Da allora, Caterina, non va al mare solo per stare stesa al sole, il mare è il suo istituto di bellezza.
Caterina va al mare in bicicletta, lungo la pista ciclabile, si ferma a rubare, dai rami penzolanti dei frutti, ciliegie, pesche, fichi, a seconda del mese, se è giugno o agosto, ad esempio ci sono rispettivamente le ciliegie e i fichi.
Da qualche auto viene fuori un "ladra"indirizzato a lei, ed una volta Caterina è stata pescata da un contadino, il quale l'ha perdonata, in fin dei conti i rami sporgono sul tragitto della ciclabile mica invado il suo terreno.
Giunta al mare Caterina va subito a nuotare, fin che le forze la sorreggono, poi si stende al sole e si addormenta.
Quando si sveglia mangia qualcosa, legge un po' e poi riprende la bicicletta per il ritorno, fermandosi alle due fontanelle del percorso per bere e per bagnarsi la testa, questo impedisce il colpo di sole.
Come ho scritto sopra, il mare è l' istituto di bellezza per Caterina, certo anche la bicicletta fa bene al fisico, il fatto è che l'aria del mare e ancora dippiù il bagno nelle sue acque, stimola il ritmo interiore e l'energia vitale,elimina gli squilibri energetici dovuti a stati d'animo negativi, favorisce l'attività mentale, dona serenità e pace interiore.
Agisce nel contempo come tranquillante dopo una giornata lunga e faticosa
Scaccia la follia, il nervosismo, la paura, la depressione, i pensieri neri, il panico, gli incubi notturni.
Conferisce ragione, prudenza, coraggio, saggezza.
Vi sembra un po' troppo, a Caterina fa tutto ciò, perchè lei è come l'acqua del mare, anzi l'acqua del mare è la sua culla, è l'acqua amniotica, immergersi ed emergere è per Caterina rinascere ogni volta.
Le nostre nonne ci hanno cresciuto con la convinzione che venire a contatto con l’acqua, durante i "giorni rossi," era controindicato per la salute, niente docce, niente bagni, niente mare, niente piscina.
Caterina, tiene a dire alle donne che eventualmente leggeranno questo racconto, che lei quando è vicina "ai giorni" e si sente assai nervosa, va al mare, si immerge e nuota dolcemente e..."quei giorni" arrivano subito liberandola da fastidiose e dolorose attese.
Caterina ricorda le amiche che le dicevano: " è venuto il marchese?" lei le guardava con occhi stupiti, credeva ad un marchese, quello dei romanzi, attrente, ricco, gentile e aspettava il principe/marchese.
E arrivò il marchese dei miei stivali, altro che principe...ma questa è un'altra storia.
immagine di Teoderica
Visualizzazione post con etichetta mare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mare. Mostra tutti i post
giovedì 4 settembre 2014
lunedì 1 settembre 2014
RACCONTI DAL MARE 7
Caterina, a settembre si era inscritta ad un corso di nuoto, piena d'entusiasmo, era certa di riuscire a galleggiare, imparare a nuotare era impensabile, togliersi la paura dell'acqua e riuscire a fare il morto, era il suo obbiettivo.
I mesi passavano, lei si impegnava al massimo, ma rimaneva sempre tinca e tesa, non riusciva a galleggiare, le persone che avevano iniziato il corso con lei, filavano come pesci ma Caterina non galleggiava neanche con la tavoletta.
Risultati non si vedevano, ma evidentemente c'erano perchè Caterina ad aprile iniziò a stare a pelo d'acqua, poi riuscì a fare il morto e poi...a nuotare.
Imparò lo stile libero, il dorso e la rana, a questo punto la sua istruttrice le confessò che non avrebbe mai creduto che ce l'avesse fatta, non credeva in lei anche se l'aveva sempre esortata, Caterina ci rimase male perchè l'istruttrice era stata l'unica che le aveva detto di non smettere, ed ora scopriva che non era vero, scrollò le spalle, l'importante era il risultato.
A giugno iniziò ad andare al mare, aveva un costume giallo, luminoso come lei.
Ora a fare il bagno andavano in tre, e Caterina voleva sempre tuffarsi, contendeva la spinta per la capriola, da parte del marito, col figlio Gianni, entrambi volevano salire sulle spalle di Marco, cioè il marito di Caterina e padre di Gianni.
Ora era il figlio che diceva alla madre:" dai andiamo su, che ho freddo."
