lunedì 15 luglio 2019

VACANZE ROMANE romanzo a puntate,XIX parte


Mumble, mumble, Betty era contenta tutto combaciava gli etruschi/pelasgi/tirreni provenivano dall’Italia che è l’Enotria la terra del vino, colonizzarono la Grecia: Omero ci racconta che si erano posizionati a Creta e che erano alleati di Troia, tutto torna Creta aveva come figura centrale il toro, che rimanda ai Misteri dei Cabiri e di Samotracia e alla caduta di Troia, Enea torna in Italia, nella terra dei suoi antenati… ci sono tanti altri legami.    
I Dioscuri, importanti per i pelasgi sono gli antichi protettori di Roma e il Volcanale l’antichissimo santuario dedicato al dio Vulcano (Efesto) costruito sulla tomba profanata di Romolo ricorda  sempre i Cabiri; Tagete, che i Greci identificavano con Ermes il Dio, con il membro sempre eretto era un dio etrusco molto importante, e si conosce quanto la virilità fosse importante per i romani e guarda caso Ermes fu il primo dei grandi dei del culto dei Misteri di Samotracia; sono proprio i Grandi Dei di Samotracia che diranno ad Enea di essere ricondotti a Corito (Cortona) insieme ai reduci troiani. I troiani che erano di discendenza etrusca ovvero tirrena ovvero pelasgica dopo la caduta della loro città Troia ritornano a Corito (Cortona) ritornano in Italia, altre fonti narrano che andarono a Corneto cioè l’antica Tarquinia.
Cortona vanta la fondazione di Dardano, figlio di Giove (per un’altra tradizione figlio di Atlante quindi di un titano) e di Elettra, che fu fondatore anche di Troia. Dardano sarebbe nato a Cortona, secondo quello che scrive Virgilio nell’Eneide e di là si sarebbe recato verso l’Asia.
Dice un proverbio, seguendo la leggenda: “Cortona, mamma di Troia e nonna di Roma”.
Si dice che Dardano combatteva sopra un colle che sovrasta la Val di Chiana e fu colpito da una lancia che gli portò via l’elmo, che non fu possibile ritrovare. Interrogato un indovino, disse che la Madre Terra aveva chiuso l’elmo nel suo seno, poiché voleva che là dov’era stato perduto, sorgesse una città turrita, la quale sarebbe stata impenetrabile e forte come l’elmo di Dardano. Allora l’eroe costruì le mura della nuova città, che ebbe il suo centro proprio là dove aveva perduto l’elmo. La città ebbe nome “Corito”, elmo, da cui è derivato poi il nome di Cortona. (www.cortonamia.com/storia-di-cortona)


immagine: santuario Grandi Dei a Samotracia

lunedì 8 luglio 2019

VACANZE ROMANE romanzo a puntate,XVIII parte


Tirreni, etruschi, pelasgi sono lo stesso popolo.
Omero nell’Iliade ci dice che pelasgi sono tra gli alleati di Troia, mentre nell’Odissea li posiziona come abitanti dell’isola di Creta, sappiamo che ebbero una capitale a Lemno, Guarnacci li posiziona anche in Arcadia e ad Argo e questi luoghi sono importantissimi e centrali nella mitologia greca.
I pelasgi che erano venuti a convivere con gli ateniesi, andarono poi ad abitare a Samotracia in cui lasciarono i criptici Misteri di Samotracia che si occupano della vita reale che vince sulla morte reale, celebrano la salvezza in mare, la sopravvivenza dei marinai anche nelle battaglie navali: la vittoria sulla morte e nei mari: Erodoto riteneva che questi dei corrispondessero ai Cabiri.
Il culto misterico degli dei Cabiri è attestato principalmente a Tebe e sull’isola di Lemno, gli abitanti di Lemno venivano appellati dai greci come tirreni, e quindi identificati come etruschi o pelasgi.  
Il culto degli dei Cabiri: è riferito ai Cabiri/Titani , a Prometeo e all’invenzione del fuoco e all’arte di lavorare il ferro, rivolto alle corporazioni di fabbri, il Cabiro più importante forse era Efesto, che brutto e storpio fu gettato sulla terra dalla madre Era… proprio nell’isola di Lemno.
i Cabiri  erano chiamati anche Grandi Dei, poco si sa di loro, forse erano i Giganti, forse Efesto o i suoi figli, tra di loro anche i Dioscuri, sono state, infatti rinvenute immagini con giovani che indossano il loro tipico copricapo: il pilos, il berretto frigio che è un copricapo rosso conico con la punta ripiegata in avanti, diventato simbolo dei dogi, successivamente adottato dai rivoluzionari francesi e indossato da Mazapegul il folletto romagnolo, d’altronde i romagnoli sono assai focosi e fra le loro file son sempre nati dei galletti anarchici e rivoluzionari… Vulcano o Efesto deve avere una casa per le vacanze in Romagna.
Scommetto che avete tirato un sospirone e pensato: “Ma che razzate scrive”.
Vulcano lo sanno tutti si chiama così perché tiene casa dentro ai vulcani, - embè non sapete che Monte Busca, che si trova in Romagna vi è il vulcano più piccolo del mondo?-
La festa dedicata ai  Cabiri consisteva nel sacrificio di un toro e nelle libagioni e bevute di vino per mezzo di vasi e tazze in ceramica, con immagini grottesche che richiamano le Antesterie, poi frantumate. Le Antesterie erano delle feste celebrate in onore di Dioniso, che avevano a che fare direttamente col piacere del vino e con il fiorire primaverile, quando tutta la natura si risveglia, non a caso per antonomasia, la primavera è la stagione degli amori e delle passioni.


immagine: Vulcano di Monte Busca

lunedì 1 luglio 2019

VACANZE ROMANE romanzo a puntate,XVII parte


Betty, dopo aver cercato su Google sui tirreni, le si illuminò il cervello, ricordò un libro che aveva letto tanto tempo prima: Origini italiche di Mario Guarnacci del 1780, un valente letterato, archeologo e numismatico che donò al Comune di Volterra la sua collezione etrusca e la sua biblioteca e che l’aveva convinta con le sue tesi, anche se allora le sembravano strane.
Guarnacci sosteneva che i tirreni erano i pelasgi.
Con il nome pelasgi, i greci dell’età classica indicavano le popolazioni preelleniche della Grecia, generalmente considerate autoctone, i greci chiamavano così i loro progenitori ma non sapevano dire con esattezza da dove provenivano, forse da Argo o dall’Arcadia… questi pelasgi erano abili navigatori e spesso messi in relazione coi tirreni.
Guarnacci sostiene che i tirreni furono i primi abitanti dell’Italia, che per mare colonizzarono la Grecia per poi ritornare indietro allo scoppio delle guerre panaelleniche, cioè le guerre scoppiate fra i greci probabilmente per la corsa alla colonizzazione, la prima fu, guarda caso, tra calcidesi ed eretriesi, con il resto della Grecia che si divise per allearsi con gli uni o con gli altri, tutto ciò accadeva nell’VIII a. C. secolo il periodo in cui si iniziò a formare la Magna Grecia   
Secondo Guarnacci, i tirreni dall’Italia colonizzarono la Grecia diventando col tempo greci, venendo chiamati pelasgi e con tale nome fondarono la cosiddetta Magna Grecia… chissà forse l’appellativo Magna, significava il ritorno e non un nuovo arrivo, altrimenti non avrebbe senso chiamare Grande Grecia delle colonie.


