le sue origini nella preistoria, parte di una più vasta liturgia di venerazione delle divinità arboree e di propiziazione della fecondità.

In questo caso si tratta di una delle tradizioni popolari più sentite che cadenza i ritmi della vita rurale abruzzese, attraverso le tappe più importanti come il primo amore, il fidanzamento, il matrimonio. Tra i tanti balli popolari, quello del Laccio D'Amore è senza dubbio il più ricco, dal punto di vista scenografico e delle implicazioni simboliche. La danza si apre con l'arrivo delle dieci coppie che indossano un tipico costume abruzzese e che passano sotto un lungo arco formato da ragazze che agitano in alto tamburelli e nastri multicolori. Il ballo si intreccia attorno a un palo conficcato al centro della piazza, alla sommità del quale vengono fissati i ‘lacci d'amore', venti lunghi e colorati nastri, tenuti per l'altro capo dai venti ballerini che, al suono del ‘ddu' botte', caratteristica armonica a due bassi, danno inizio alle danze che partono da sinistra verso destra, a coppie sciolte. [...]

A Penna Sant'Andrea (prov. di Teramo in Abruzzo), la danza del Laccio d'Amore è rimasta radicata sino ad oggi. All'inizio del ‘900 si è costituito l'omonimo Gruppo Folkloristico che ha fatto conoscere il ballo in tutto il mondo. La tipica danza, infatti, chiude tradizionalmente l’Incontro del Folklore Internazionale, che si svolge da oltre quaranta anni a Penna Sant’Andrea agli inizi di agosto, con la partecipazione di gruppi folkloristici da tutto il mondo.

Come si evince dagli approfonditi studi dell’etnocoreologo Giuseppe M. Gala, la danza dei nastri è un modulo coreutico diffuso in tutto il continente europeo, riscontrato anche in alcune zone dell’Africa settentrionale (Marocco e Algeria), nel Bengala occidentale e in buona parte dell’America Latina (Messico, Guatemala, Venezuela, Perù e Bolivia). In Europa la danza dei nastri è attestata in Provenza con il nome di danse des cordelles, mentre in Borgogna, presso Mâcon, era in uso un ballo analogo chiamato danse de rubans; la stessa danza era diffusa in Belgio, in Svezia, in Inghilterra, in Russia e in Spagna ma le testimonianze più numerose riguardano l’area tedesca, dove è ancora praticata in una vasta zona della Baviera con il nome di Bandltanz.

In Italia la danza dei nastri è presente nell’area campana nel periodo carnevalesco (‘ndrezzata, palintrezzo, laccio d’amore), a Petralia Sottana in provincia di Palermo (ballo della cordella), in Piemonte (bal do sabre); infine, unico caso in Abruzzo oltre a quello di Penna Sant’Andrea, il ballo del palo intrecciato sopravvive a Castiglione Messer Marino come rito carnevalesco itinerante (ballo della sposa).

La straordinaria estensione geografica del ballo rafforza l’ipotesi della sua antichità; alcuni studi collegano l’intreccio coreutico dei nastri alle danze arboree praticate in relazione al culto degli alberi, di derivazione neolitica e basato sull’evocazione della forza vitale e della fecondità. Che il ballo abbia delle funzioni propiziatorie è testimoniato dall’uso che ancora oggi ne viene fatto a Penna Sant’Andrea, dove l’intreccio dei lacci colorati è spesso eseguito in occasione di matrimoni come augurio per la coppia di sposi. [...]

Il ballo è caratterizzato dall’intreccio attorno a un palo di ventiquattro nastri colorati tenuti da dodici coppie di ballerini, e da una serie differenziata di intrecci e di esecuzioni di danza, codificati nel corso del Novecento dal gruppo folkloristico del “Laccio d’amore”: la zenna cupertë, danza processionale di trasferimento, usata in passato per gli spostamenti da una contrada all’altra e divisa in due fasi, la processione e la galleria; la saldarellë, eseguita in coppia e inserita in un contesto formale di simulazione del corteggiamento; lu trallallerë, accentuazione del corteggiamento al ritmo di quadriglia; la polchë, con uomini e donne che girano in direzioni opposte, dandosi in alternanza la mano destra e la mano sinistra a ogni incontro con un differente ballerino; il ballo del laccio vero e proprio, contrassegnato da cinque tipi di intrecci differenti e di diverso grado di complessità, eseguiti a ritmo di saltarella (il palo semplice, il palo a coppie, il palo a quattro, il palo doppio e le treccette), guidati da comandi in dialetto e accompagnati dall’organetto a due bassi (ddu bottë), dalla fisarmonica, dal tamburello (ciuciombrë), dalla chitarra e dal tamburo a frizione (battafochë)[1].

