lunedì 1 agosto 2022

Il volo del gruccione

Capitolo 3

La censura, Lyuba avrebbe voluto un po’ di censura   

 

 

Lyuba, dopo varie peripezie e qualche amore finito male, niente di che, un po’ come accade a tutti, si trovava in un momento della sua vita in cui si sentiva arrivata.

Abitava in un piccolo appartamento alla periferia di Ravenna, un luogo che sentiva suo, arredato da cose create per lo più da lei, con un terrazzo con grandi vasi di fiori e arbusti dove svolazzavano farfalle, passerotti e merli e dove le serate d’estate cenava con le amiche, sotto al gazebo dal telone bianco con attorno le lanterne colorate e sul fondo un copri lampada in terracotta della Tunisia, di quelle con tanti intagli che creano una miriade di luci, che illuminava una serie di piastrelle da lei dipinte ad imitazione delle famose colombe del Mausoleo di Galla Placidia.

Aveva una vita piena di interessi, una grande sete di conoscenza, senza discriminazioni di campo, un lavoro che le piaceva molto: si occupava di progettazione di grafiche per t-shirt, felpe ed altro    realizzando design ispirati esclusivamente ai libri, lavorava per il primo e-commerce in Italia di abbigliamento ispirato alla letteratura, aveva così unito due suoi grandi amori, i libri e il disegno.

Soprattutto si sentiva arrivata perché stava bene da sola. Aveva deciso di chiudere coi sensi e la ridicola ricerca del principe azzurro, intraprendendo un cammino di castità.

Se guardava indietro, al suo essere passionale, le veniva da sorridere con tenerezza, aveva scambiato l’amore sensuale e romantico con l’amore universale, l’amicizia era ora la sua anima gemella, l’amicizia che aveva la stessa radice dell’amore, l’amicizia che era fratellanza senza quella deleteria passione che tutta la letteratura ottocentesca aveva esaltato, fatta di altezze vertiginose, con le conseguenti discese rovinose del mare in burrasca, con la paura di perdere l’amato che pareva necessario come l’aria per respirare, ora preferiva la calma piatta dell’orizzonte marino di quelle giornate in cui il mare sembra quasi d’olio, l’amicizia oliava gli ingranaggi del suo corpo e del suo spirito.

Soprattutto si sentiva arrivata perché era riuscita a liberarsi dal controllo mentale. Non aveva voglia di parlare di complottismo, non aveva voglia di parlare di persone o sette che pretendevano di guidare il mondo. Sapeva di essere stata guidata con una forza magnetica molto forte ma altrettanto bene sapeva di essersene liberata e questo le bastava.

Parlare di controllo mentale sembra sia una cosa ristretta e riservata solo per matti o per psicologicamente fragili, eppure sono 164 milioni, il 38,2% della popolazione totale, gli europei colpiti da qualche forma di disturbo mentale, ma solo 1 europeo su 3 si cura ed arriva a rivolgersi ad uno specialista. Solo in Italia il problema riguarda 17 milioni di persone, entro il 2030, avvertono gli esperti, le patologie psichiatriche saranno infatti le malattie più frequenti a livello mondiale.   Tali disturbi, spiega lo psichiatra Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Azienda ospedaliera Fatebenefratelli di Milano, “non hanno tutti la medesima gravità. Spicca tuttavia il trend in costante crescita, soprattutto, per tre tipi di disturbi”. Si tratta, chiarisce, “della depressione (che interessa circa il 7,2% della popolazione europea), dei disturbi cognitivi come l’Alzheimer (3,5%) e dei disturbi legati all’abuso di alcol (3,4%). Altre patologie in aumento sono anche i disturbi da panico e del sonno”. In crescita sono pure i suicidi, con circa 800mila casi l’anno nel mondo e 4mila in Italia. Numeri che rivelano una condizione esistenziale sempre più difficile, aggravata da un dato ulteriore: “Solo 1 persona su 3 affetta da disturbi mentali si cura ed assume i farmaci appropriati e, complessivamente, meno del 10% di tali soggetti arriva da uno specialista”. Ma quali sono le cause alla base dell’esplosione dei disturbi della psiche? Sicuramente, afferma Mencacci, “un impatto importante ha avuto, negli ultimi anni, la crisi economica, che ha portato ad uno scadimento della qualità della vita ed un aumento della disoccupazione. La conseguenza è stato appunto il forte aumento del consumo di alcol, della depressione e dei disturbi da panico”. Sotto accusa, però, finisce anche uno dei tratti peculiari della società moderna: la velocità dei cambiamenti nel mondo globalizzato. Alle persone, sottolinea Mencacci, “è chiesto di far fronte ad un numero sempre maggiore di cambiamenti rapidi, sul lavoro, nella vita, nell’adattamento alle nuove tecnologie. Proprio tale velocità  dei cambiamenti ‘mette in crisi’ soprattutto le persone più fragili, come gli anziani ed anche in alcuni casi i giovani, portandole a scompensarsi dal punto di vista psicologico… È dunque fondamentale - avverte Mencacci - che oggi l’Europa investa di più nella salute mentale” (http://www.repubblica.it/salute/prevenzione/).