immagine: Cava dei tirreni

domenica 23 giugno 2019

VACANZE ROMANE romanzo a puntate,XVI parte


I Calcidesi fondarono numerose colonie nel Mar Mediterraneo soprattutto in Italia e in Sicilia, stringendo intensi legami commerciali e culturali con gli etruschi.
Gli Etruschi usavano come alfabeto quello calcidese.
-Mumble mumble, chi erano gli etruschi?-
I tirreni, questo termine era usato dai greci per riferirsi a popoli che erano diversi da loro e con tale nome chiamavano gli etruschi.
Gli etruschi, quindi non erano greci, vennero in Italia dalla zona greca, erano chiamati tirreni.
Chi erano i tirreni?
Erano maestri nel trattare i metalli, abili nel navigare, esperti nel lavoro dei campi che avevano imparato ad irrigare. La loro capitale, 3500 anni prima di Cristo, era su una collina dell’Isola di Lemno e la loro civiltà in tremila anni arrivò a coprire quasi per intero l’area Mediterranea. Così che numerose civiltà, a cominciare da quella etrusca, vanno ricollegate alla loro. Furono i tirreni a diffondere dall’Anatolia all’ Iberia i substrati di una lingua, di una tecnica mineraria ed agricola comune, in molti casi la scrittura. Tanto che non ha più senso domandarsi se gli etruschi vennero da chissà dove o piuttosto furono indigeni dell’Italia centrale. Semplicemente, la loro cultura arrivò dai tirreni. Così come accadde per i filistei, o per gli eteocretesi, in parte per i sardi. Si deve quindi immaginare, dal 4 millennio a.C., mille anni prima che arrivassero i popoli indoeuropei, una civiltà dominante. Ha enormi capacità tecniche, e un p’ alla volta si impone in tutta l’area del Mediterraneo sino a formare il regno dei tirreni. ( http://www.toskana-art.it/depalma/Tirreni.htm)



immagine: terracotta con alfabeto calcidese

sabato 15 giugno 2019

VACANZE ROMANE romanzo a puntate,XV parte


Betty si era appoggiata ad un recinto, ma ora voleva di nuovo incamminarsi per raggiungere il Palatino, poi si rese conto che si era addossata allo steccato del Lapis niger- proprio su questo mi dovevo accostare, che porta iella! - 
 Lapis niger, il nome deriva dal fatto che anticamente il luogo era stato coperto da lastre di marmo “nero”, con risvolti sinistri legati alla tomba profanata di Romolo.
Si trova nella zona più antica del Foro, forse facente parte del Volcanale un antichissimo santuario dedicato al dio Vulcano.   
Nel 1899, fu rinvenuto un grosso pezzo di pavimentazione in marmo nero, tra cui un altare, un tronco di colonna e un cippo con un’iscrizione in latino arcaico e bustrofedica, ovvero una scrittura antica, in cui la direzione cambia da riga a riga, cioè da sinistra a destra, poi da destra a sinistra, e così via, come i buoi che arano.
Bustrofedico, infatti, deriva dal greco e contiene due termini: bue e girare.
Si tratta dell’iscrizione monumentale latina più antica mai rinvenuta e il luogo del ritrovamento era quasi certamente sacro, perché l’iscrizione minacciava i violatori di terribili punizioni, quali la consacrazione alle divinità infere, che equivaleva a una condanna a morte… Chi violerà questo luogo sia maledetto.
I caratteri sono molto antichi, vicini a quelli dell’alfabeto greco calcidese, da cui deriva quello latino.    
Dionigi di Alicarnasso, uno scrittore greco vissuto nell’età di Augusto, aveva scritto che nel Volcanale vi era una statua di Romolo con accanto un’iscrizione in caratteri greci.
Dionigi, quindi, potrebbe aver visto una copia del cippo e la statua di Romolo, sistemati nel Volcanale dopo il seppellimento del santuario più antico.   
Stando ad Orazio, i Galli invasori, penetrati in Roma nel 390 a. C., avrebbero disperso le ossa di Quirino, altro nome di Romolo, profanandone la tomba.  
Nell’antichità una leggenda raccontava che qui era sepolto Romolo e che l’area venne sepolta e recinta nella tarda età repubblicana, coperta da un pavimento di marmo nero e considerata un  “luogo funesto”, a causa della profanazione della sepoltura da parte dei galli.
Betty non l’aveva profanata, ma proprio qui doveva appoggiarsi, con un sospiro scrollò le spalle - ora mi godo la bellezza senza tante paturnie, che la iella non esiste, se fosse un po’ meno caldo però… - e intanto la mente andava alla scrittura bustrofedica dell’alfabeto greco calcidese, da cui derivava il latino, calcidese le ricordava un qualcosa sugli etruschi, ma cosa?
Betty era testarda come un mulo e curiosa come una scimmia, iella o non iella, lei sarebbe stata appoggiata al Lapis niger, sino a quando non avesse fatto luce sull’arcano, prese il cellulare e cominciò a digitare su santo Google.


immagine: Lapis niger

sabato 8 giugno 2019

VACANZE ROMANE romanzo a puntate,XIV parte


Il fico è l’albero sacro più importante per Roma, perché sotto un albero di fico (ficus ruminalis), fu ritrovata la cesta che conteneva i gemelli Romolo e Remo, figli del dio Marte e della vestale Rea Silvia, sotto al fico i gemelli furono allattati dalla lupa, emblema della città eterna, anche se prima della lupa il simbolo di Roma era un leone che azzannava un cervo ma ormai non lo ricorda più nessuno: Roma è la lupa, anche se la sua raffigurazione è un’opera d’arte degli odiati etruschi.
Le fonti antiche collocano il fico alle pendici del Palatino, nei pressi della “grotta del Lupercale”  che fu oggetto di venerazione per diversi secoli.
La leggenda narra che quando l’antico fico era ormai secco e deperito, un altro germogliò spontaneamente.
La pianta era ritenuta bene augurale e dal suo stato di salute si traevano auspici per la città.
Si riteneva infatti che se si fosse seccata Roma sarebbe caduta in disgrazia, come capitò dopo il regno di Nerone, quando il fico morì testimoniando con la sua scomparsa che la libertà di Roma era perduta… il fico era morto troppo presto che Roma dopo Nerone durò ancora per qualche centinaio d’anni.
L’ulivo era molto amato dai romani, sia per l’apprezzato olio, ma anche come pianta cara a Minerva, dea che faceva parte della Triade capitolina, i rametti d’ulivo intrecciati a quelli d’alloro servivano per creare le corone per le persone importanti.
La vite: Roma è sorta sulla terra di Enotria, che significa terra del vino e ancora oggi, in queste zone se ne beve del buono.
I romani amavano tanto il vino da inventare il bacio: in epoca repubblicana gli uomini potevano esercitare sulle loro donne lo “ius osculi”, il diritto del bacio, per verificare che non avessero bevuto del vino di nascosto.
Berlo equivaleva a compiere adulterio poiché si credeva che il vino liberasse i freni inibitori, iniziasse al piacere e fosse un potente abortivo… qualcosa di vero c’è, se un po’ allegre di vino le donne cedono più facilmente ma non solo loro!

immagine: vite, fico, ulivo al Foro romano

sabato 1 giugno 2019

VACANZE ROMANE romanzo a puntate,XIII parte



Questo romanzo doveva descrivere le vacanze romane di Betty, ma qua si scrive di tutto tranne che di quello che si deve scrivere.
Betty era arrivata a quarant’anni senza aver visto Roma e se la sognava pure di notte.
Causa impedimenti improvvisi, causa mancanza di ferie, causa mancanza di soldi, causa, causa e causa Betty non era mai riuscita ad andare a Roma… ormai pensava che non sarebbe mai riuscita  a vederla.
Finché capitò l’occasione: un viaggio gratuito per visitare una Fiera all’Eur, un solo giorno, di domenica, una domenica in cui era libera, Betty aveva come giorni di riposo solo due domeniche al mese e nessun altro giorno, lei lavorava in proprio e non poteva permettersi di non andare al lavoro perché poi sarebbero mancati i soldi per tirare avanti.
Betty prese la palla al balzo, andò col viaggio gratuito ma non entrò alla Fiera, dall’Eur prese il primo autobus per Piazza Venezia, sapeva già dove andare, a casa si era scervellata per scegliere una meta, alla fine aveva scelto i Fori imperiali.
Quando apparve la piana assolata con i resti della grande Roma restò ammaliata, pensava di non aver sorprese, avendo visto centinaia di volte su You Tube o nei libri d’arte la Roma imperiale, invece guardarli dal vero quasi le pareva impossibile credere a quello che vedeva e il Colosseo che aveva visto centinaia di volte, visto dal vero sembrava un’astronave aliena planata in mezzo al caos romano.
Betty girava con il naso per aria, camminando fra i maestosi resti, incapace di riconoscere il Foro di Cesare da quello di Augusto o da quello di Traiano, smarrita, quasi intimorita, nonostante a casa si fosse ben studiata la planimetria dell’area archeologica, non riconosceva nulla, tranne i mercati traianei, l’arco di Settimio Severo, quello di Costantino, la Basilica Giulia davanti alle tre colonne del Tempio dei Dioscuri e il colle Palatino.
Si fermò, era accaldata al massimo, era la prima domenica d’ottobre, la nebbia si era sollevata e un sole cocente infiammava tutta la zona, Betty presa dall’entusiasmo non si era accorta che era fradicia di sudore, ma non si perse d’animo: era determinata a proseguire la visita, si arrotolò i pantaloni sino a farli diventare corti, si tolse la maglietta, restando in canottiera, si legò i capelli con un cordoncino trovato in borsa e si appoggiò a una sorta di recinto cercando di individuare l’area verde: sapeva che nel Foro romano c’era un luogo dove ancora oggi crescono le tre piante care agli antichi romani, dove oggi come allora, crescono  un fico, un ulivo e una vite.