La catena del DNA avvolta al palo dell'Eros metafisico



[1]  https://www.gransassolagaich.it/arti-e-spettacolo/laccio-damore/


Potremmo legare il palo dove si attorcigliano i Lacci d'Amore (fig. 5) con le catene o eliche degli infiniti casi di DNA degli abitanti della nostra Terra, (fig. 6) per avere l'idea della funzione dell'Amore emanante dall'Eros metafisico.

La catena del DNA è un acido nucleico (detto desossiribonucleico) che contiene le informazioni genetiche necessarie alla biosintesi di RNA e proteine, molecole indispensabili per lo sviluppo ed il corretto funzionamento della maggior parte degli organismi viventi.

Il DNA è la base fondamentale della vita. Possiamo immaginarlo come una lunga catena, che si trova all’interno di ogni cellula del corpo umano.

Al suo interno troviamo i cromosomi, che contengono tutte le informazioni genetiche che si trasmettono da un individuo all’altro. Ogni parte di questa catena è formata da elementi più semplici.

Dal punto di vista chimico, possiamo definire il DNA come un polimero organico costituito da monomeri chiamati nucleotidi (deossiribonucleotidi).

Questi nucleotidi sono costituiti da tre elementi:

1.    Un gruppo fosfato;

2.    Il deossiribosio (zucchero pentoso);

3.    Una base azotata che si lega al deossiribosio con legame N-glicosidico.

Ma vediamo ora qualcosa in più sulla struttura del DNA e sulla sua funzione.

Come struttura il DNA, così come l’RNA, è un acido nucleico costituito da subunità chiamate nucleotidi. Ogni nucleotide è costituito da tre componenti (gruppo fosfati, zucchero pentoso e base azotata).

Lo zucchero di riferimento è il desossiribosio, che può legarsi a quattro basi azotate differenti: adenina, timina, guanina e citosina.

La molecola del DNA è formata da due catene polinucleotidiche appaiate e avvolte intorno allo stesso asse, in modo da formare una doppia elica. Ecco le principali caratteristiche della stessa:

   Si tratta di catene complementari e antiparallele;

   I legami tra i nucleotidi all’interno di ciascuna catena sono covalenti, mentre quelli che uniscono i due filamenti appaiati sono legami a idrogeno;

   L’elica ha diametro costante e avvolgimento destrogiro.

Il DNA si trova nel nucleo di tutte le cellule, di cui porta il codice genetico.

A cosa serve l’acido desossiribonucleico?

Sicuramente, la funzione più preziosa ascrivibile al DNA è quella di contenere le informazioni necessarie per far funzionare l’organismo.

Questo patrimonio di dati è trasmissibile da una cellula all’altra e da un organismo all’altro. Nella molecola ci sono tutte le istruzioni fondamentali per la sintesi delle proteine importanti per costruire i tessuti e gli organi e per attivare i processi biologici e chimici che garantiscono la sopravvivenza dell’organismo.

Dunque, la funzione più rilevante del DNA è quindi quella di trasmettere le caratteristiche ereditarie da un individuo all’altro[1].

Brescia, 14 agosto 2023



[1]  https://www.unicusano.it/blog/didattica/corsi/struttura-del-dna/


sabato 5 agosto 2023

Una donna con un bambino in viaggio nel tempo a Machu Picchu (Perù) di Gaetano Barbella

 

Una donna con un bambino in viaggio nel tempo a Machu Picchu (Perù)

Mappa satellitare di Machu Picchu (Perù).

 

Allegoria di Machu Picchu (Peru). Un viaggio nel tempo.