Caterina, metteva un asciugamano sulle spalle del figlio, gli dava i soldi per il gelato, poi correva di nuovo in acqua, da sola, gettandosi a peso morto nell'acqua, poi risaliva si rotolava nella sabbia, e si rituffava in acqua.
Un giorno un uomo che passeggiava sul bagnasciuga, le disse che sembrava la dea dell'acqua, lei lo guardò e ...annui, era talmente presa dal mare che si sentiva davvero la dea del mare.
Ci erano voluti anni per superare i traumi subiti ma ce l'aveva fatta, nel suo cuore era rifiorito il corallo rosso.
immagine di Teoderica
martedì 26 agosto 2014
RACCONTI DAL MARE 6
E venne il mare della Campania, il Tirreno dei miti.
Caterina aveva risparmiato su tutto per permettersi una lunga vacanza in quella terra favolososa, in quel mare avevano vissuto Scilla e Carridi, la Maga Circe, vi era sepolto Palinuro, il nocchiero di Ulisse e nel golfo di Napoli vivevano un tempo le Sirene,
uccelli con artigli, testa di donna e seni. A Napoli il culto ebbe particolare diffusione, alla Punta della Campanella,
sorgeva il santuario delle Sirene ed i tre isolotti dei Galli, di fronte a
Positano, erano detti le "Syrenusse ", perche’ in essi si vedevano i corpi delle tre Sirene.
Se lei fosse stata una Sirena si sarebbe presa Ulisse, lo avrebbe voluto e se lo sarebbe preso.
Caterina come si inoltrò con l'auto lungo la costiera amalfitana non riusciva a credere in ciò che vedeva, per una volta nella vita, la realtà era più bella del romanzo o del sogno.
Fu una vacanza stupenda la più bella della sua vita, il marito il figlio tutti e due stupiti dai paradisiaci angoli panoramici, credevi di aver visto la cosa più bella e ce n'era subito un'altra ancora più bella.
Tutto era inondato da fiori e profumi, in basso il mare era un turchese incastonato fra le rocce dorate.
Il cibo era buono, ma talmente buono che in un mese di vacanza, Caterina non entrava più nei calzoncini a righe bianche e gialle che usava per le escursioni.
Ci avrebbe pensato poi a togliersi il paio di chili accumulati, il cibo e in particolare i dolci erano da dio.
Caterina nonostante il marito e il figlio fu corteggiata e vezzeggiata dagli uomini del sud, in effetti dolcemente abbronzata, slanciata, coi capelli vaporosi, lunghi e neri, gli occhi brillanti di felicità e sempre sorridente era il ritratto della salute e della spensieratezza, e così si sentiva, in mezzo al mito, al sole, al cibo, al canto e al mare.
Eppure Caterina aveva punte di tristezza, quando Gianni e Marco, cioè il figlio e il marito, si tuffavano nel blu più blu, lei rimaneva lì sulla roccia, avrebbe tanto voluto buttarsi nell'acqua, ma aveva paura, una fifa maledetta.
Dei ragazzini le chiesero perchè stava sulla roccia senza tuffarsi, Caterina si mise a piangere, le lacrime le scendevano sulle guance lente e silenziose.
Uno dei giovani le offrì delle stelle marine che aveva pescato appena, appena nel mare, le mise sulla mano di Caterina con un sorriso aperto.
Caterina si asciugò con vergogna le lacrime, facendo finta che fossero spruzzi di acqua, in effetti le lacrime sono salate come l'acqua del mare, e giurò che avrebbe imparato a nuotare.
immagine di Teoderica
sabato 23 agosto 2014
RACCONTI DAL MARE 5
E vennero i mari stranieri, prima quello di Puglia, la costa del Gargano, Vieste, Peschici, Mattinata, paesi incantevoli un po' fuori dal tempo, c'era chi viveva nelle grotte, il cibo era buono, piatti poveri ma incredibilmente gustosi e il mare era blu, trasparente, era sempre l'Adriatico, ma al nord era grigiolino, qui era colorato.
Caterina guardava gli altri tuffarsi dalle rocce, anche lei avrebbe voluto farlo, figuriamoci non faceva il bagno nel suo mare in cui si poteva camminare per centinaia di metri toccando sempre il fondo, qui mettevi il piede in acqua e trovavi due metri d'acqua.