immagine: Colosseo

giovedì 23 maggio 2019

VACANZE ROMANE romanzo a puntate,XII parte


 Betty si era molto arrabbiata con Arbasino, e aveva scritto una mail, non inviata, al grande scrittore, grande mente, grande croce al merito d’ Italia ecc. e anche grande rap ( ha scritto anche un libro che si intitola Rap con una poesia sbeffeggiante la casalinga).
Ecco il testo della mail: “Gentile ed Illustrissimo Signor Alberto Arbasino, come casalinga di Ravenna (non è Voghera ma è pur sempre provincia), di estrazione piccolo borghese, pecora tra le pecore, ho un lavoro ma rimango fondamentalmente una donna di casa, in quanto amo accudire la mia famiglia e tenere ordinato e pulito. Mi dispiace che Lei mi dica che sono peggiorata, ma vede è più facile assuefarmi a ciò che succede attorno a me, è più difficile scegliere quando fanno di tutto per confondermi; il vuoto lo sento inesorabile e mi affanno a riempirlo, se Lei è pieno si ritenga un privilegiato, nonostante ciò so contare sino a venti dei miei peccati prima di scagliare la pietra, non mi disprezzi troppo, già mi disprezzo da sola, spero di non essere io la causa dei mali dell’ Italia, non era mia intenzione. Cordialmente, la casalinga di Ravenna o di Voghera, mi chiami come vuole lei”.
Ben diversa è la situazione  in Germania, diciamolo chiaro i tedeschi sono precisi e metodici, osservano le regole e credono a quello a cui dici loro sono quindi onesti e sinceri, hanno queste caratteristiche austroungariche che a Betty piacciono molto, esiste un’espressione simile nel gergo tedesco alla nostra donna di Voghera; la casalinga sveva, figura che diversamente che da noi, incarna, nell’immaginario collettivo, lo stereotipo di una donna di casa saggia, austera e parsimoniosa, presa a modello nel dibattito politico ed economico, in particolare nei periodi di crisi e cambiamenti economici… la defunta  casalinga di Voghera eletta nel Governo italiano l’avrebbe fatto funzionare a modino.
Ma ormai è defunta, a tal punto che gli abitanti di Voghera hanno tolto dal suolo pubblico anche la statua in vetroresina che la raffigurava (in grembiule con in una mano un piumino antipolvere, forse un po’ kitsch e troppo pop) e l’hanno messa in cantina.

immagine; statua della casalinga tedesca

giovedì 16 maggio 2019

LO STATO DELL'ARTE AI TEMPI DELLA 58 BIENNALE DI VENEZIA, con Giorgio Grasso Giorgio

LO STATO DELL'ARTE AI TEMPI DELLA 58 BIENNALE DI VENEZIA, con Giorgio Grasso Giorgio a Palazzo Zenobio, Collegio degli Armeni, venezia... sono presente con una mia opera intitolata, "Omaggio a Mondrian"

mercoledì 15 maggio 2019

VACANZE ROMANE romanzo a puntate,XI parte


Casalinga di Voghera è un’espressione idiomatica del lessico giornalistico, con cui s’intende indicare un’immaginaria casalinga della piccola provincia, la cui figura rappresenta uno stereotipo della fascia della popolazione italiana piccolo-borghese del secondo dopoguerra, dal basso livello di scolarità e con un’occupazione lavorativa di livello molto semplice o umile.
Che detto in parole semplici è la casalinga che accudisce con amore, cura e dedizione marito e figli, che si occupa e si interessa solo della sua casa, tirandola a lucido, cercando i posti più convenienti in qualità/prezzo per fare la spesa, che sorveglia ed educa amorevole, ma severa, i figli e quando arriva a casa il marito dal lavoro, gli leva le scarpe e gli porta le ciabatte, riservandogli il posto a capotavola e servendogli come pasto cibi freschi e non scatolame o precotti.
Questo tipo di donna non andava bene per la nuova società così l’hanno modernizzata, l’hanno mandata a lavorare fuori, così alla sera marito, moglie e figli si ritrovano stanchi e nervosi: la moglie tira fuori dal freezer due sofficini e li frigge col fuoco alto per fare presto, così sporca la cucina e si inrazza, il marito manda giù i due sofficini con faccia schifata, che non sfugge alla moglie, i figli devono ancora fare il compito, la casa è un casino, i panni sporchi un mucchio alto senza contare il mucchio di quelli da stirare, la moglie sbotta… non ne posso più, il marito risponde… eppure ti aiuto, lavo i piatti e vado a fare la spesa, i figli non vogliono fare i compiti, ormai è tardi e chiedono ai genitori di firmare qualcosa che attesti la loro impossibilità ad essere interrogati ecc.
In molti hanno rivendicato la paternità della calinga di Voghera, tra cui Alberto Arbasino che così la definisce in un’intervista: “Tanti anni fa la casalinga di Voghera concentrava in sé tutto ciò che di arretrato e di piccolo borghese c’era in Italia. Da quel tempo si è aggiornata. Vive di trasgressioni. E’ impietosa. Irriverente. Dissacrante. Ma rimane più piccola borghese che mai, rappresentando la mutazione del gregge cui appartiene”.


immagine: statua della casalinga di Voghera

mercoledì 8 maggio 2019

VACANZE ROMANE romanzo a puntate,X parte


Torniamo a Betty e al suo desiderio di vita spericolata.
Anche il grande Vasco nazionale era un po’ naif, veniva da Zocca, mica da Milano, Roma o Torino.
Zoca in dialetto modenese, significa anche ceppo, stirpe, quindi il Vasco/Blasco poteva avere anche radici romagnole.
Scommetto che avete tirato un sospirone e pensato: “Ma che razzate scrive”.
Ebbene: Le origini del paese di Zocca risalgono ufficialmente alla fine del Medioevo e più precisamente al 1465 quando Borso d’Este sviluppò un primo mercato di scambi, che col passare degli anni divenne sempre più importante. La Romagna estense, nota anche come Romagna ferrarese, è la parte della Bassa Romagna che comprende gli attuali comuni di Lugo, Bagnacavallo, Cotignola, Conselice, Massa Lombarda, Sant’Agata sul Santerno e Fusignano. Il suo nome viene dal fatto che questi territori, tra la fine del XIV secolo e la prima metà del XV secolo entrarono a fare parte dei domini della casa d’Este, duchi di Ferrara, Modena e Reggio.
A parte una parentesi veneziana, questi territori rimasero legati ai domini estensi e al Ducato di Ferrara sino al 1598, anno in cui il territorio ritornò allo Stato della Chiesa e gli Este si trasferirono armi e bagagli in quel di Modena.
Siamo andati fuori percorso, dunque Betty non voleva essere la casalinga di Voghera, aveva così pensato tanto a cosa voleva essere e alla fine aveva deciso di voler vivere d’arte e d’amore, di voler fare l’artista.
 Volere che realizzò, ma lo pagò con lacrime, dolore e malattia.
La sua malattia era alla moda, alla modissima, era bipolare e quindi aveva la patente per stare nella lista degli artisti… che fortuna essere ammalati alla moda.
Il suo viaggio fu tale a quello di Siddharta, un lungo giro per tornare all’inizio, per scoprire che   siamo noi stessi che diamo valore alla nostra vita, non gli altri.
Il successo, l’essere alla moda o altro, non c’entravano niente nelle questioni di autostima, di autovalore, non c’entravano niente nel guardarsi allo specchio e piacersi.
Era lei Betty che doveva dare valore alla sua vita tramite i suoi valori, derivanti dalla sua indole di nascita e da ciò che aveva assimilato/imparato dal suo vissuto.
Purtroppo per crescere il dolore era necessario, Betty sperava di essere cresciuta abbastanza, comunque non recriminava, né si lamentava, aveva superato gli ostacoli, Dio le aveva inviato prove che lei era stata in grado di affrontare, per questo era molto grata al Divino.
Forse il dolore l’aveva resa un poco migliore, più dolce, accomodante e comprensiva verso gli altri.
Prima di passare al racconto sulle vacanze romane di Betty non ci rimane altro che chiederci.
Chi era la casalinga di Voghera?
     