Memoria di un passato fra le tracce di una terra misteriosa di un lontano passato. Sul monte Machu Picchu un popolo sparisce nel nulla. In verità non si sa perché, ma resta il segno di una donna in cammino. Ella porta con sé, nella sua borsa, il segreto di una stirpe regale, e un tesoro luccicante (Machu Picchu): è la sfera verde nella mano del suo bambino o bambina, non si sa, sulle sue spalle. Una cosa sembra di capire dal procedere dei due dalla postura anomala, vistosamente sbilanciata. Sorge l’idea che il piano su cui procedono, sia in realtà inclinato, ossia in salita. Che sia il presagio di un cambiamento del sistema planetario terrestre che comporterà il mutare dell’assetto dell’asse di rotazione? La risposta del futuro dell'uomo è tutta qui, forse?

Un altro segno è nel piede di lei, che poggia solidamente su un monolito a forma di altare, la Rocha Funerària. Secondo alcuni serviva per realizzare il processo di imbalsamazione dei defunti, ma non si esclude una relazione con l'osservatorio solare, perché nel solstizio d'inverno la luce del sole si proietta dall'Intipunku (o Porta del Sole dell’osservatorio solare) proprio su questa roccia. Quasi a confermare il supposto segno di inclinazione dell’assetto dell’asse terrestre.

 L'Intihuatana

Machu Picchu. La Rocha Funerària Intihuatana, " il posto dove viene legato il sole”.

All’estremità occidentale della città vi è la la Rocha Funerària, Intihuatana, il cui nome significa "il palo per legare il sole": una piccola piramide appiattita, sormontata da un’enorme pietra-meridiana modellata nella roccia naturale in forma sinuosa e di grande bellezza.

Si narra che uno dei riti più importanti fosse quello dell’Intihuatana, ossia “il posto dove viene legato il sole”. Durante i solstizi, quando il sole sembrava insistere nella sua traiettoria ascendente o discendente, era compito del sommo sacerdote legare una corda robusta alla pietra "Intihuatana", mimando l’atto di un enorme sforzo per soggiogare l’astro solare, obbligandolo ad invertire il corso per far cambiare la stagione. Tutto ciò avveniva sotto gli occhi attoniti della popolazione, che trovava una “valida” spiegazione per il moto degli astri e soprattutto si sentiva rassicurata di essere governata da gente che sapeva come garantire il corretto funzionamento della natura e della società.[1]

 Gaetano Barbella 


[1]Fonte: http://www.meteoweb.eu/2014/01/machu-picchu-peru-la-citta-perduta-degli-incas-avvolta-nel-mistero-tra-storia-astrologia-e-architettura/256220/

martedì 1 agosto 2023

ADAMO ED EVA DI GUSTAV KLIMT Di Gaetano Barbella... un regalo ricevuto da un Maestro amorevole

 

ADAMO ED EVA DI GUSTAV KLIMT

Un dipinto che non può considerarsi incompiuto

Di Gaetano Barbella

 


Una Lilith per una dialettica della bellezza dai riflessi preraffaelliti.

 

L’immagine di Adamo ed Eva di Gustav Klimt è paradossale: Lady Lilith è un soggetto reso oltremodo sensuale dallo sguardo dell’artista, ma è anche una donna forte, che esercita il proprio potere sull’uomo.

I suoi lunghi capelli sono arricciati e mimetizzano la pelliccia di animali,e qui se ne vedono due. Uno a sinistra chiaramente con un grosso naso quasi marcato per farlo vedere - una volpe forse - e, incerto l'altro in alto prossimo alla mano di lei, con un occhio che si fa notare.

I capelli dei preraffaelliti erano rossi di fuoco. Ma all'elemento fuoco sono collegati tutti gli animali dotati di zanne e artigli (l'orso, i felini, il lupo, la volpe, ecc.) compreso il mitologico drago. Di qui il messaggio dei capelli "impelliccati" klimtiani della prima mitica Eva di Adamo che erano rossi per i preraffaelliti.