Al sud il sole è cocente, bruciante, ustionante, Caterina che non si bagnava mai, Gianni il figlio e Marco il marito erano continuamente a mollo per rinfrescarsi, si beccò un'insolazione coi fiocchi.
Febbre a quaranta gradi, brividi e farneticazioni con la testa che sembrava spaccarsi a metà, il medico le disse che era stata avventata a stare tante ore al sole senza bagnarsi i capelli o portare un cappello.
Il soggiorno a Vieste terminò presto, la Puglia era stata ostile con lei, era stata davvero male, o forse era giunta l'ora di togliersi la paura dell' acqua, Gianni aveva frequentato un corso in piscina, in poco tempo aveva imparato tutti e quattro gli stili e lo avevano reclutato per la squadra agonistica.
Forse Caterina con l'istruttore sarebbe riuscita non dico a nuotare, ma almeno a galleggiare, almeno a fare il morto, tutti riuscivano a fare il morto , tutti tranne lei.
Penso che sappiate tutti cos'è fare il morto, cioè stare sull'acqua allo stesso modo che stare distesi su un letto.
Prima di lasciare l'Adriatico pugliese, Caterina volle tornare alla spiaggia, decisa questa volta a scendere in acqua aiutata dal marito, ma la paura la prese, proprio non ebbe il coraggio di mettere una gamba nell'acqua, le rocce erano puntute ed insidiose, si poteva scivolare, e quanta acqua c'era in quel punto, se poi non avessi toccato il fondo?
Tutto il coraggio svanito, mentre Gianni e Marco si tuffavano nel mare cristallino, Caterina cercava sassi sullla spiaggia ghiaiosa, fu fortunata trovò due sassi porosi che contenevano quasi certamente due fossili, Caterina li ha ancora, non li ha mai spaccati per vedere l'interno, ha paura di spaccare tutto, non è un'esperta di fossili, un giorno, non sa quando, spaccherà quello più bello, il sasso rotondo e vi troverà dentro...una stella.
immagine di Teoderica
Caterina guardava gli altri tuffarsi dalle rocce, anche lei avrebbe voluto farlo, figuriamoci non faceva il bagno nel suo mare in cui si poteva camminare per centinaia di metri toccando sempre il fondo, qui mettevi il piede in acqua e trovavi due metri d'acqua.
Al sud il sole è cocente, bruciante, ustionante, Caterina che non si bagnava mai, Gianni il figlio e Marco il marito erano continuamente a mollo per rinfrescarsi, si beccò un'insolazione coi fiocchi.
Febbre a quaranta gradi, brividi e farneticazioni con la testa che sembrava spaccarsi a metà, il medico le disse che era stata avventata a stare tante ore al sole senza bagnarsi i capelli o portare un cappello.
Il soggiorno a Vieste terminò presto, la Puglia era stata ostile con lei, era stata davvero male, o forse era giunta l'ora di togliersi la paura dell' acqua, Gianni aveva frequentato un corso in piscina, in poco tempo aveva imparato tutti e quattro gli stili e lo avevano reclutato per la squadra agonistica.
Forse Caterina con l'istruttore sarebbe riuscita non dico a nuotare, ma almeno a galleggiare, almeno a fare il morto, tutti riuscivano a fare il morto , tutti tranne lei.
Penso che sappiate tutti cos'è fare il morto, cioè stare sull'acqua allo stesso modo che stare distesi su un letto.
Prima di lasciare l'Adriatico pugliese, Caterina volle tornare alla spiaggia, decisa questa volta a scendere in acqua aiutata dal marito, ma la paura la prese, proprio non ebbe il coraggio di mettere una gamba nell'acqua, le rocce erano puntute ed insidiose, si poteva scivolare, e quanta acqua c'era in quel punto, se poi non avessi toccato il fondo?
Tutto il coraggio svanito, mentre Gianni e Marco si tuffavano nel mare cristallino, Caterina cercava sassi sullla spiaggia ghiaiosa, fu fortunata trovò due sassi porosi che contenevano quasi certamente due fossili, Caterina li ha ancora, non li ha mai spaccati per vedere l'interno, ha paura di spaccare tutto, non è un'esperta di fossili, un giorno, non sa quando, spaccherà quello più bello, il sasso rotondo e vi troverà dentro...una stella.
immagine di Teoderica
domenica 17 agosto 2014
RACCONTI DAL MARE 4
Ora Caterina, andava al mare col marito e il figlio.