immagine: Vasco Rossi

mercoledì 1 maggio 2019

VACANZE ROMANE romanzo a puntate,IX parte


Nel 1706 il ducato di Milano fu ereditato dagli austriaci, che quasi un secolo dopo furono cacciati da Napoleone Bonaparte, il cui dominio durò solo una ventina d’anni.
Caduto Napoleone, con la Restaurazione il regno Lombardo-Veneto ritornò sotto Vienna. Quando si diffusero le idee indipendentistiche tese a realizzare l’Unità d’Italia, dal 1830 la regione diventò un centro di cospirazioni segrete tutte motivate dal desiderio di unificazione nazionale.
Stessa sorte per la Romagna che eguagliò, se non addirittura superò il Lombardo-Veneto per i forti sentimenti patriottici.
Carboneria/massoneria, religione laica?
Romagna e Lombardia contro lo strapotere di Roma, sino a quando il 17 marzo 1861 fu proclamata l’Unità del Regno d’Italia.  
Il 20 settembre 1870, ci fu la breccia di Porta Pia, tanto osannata dai novelli italiani, in realtà un sopruso contro lo Stato Pontificio.
La Romagna pagò il suo ardore e impeto repubblicano: non fu una regione unica ma fu appiccicata all’Emilia, la nuova Italia non era una repubblica bensì un regno e i romagnoli erano troppo rivoluzionari chissà cosa avrebbero combinato se non fossero stati tenuti un po’ a freno… ben diversamente andò a Milano che diventò la seconda capitale, quella economica, ma…
Dopo la condivisione di certe idee terroristiche del rosso e del nero degli anni di piombo, fili rossi e neri che partivano da Roma per Milano incontrandosi in Romagna e in particolare nella zona di Bologna, negli anni Ottanta Milano diviene simbolo della crescita economica, capitale morale dell’Italia, e simbolo del rampantismo economico-finanziario della Milano da bere, il socialista milanese Bettino Craxi occupa il governo a Roma.
Arriva lo scandalo di Tangentopoli e l’inchiesta di Mani pulite che si svolgono, ancora, principalmente a Milano ma…
Sebbene lo sporco sia tanto, ancora una volta a rimetterci è la sola Romagna, sarà Raul Gardini, il geniale imprenditore ravennate e romagnolo, il solo gigante che cadrà, gli altri e soprattutto i milanesi continueranno nella loro Milano brianzola/ gallozzola/ imbozzola.
E ora?
Boh!



immagine: simboli massonici

martedì 23 aprile 2019

VACANZE ROMANE romanzo a puntate, VIII parte


Nel 774 il re dei Franchi, Carlo Magno, fu chiamato in Italia dal papa che era minacciato dai longobardi. Giunto con il suo esercito a Pavia, capitale dei longobardi, Carlo fece prigioniero il re longobardo Desiderio, dando inizio al dominio dei franchi in Lombardia, in Romagna, tutto il nord Italia sino a Roma.
Carlo divise le terre in feudi e le affidò all’amministrazione di nobili di sua fiducia, chiamati vassalli, che governarono il territorio in suo nome, dando inizio alla struttura politica feudale che caratterizzò l’Alto Medioevo.
Nel Basso Medioevo, a partire dai secoli XI e XII nelle regioni dell’Italia settentrionale e quindi anche in Lombardia e in Romagna iniziò a diffondersi un modello politico nuovo: il comune medievale, simile alle antiche città stato democratiche della Grecia.
Certo nel periodo comunale la Lombardia eccelle più della Romagna e di ogni altra regione.
Famosa la Lega Lombarda, alleanza militare fra varie città della Lombardia (ma non solo) che nel 1176 sconfiggerà le truppe dell’imperatore Federico Barbarossa durante la battaglia di Legnano ma... a partire dal XII secolo il modello comunale entrerà in crisi e verrà presto soppiantato dalle nascenti Signorie, a Milano gli Sforza, la grande casata originaria della Romagna!
la Romagna vanta la fondazione del ducato di Milano. Siamo nel 1382, Muzio stava zappando sotto il sole cocente, la zappa fra le sue mani volteggiava leggera, del resto lui era un marcantonio dotato di una forza eccezionale, riusciva con le sue mani a raddrizzare un ferro di cavallo, ma quel giorno il lavoro dei campi gli parve più pesante e monotono del solito e quando udì il rullio dei tamburi e il suono del piffero che annunciavano le compagnie di ventura in cerca di uomini da arruolare, Muzio gettò la zappa contro un albero, se fosse caduta, sarebbe rimasto lì a zappare, se si fosse conficcata nel tronco si sarebbe arruolato, la zappa si impiantò nel legno e Muzio partì coi soldati in cerca di fortuna.
Questo è ciò che dice la leggenda in realtà Muzio nasce a Cotignola, vicino a Faenza, nella famiglia influente e guerriera degli Attendolo, esponenti di un ricco ceto medio rurale.
Muzio inizialmente fece parte della compagnia di Alberico da Barbiano, che gli diede il soprannome di Sforza. Poi grazie alla sua abilità di condottiero ed a favorevoli matrimoni fece fortuna.
Suo figlio illegittimo Francesco, ne fece ancora di più, tramite le sue doti di condottiero e grazie al matrimonio con Bianca Maria Visconti divenne duca di Milano.
Era la fine di febbraio del 1450, quando Milano si arrese a Francesco, i milanesi si erano schierati con l’aristocrazia e non lo volevano, ma poi furono ben contenti della resa perché col nuovo duca ebbero un periodo florido.