Quella Lilith che il Genesi chiama con altri nomi e che secondo la Qabbalah, pur di non soggiacere al proprio sposo, essendo ella creata dalla stessa terra di lui, sceglie di lasciare l’Eden e mutarsi in demone notturno, a sua volta generatrice di una stirpe di creature oscure, i Lilìm. Lilith che in Mesopotamia sarà venerata e temuta come la prima vampira e continuerà a muoversi nelle notti dei secoli a venire, succube ed incubo al tempo stesso, musa oscura di artisti e di poeti.

 

Io vivo sempre insieme ai miei capelli

 

I capelli, parte assai malleabile del nostro aspetto, non appartengono solo all’ambito estetico, ma principalmente fotografano la posizione sociale e morale della donna. Fatta eccezione per il viso, i capelli sono l’unica parte del corpo costantemente in vista.

Raccolti e legati dopo il matrimonio; coperti in chiesa e durante le occasioni formali: i capelli sciolti e fluenti erano considerati non casti, il correlativo oggettivo di una donna lasciva o, peggio, depravata. Tutte costrizioni che accentuano il rifiuto della donna di assoggettarsi alle costrizioni imposte dalla società.

 

Ditelo con un fiore

 

Importante è anche il simbolismo floreale del dipinto; i fiori sono resi con rigorosa precisione botanica e nutriti di complessi significati simbolici.

La Lilith di Gustav Klimt è posta in trono su un cuscino di fiori, anzi è come se sorgesse da essi.

Sulla sinistra, a due terzi della coscia di lei, troviamo un papavero, che segnala l’intorpidimento dei sensi indotto dall’oppio, e simboleggia la morte.

 

Chi dei due, Adamo o Asmodai, il demonio irato, amò Lilith?

 

Una fonte nella storia che descrive Lilith come la prima figura femminile vista da Adamo è L'alfabeto di Ben-Sira, scritto anonimo attribuito a un fittizio Yeshua ben Sira, sedicente figlio illegittimo del profeta Geremia, ma risalente al X secolo d.C.

Nel libro viene raccontato che Lilith, mentre in un primo momento provocò Adamo, poi fu spiritualmente vinta da quest'ultimo ed abbandonò il Giardino dell'Eden. Come prova della superiorità morale ed etica, spirituale e sapienziale del genere umano sui demoni, che stanno sul mondo dell'impurità conosciuto come l'altro lato, è scritto:

 

«Ella disse: 'Non starò sotto di te,' ed egli disse 'E io non giacerò sotto di te, ma solo sopra. Per te è adatto stare solamente sotto, mentre io sono fatto per stare sopra

 

Lilith pronunciò infuriata il nome di Dio, prese il volo e abbandonò il giardino del Paradiso, rifugiandosi sulle coste del Mar Rosso. Lilith abbandonò il Paradiso di propria iniziativa, prima della caduta dell'uomo e non avendo toccato l'Albero della Conoscenza non fu condannata alla mortalità.

In seguito Lilith si accoppiò con Asmodai, creando un'infinita generazione di jinn o demoni detti Lilim. Adamo chiese a Dio di riportare indietro Lilith così tre angeli, chiamati Senoy, Sansenoy e Semangelof, furono mandati per ricercarla. Quando i tre angeli la trovarono e le ingiunsero di tornare minacciandola di morte, lei rispose che non sarebbe potuta tornare da Adamo dopo aver avuto relazioni con i demoni e che non sarebbe potuta morire in quanto immortale. Ma quando gli angeli minacciarono di uccidere i figli che lei aveva generato con i demoni, lei li supplicò di non farlo promettendo che non avrebbe toccato i discendenti di Adamo ed Eva, se solo si fossero pronunciati i nomi dei tre angeli.

 

[Il maestro] Muore nel 1918, lasciando incompleta l’opera ” Adamo ed Eva” ove la donna in primo piano ha centralità assoluta con la sua trionfale carnalità. E’ illuminata da un sorriso enigmatico, mentre l’uomo rimane a occhi chiusi nell’ombra alle sue spalle.

 

Ma è proprio così?