Lyuba concordava ma c’era dell’altro: le malattie psichiche aumentavano perché vi era un controllo globale e una manipolazione sulle persone che cercavano di resistere all’attuarsi di una società che era contraria al sentire più profondo del loro io.

Non era solo un lavaggio del cervello in cui l’oppresso riconosceva il nemico, come ad esempio subivano i prigionieri di guerra, costretti, spesso con la forza fisica, a fare cose che normalmente non avrebbero fatto; oggi tale lavaggio è effettuato in maniera dolce e subdola creando miti deleteri, dalla pubblicità, alla musica, al cinema e altro che la massa segue per essere alla moda, non accorgendosi che essa è il nemico.

Anche se qualcuno riesce a sfuggire all’influenza del nemico e al lavaggio del cervello non sfugge al controllo mentale che è molto più raffinato, perché la persona che fa le manipolazioni è spesso considerata come un amico o un educatore o comunque una persona a cui dà la sua fiducia, quindi la vittima non si difende e da indifesa si consegna volontariamente e felicemente mutuando il comportamento del nemico che non riconosce.

Quello del controllo mentale della popolazione, è ritenuto da molti un argomento di “fantapolitica”, ma Lyuba lo aveva provato personalmente e ci credeva.

Il progetto MKULTRA (o MK-ULTRA, conosciuto anche come programma della CIA per il controllo della mente) era il nome in codice dato a un programma illegale e clandestino di esperimenti sugli esseri umani studiato dalla CIA (il servizio di intelligence degli Stati Uniti d’America) durante gli anni cinquanta e sessanta del XX secolo, che aveva come scopo quello di identificare droghe e procedure che, integrando altre tecniche di tortura, facevano confessare le persone che vi venivano sottoposte. Durante i 20 anni ebbe anche come scopo quello di contrastare in piena guerra fredda gli studi russi, cinesi e coreani sul cosiddetto controllo mentale (mind control) ovvero sulla manipolazione della psiche delle persone. Le scoperte avrebbero dovuto portare numerosi vantaggi, come ad esempio la creazione di assassini inconsapevoli o il controllo di leader stranieri scomodi. Il progetto sarebbe stato sovvenzionato da un totale di 25 milioni di dollari e furono coinvolte almeno 80 istituzioni tra cui 44 college ed università, 12 ospedali e 3 prigioni, e 185 ricercatori privati. Molte ricerche venivano pubblicate in giornali medici ufficiali ed il clima era essenzialmente permissivo ed approvava le sperimentazioni in ambito “controllo mentale”. Nel 1957 un report del comando della CIA rivela gli interessi (e preoccupazioni) nel programma: “Devono essere prese precauzioni non solo nell’evitare che le forze nemiche vengano a conoscenza delle operazioni ma anche nel celare le attività al pubblico in generale. Sapere che l’agenzia è coinvolta in attività non etiche ed illecite avrebbe serie ripercussioni negli ambienti politici e diplomatici…” (https://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_MKULTRA)

Non solo i nordamericani ma anche i russi con il progetto “Woodpecker”, avevano ideato un segnale il quale si supponeva che emettesse frequenze in tutto il mondo da un trasmettitore vicino Kiev. I russi avrebbero recuperato le carte di Tesla riguardanti lo studio di queste frequenze, quando furono finalmente riportate in Iugoslavia dopo la sua morte.  Nikola Tesla aveva rivelato nel 1901, che l’energia avrebbe potuto essere trasmessa attraverso il terreno servendosi di onde elettromagnetiche a bassa frequenza chiamate ELF. Nulla ferma o indebolisce questi segnali e pare che qualcuno avesse realizzato delle attrezzature per misurare queste onde e il loro effetto sul cervello umano.