immagine: Muzio Attendolo Sforza

lunedì 15 aprile 2019

VACANZE ROMANE romanzo a puntate, VII parte


Rosmunda la regina dei longobardi e la regina d’Italia dal 568 al 572, moglie di Alboino, donna fiera e combattiva, ha ispirato nei secoli opere di letteratura, tragedie, canzoni e film, non tutti sanno che la sua storia finì a Ravenna.
Nel 568 mentre i longobardi invadevano l’Italia, a quei tempi provincia dell’Impero d’Oriente, l’esarca Longino, non pareva preoccupato, da Ravenna mandò a dire che si sarebbe mosso solo al momento opportuno. 
Intanto i Longobardi occuparono mezza Italia dividendola in ducati, erano guidati da Alboino che era più di un re, per il suo popolo era un dio.
In battaglia, Alboino uccise con le sue mani Cunimondo il re dei gepidi (tribù germanica) e con il suo cranio si fece fare una coppa per bere.
I gepidi furono fatti schiavi ma Rosmunda figlia di Cunimondo divenne regina.
Alboino l’aveva amata per anni, l’aveva chiesta in sposa ricevendone un rifiuto, allora la rapì, ma Alboino la dovette restituire al padre che chiese l’intervento addirittura dell’imperatore Giustiniano.
Ma ora ucciso Cunimondo ed annientati i gepidi, Alboino finalmente la sposava e la faceva regina dei longobardi.
Non credo che Rosmunda ne fosse felice in più successe il fattaccio.
Durante un banchetto che si stava svolgendo a Verona, Alboino ubriaco d’un tratto ordinò che gli fosse portata la tazza ricavata dal cranio di Cunimondo, e la offrì a Rosmunda: “Bevi, Rosmunda, nel cranio di tuo padre!”.
Forse è un po’ romanzata la storia, ma Rosmunda meditò vendetta.
Preparò un piano rivolgendosi a Elmichi, armigero del re e suo fratello di latte.
Probabilmente Elmichi era l’amante di Rosmunda, la quale gli propose di uccidere Alboino e regnare al suo posto.
Mancava solo il sicario, lo individuarono in Peredeo, un ufficiale di corte, uomo di gran coraggio, di forza smisurata ma Peredeo si rifiutò di farlo.
Rosmunda ed Elmichi avevano ormai una scelta obbligata: Peredeo sapeva e avrebbe potuto tradirli.
Fu la regina che si incaricò di convincere Peredeo ad accettare.
Rosmunda, si sostituì nel letto all’ancella che conviveva con Peredeo. In questo modo Peredeo, credendo che la donna nel suo letto fosse la sua amata, fece l’amore con la regina. Quando si accorse che la donna con cui aveva fatto sesso era Rosmunda, quest’ultima gli disse: “E certo, Peredeo, quello che hai compiuto è atto sì grave che, ormai, o tu devi uccidere Alboino, o lui deve uccidere te con la sua spada”.
Così Peredeo divenne regicida.
Forse fu la stessa Rosmunda a dare l’annuncio della morte ai duchi giunti affranti per omaggiare il corpo del loro re.
Nei giorni seguenti, si sarebbe decisa l’elezione del nuovo sovrano che doveva avere l’approvazione dei duchi.
Rosmunda sposò Elmichi per facilitarne la designazione.
Elmichi non piacque, pensate a quanto doveva essere inetto, nei popoli germanici la trasmissione del potere era per via femminile e la parola di Rosmunda era un lasciapassare per il trono.
Si levarono delle voci che indicavano Elmichi, come il sicario di Alboino, assieme alla regina, non sbagliavano.
La congiura fallì.
Per salvare la vita, non restava loro che fuggire verso Ravenna dove l’esarca Longino li avrebbe aiutati.
I duchi persa la guida di Alboino si fronteggiavano fra di loro, incapaci di darsi un nuovo capo.
Rosmunda era ancora formalmente regina, dato che il trono era rimasto vuoto, Longino la chiese in sposa.
Fulminato d’amore per Rosmunda?
Molto probabilmente Longino mirava a farsi riconoscere legittimo capo dei barbari per poi integrarli nell’impero.
Rosmunda accettò, ma che fare con quell’incapace di Elmichi?
Rosmunda non ricorse ad altri, fece da sé, usando del veleno, che propinò al marito.
Ma il veleno era ad azione lenta, Elmichi seppe d’essere perduto e obbligò la moglie a bere ciò che era rimasto nella coppa.     
Fine di Rosmunda.
Chissà forse fu Longino, i bizantini erano famosi per i loro intrallazzi ingarbugliati, che consigliò il veleno a Rosmunda, liberandosi così degli ospiti divenuti sgraditi, senza sporcarsi le mani.
I longobardi, occuparono Ravenna per cinque anni dal 578 al 582, mentre rimasero a Milano  dal 568 sino al 774, anno della caduta del regno a opera dei franchi di Carlo Magno.


immagine: Rosmunda di Teoderica

lunedì 8 aprile 2019

VACANZE ROMANE romanzo a puntate, VI parte


Una brava persona il milanese, pochi grilli in testa, gran lavoratore, anche se poi il milanese puro, chissà quale era, visto le ondate migratorie dal Sud Italia negli Anni Sessanta: va a finire che i gran lavoratori erano quelli del Sud, sfatando il mito del sudista pacioccone e un po’ fannullone, in molti casi i modi di dire nascondono verità opposte.
Betty conosceva un paio di famiglie di Napoli, che abitavano da molti anni a Ravenna, che lavoravano dalla mattina molto presto sino a sera inoltrata e avevano abituato i loro figli a fare altrettanto.
Gente dinamica, che aveva attività fiorenti e se lo meritavano, essendo grandi lavoratori, ma mantenendo quel senso della famiglia che al Nord, purtroppo, era scomparso.
Le affinità elettive fra Lombardia e Romagna: inizialmente radici celtiche/etrusche; poi l’arrivo dei galli che sono sempre di stirpe celtico/barbaro perciò fracassoni, battaglieri ma in fondo dal cuore e l’animo buono.
Successivamente il dominio romano che unifica il territorio come Gallia Cisalpina, cioè “Gallia al di qua delle Alpi”.
Nel periodo finale dell’impero romano Milano diventa capitale della parte occidentale, con Massimiano imperatore, negli anni che vanno dal 286 al 402. Successivamente Onorio ritiene più sicuro spostare la capitale a Ravenna dove il 4 settembre 476 venne deposto l’ultimo imperatore, Romolo Augusto, per mano di Odoacre, re degli Eruli.  
Il regno di Odoacre ebbe vita breve: nel 493 fu spodestato dal re degli Ostrogoti, Teoderico (476-553) che conquista gran parte dell’Italia, pone la sua capitale a Ravenna, dove si trova ancora il suo Mausoleo testimonianza unica di un Pantheon barbaro... ma erano barbari o no?
Teoderico era nato al confine tra Austria e Ungheria, figlio del re degli ostrogoti era cresciuto proprio alla corte di Bisanzio, dove era stato inviato come ostaggio per garantire la pace tra il regno dei goti e Impero d’Oriente... era antesignano degli austroungarici.
Regno italico soppiantato dai bizantini, che causarono, in cerca di una rinnovata grandezza e unità imperiale, la guerra gotica, che durò 30 anni e flagellò tutta l’Italia.
Qui si dividono le sorti della Lombardia e della Romagna.
L’egemonia bizantina durò in Lombardia solo 16 anni: arrivarono i longobardi, altro ceppo barbaro/celtico, provenienti dal nord-est Europa, ancora oggi la regione porta il loro nome, longobardia, mentre la Romagna rimase terra dei bizantini... il suo nome significa terra dei romani.
Romagna e Lombardia apparentemente divise, ma le storie si intrecciano ugualmente.


immagine: Mausoleo di Teoderico

martedì 2 aprile 2019

Lassù c'è qualcuno che mi ama.

 https://lesfleursdumal2016.wordpress.com/2019/04/02/io-sono-la-divina-di-paola-tassinari-sensoinverso-edizioni-a-cura-di-alessandra-micheli/?fbclid=IwAR31PVJPgcPBQ_lgUFu81C19HM4bIFfssG1b1lBMmv0_Spf8RmprjUFJ55k

Qui sopra il link per accedere al blog di recensioni letterarie "Les fleurs du mal" di Alessandra Micheli che ha letto il mio ultimo romanzo "Io sono la divina" e ha scritto questa recensione meravigliosa su di me e il romanzo. Un dono prezioso che per me non ha prezzo. Non importa se nessun altro leggerà il romanzo, quello che ha scritto Alessandra vale per me l'essere nel top degli scrittori perché lei ha capito quanto amore vi ho riversato, ha compreso il testo anche nelle piccole sfumature... ho pianto per la commozione e vi confesso anche un segreto. Ieri avevo ricevuto brutte notizie ed ero molto addolorata e triste, ma abituata alle burrasche, mi sono detta, ringrazia il Signore lo stesso, Lui non ti deve mica nulla perché cerchi di essere corretta e buona e lo preghi, il tuo premio è appunto essere integra e giusta e poi mi sono detta domani sarà più bello di oggi. Stamattina mi sono alzata ho aperto la porta di casa e sul terrazzo c'era un gatto che mi ha strusciato le gambe. Tre anni fa in un trasloco per colpa mia ho perso il mio Tigre, il mio gatto, e ancora lo penso con rimpianto così trovarmi un gatto sul terrazzo è stato per me come ricevere una carezza. Poi ho acceso il telefonino e su Facebook c'era la recensione di Alessandra e allora ho iniziato a piangere, e non la finivo più perché pensavo che lassù da qualche parte c'è qualcuno che mi ama.