 

A Gustav Klimt parve l'Eldorado quando si fermò a Ravenna, folgorato dai mosaici bizantini della cattedrale, ma poi col tempo si rese conto che gli macava il vero oro. Egli tentò in extremis di lasciare scritto questo suo dramma con l'opera Adamo ed Eva che però non riuscì a compiere perché la morte lo colse.

Ma questa presunta incompiutezza ha un valore immenso perché cela tutto il mistero di Gustav Klimt.

 

Tutti sono concordi nel ritenere Eva il vero soggetto del dipinto di "Adamo ed Eva" di Gustav Klimt, mentre Adamo è quasi nell'ombra. Ma non si conosce bene il Klimt artista se si giudica in tal modo la sua opera, non solo per questo caso.

Gustav Klimt si definiva “un povero pazzo”, ma a chi cercava di delinearne la camaleontica personalità un giorno rispose: “Chi vuole sapere di più su di me, cioè sull’artista, l’unico che vale la pena di conoscere, osservi attentamente i miei dipinti per rintracciarvi chi sono e cosa voglio”.

Ed ecco che si scopre l'arcano, perché per vederlo si osservi bene l'Adamo in secondo piano dietro Eva che impersona la sua prima moglie Lilith. E l'attenzione va riposta là dove doveva esserci la mano di lei ma anche quella di lui.

Ahimè non ci fu tempo per dipingere la possibile mano destra di Lilith stretta nella mano di Adamo, il tempo ne aveva spazzato la memoria. Ma il maestro Klimt non avrebbe mai potuto nemmeno dipingere le due mani legate fra loro perché la morte lo colse. Forse lo presagiva mentre dipingeva perché nell'intento di porre un simbolo floreale funesto su Lilith la vampira, dipinse sulla sinistra, a due terzi della coscia di lei, un papavero, che segnala l’intorpidimento dei sensi indotto dall’oppio, e simboleggia la morte.

Adamo è ritratto in un secondo piano, quello terrestre dei mortali, e mentre la sua vecchia sposa Lilith, immortale, appare sempre giovanile e luminosa di bellezza, il solcato suo volto è appesantito dal tempo. Il lavoro dei campi lo ha imbrunito e segnato nelle membra, non più giovanili, come al tempo dell'amore con Lilith e poi con Eva. Ma lui, ad occhi chiusi, sogna quei tempi nei momenti di riposo come se fosse in sintonia con la testa reclinata come quella dell'amata antica, se pur preso dal vecchio rancore del "sotto" e "sopra". Ma ironia della sorte, il maestro Gustav lo dispone sotto di lei a soggiacere finché piacerà a lei.

 

Il quadro di Adamo ed Eva non è incompiuto, così andava fatto.

 

Ebbene è in Adamo che Klimt si riflette, l'artista in attesa per quella stretta di mano che non fu possibile concepire. Gli fu possibile un bacio rimasto memorabile, ma la mano nella mano è un'altra cosa. Ricorda il camminare insieme di due giovani innamorati appena conosciuti, svagati ma uniti, parlando e ridendo. A volte incrociando gli sguardi come in un amplesso furtivo non ancora avvenuto. Un preludio che nello scenario del dipinto, sa di morte che di lì a poco avvenne. Ed ecco l'incompiutezza rimasta nel tempo, ma che si estingue se due giovani innamorati ammirano il dipinto di Adamo ed Eva e vi si immedesimano.

Il dettaglio e la sua carica

In occasione di un seminario ad Amburgo nel 1925 Aby Warburg afferma che «il buon Dio abita nel dettaglio».

Hermann Usener – uno dei docenti che ha maggiormente influenzato il giovane Warburg – nei suoi corsi di mitologia sosteneva che

«è nei punti più piccoli che risiedono le forze più grandi».

È così che entrambi gli studiosi, con parole diverse, intendevano attribuire ad un luogo minimo – come il dettaglio in relazione all’intera opera d’arte – la forza di un valore espressivo che quasi sempre si sviluppa in profondità e parla attraverso il tempo inattuale del Nachleben.

Warburg ha potuto riconoscere, nel corso dei suoi studi, che il sintomo sceglie proprio il dettaglio per infrangere la superficie: è manifestandosi sotto forma di formula di pathos che investe e carica il dettaglio di forza ed energia pulsionale[1].

