Come ho iniziato a scrivere? Il mio sogno di lettrice era
quello di scrivere un libro, pareva irrealizzabile in quanto non avevo idea di
come fare, non ho titoli di studio adatti, né sapevo scrivere a macchina. Poi
il sogno si è tramutato in realtà. Come è successo? Ero contraria all’uso del
computer, una realtà virtuale la aborrivo, già c’è tutto il mondo della psiche,
del nostro io che lo è, preferivo alla lunga il giardinaggio, il fare e il
manipolare realmente delle cose che starmene davanti al video, mi bastava la
televisione. Ma dopo la Laurea e il Dottorato, mio figlio era stato contattato
per un posto da professore universitario in Canada, un evento quasi miracoloso,
un professore di appena trent’anni è precoce pure in Nord America. Lui aveva già
un posto di lavoro adatto alla sua Laurea ma l’occasione era talmente ghiotta
che ha lasciato tutto ed è partito. In quel frangente mi sono innamorata del
computer, perché tramite questo mezzo potevo comunicare con Skype e parlare e
vedere mio figlio. Skype è stato la mia consolazione di madre, la mia
caramella, il mio dolce nella mia saudade.
Da Skype, sono passata ai blog, ho aperto questo sito nel lontano 2008, circa
dieci anni fa, poi ne ho aperti altri, sono planata sui social, ho fatto amicizie
virtuali, fra cui persone che erano già scrittori e che mi hanno dato dei
consigli. Ho iniziato a scrivere sui blog aggregatori, racconti e articoli, ho
iniziato a partecipare ai concorsi di poesie, piena di entusiasmo. Nel 2011 mi
è venuta l’idea di scrivere un romanzo partendo da un centenario inerente a Ravenna,
la mia città. Si rievocavano i 500 anni dalla famosa Battaglia del giorno di
Pasqua del 1512, definita come l’ultimo scontro dei cavalieri antichi e l’antesignana
delle guerre moderne. Il manoscritto fu accettato da vari editori, e tutt’oggi
non so se io scrivo decentemente o se è tutto un business e in realtà gli
editori non scartino quasi nulla, anzi come dice Umberto Eco nel suo romanzo Il pendolo di Focault certi editori non
hanno bisogno di lettori ma solo di scrittori. Comunque scelsi un editore di
Ravenna e se non altro mi ha fatto da Maestro e ho imparato piuttosto bene come
si scrive un libro. Dal 2011 non mi sono più fermata e oltre a scrivere per i
miei blog e vari articoli per un web giornale scrivo in media un libro all’anno…
forse lo scrivere riempie la mia solitudine.
Visualizzazione post con etichetta dolori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dolori. Mostra tutti i post
domenica 13 maggio 2018
lunedì 7 maggio 2018
DIARIO 11
Che cosa si scrive in un diario, boh, forse un diario
privato non è la stessa cosa di un diario pubblico, ma io ho la stessa malattia
che hanno circa due milioni di italiani, ho il mal di scrivere e scrivo scrivo.
Nel vocabolario la definizione dello scrittore o scrittrice è… chi scrive opere
con intento artistico; chi si dedica all’attività letteraria: scrittore
di romanzi, di commedie; gli scrittori italiani dell’Ottocento; scrittore
arguto, monotono, serio, brillante ecc., con riferimento al contenuto, al
tono, alla qualità dei suoi scritti. L’etimologia di scrittura è grafia, che ha
la stessa radice di graffito, perché scrivere significa incidere o scavare,
quindi uno scrittore scava dentro se stesso poi incide le parole e rende
visibile il suo dentro, chissà forse si scrive per rendere più chiaro ciò che
si ha dentro e lo si pubblica per ritrovare questo dentro in altre persone, lo
si condivide per essere meno soli o forse perché mal comune mezzo gaudio. Per
metà della mia vita sono stata un’assidua lettrice, ho letto persino, facendolo
di notte, un libro al giorno, per l’altra metà della mia vita un’incessante
scriba. Ora scrivendo leggo molto meno, le mie letture sono focalizzate alle
ricerche su quello che sto scrivendo o all’etimologia e al significato delle
parole, se mi chiedete in questo momento quale libro preferisco, vi risponderò:
il vocabolario. A tutt’oggi ho scritto dieci libri, tra romanzi e poesie più
vari racconti in parecchie antologie, senza contare un migliaio di articoli
sulla Romagna. Bei tempi quelli in cui scrivevo articoli romagnoli per il
quotidiano La Voce di Romagna, ho imparato tante cose è stato proprio
bellissimo, purtroppo tutto ha un inizio e una fine, anche noi nasciamo e poi
finiamo, in tutto questo è meglio vedere rosa e pensare che anche le cose
brutte hanno una fine e nel caso della nostra morte, non essendoci più forse
saremmo come un tavolo o una sedia o una stella del cielo.
