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giovedì 4 giugno 2015

TROVATO COTTO E MANGIATO il noce




Un albero maestoso, solitario, un po’ magico è il noce. Nessun’altra pianta gli cresce intorno poiché quest’albero produce una sostanza tossica. Il noce viene coltivato dai tempi più remoti per il suo legno, per i frutti commestibili, le noci, e per l’olio che se ne ricava. È anche un albero talvolta considerato simbolo di saggezza, altre volte legato alle divinità dell’inferno e alla stregoneria, come il famoso Noce di Benevento. Il nome botanico del genere Juglans  sembra derivi dal latino Jovis glans  (ghianda di Giove ) quindi una “ghianda” da dio. I medici del passato consigliavano di mangiare noci per curare le malattie mentali, vista la strana somiglianza tra una noce e la testa umana: il mallo sarebbe l’equivalente del cuoio capelluto, il guscio del cranio e il gheriglio del cervello. Dall’antica Roma proviene invece un canto nuziale che, tradotto dal latino, dice: “Ti stanno portando la sposa, lancia, o sposo, le noci”. Infatti si credeva che le noci fossero bene auguranti e simbolo di saggezza nascosta, e ancora oggi comunque, in alcuni paesi del nostro Meridione, esiste l’usanza di lanciare noci sul corteo nuziale. Ma il noce più intrigante è forse il celebre Noce di Benevento dove, secondo una leggenda, si riunivano a cantare e a ballare sfrenatamente diavoli e streghe provenienti da ogni luogo. La storia ha inizio coi Longobardi che non ancora cristianizzati, mantenevano le usanze pagane, tra cui quella di riunirsi intorno a un albero di noce per compiervi i loro riti considerati dalla Chiesa stregoneschi. Il vescovo di Benevento avrebbe allora abbattuto il noce e al suo posto costruito una chiesa. La leggenda racconta che da allora ogni anno , la notte di  San Giovanni, le streghe di tutto il mondo  tornano a Benevento sul luogo dove c’era il noce per il loro sabba. Certo vi chiederete che c’azzecca un noce fra le erbe spontanee, ma vi potrà capitare cercando le erbette selvatiche di incontrarvi con questo  albero solitario, ce ne sono lungo le strade e nei campi incolti di case abbandonate, per esempio nella pista ciclabile per andare al mare, a Ravenna la mia città, ce ne sono ben tre ed io non manco di raccogliere 29 noci quando sono ancora verdi per San  Giovanni ( 24 giugno)per fare il nocino e in autunno raccolgo le noci secche per fare poi una torta o il croccante, sono buone anche in mezzo alla macedonia cotta insieme all’uvetta. Il liquore tipico della mia bella terra, la Romagna, è il nocino.  E’ una pozione  di noci acerbe, raccolte, secondo la miglior tradizione, nei giorni vicini alla festa di San Giovanni,  messe in infusione in alcol con aggiunta di zucchero e, in piccole quantità, di aromi.  Scommetto che molti di voi ne hanno una propria ricetta oppure hanno contribuito alla raccolta delle noci ed alla sua preparazione. Certo oggi gli appassionati  sanno fare tanti  altri liquori, tipo il limoncello o altri a base di caffè. Ma il nocino ha un’antica storia che viene ancora prima che ci colonizzassero i romani.  Era l’infuso dei druidi, gli antichi sacerdoti dei celti. Quando i romani invasero la Britannia vi trovarono uno strano popolo che, per l’uso che avevano di dipingersi il volto e di tatuarsi il corpo, chiamarono Picti (dipinti ). Questo popolo usava bere, specialmente nella notte del solstizio d’estate durante riti particolari, uno strano liquido scuro che li rendeva particolarmente euforici, un infuso di noci acerbe e miele. Ed ora la ricetta. 1 litro di alcool 95°, circa 800 gr di zucchero, 1 Kg di noci che possono essere dalle 31-35 a seconda della dimensione la tradizione non le vuole mai in numero pari. Le noci devono essere verdi e raccolte il 24 giugno, poi tagliate in 4 pezzi e messe in un contenitore di vetro assieme  allo zucchero, ogni tanto mescolate affinché si sciolga lo zucchero, a questo punto va aggiunto l’alcol e riposte in un luogo fresco sino al 31 ottobre, filtrare e brindare alla notte di halloween… e gli altri giorni pure.