lunedì 1 aprile 2019

VACANZE ROMANE romanzo a puntate, V parte


L’arciduca Francesco Ferdinando desiderava un’automobile che lasciasse stupida la popolazione quando lui e la moglie, avrebbero visitato la piccola capitale della Bosnia, Sarajevo, voleva dare un’immagine di prestigio e di sicurezza; la scelta ricade su un’auto costruita dalla Graf & Stift, a sei posti, color rosso sangue.  
A Sarajevo il 28 giugno del 1914 un fanatico armato di pistola saltò sull’auto in corsa e uccise sia l’arciduca che la moglie, evento che scatenò la grande guerra, con il suo carico di venti milioni di morti… stendiamo un velo pietoso su chi c’era dietro al fanatico, ieri come oggi si spingono i più faziosi per interessi di potere.  
Dopo l’armistizio, il governatore della Iugoslavia sistemò e usò l’auto dell’attentato, ma dopo quattro incidenti e la perdita del braccio destro, decise che il veicolo doveva essere distrutto.
Un suo amico, incurante delle disgrazie che l’auto si portava dietro, l’acquistò e la guidò per mesi, finché si rovesciò rimanendo schiacciato dal veicolo.  
L’auto maledetta passò a un medico, ma quando i suoi pazienti superstiziosi cominciarono ad abbandonarlo, non esitò a venderla a un pilota svizzero che si schiantò sulle Dolomiti.
Nonostante questi eventi un agricoltore la comprò, ma un giorno l’auto si bloccò.
Mentre un amico la stava portando al traino per farla riparare, l’auto improvvisamente si mise in moto a piena potenza e investì l’auto che la trainava, uccidendo i due uomini.
L’auto continuò a cambiare di proprietario, finché uno di questi la dipinse di azzurro per poi perire   in un incidente con cinque amici mentre stava andando a un matrimonio.
Alla fine, l’auto, ricostruita per l’ennesima volta, venne spedita al museo di Vienna, dove a un certo punto scomparve.
Tuttavia, l’automobile maledetta è ricomparsa in occasione del centenario della grande guerra,   fresca di restauro, al Museo di Storia Militare di Vienna.
Superstizione, leggenda o energia nera e perfida?
Chissà.
La Graf & Stift, era un’azienda automobilistica viennese fondata pochi anni prima dell'attentato, simbolo di un’economia rampante che forse si celava dietro ai fanatici per i propri interessi, ma scatenare  la grande guerra, con il suo carico di venti milioni di morti avrà certo smosso energia negativa sia dal Cielo che dalla Terra.
Meglio tornare ai milanesi.


immagine: auto attentato di Sarajevo

venerdì 22 marzo 2019

VACANZE ROMANE romanzo a puntate, IV parte


I milanesi, chi sono i milanesi?
Hanno forse qualche radice romagnola?
Scommetto che avete tirato un sospirone e pensato: “Ma che razzate scrive”.
Le peculiarità tipiche del signor Rossi: la velocità e l’efficienza, il giusto equilibrio fra cortesia e il non perdere tempo; il fare e il costruire, ricordano un poco l’efficienza dell’impero austroungarico.
Gli austroungarici, nei libri di scuola sono presentati solo come degli oppressori, ma avevano caratteristiche di efficienza e onestà tedesche non da poco.
I programmi riformatori dei viennesi non erano per nulla graditi alla nobiltà lombarda, schierata in prevalenza su posizioni conservatrici eppure misero un po’ d’ordine, tra l’altro vietarono la pratica della vendita degli uffici legati alla gestione della cosa pubblica, che venivano elargiti al migliore offerente, così la carica andava al più ricco senza badare alle sue competenze e istituirono il rinnovo, ancora attuale del catasto e della raccolta delle imposte.
Prima di ritornare a parlare dei milanesi, una piccola riflessione sull’impero austroungarico, tanto per rammentare che le cose nel mondo girano in tondo e prima o poi ritornano, così se in certe epoche si è visto osannare il ritorno imperiale di Roma: ad esempio con Giustiniano e soprattutto con Carlo Magno sino ad arrivare a Benito Mussolini.
Gli austroungarici vengono visti con antipatia eppure non erano altro che i resti del sacro romano impero, retto dalla casa d’Asburgo sin dal XV secolo, che cadde per opera di Napoleone.
Sconfitto Napoleone con la Restaurazione si ebbe il ritorno degli Asburgo e dell’impero che venne anche chiamato secondo reich e che terminò nel 1918, il terzo reich sarà quello di Hitler e tanto per arzigogolare come facevano il duce e il fuhrer ad andare d’accordo visto che ambedue volevano ricreare il Sacro Romano impero?
Nel 1914 in seguito all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo, esplose la prima guerra mondiale, dovuta ad un complesso sistema di alleanze tra gli stati europei, che vide schierate da una parte le potenze centrali (Austria-Ungheria, Germania e l’Impero Ottomano), dall’altra quelle occidentali (Francia, Regno Unito e Italia) e la Russia.
All’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo, è legata la storia di un’auto maledetta, storia che fa accapponare la pelle a Betty e che le ricorda uno dei film che più l’hanno spaventata a morte: Christine - La macchina infernale un film del 1983, diretto da John Carpenter, basato sull’omonimo romanzo di Stephen King, una macchina che pareva l’incarnazione del diavolo stesso.
Tanto per divagare i film che hanno veramente spaventato e sconvolto Betty, nel senso che le fibre del suo essere le indicavano la possibilità dell’esistenza reale di un’energia completamente malefica sono questi: L’esorcista, Shining e La macchina infernale.



immagine: Christine - La macchina infernale 

Roberto Roganti: Io sono la divina di Paola Tassinari

Roberto Roganti: Io sono la divina di Paola Tassinari: “Io sono la divina”, il titolo allude alla Divina Commedia, è un avvincente romanzo, un viaggio in luoghi reali, dalla assolta e misteri...

venerdì 15 marzo 2019

VACANZE ROMANE romanzo a puntate, III parte


Il signor Rossi è un simpatico cartone animato disegnato da Bruno Bozzetto, un personaggio immaginario dal quale sono stati realizzati un totale di sette cortometraggi e tre film, oltre ad una serie televisiva di 11 puntate da 12 minuti ciascuna.  
Il personaggio nacque nel 1960, quando Bozzetto, frustrato e scontento, perché la giuria del Gran Premio Bergamo Internazionale del Film d’Arte e sull’Arte aveva rifiutato una delle sue produzioni,   decise di realizzare una vendetta.
Una vendetta geniale, quella veramente grande che solo l’ironia può creare: descrisse la sua esperienza tramite il suo cartone animato: “Un Oscar per il signor Rossi”.
Bozzetto creò il personaggio del signor Rossi come personificazione dell’italiano medio dell’epoca, in un paese che viveva un boom economico senza precedenti, ma dove allo stesso tempo, si iniziavano a notare i primi inconvenienti del progresso: solitudine, mancanza di comunicazione, lavoro eccessivo, inquinamento, alienazione, nevrosi.
Il quieto signor Rossi obbligato ad essere alla moda: va a sciare, va in vacanza al mare, compra una macchina, va a Venezia... ogni episodio risulta un eccezionale ritratto sociale della sua epoca, sempre da una prospettiva fortemente ironica e venata da amarezza.
Rivedendo i video su YouTube, non si può fare a meno di constatare quanto la situazione sia peggiorata.. sigh e sic!


immagine: il signor Rossi

giovedì 14 marzo 2019

Incontro con l'artista

Questa mattina intervistata in tv su Videoregione da Antonio Dal Muto, scrittore, giornalista, storico,        pittore e critico cesenate... ho messo gli orari previsti per le programmazioni, se qualcuno vuole vedere




venerdì 8 marzo 2019

VACANZE ROMANE romanzo a puntate, II parte


Il pancrazio è un antico sport da combattimento, un agone atletico, che faceva parte dell’atletica pesante di origine greca antica e consisteva in un misto di lotta e pugilato.
Il lottatore sconfiggeva il suo avversario utilizzando tutta la sua forza e tutte le parti del corpo, con ogni tecnica a mano nuda ammessa.
Il significato di pancrazia per un’altra parte di italiani, quella dei mediocri può apparire giusta e veritiera in quanto occorre lottare, impegnarsi e giostrare con tutti i mezzi, per arrivare alla fine del mese con lo stipendio, trattenersi dallo sbottare con il superiore, districarsi fra gli intoppi stradali col velox pronto a farti la multa anche se vai ai settanta e molto molto altro a tal punto che si può esaminare il termine pancrazia e tradurlo come… il potere del Pan/pane.
Il potere del Pan/pane, in quanto crazia ha significato di potere, Pan è il dio o fauno un po’ selvatico, legato alla natura, tutto pancia e fottere, quindi esprime bene il carattere del popolino che ogni tanto si inrazza se gli tolgono il pane.
In realtà mediocre significa l’essere medio o lo stare a metà tra gli estremi.
Betty, circa dieci anni prima, trovò la sua vita da casalinga di Voghera assai limitata, anche Betty voleva stare alla moda, la sua vita le parve mediocre, così provò la vita spericolata.
La vita di Vasco Rossi, in quanto pare che il cantautore intendesse dire che voleva una vita spericolata perché solo così avrebbe potuto essere un artista e scrivere canzoni intense e sentite, bè la stessa cosa era per Betty, voleva essere anche lei un’artista.
Tra l’altro, guarda caso, la casalinga di Voghera era la versione femminile e domestica del signor Rossi, guarda caso cognome di Vasco, ambedue gli archetipi provenivano dal milanese.