Ed ancora.

Dio è nei frammenti

«Un giorno in cui riceveva degli ospiti eruditi, Rabbi Mendel di Kozk li stupì chiedendo loro a bruciapelo: ”Dove abita Dio?”. Quelli risero di lui. “Ma che vi prende? Il mondo non è forse pieno della sua gloria?”. Ma il Rabbi diede lui la risposta alla domanda: “Dio abita dove lo si lascia entrare”.

Ecco ciò che conta in ultima analisi: lasciar entrare Dio. Ma lo si può lasciar entrare solo là dove ci si trova e dove ci si trova realmente, dove si vive e dove si vive una vita autentica. Se instauriamo un rapporto santo con il piccolo mondo che ci è affidato… allora lasciamo entrare Dio» (M. Buber, Il cammino dell’uomo).

A volte la realtà ci sembra troppo piccola e banale, altre volte troppo insignificante la vita di tutti i giorni: solite persone, soliti problemi, solite difficoltà. Eppure è proprio questo il «piccolo mondo che ci è affidato» del quale dobbiamo aver cura, in cui dobbiamo accendere un brivido di vita vera. Inutile e fuorviante cercare altrove: quella è la porta attraverso la quale dobbiamo far passare l’infinito con i suoi sogni e le sue speranze. Anche se a volte ci sembra difficile...»2.

La geometria composita

Scopo di questo scritto è anche sondare l'opera di "Adamo ed Eva" di Klimt in base a degli esami di geometria composita che, impropriamente, potrebbero considerarsi di "laboratorio" e così permettere di svelare una nuova realtà non conosciuta che convalida ed amplia i concetti espressi dalla critica dell'arte più o meno concordanti fra loro, ma che esce a sorpresa da questi limiti temporali per illuminare a giorno l'arte.

Il metodo da me seguito, per sviluppare lo studio della geometria composita non è una mia novità, poiché è lo stesso praticato dai critici d’arte che si avvalgono della geometria composita per entrare “dentro l’opera” di artisti del Rinascimento che ne facevano uso. Però io fuoriesco dai loro canoni con l’intento di mettere in luce risvolti geometrici che sono difficili da attribuire all’effettiva intenzione degli artisti rinascimentali, e in particolare di Gustav Klimt epocale, per il tema in corso, nell’accingersi ad iniziare l’opera pittorica, non essendoci peraltro documentazioni autografe a riguardo.

Comunque quel che si accetta nel mondo accademico delle Belle Arti è che sicuramente gli artisti del Rinascimento utilizzavano schemi geometrici, a volte complessi, per impaginare le loro figure nella composizione generale, ed è altrettanto vero che tali schemi, il più delle volte ricostruibili “a posteriori” (ossia solo sulla base dell’opera e non degli studi autografi), per essere credibili devono intersecarsi con i punti salienti della composizione. Altrimenti, potremmo sovrapporre a questo o quel quadro figure geometriche a iosa o selve di linee il cui percorso finirebbe per essere del tutto arbitrario.[2] 

Ma la geometria non finisce mai di meravigliare, poiché approfondendo l’indagine conoscitiva correlata alle ricerche geometriche composite per "Adamo ed Eva" di Gustav Klimt, che andrò a sondare con questo intento, portano a supporre talune cose fondamentali che l'autore austriaco ha immaginato di concepire. Erano cose note alla sua interiorità che le traduceva in una magica disposizione pittorica, "pilotando" la sua mano nel dipingere, altrimenti su che basi si poggerebbe il ricorso antico, per esempio del Rinascimento, alla geometria composita?

Dunque, se questo approccio alle opere d'arte dell’uomo, è sostenibile, nulla vieta di pensare ad un “potenziale” effettivamente disponibile in seno ad "Adamo ed Eva" che, ad certo momento,  si esplica attraverso un imprevedibile “visitatore” capace, di dinamicizzarlo in toto o in parte per dar luogo a singolari resoconti.

Prima fase della geometria composita

Figura 1: Partic. Adamo ed Eva di Gustav Klimt. Le porte di accesso nell'interiorità dell'opera disegnate in rosso.