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mercoledì 7 marzo 2012

A FERRARA ANDAI( racconto in 17 puntate)


15 puntata



Stanchi della visita alla mostra ed alla pinacoteca di Ferrara, finalmente ci sediamo ai tavoli di un bar per rifocillarci un poco. Nella piazza del Castello estense oltre ad un raduno di auto d' epoca, vi è anche un ballo in costume d' epoca sulle note di Verdi per ricordare che quest' anno sono 150 anni dall' Unità d' Italia.
Fiore era stanca, ma io non ho voluto perdere la visita alla Cattedrale di Ferrara, anche se l' interno è stato spogliato dalle opere più preziose, portate poi al vicino Museo della Cattedrale, dove vi sono le splendide formelle dei Mesi, la Madonna della Melagrana di Jacopo della Quercia e soprattutto il capolavoro di Cosmè Tura: le ante di organo con l' Annunciazione e con San Giorgio e il Drago , che potete vedere nelle immagini. La terza immagine è sempre di Cosmè Tura, non ho potuto fare a meno di metterla perchè è fra le opere d'arte più alte di tutti i tempi, almeno per me, avrete anche notato che non ho avuto il coraggio di sfregiare queste opere coi miei soliti interventi nelle immagini...non ci riesco sono sacre per il mio immaginario.


Cosmè Tura o Cosimo di Domenico di Bonaventura (Italia 1433/1495), decoratore, disegnatore, affrescatore, pittore italiano , nasce a Ferrara probabilmente nel 1433 e fu il fondatore della scuola ferrarese della quale fu uno dei rappresentanti di spicco. Figlio di un calzolaio, non si hanno notizie certe del suo apprendistato, Vasari lo collegava all' artista Galasso Ferrarese , una figura quasi mitica, legata a Piero della Francesca.Le notizie della vita di Cosme Tura sono poche e con ampi vuoti, ma sembra che già nel 1451-52 decorasse oggetti di uso quotidiano per la corte, disegnasse stemmi sulle bandiere e ornasse le armi da parata, attività proprie delle botteghe artistiche locali. Nel 1456 Cosmè torna a Ferrara, dopo essere stato a Padova a perfezionare le sue capacità artistiche nella bottega dello Squarcione , la più importante fucina di talenti dell'Italia settentrionale da cui uscirono molti maestri che diffusero lo stile Rinascimentale tra i quali AndreaMantegna. La pittura di Cosmé Tura è dotata di grande originalità nel panorama italiano del tempo, caratterizzandosi con composizioni fastosamente decorate con le figure quasi come sculture, in un apparente realismo che appartiene alla fantasia più che alla realtà. I colori sono accesi e irreali, che fanno spesso sembrare i soggetti come metallici o funerei, immersi in un'atmosfera tesa e surreale, di sapore onirico. Le riminiscenze di Pisanello vengono integrate con la scuola padovana e dal Mantegna, la luce dello sfondo rimanda a Piero della Francesca, ma la linea e la poetica è tutta nordica e fiamminga. Ho voluto mettere anche l' immagine della Pietà perchè l' iconografia è tutta nordica, il pietismo fiammingo raggiunge qui l' apice e allo stesso tempo è mitigato dalla dolcezza della Madre che alza il braccio al Figlio per un ultimo bacio e ne raccoglie il corpo rattrappito nel suo grembo come a volerlo riprendere e custodire, come che con la sua natura dolce e amorevole potesse sconfiggere la natura matrigna.


immagini ante d' organo ( 1469) "San Giorgio e il drago" e "l' Annunciazione"

"Pietà" di Cosmè Tura

mercoledì 24 novembre 2010

I VIAGGI DI GILLES ( racconto incasinato)

GRIGORI PERELMAN 15 puntata


Henri Poincaré, probabilmente il più grande matematico e fisico, vissuto a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo è l' inventore della 3 sfera, egli enunciò una congettura, vale a dire un’affermazione che secondo lui era vera ma che non era in grado di dimostrare.
Grigori Perelman, un matematico russo di 46 anni, dimostra la 3 sfera, risolve uno dei grandi problemi matematici insoluti, egli è un genio. La sua fama arriva prima di lui e, nonostante fondazioni e associazioni si offrano continuamente di premiarlo per le sue idee, lui risponde: NIET. Lo sanno bene i giornalisti che hanno tentato di entrare in contatto con lui.
Perelman ha rifiutato, nell’ordine: una medaglia d’oro alle Olimpiadi di matematica, una borsa di studio per New York, un posto di lavoro all’istituto matematico Steklov, e la Medaglia Fields a Madrid.
Perelman, giudicato dai benpensanti un pazzerello, vive a San Pietroburgo con l' anziana madre, girerebbe un po' sporco e malconcio, e avrebbe risposto all' insistenza dei giornalisti con queste parole:

"Per me è del tutto irrilevante. Se la soluzione è quella giusta, non c’è bisogno di alcun altro riconoscimento."

Ho trovato questa foto nel web, a me piace immaginarmelo così: che viva la sua vita contento senza farsi influenzare dagli altri.

Ci dimentichiamo a volte che è nostro dovere vivere la nostra vita, e ci struggiamo e perdiamo tanto tempo volendo vivere la vita degli altri , con gusti, ambizioni, valori che non sono nostri.

Questa immagine che ho trovato nel web, lo rappresenta come un druido ma anche come un moderno Lugh, la cui luce è sapienza.



immagine http://www.saatchi-gallery.co.uk/yourgallery/artist_profile//22021