Woodpecker (picchio) era il soprannome dato ad un segnale radio militare ad onde corte, proveniente dall’Unione Sovietica, che poteva essere ricevuto in tutto il mondo tra il 1967 e il 1989, anno in cui è cessata la sua trasmissione. Soprannominato Woodpecker a causa del suo caratteristico battito 10 Hz con il quale disturbava le emittenti radio, il segnale fu causa di diversi disturbi a canali radio in tutto il mondo. Il sospetto che il segnale fosse emesso da un qualche sistema radar a lungo raggio fu confermato solo dopo la fine della guerra fredda. In tale occasione si apprese anche che il nome ufficiale del sistema era Duga, che in russo significa arco. (https://it.wikipedia.org/wiki/Duga-3)

Questi progetti di controllo mentale avevano chiuso i battenti, quindi Lyuba stava farneticando?

Semplicemente oggi il controllo mentale arriva molto più facilmente attraverso le onde elettromagnetiche della televisione e soprattutto con Internet, (diversamente dalle ELF sono onde a frequenza alta: un’onda è classificata in base alla sua lunghezza e alla sua frequenza), strumenti in se stessi propositivi per allargare la conoscenza e la rettitudine delle persone che ne mutuano gli atteggiamenti e le azioni, ma se ciò che gira oggi è molto spesso sordido e squallido, cosa mai  si potrà ricevere di buono?  

Meglio mille volte la censura che vedere le Femen a San Pietro fare gesti osceni con un crocifisso tra le gambe o scorrendo le notizie su Facebook e trovare l’ultima moda: col solito slogan l’utero è mio, non si mette più l’assorbente in quei giorni del marchese del grillo (si diceva una volta), girando così sporche e insanguinate… ma dove si era arrivati?

Ci hanno fatto credere che la censura fosse la peggior cosa, che fosse contro la libertà, che fosse fascista e nazista e ci hanno anche detto che la Chiesa fosse la prima a censurare e che oscurasse la verità.

La censura esisteva già ben prima del fascismo, i romani avevano il censore, un magistrato che aveva diritto di biasimo su quei cittadini dai comportamenti sregolati, anche in epoca liberale veniva tenuto sotto sorveglianza, ciò che poteva danneggiare la morale.

Nel Novecento la censura è stata un rigido strumento di controllo per entrambi i regimi totalitari, sia quelli di destra che quelli di sinistra, avversi anche alle opere d’arte d’opposizione e a quelle degenerate.

Erano sì dei censori, in quanto il cittadino respira l’ambiente in cui vive, ad esempio un piccolo zingaro cresciuto in un campo nomadi avrà molte meno possibilità di studiare, laurearsi e di avere una vita agiata che un ragazzo che abita in un bell’appartamento, con una famiglia agiata che sceglie le scuole più prestigiose e che ha sin dall’infanzia il rispetto del suo censo che il piccolo zingarello non sa nemmeno cosa sia.

Agli artisti piace giocare sfidando i nostri tabù, frantumando usi e costumi, e solitamente la censura ha un metro di giudizio più ampio con loro, ma se in tempi assai libertini è stato censurato Egon Schiele per dei disegni erotici, Edouard Manet per una donna nuda in un paesaggio campestre o Gustav Klimt che immaginava l’allegoria della Salute malaticcia e nella rappresentazione del Diritto mostrava squilibrio nelle forme, diversamente oggi, si ritrova la ricerca di un blasfemo e di un autolesionismo che poco a che fare con l’arte, se intesa nel significato originario, cioè quello di creare qualcosa che presenti caratteristiche di armonia e bellezza.

Esempi come l’artista austriaco Alfred Hrdlicka che ritrae l’Ultima cena come un’orgia omosessuale, venne poi censurata in quanto l’opera fu esposta nel Museo del Duomo di Santo Stefano a Vienna ( per fortuna la Chiesa ha ancora il coraggio di censurare) o Judy Chicago che riproduce in Red Flag (1971) l’immagine di un tampax rossastro estratto dalla vagina o Tamara Wyndham che dipinge con il proprio sangue mestruale trasferendolo sulla tela premendo sulla sua   vulva oppure Chris Burden che si fa sparare una revolverata nel braccio; Gina Pane che si tagliuzza la pelle con una lametta affilata o ancora Rudolf Schwarzkogler, morto, qualcuno sostiene, in seguito ad un tentativo di autocastrazione, la chiamano  Body art e cosa ci ha lasciato?