Siccome lei lavorava tutti i giorni, mentre il marito faceva i turni e quindi poteva andare al mare anche fra settimana, era tacito accordo che al bambino stesse attento lui, così Caterina si metteva al sole e si addormentava, spossata dalla stanchezza della settimana lavorativa.
Caterina, poi voleva togliere al figlio ogni fobia dell'acqua, non voleva assolutamente che diventasse come lei, Gianni, questo il nome del figlio, le aveva detto: "mamma, ma perchè non vieni mai a fare il bagno con me e papà, ci divertiamo tanto, vieni, vieni."
E la tirava con le sue piccole braccine, esili come giunchi: "stai sempre al sole!"
Cosa poteva rispondere Caterina, a volte diceva che era stanca, a volte che aveva sonno, a volte che aveva mangiato un panino, e rimandava ad una prossima volta.
Non poteva raccontare che il suo timore per l'acqua le derivava da una violenza sessuale subita e da un inizio di annegamento, non voleva assolutamente che il figlio subisse indirettamente il suo trauma e che ciò gli precludesse il piacere di nuotare e di vivere in simbiosi con l'elemento acqua, fonte primigenia della vita.
Così si limitava ad alzarsi dal telo, e dal bagnasciuga, osservava le evoluzioni del figlio, le sue capriole, poi immancabilmente c'era il litigio, perchè Gianni con le mani diventate come delle vesciche, per il lungo stare in acqua, non voleva mai uscire dal mare e la sfidava:" vienimi a prendere!"
Il marito se ne infischiava, non capiva che non si può stare un'ora in acqua, il beneficio diviene danno. Caterina si sentiva impotente, schiumava rabbia, avrebbe preso a sberle il marito, non lo faceva perchè poi le avrebbe prese lei e quel cazzo di uomini hanno la mano pesante a differenza di noi donne che siamo deboli e la nostra sberla per loro è una carezza, un po' come per i cavalli ai quali per fargli un gesto carino gli devi dare uno schiaffo.
Ah, ma Gianni, le avrebbe prese, quando sarebbe risalito, lei gli avrebbe tirato giù gli slip e avrebbe sculacciato la carne bella e nuda, lì davanti a tutta la spiaggia, oh lo avrebbe fatto! Sì l'avrebbe fatto!
Tutte le volte così, poi quando Gianni veniva finalmente fuori dall'acqua, rimandava le sculacciate al ritorno a casa. non poteva umiliarlo davanti a tutti.
Arrivati a casa, la rabbia di Caterina era sbollita e Gianni così la faceva sempre franca.
immagine di Teoderica
domenica 10 agosto 2014
RACCONTI DAL MARE 3
L'anno dopo Caterina, andò al mare col suo moroso.
Dall'alto dei suoi quindici anni, si sentiva stanca e in odore di zittellaggio, tanti spasimanti e neanche uno fisso, così ne scelse uno e si sentì una donna vera.
Al mare, dopo tanti anni rassicurata dalle braccia forti del suo ragazzo, entrò nell'acqua, ma non andò oltre il metro di profondità, l'acqua le arrivava appena all'ombelico.
Eppure Caterina non si sentiva sicura.
Marco, il suo innamorato la teneva fra le braccia, facendola galleggiare, Caterina si stava sciogliendo ma si raccomandava con Marco che non la mollasse.
Marco non avendo idea del terrore per l'acqua di Caterina, ed essendo ben al di sopra del pericolo di non toccare il fondo, lasciò la presa: " vai Caterina, vai che stai nuotando!"
Caterina terrorizzata, si trovò col sedere e le gambe fuori dall'acqua e la testa sul fondo, non riusciva ad appoggiare i piedi al fondo marino, nè riusciva ad alzare la testa, stava già bevendo acqua schifosa, amara e salata, il petto le scoppiava, le mancava il respiro, e intanto pensava che sarebbe morta in un metro d'acqua, perchè Marco sicuramente pensava che lei stesse scherzando e non l'avrebbe tirata su.
Non era la prima volta che Caterina fingeva un infarto per farlo andare più piano in auto, a Caterina piaceva fare l'attrice.
Caterina si era già vista morta, con la faccia spettrale e i lunghi capelli come alghe nere, vedeva un'altra lei di fronte, come in uno specchio, aveva perso ogni speranza.