martedì 1 maggio 2018
DIARIO 10
Diario della serie le piccole cose. E’ da un po’ che mi gira
in testa… una mela al giorno toglie il medico di torno, i detti hanno sempre
una ragione di essere e un fondo di verità ci sarà. Infatti un giro in Internet
e ho scoperto che la mela può essere considerata come un farmaco che ci viene
fornito dalla natura, un rimedio per molti problemi di salute. La mela contiene tante vitamine e
sostanze minerali e soprattutto molta vitamina C e potassio. È anche ricca di
pectina, una fibra alimentare che è importante per una buona digestione e un
lungo senso di sazietà. I flavonoidi hanno un effetto positivo sul sistema
immunitario, sono antinfiammatori e possono addirittura ridurre il rischio per
certi tipi di cancro. Il componente più importante della mela è l’acqua con
l’85% per questo la mela è relativamente ipocalorica ed è consigliata nelle
diete dimagranti. E’ bene mangiare le mele, dopo averle lavate, con la buccia perché
la maggioranza delle vitamine si trova proprio qui. Ecco io mangio poca frutta,
mi piace quella in scatola e quella estiva, mele non le mangio mai, ma ho
deciso di cambiare e mi è venuta un’idea perché le mele cotte mi piacciono
assai. Ho trovato una ricetta che abbinava le mele col pollo, il metodo è lo
stesso di quello del pollo con patate. Si tagliano le mele Golden, quelle
gialle a spicchi come le patate si cuociono in olio, sale e pepe et voilà una squisitezza. Mi sono poi
detta perché non abbinare le mele anche con la bistecca, la cotoletta o la
polpetta? Oggi ho provato e il risultato è stato veramente ok, così ora
riuscirò a mangiare una mela al giorno e forse mi leverò il medico di torno…
chissà.
martedì 24 aprile 2018
DIARIO 9
Mi rendo conto che scrivendo questo diario, vedo tutto
quello che mi accade col bicchiere mezzo vuoto. Sono stata invitata il 4 e l’11
febbraio a partecipare alla sfilata di Carnevale dei carri allegorici. Mi hanno
dato un bel vestito lungo di colore viola, col mantello nero e la corona, essì perché
dovrei interpretare
la regina Grimilde, talvolta chiamata semplicemente Regina Cattiva, cioè la matrigna di Biancaneve. Anno scorso ero entusiasta ho partecipato vestita in abito del folklore russo, quest’anno invece, siccome vedo nero, mi sento ridicola, mi sento una vecchia che vuole stare in mezzo ai giovani, mi sento come se volessi acchiappare gli anni della mia giovinezza che per mie vicissitudini non ho mai vissuto. Penso che dovrò percorrere, per arrivare al punto della sfilata, un chilometro in bicicletta. Come farò con quella palandrana così lunga? Che penseranno le persone vedendomi mascherata in bicicletta? Poi troverò il mio carro con la marea di gente che ci sarà? E se incontro persone che mi conoscono cosa mi diranno e che opinione avranno di me? E senza borsa dove metterò le chiavi di casa, che sono un mazzo sempre grande? Non posso lasciarle nelle borse della bicicletta, da dove mi hanno già rubato l’ombrello e la borsa da ginnastica. E poi tutti quei coriandoli, che casino toglierli. E se piove? Se pioviggina devo andare lo stesso. Oh mio Dio perché ho accettato di andare, ormai non posso dire di no. Potrei inventare una scusa, che sono ammalata, ma non è da me il non accettare le sfide. Quando dico che faccio una cosa la mantengo e cerco di farla anche e soprattutto se non ne ho voglia, che facile è farlo quando lo vuoi fare, il difficile è fare qualcosa quando vorresti solo stare a letto o in casa rannicchiata a uovo proteggendoti da sola.