Da dove provengono certi gusti di oggi?

La moda del flusso istintivo libero, evitando durante il ciclo mestruale di usare protezioni sanitarie quali assorbenti, tampax e altro grazie a una sorta di auto controllo sul proprio corpo;  la moda dell’omosessualità considerata quasi più diffusa degli etero, non è certo contro natura, ma non è la normalità in quanto da sempre è calcolata con una percentuale tra il 5 e il 10% della popolazione; la moda terribile del “blue whale” un tragico gioco online che istiga al suicidio e poi i casi di autolesionismo, che aumentano sempre più tra gli adolescenti che si feriscono con lamette e altro e non parliamo poi delle modelle delle sfilate che le ragazze copiano diventando anoressiche o bulimiche… da dove sono venute queste idee?

La Body art, il senso della mercificazione del proprio corpo era già stato proposto all’inizio del Novecento, Marcel Duchamp e i dadaisti/surrealisti avevano già radiografato il male inteso come il non senso e l’indifferenza.

Duchamp ha rivoluzionato l’arte, praticamente l’ha annullata, dopo di lui nessuno è più in grado di dire cosa è o non è un’opera d’arte, paradossalmente non si sa cosa sia l’arte e forse proprio per questo diventa elitaria e allo stesso tempo diviene ancora più merce/merde che vale solo se sdoganata dai critici d’arte ed esposta in musei famosi.

La Baronessa Elsa von Freytag, chiamata Baronessa Elsa (1874/1927), poetessa e scultrice, amica  dei dadaisti in particolare di Marcel Duchamp, è diventata famosa per le sue eccentricità, come i cucchiaini usati al posto degli orecchini, i francobolli incollati sulle guance, una torta di compleanno, con tanto di candeline accese, al posto del cappello o la rasatura  dei capelli o il frugare nell’immondizia per creare dei gioielli con cui si adornava.

Nata nel 1874 a in Pomerania, Elsa si trasferisce a vent’anni a Berlino dove lavora nello spettacolo. Dopo varie peripezie, mariti e amanti e molti viaggi arriva a New York, dove sposa il barone Leo von Freytag-Loringhoven, ricco rampollo di una famiglia tedesca. Vivono un anno veramente alla grande, abitando al Ritz, poi quando scoppia la guerra il marito torna in Germania e si suicida. La baronessa, non più giovane, tre mariti alle spalle e una sempre più evidente bisessualità diventa anche cleptomane. Nel 1923 Elsa torna a Berlino, dove vive in condizioni economiche estreme, chiedendo ai vecchi e importanti amici di prestarle denaro, finisce per qualche tempo in manicomio, termina la sua vita soffocata col gas lasciato aperto. Forse una dimenticanza, forse un suicidio, di certo vivere così inquietamente è un peso molto greve e grave e rimestare in questo torbido ci si può fare solo del male. 

Tutto ciò fa realmente pensare che la linea di confine tra arte/genio e sregolatezza/follia sia veramente molto esile mentre all’opposto lo stare in manicomio o alla ribalta, il confine sia ben definito e cioè se sei famoso e ricco sei una star, stai sul palcoscenico, se sei nullatenente e sconosciuto ti mettono in un manicomio… le stranezze sono le stesse ma vengono percepite diversamente.

La censura, Lyuba avrebbe voluto un po’ di censura, stava lontana dalla televisione e usava Internet quasi esclusivamente per effettuare ricerche, ma era comunque sopraffatta da     obbrobri, come l’esecuzione di una pena di morte o la visione di qualcuno che muore o è già morto, ma pure le dava fastidio quella specie di dolce spazzatura per lo più orientale, di chi senza arte né parte pretendeva di essere diventato un guru o un maestro o un coach e pontificava tramite il buonismo col suo bastone di pirite: nel 1500 gli abitanti delle isole Salomone chiedevano il cappello ai marinai spagnoli, che erano giunti lì, in cambio davano il loro bastone d’oro che portavano appeso al collo, gli spagnoli pensarono di aver trovato un nuovo Eldorado, ma il bastone era di pirite e il cappello serviva agli indigeni perché era simile al copricapo che usavano i loro “re”, col buonismo accade la stessa cosa, tutti contenti e non hanno capito un razzo.     

Cosa mutuano i nostri figli se non l’oscurità, il malessere di una società che non ha più freni, dove tutto è permesso, tanto lo fanno pure le star, i preti o i politici?

 

 

 

1 commento:

DueGi ha detto...
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