immagine: statua del Pancrazio

venerdì 1 marzo 2019

VACANZE ROMANE romanzo a puntate, I parte


Questa storia, nasce un po’ così, senza pretese, narrerà delle vacanze romane di Betty.
Chi è Betty?
Una signora romagnola di cinquant’anni, un po’ così, né bella né brutta, né troppa né poca, né da mettere coi peggiori né tantomeno coi migliori.
Forse da inserire in quella via di mezzo tanto denigrata oggi: quella dei mediocri o forse da inscrivere alla lista delle casalinghe di Voghera.
Oggi il sostantivo/aggettivo mediocre viene visto come un qualcosa di orribile, quasi peggio di assassino, in quanto è un termine assolutamente fuori moda, chi vuole oggi essere antiquato, obsoleto, out, sorpassato, superato, vecchio, decrepito e tacciato di essere fuori moda e fuori mondo?
Pensate che Betty esageri?
In questi giorni si sta discutendo sui media e sui social dell’estradizione, finalmente avvenuta dell’ex terrorista rosso Cesare Battisti.
Stesso nome del patriota di fine Ottocento, ma a testimonianza della degenerazione dei costumi, vi è un abisso di dignità fra i due.  
Il Battisti, cittadino austriaco di nascita, direttore di giornali socialisti, deputato al Parlamento di Vienna dove si batté per ottenere l’autonomia amministrativa del Trentino e la costruzione di un’università italiana fu condannato a morte perché allo scoppio della grande guerra, pure essendo parlamentare austriaco si arruolò volontario negli Alpini, combattendo per la parte italiana.
Fu catturato da una truppa dell’esercito austriaco, fu processato e impiccato per alto tradimento, non fuggì ma con grande dignità chiese solo di poter essere fucilato invece che impiccato, (l’impiccagione un tempo era riservata agli schiavi e ai plebei) per rispetto alla divisa militare che indossava.
Le sue ultime parole: “Viva Trento italiana! Viva l’Italia!”
Il Battisti odierno, ex terrorista, accusato di vari reati legati alla lotta armata, incolpato di quattro delitti, condannato a più ergastoli, si dichiara innocente per gli omicidi, non si pente per gli ideali del terrorismo, evade dal carcere, che secondo lui non merita, se ne va in giro per il mondo come rifugiato politico e svolge con discreto successo l’attività di scrittore di romanzi di genere noir.
Ora riacciuffato una parte di italiani si indigna per la gogna mediatica, il poverino qua, il poverino là: “Ecco stagliarsi nel cielo delle vicende italiche una manifestazione evidente della trasformazione in merce di ciò che prima era sacro. Il riferimento è al teatro dell’estradizione dalla Bolivia dell’ex terrorista rosso Cesare Battisti. Ciascun cittadino ha potuto assistere alla fiera del pop della pancrazia, cioè del mondo dominato dal rumore sociale, della partecipazione collettiva agli eventi e della stimolazione delle emozioni più voluttuose. In breve: della perdita di sacralità dei valori, quelli laici, dello Stato di diritto. È stata la messa in scena teatrale di un fatto di costume, più che di una estradizione giudiziaria”.
Se le parole possono sembrare giuste e sensate, il senso non lo è, oggi la gogna mediatica la subiscono tutti, perché la notizia fa notizia e va di moda chi fa più rumore, è di moda la pancrazia, basta vedere la televisione o leggere sui social, i peccatucci dell’uomo mediocre non fanno notizia, sono banali e ordinari, mentre i grandi peccati attraggono, fanno discutere, accendono gli animi ecc.
Questa parte di italiani, che difende Battisti, è naturalmente la più acculturata, usa infatti un termine altisonante, pancrazia, che esplica chiaramente la loro altezza vertiginosa in ambito culturale.  
Questa parte di italiani è la crème de la crème del nostro paese, ha in orrore il termine mediocre e i suoi archetipi: il signor Rossi e la casalinga di Voghera, mentre ammira l’assassino Battisti che è un tipo affascinante, un intellettuale che ha oltrepassato il limite per una giusta causa.


immagine: Cesare Battisti

lunedì 25 febbraio 2019

Buonanotte viandanti della rete IX

Questo è l'ultimo post chiacchiericcio, ho già parlato troppo di me, come vedete sono in tenuta da mare, una foto dell'anno scorso. Ho messo questa foto perché alla fine di marzo inizio di solito ad andare al mare e stacco dallo scrivere, ora qua a Ravenna è molto freddo ma io sento già il profumo del mare e della bicicletta, che ora è in garage. Ho messo questa foto anche perché la protagonista del mio ultimo romanzo inizia la storia proprio tornando dal mare in bici col cappello e i capelli legati con due codini. Il romanzo il cui titolo provvisorio è:"Il volo del gruccione" è già stato inviato a qualche Casa editrice ora occorre solo aspettare, non ho fretta anche perché questo romanzo sarà quello del cassetto, quello da inviare ai concorsi per vedere se otterrà qualche menzione o la pubblicazione. Stasera sono stanca morta, ieri sono stata alle prove del Purgatorio. Sapete in cosa consiste? E' uno spettacolo teatrale la cui ideazione, direzione artistica e regia è di Marco Martinelli e di Ermanna Montanari, persone note a livello internazionale. L'Inferno è stato realizzato con grande successo due anni fa, ora è la volta del Purgatorio, fra due anni ci sarà il Paradiso, in modo che nel 2021, settecento anni dalla morte di Dante ci sarà la grande commemorazione dantesca. L'Inferno si è svolto in 33 serate, una per ogni Canto, nelle sere di giugno e luglio, lo stesso accadrà per il Purgatorio e il Paradiso. I registi, i tecnici e qualche attore sono di alto livello, ma il grosso dei figuranti che formano i cosiddetti Cori  sono dei cittadini ravennati e non solo: una chiamata pubblica di oltre 800 persone. Con l'Inferno è stata una grande esperienza. Col Purgatorio ho provato ieri il Coro di Pia de Tolomei, che tratta di violenza alle donne, ma non fa per me perché occorre stare in piedi a lungo fermi nello stesso posto e la mia schiena proprio non ce la fa, la prossima volta proverò il Coro dei vermi e delle farfalle che è incentrato sulla lettura di poesie famose. Cari viandanti vi saluto con un tighidighidi, scioglilingua che serve per suonare il flauto... Tighidighidi