 Riporto un trafiletto tratto dall'inizio di questo scritto:

«I suoi lunghi capelli sono arricciati e mimetizzano la pelliccia di animali, e qui se ne vedono due. Uno a sinistra chiaramente con un grosso naso quasi marcato con colore blu per farlo vedere - una volpe forse -, e l'altro in alto prossimo alla mano di lei, con un occhio che si fa notare.»

Ma si tratta del grosso naso blu molto marcato, come se Klimt abbia cercato di porlo in evidenza per far capire qualcosa importante. Infatti è legato ai capelli correlati alla pelliccia, in questo caso a quella rossiccia della volpe, propria della donna "Lilith".

Le porte di accesso per concepire il telaio della geomeria composita sono segnati con le lettere A, B, C, D: i capezzoli e l'ombelico di lei e il naso della probabile volpe.

Procedura della geometria:

1. Si traccia il triangolo con i vertici A, B e C;

2. si traccia il cerchio inscritto al triangolo ABC;

3. si tracciano gli assi cartesiani, orizzontale e verticale, xx e yy passanti per il centro O del cerchio appena tracciato;

4. con centro in O, si traccia un secondo cerchio passante per il punto D.

Seconda fase della geometria composita

Figura 2: Partic. Adamo ed Eva di Gustav Klimt. Il pentagramma.

Procedura della geometria

Iniziando da D, si traccia la retta tangente al cerchio interno fino a congiungersi in E con il cerchio esterno. Successivamente si tracciano nello stesso modo, una ad una,  altre quattro rette, tutte tangenti al cerchio esterno fino a congiungersi con il punto D dell'inizio. Si ottiene così un pentagramma, ossia un poligono stellato regolare a cinque cuspidi.

Il commento

Il pentagramma, noto come il Pentalfa ha molteplici significati, il primo dei quali è di rappresentare l'uomo, ma se rovesciato indica la bestia, il demonio e non è difficile capire che si tratta della risposta alla domanda fatta in precedenza, ossia:

Chi dei due, Adamo o Asmodai, il demonio irato, amò Lilith?

La cuspide D ha valicato di pochissimo l'asse xx e la risposta porterebbe a far capire che è Asmodeo il preferito da Lilith. Tuttavia è così piccola la differenza per immaginare che Lilith ha comumque nel suo cuore Adamo che non ha dimenticato anche se poi ha preferito Asmodeo. Tutto per la vecchia questione di ripicca:

«Ella disse: 'Non starò sotto di te,' ed egli disse 'E io non giacerò sotto di te, ma solo sopra. Per te è adatto stare solamente sotto, mentre io sono fatto per stare sopra.»

Può essere anche che l'esecuzione grafica è pur sempre approssimata e disponendo i punti A, B e C, e non tanto D piuttosto esatto, in modo più centrato, può essere che la cuspide E capiti sull'asse xx, o lo valichi anche di poco. E allora è Adamo il preferito. Ma comunque resta tutto incerto...

Ma resta il tempo a sanare i mali antichi.

Durante i lunghi millenni della sua sottomissione a Lilith, Adamo si è riscattato diventando immortale anche lui. Ma è anche la profezia sulla sorte di Gustav Klimt, l'autore della storia del dipinto di Adamo ed Eva che non ha potuto stringere la mano, di chissà, quale donna amata più delle altre nella sua vita a causa della sopraggiunta morte.

Brescia, 31 luglio 2023



[1] Tesi di laurea 2007-2008 della laureanda Elisa Danesin - Ricerche sulle Giuditta di Klimt. Uno sguardo warburghiano - Esercizi Filosofici 5, 2010, pp. 31-52    ISSN 1970-0164 -  link:

http://www.univ.trieste.it/~eserfilo/art510/danesin510

[2]    Marco Bussaghi - DENTRO L'OPERA - Rivista Art e Dossier di ottobre 1997 - Gruppo   Editoriale Giunti.

      Marco Bussaghi. Geometrie del sorriso. https://matematica.unibocconi.eu/articoli/geometrie-del-sorriso



2  https://www.ilsole24ore.com/art/e-ancora-casa-luogo-vita-vera-AEnSAqAF]