la regina Grimilde, talvolta chiamata semplicemente Regina Cattiva, cioè la matrigna di Biancaneve. Anno scorso ero entusiasta ho partecipato vestita in abito del folklore russo, quest’anno invece, siccome vedo nero, mi sento ridicola, mi sento una vecchia che vuole stare in mezzo ai giovani, mi sento come se volessi acchiappare gli anni della mia giovinezza che per mie vicissitudini non ho mai vissuto. Penso che dovrò percorrere, per arrivare al punto della sfilata, un chilometro in bicicletta. Come farò con quella palandrana così lunga? Che penseranno le persone vedendomi mascherata in bicicletta? Poi troverò il mio carro con la marea di gente che ci sarà? E se incontro persone che mi conoscono cosa mi diranno e che opinione avranno di me? E senza borsa dove metterò le chiavi di casa, che sono un mazzo sempre grande? Non posso lasciarle nelle borse della bicicletta, da dove mi hanno già rubato l’ombrello e la borsa da ginnastica. E poi tutti quei coriandoli, che casino toglierli. E se piove? Se pioviggina devo andare lo stesso. Oh mio Dio perché ho accettato di andare, ormai non posso dire di no. Potrei inventare una scusa, che sono ammalata, ma non è da me il non accettare le sfide. Quando dico che faccio una cosa la mantengo e cerco di farla anche e soprattutto se non ne ho voglia, che facile è farlo quando lo vuoi fare, il difficile è fare qualcosa quando vorresti solo stare a letto o in casa rannicchiata a uovo proteggendoti da sola.
venerdì 13 aprile 2018
DIARIO 7
Oggi, siamo a metà gennaio, mi sento un po’ così- e che
razzo ma tu ti senti sempre un po’ così-. Specifichiamo bene, l’umore non è che
cambia di giorno in giorno, ci vuole tempo, è quest’ultimo che cura tutto, sia
le ferite fisiche che quelle dell’anima e poi oggi ho un motivo serio. Ieri
sono andata a trovare amici a ******, una
città che dista 300 km circa da Ravenna e là a casa degli amici ho dimenticato
il cellulare. Ora devo decidere se farmi inviare il cellulare per posta o
rifarmi il viaggio, credo che opterò per questa ultima soluzione, non voglio cedere al male, arrabbiarmi
con me stessa per la smemoratezza o incapacità, voglio vivere questa cosa come
una nuova esperienza e il nuovo viaggio che dovrò fare voglio vederlo come
segno fortunato del destino, come nuovo e fortuito incontro con gli amici di
******. Certo che il cellulare me lo porto perfino in bagno, faccio tutto col
cellulare, telefono, chatto con gli amici di Facebook e di WhatApps, faccio infinite
ricerche su Google, uso il registratore, il metronomo, faccio foto, video,
ascolto musica e tanto altro ma a tutto
ciò so rinunciare, quello che più mi preme sono le telefonate di lavoro, ma quest’ultima cosa si aggiusterà, ci penserò momento per momento… intanto come
primo messaggio sul computer da parte di un amico di WhatsApps ho ricevuto queste parole: Mi sento sempre felice sai perché? Perché
non aspetto niente da nessuno; aspettare sempre fa male. I problemi non sono
eterni, hanno sempre una soluzione, l'unica cosa che non ha rimedio è la morte.
sabato 7 aprile 2018
DIARIO 6
Ho incominciato ad andarmi a letto alle 21:00 e delle volte
anche prima, sto riflettendo seriamente di tornare a vedere la televisione,
così dormo un paio di ore sul divano, così riuscirò ad andare a letto almeno alle
23:00, che dormire così presto mi sembra di essere un pollo. E in questi giorni
mi sento tanto un pollo o per lo meno un tacchino induttivo. Sapete la storia
di quel tacchino che stava sicuro perché tutte le mattine alle nove gli
portavano da mangiare, invece la mattina della vigilia di Natale, alle nove gli
tirarono il collo. Il tacchino induttivio
è una celebre metafora ideata dal filosofo Bertrand Russell, e ripresa poi
anche da Karl Popper, allo scopo di confutare le pretese di validità in senso
assoluto secondo diciamo l’abitudine e la molteplicità delle volte che accade
una cosa. A questo punto devo dire che mi sento un pollo o un tacchino ma al
contrario di quello di Popper o di Russell, mi sento senza certezze né
abitudini, mi sento disordinata e sola, vorrei tanto avere le certezze del
tacchino, quella bella abitudine, anche se so che del domani non c’è certezza, mi
basterebbe la falsa sicurezza. Invece non è vero neanche questo, se avessi
delle false sicurezze, mediterei sulla loro falsità, quindi il mio problema è l’incertezza,
e parafrasando il poeta Gozzano il mio motto può essere… Non amo che le rose che non colsi. Non amo che le cose che potevano essere e non sono state e in merito a queste parole ho un ricordo
infantile che è indelebile. Mi regalarono una palla, non ero mai stata così
felice, giocavo sempre con quel pallone finché non si bucò su uno spino… quanto
dolore, quanto piansi. Durai non giorni, ma settimane a piangere, finché mia
madre non mi portò a casa una palla nuova, ma io piangevo lo stesso. Allora mia
madre mi disse, perché continui a piangere, hai la palla adesso, io risposi…
penso che se non avessi forato l’altra ora ne avrei due.