Poi si sentì sollevare, la testa finalmente fuori dall'acqua, il respiro le fece male ma respirava e l'acqua le usciva dalla bocca, irrefrenabili conati di vomito e accessi di tosse la liberarono dell'acqua che aveva trangugiato, sembravano litri e litri.
Marco le chiedeva perchè mai non avesse appoggiato i piedi sul fondo, non le credeva quando Caterina asseriva che i piedi stavano in alto e non c'era forza umana per farli scendere mentre la testa pesava e andava a fondo, comunque tutto finì bene, nel giro di un'ora, Caterina non ebbe più alcun malessere, ma giurò dentro se stessa che non sarebbe mai più scesa in acqua, non avrebbe mai più fatto il bagno neanche nella vasca di casa, solo la doccia avrebbe fatto.
E mentre lo giurava, passarano accanto a lei un gruppo di barellieri che avevano raccolto il corpo di un giovane, il quale era annegato giorni prima e il mare che inghiotte e poi riporta sempre a riva lo aveva lasciato lì, proprio vicino a Caterina, la quale lo osservava pensando che un secondo, un attimo, determinano a volte catastrofi,
Se Marco non l'avesse acciuffata in tempo anche Caterina sarebbe stata un corpo inerte come un tronco, da seppellire in un cimitero, nella grassa terra a marcire, cibo per i vermi.
A quel ragazzo era successo, perchè a lei no e a lui sì?
immagine di Teoderica
lunedì 4 agosto 2014
RACCONTI DAL MARE 2
Caterina non andò al mare per parecchio tempo, fino a quando l'estate in cui lei compì quattordici anni, iniziò a recarsi assieme alle amiche, in autobus, quasi tutte le domeniche alla spiaggia.
Alla spiaggia, ma non si bagnava neanche i piedi nell'acqua del mare, si crogiolava al sole sull'asciugamano, aspettando l'avvicinamento dei ragazzi per poter civettare.
La spiaggia era diventata la succursale estiva della discoteca, accanto a lei stuoli di giovanotti con cui si divertiva a celiare, motteggiare, e a guardali di sbieco con occhi ammiccanti.
Non le piaceva parlare con le amiche, con le solite invidie e meschinerie, sul sedere grosso, i capelli stopposi, il bikini di un brutto colore, i foruncoli e via dicendo, i maschietti invece pendevano dalle sue labbre.
Caterina aveva letto "Lolita" il celebre romanzo di Vladimir Vladimirovič Nabokov e le piaceva immedesimarsi nel ruolo di capricciosa per rendere reale la storia, non c'era niente di più bello che realizzare personalmente un film da un romanzo, essere lei autrice e attrice.
In discoteca, aveva conosciuto un ragazzo più grande di lei di circa dieci anni, era di Ferrara e quindi andava al mare a Lido degli Estensi, una spiaggia assai lontana da Marina di Ravenna, Caterina fu molto stupita quando se lo vide arrivare accanto tutto sorridente.
"Sono arrivato tardi, perchè c'era una coda di auto mai vista, tre ore in auto, ma sono qua, per vederti", e intanto stese l'asciugano accanto a lei.
Caterina era pronta con la sua sceneggiatura alla "Lolita", ma l'amica stesa al sole vicino a lei le disse: " vestito sembrava carino, ma hai visto che brutte gambe ha, secche e storte come dei rami d'albero"
Caterina osservò attentamente le gambe del ragazzo, le parvero talmente brutte che si alzò col telo e stese l'asciugamano lontano da lui.
Invano il ragazzo tentava di parlare con Caterina, lei non rispondeva.
Si alzò, e ristese il telo accanto a Caterina, lei col muso schifato si fece più in là.
"Ti ho fatto qualcosa, sei arrabbiata perchè sono in ritardo, non ti piaccio più?"
Neanche rispose Caterina...ma lui non si vedeva come era ridicolo in costume?
Il ragazzo prese il telo, si mise jeans e maglietta e andò verso la sua auto.
Caterina si sentiva cattiva, ma le sue gambe erano veramente troppo brutte.
La sua amica aveva più gusto di lei, se aveva detto che le gambe erano brutte, lo erano davvero.
Un solo dubbio...ma erano importanti le gambe?
immagine di Teoderica
venerdì 1 agosto 2014
RACCONTI DAL MARE 1
Il mare è il mio elemento, affascinata e intimorita dalla sua profondità, oltremodo bello, sia calmo che in burrasca, è enigmatico come la vita e la morte.