domenica 17 febbraio 2019

Buonanotte viandanti della rete VIII

Questa non è una foto di carnevale, come forse avete pensato, ma una performance artistica ad Arte Fiera di Forlì, dietro alle mie spalle si intravedono i miei dipinti, mentre ai miei fianchi due artisti di Forlì. Bei giorni, ma ormai passati, i giorni passano tutti, sono indifferenti a ciò che uno vorrebbe. Cosa vi racconto questa sera? Ieri, era sabato, c'era il sole e c'erano 16°e a me è venuta voglia di vestirmi un po' leggero e un po' trendy, ho così indossato un abito/tunica/aderente/nero con spacco laterale, scarpe da ginnastica, a Ravenna va di moda indossare le sneakers con ogni tipo di vestiario, anzi si mettono molto con gli abiti chic per sdrammatizzare il tutto. Sopra questa mise ho indossato un chiodo in similpelle nero (erano anni che il chiodo stava nell'armadio, lo avevo portato assiduamente poi lo avevo abbandonato perché mi pareva troppo aggressivo) e sopra al tutto un grande sciarpone a righe rosse/oro/bianco di lana grossa. Mi piacevo e sono uscita sentendomi carina, ho preso l'autobus e sono andata in un locale del centro a prendere un caffè e a leggere il quotidiano, successivamente sarei andata alla presentazione di un libro postumo di una cara persona che ha presentato i miei primi romanzi e che purtroppo non c'è più, a questo incontro sarebbero stati presenti vip e notabili in quanto Pietro era una persona di spicco a Ravenna e molto apprezzato, sia come dirigente che come scrittore e come persona. Finito di leggere il giornale e pronta per uscire dal caffè è successo il fattaccio. Prima però vi devo dire che secondo la scienza soffro di disturbo da accumulo compulsivo, cioè non riesco a buttare via niente, ho abiti che portavo a vent'anni e ancora qualche volta li indosso, la stessa cosa per scarpe e borse, la scienza dice che ciò accade per un problema neuronale, i miei neuroni hanno paura di sbagliare e di buttare via qualche cosa di prezioso... è vero io non riesco né a gettare né a lasciare. Ma andiamo ai fatti, mentre mi alzavo dalla sedia per indossare il giubbotto ho visto ai miei piedi e sul mio vestito una specie di coriandoli neri... era il mio giubbotto/chiodo che si era disintegrato, la similpelle tutta sbriciolata, il "poveretto" evidentemente era di un materiale che dopo essere stato anni al chiuso e al buio con la luce del sole si era polverizzato. Che fare? Tornare a casa? Poi l'idea:"Ancora è periodo di saldi forse posso trovare un'occasione". Infatti con un colpo di fortuna ho trovato un chiodo nero molto carino in sconto a sole euro 19.90, ultimo pezzo ed era della mia taglia... pagato, indossato e andata alla presentazione e il vecchio chiodo nel bidone dell'immondizia di Terranova, buonanotte viandanti della rete.

martedì 12 febbraio 2019

Buonanotte viandanti della rete VII

Ullallà, sono ancora qua, avevo intenzione di mettere una mia foto dove sono in maschera, visto che siamo già a carnevale, poi chissà perché ho iniziato il post con la parola ullallà e alla mente mi è arrivato Venditti, sì Antonello Venditti nel 1976 ha inciso l'album Ullalà e così ho deciso di andare su You Tube per caricare una canzone dall'album Ullallà per voi viandanti della rete, ma ho ricambiato idea in quanto le canzoni di Ullallà sono tutte molto tristi e non mi piace più la tristezza, rifuggo dalla musica triste e dolce, parto dal presupposto che la musica ti attacchi il suo sound o mood quindi meglio ascoltare musica allegra del tipo quella Barocca o di Goran Bregovic, un po' stile Banda, tra l'altro mi sto impegnando al massimo con le lezioni di flauto traverso, in aprile la banda giovanile, sì faccio parte della banda giovanile anche se non ho l'età :) dunque la banda giovanile in aprile terrà un concerto e i pezzi da imparare sono una decina, uno dei quali da imparare a memoria perché lo faremo marciando. Mi sto impegnando al massimo se non ce la faccio mi dispiacerà un poco ma almeno ho tentato. Come vedete vi ho messo la foto, del carnevale passato, partecipavo al Carnevale dei Ragazzi di Ravenna col Carro della Maternità della parrocchia di San Biagio, dove faccio volontariato. Sono vestita da mamma russa e particolare non da poco mia nuora è ucraina. Mi sono divertita tantissimo, quest'anno non mi hanno ancora invitato, conosco le sarte che fanno i vestiti, sono bravissime, forse perché per mancanza di fondi la parrocchia si è unita a un'altra e così forse non hanno bisogno di figuranti, ma va bene così perché l'ho già fatto due volte e direi che mi sono bastate... non potevo non farmi una foto con Anonymous personaggio di cui ho parlato in un mio libro  buonanotte viandanti della rete

domenica 3 febbraio 2019

Buonanotte viandanti della rete VI

 Rieccomi qua, ho ultimato i post, ora ho una riserva che inizierà da Marzo sino a Gennaio 2020. Volevo raccontare in forma di romanzo i miei viaggi a Roma, un po' di arte, di storia, vicende vere e tanta fantasia ma sono arrivata praticamente solo all'inizio, perché scrivendo mi vengono un sacco di agganci, quando scrivo mi arrivano rimandi da un sacco di ricordi, di letture e divento prolissa, per ora mi fermo qui, forse i nuovi post saranno l'inizio di un vero romanzo, magari me lo direte voi, viandanti della rete se ne vale la pena. Per il mese di Febbraio continuerò con queste chiacchiere della sera. Oggi è stata una bella giornata in compagnia del coro in cui canto, un pranzo assieme per fare sempre più gruppo. Abbiamo mangiato benissimo in un ristorante particolare, in cui con l'aiuto dei volontari e di ragazzi diversamente abili si è creato un luogo di benessere per la pancia e per l'anima. Il luogo: La Macina, si trova a Ravenna in Via Faentina, 284, se magari qualcuno passa di qua, non manchi di andare perché è un bel luogo, una casa di campagna ristrutturata, si spende veramente poco, si mangia bene e si sta bene. Perché ho messo una foto in cui vi mando baci? Perché a Ravenna, per San Valentino si terrà il Baciarello ovvero la Festa del bacio e dell'amore romantico, un Festival di 5 giorni. Gli ideatori si sono detti se c'è il Verona in Love per via di Giulietta e Romeo perché non fare Ravenna capitale del bacio? E così si sono ispirati alla Statua di Guidarello Guidarelli, il condottiero morto in duello per una camicia, famoso perché chi lo bacia avrà amore eterno. Ora non lo si può più baciare, né toccare perché dove sta, alla pinacoteca del MAR in Via di Roma, suona l'allarme... e poi chissà magari si sono ispirati anche a me, nel mio primo romanzo racconto di un bacio al Museo, un bacio lunghissimo, il più bello del mondo, e di un bacio furtivo con scatto d'allarme al condottiero Guidarello, certo sono presuntuosa, magari i miei libri non li legge nessuno, ciò non toglie che ciò che ho scritto si è avverato.
P.S. il romanzo si intitola Diana da Ghibullo e lo trovate a destra del post

martedì 29 gennaio 2019

Buonanotte viandanti della rete V

Ed eccomi ancora qua, questa è una foto dell'anno scorso, mentre sono al Magazzino del Sale di Cervia in una collettiva, dietro alle mie spalle i miei dipinti ispirati all'Inferno di Dante: Maometto, Paolo e Francesca e Vanni Fucci. Ancora per qualche volta farò qualche chiacchiera serale, poi inizierà la nuova serie di post, ne ho già preparati un bel po', che saranno raccontati come un romanzo ma con tanta arte, storia e un po' di mistero.Che vi racconto ora? Racconterò della mia mania dell'affare. L'affare riguarda gli sconti, i saldi che sono la mia gioia e il mio rammarico. Gioia perché li aspetto per comprarmi qualcosa di nuovo, rammarico perché entrando nel negozio mi lascio prendere la mano comprando cose particolari invece che abiti classici. Con la scusa che costano poco compro delle cose che metterò una volta oppure mai. Non devo entrare nei negozi,  perché trovo sempre qualcosa che è un'affare, oggi per esempio ero tranquilla non dovevo comprare nulla, poi sono voluta entrare da Zara, così per sfizio, ho visto un paio di pantaloni palazzo con fantasia a foulard, avevano ribassato il prezzo a 5,99 euro e io non ho saputo resistere li ho presi, poi arrivata a casa ho compreso che non sono il mio genere, che non li avrei mai portati e ho constatato che invece di un affare avevo buttato via 6 euro, sì lo so sono pochi ma a me scoccia farmi prendere dalla gola, sì perché è la stessa cosa... se non assaggio la torta non la mangio, ma se ne assaggio un pezzetto e mi piace me la mangio quasi tutta, facendo come il topo, un rosicchio alla volta dicendo:"Un pezzettino e non ne mangio più" e la finisco e dopo sto male. Con i saldi, se non entro nel negozio, non ho voglia di niente, se entro trovo l'affare... di solito cose strane dicendomi:"Un colore così se non lo prendo in saldo non l'avrò mai" e dopo sono insoddisfatta di me... buonanotte