domenica 1 aprile 2018
DIARIO 5
Gennaio fa rima con acciaio, è un mese duro e freddo a volte
ci sono giornate anche assolate, ma quest’anno è solo freddo e grigio proprio
come l’acciaio. Nel giornale solo brutte notizie, le casette dei terremotati
che si sfasciano, la politica che cade nella meschineria, essì perché c’è anche
il peggio del peggio quando si finisce nel contrario della dignità e la
politica diventa come il turista occidentale che nei paesi poveri compra a
prezzi da fame sentendosi un altruista. A Ravenna ogni giorno una spaccata per
furti gretti e meschini di pochi euro, un assicuratore è stato minacciato con
le pistole e chiuso in bagno per ore per 40 euro, anarchia a tutto spiano
sputano ai carabinieri e impiccano gli animali, certo non è un bel mondo… alle
brutture, ai delinquenti si è aggiunta la meschineria, la grettezza e la
pochezza… è un mondo da poco e gennaio sembra un vespaio di topi o forse sono
solo io che vedo il bicchiere mezzo vuoto. Vorrei scrivere un diario rosa
invece è d’acciaio e così mi pare tutto brutto, ciò che scrivo, ciò che
dipingo, perfino il flauto mi sembra più stonato e mi sembra di non aver voglia
di fare niente e quello che faccio mi sembra inutile. Oggi l’unica cosa bella è
che ho fatto il brodo, è venuto saporito e giusto,
il lesso era ok, giusta dose di magro e di grasso, le patate erano dolci e le
carote spesse e toste e i passatelli sono venuti come Dio comanda, belli lunghi
e non si sono squagliati… domani vado a tagliare i capelli, che poveretti
quando c’è qualcosa che non va ci vanno in mezzo sempre loro.
venerdì 23 marzo 2018
Diario 4
E oggi è l’8 gennaio, finite le feste si ritorna alla
normalità, un po’ di riflessione non guasta. Ogni tanto l’umanità sembra preda
dell’inconscio, come all’inizio del Novecento con Freud e gli artisti che vi si
accodarono, inconscio di cui Freud ha dato un nome, ma mica l’ha inventato lui.
Se si scorre all’indietro nel tempo si potranno trovare tempi in preda all’irrazionalità
ed altri più ordinati, l’ideale sarebbe armonizzare, seguire una strada
mediana. Adesso non voglio fare la moralista o il grillo parlante ma tutte questa
New Age che alla fine non è altro che surrogato di un surrogato, penso sia
meglio stare nel solco delle religioni tradizionali, che già sono un surrogato,
ma ad aggiuntive divisioni non si scappa corrispondono le moltiplicazioni dell’indefinito
che alla fine ci fanno molto molto male. Oggi tutto è permesso, nessuno sta più
alle regole il lentamente muore chi
diventa schiavo dell’abitudine, di Pablo Neruda ha fatto breccia in noi
perciò si butta a mare la consuetudine che viene vista totalmente in negativo,
in realtà per essere liberi occorrono forti abitudini e radici robuste
altrimenti invece di dirigere il nuovo ne saremo preda. Questo mi ha fatto
riflettere sulle festività che sono un deragliamento dalla consuetudine, belle
niente da dire ma alla fine se tutti i giorni fossero dei festivi ci troveremmo
allo sbaraglio, l’ozio quando è troppo genera vizio. Non credo che dobbiamo
fare rivoluzioni oggi, semplicemente dovremmo solo lottare per mantenere ciò
che abbiamo, perché con la scuola del divertimentificio stiamo diventando come
i romani col panem et circenses… insomma vessillo alla normalità perché abbiamo
bisogno anche di quella è quella che fa essere bella l’eccezione, quando tutto
è sconvolgimento non si apprezzano più, come sovente accade neanche le feste.