Fra i primi libri che ho letto vi sono: Billy Bud e Moby Dick, entrambi capolavori di Herman Melville, entrambi parlano del mare, e come non dimenticare " Il vecchio e il mare" di Ernest Hemingway.
Un desiderio folle di scrivere racconti sul mare ha preso possesso di me.
Chissà cosa mai potrò scrivere io che ho nelle mie avventure un solo viaggio in nave, da Ravenna a Cesenatico, qualche gita in moscone, con qualche timore e null'altro, se non qualche bracciata a dorso, sempre dove tocco coi piedi.
Melville, Hemingway, hanno avuto vite avventurose, hanno solcato mari, oceani, però Emilio Salgari che scrisse romanzi avvincenti di viaggi in terre inesplorate non si mosse quasi mai da Torino e prima era vissuto a Verona.
Quindi racconterò di viaggi avventurosi sul mare da una visione femminile.
Caterina non aveva mai visto il mare, ne aveva sentito parlare tanto, le avevano detto che era bello, ma non si poteva spiegare a parole.
Il prete aveva detto dal pulpito che il mare non si poteva svuotare con un secchiello, ma lo si poteva svuotare con l'amore.
Fra i primi libri che ho letto vi sono: Billy Bud e Moby Dick, entrambi capolavori di Herman Melville, entrambi parlano del mare, e come non dimenticare " Il vecchio e il mare" di Ernest Hemingway.
Un desiderio folle di scrivere racconti sul mare ha preso possesso di me.
Chissà cosa mai potrò scrivere io che ho nelle mie avventure un solo viaggio in nave, da Ravenna a Cesenatico, qualche gita in moscone, con qualche timore e null'altro, se non qualche bracciata a dorso, sempre dove tocco coi piedi.
Melville, Hemingway, hanno avuto vite avventurose, hanno solcato mari, oceani, però Emilio Salgari che scrisse romanzi avvincenti di viaggi in terre inesplorate non si mosse quasi mai da Torino e prima era vissuto a Verona.
Quindi racconterò di viaggi avventurosi sul mare da una visione femminile.
Caterina non aveva mai visto il mare, ne aveva sentito parlare tanto, le avevano detto che era bello, ma non si poteva spiegare a parole.
Il prete aveva detto dal pulpito che il mare non si poteva svuotare con un secchiello, ma lo si poteva svuotare con l'amore.
Incomprensibile, Caterina non riusciva a capirci niente, però amava il mare senza averlo mai visto e ci pensava tutte le sere prima di dormire, si era immaginata il suo mare.
Si era letta Sant’Agostino, il Santo che mentre cercava di
risolvere il mistero della Trinità stava camminando su una spiaggia, quando
incontrò un bambino che con un secchiello, prendeva acqua dal mare e la
metteva in una buca della sabbia. Allora il Santo domandò cosa stesse
facendo. Il bambino rispose che cercava di mettere tutta l’acqua del
mare lì dentro. Al che il Santo risponde: “Impossibile!”. Il bambino a
sua volta rispose che era la stessa cosa che voleva fare lui pensando
di mettere tutto il mistero della Trinità nella sua testa.
Caterina si dava arie di ragazza moderna, ma non era altro che una contadinella, una pannocchia di granoturco, di testa dura e con in capo mille idee balzane, non aveva visto nulla del mondo, viveva in un piccolo paesino, frequentava la scuola nello stesso abitato, non sapeva niente, tranne quello che leggeva nei libri, che poi elaborava personalmente nella sua testa fantasiosa di dodicenne.
Ma venne il giorno di Ferragosto, il paese si svuotò, tutti al mare ed anche Caterina all'ultimo secondo, ma proprio all'ultimo, si liberò un posto in un'auto , andò al mare.
Più che felice, Caterina era incredula, imbambolata e taciturna.
Quando vide il mare, tanto agognato, non le parve bello come quello sognato, sì era ma non come il sogno.
Si svestì, rimase con un due pezzi a quadretti gialli, si vergognava un poco, così scoperta, gli altri correvano in acqua, avevano pure un canotto rosso e blu, anche Caterina corse in acqua e capì tutto.
Per capire un mistero bisogna immergersi senza pensare, ora capiva la grandezza del mare, l'acqua sulla pelle, il tuffarsi, il saltare, immergersi con la testa sott'acqua e dare un colpo di reni, felice, non più bambina ma un pesciolino felice Caterina si sentiva così anche se non sapeva nuotare non aveva paura dell'acqua galleggiava naturalmente, quando avvertì una mano bramosa entrare dentro ai suoi slip, una mano rapace, violenta.