giovedì 1 febbraio 2018
Diario 2
E oggi 3 gennaio cosa ho da raccontare ben poco. L’influenza
sembra essersene andata ma mi è rimasto un senso di spossatezza che forse non è
dovuto alla febbre ma ai terribilis medicinali anti psicotici che sto prendendo,
sì soffro ogni tanto di visioni
profetiche, il mio addolorato inconscio si crea un’altra realtà e per
fortuna che accade di rado, ma quando capita sono razzi amari. Io sono felice e
mi sembra di avere tutto chiaro, ma i medici dicono di no che sto viaggiando
troppo veloce sul ghiaccio e così mi mettono le catene alle ruote coi
medicinali, ma ora che sto bene è come se viaggiassi ancora con le catene non
più sul ghiaccio o sulla neve, ma su una strada pulita perciò vivo facendo tran
tran trac trac, ma stasera inizio lo scalaggio per poi eliminarli e allora dopo
starò bene o almeno lo spero. Bando alle ciance oggi posso dire di aver fatto
molto poco, non ho forze neanche per gli esercizi di flauto traverso, mi esce
un soffio faticoso, non solo ho i nervi di tutti i muscoli a pezzi, ma fatico
pure a respirare. Sono uscita, per prendere un cappuccino al mio bar preferito
e leggere così anche i quotidiani, ma non riuscivo neanche a stare seduta e
allora sono andata a vedere le vetrine perché fra poco ci saranno i saldi, ma
essendo triste non ho trovato nulla che mi piacesse. E allora sono tornata a
casa e il tempo è passato, ormai sono le 20 e io me ne andrò a letto, sperando
nel domani.
Etichette:
diario 2,
dolori,
gioie,
piccole cose,
vita
venerdì 26 gennaio 2018
Diario 1
Oggi giornata un po’ così e per fortuna che l’oroscopo di
Paolo Fox ha detto che per la Vergine sarà un grande anno, intanto ieri 1°
gennaio 2018 l’ho passata con febbre, tosse e starnuti stratosferici, sono
stata malissimo. Oggi va un po’ meglio ma ho tanto dolore ai nervi e alle ossa,
non riesco a stare seduta, né a stare a letto, riesco solo a camminare,
considerate che dopo l’influenza sono stanchissima e vorrei tanto riposare ma
non ci riesco, è per questo che sono al computer, se scrivo forse riuscirò a
non sentire il dolore. Considerate che sono rimasta fuori casa, una ventata ha
chiuso la porta e la chiave di riserva ho dimenticato dove l’ho nascosta, sono
rimasta fuori appena fatta la doccia, coi capelli ancora umidi e senza
cappotto, quasi da disperazione, non vi sto a dire come ho fatto ma dopo circa
mezzora la chiave è saltata fuori e sono riuscita ad entrare. Vi confido che ho
pregato perché tutto si risolvesse, non so se è stato un miracolo, caso,
fortuna o la memoria che è tornata ma tutto si è risolto. Spero non mi torni l’influenza.
Comunque poi sono uscita, dovevo andare in biblioteca a restituire due libri e
a prenderne uno che è tanto che voglio leggere… Il ramo d’oro di James Frazer, ma siccome la giornata era storta il
libro in questione non lo danno in prestito ma solo in consultazione… uffa e
riuffa, sono oltre 1200 pagine e io non sono un topo di biblioteca, che tra l’altro
la biblioteca Classense di Ravenna è piena di gatti. Sono tornata a casa e ora
mi sto sfogando scrivendo questo diario e mi è venuta un’idea: ho digitato su
Google… Il ramo d’oro James Frazer pdf e
miracolo, è apparso e mi hanno pure permesso di fare il download e ora ho il
libro sul mio computer, alla faccia di chi dice che il computer e il web sono abbufalati e poco seri.
Iscriviti a:
Post (Atom)