Caterina si divincolò, si allontanò dal gruppo, spaventata, poi si disse che forse si era sbagliata, forse era un gioco e si lasciò riprendere fra le braccia dall'acqua.
Si era quasi dimenticata di tutto, quando la mano rapace le sfilò gli slip, e la mano violenta si insinuò, come scalciò Caterina, l'acqua l'aiutò e riuscì a sgusciare via .
Caterina uscì dall'acqua, rimase sulla spiaggia, sotto al sole cocente a guardare gli altri che si tuffavano dal canotto, anche quello là dalle mani violente e pure rideva.
Da allora Caterina non riuscì più a nuotare, non galleggiava più, il suo corpo diventava un tronco.
immagine di Teoderica
mercoledì 9 gennaio 2013
MARE/AMARE

FEDERICO GARCIA LORCA
Il mare
Sorride da lontano.
Denti di spuma,
Labbra di cielo.
Denti di spuma,
Labbra di cielo.
Immagine di Teoderica
Etichette:
arte,
F.G. Lorca,
immagini,
mare,
poesie
martedì 10 luglio 2012
CONOSCETE IL MARE IN ARDORE?
Questa immagine rappresenta il mio mare, il quale non è tanto bello, però è il mio.Ve ne voglio parlare perchè io scrivo tanti post durante l' inverno perchè poi l' estate tutti i pezzettini di tempo libero che ho li dedico al mare.
E quindi voglio dirvi che per me arrivare in bici, rigorosamente alla spiaggia libera, stendere il telo, mettervi sopra l' abbrozzante e il borsellino con le sigarette, ho anche il contenitore per i mozziconi, e le caramelle, poi appoggiare gli occhiali da sole, togliersi il prendisole e poi lentamente immergesi nell' acqua a nuotare è il mio paradiso in terra.
Dopo venti minuti di nuotata a dorso, mi stendo sul telo ad asciugarmi, poi di solito mi appisolo; al risveglio una caramella in bocca e una sigaretta e quasi ogni santo giorno aspetto il mare in ardore o dicasi anche mare in amore. Si tratta del mare con le onde fosforescenti. Il fenomeno si manifesta solo in alcuni giorni estivi e non tutti gli anni e lo definiscono "mare innamorato" ed è provocato si dice da minuscole alghe. Si verica di notte e io da trent'anni lo sto aspettando, perchè anche se si svolge di notte, qualcosa di diverso lo avrà pure di giorno.Me ne parlò una mia amichetta che si immerse e che era diventata tutta di luce ovvero fluorescente, a me non è mai capitato...e a voi?
Conoscete il mare in ardore o mare in amore?
E' il fenomeno della bioluminescenza per cui organismi viventi emettono luce attraverso particolari reazioni chimiche, nel corso delle quali l'energia chimica viene convertita in energia luminosa. Questi organismi marini, ma anche le lucciole ad esempio emettono bioluminescenza, se ne servono per vari scopi, ma certo quelli che definiscono meglio il termine mare in ardore sono gli Odontosyllis.
Maschi e femmine di una stessa specie,
per riconoscersi emettono luce ad intermittenza. Succede così nell’anellide
marino del genere Odontosyllis, in cui sia il maschio che la femmina sono luminescenti
durante il periodo dell’accoppiamento. Questi, raggiunte le acque superficiali
dopo il tramonto e solo nelle notti di luna piena, emettono uova e spermi in una danza
che vede la femmina tracciare dei cerchi luminosi con luce continua e il maschio
raggiungerla emettendo dei segnali intermittenti. Alla minima interruzione del segnale
luminoso da parte della femmina, il maschio disorientato non la riconosce più.
Solo alla ripresa del segnale luminoso il maschio ricomincerà ad emettere i gameti
(spermi).
immagine mare di Marina di Ravenna
sabato 24 gennaio 2009
@MARE
Ho preso un cartone/
ho preso un cartone gettato via./
L' ho riempito di mare/
vi ho fatto un sole./
Non so se alba o tramonto./
Vi ho messo dei pezzi di vetro/
l'ho sigillato/
e ho fermato il tempo./
Ho preso l'alba/
ho preso il tramonto/
ho preso me stessa.
Iscriviti a:
Post (Atom)







