venerdì 26 gennaio 2018

Diario 1

Oggi giornata un po’ così e per fortuna che l’oroscopo di Paolo Fox ha detto che per la Vergine sarà un grande anno, intanto ieri 1° gennaio 2018 l’ho passata con febbre, tosse e starnuti stratosferici, sono stata malissimo. Oggi va un po’ meglio ma ho tanto dolore ai nervi e alle ossa, non riesco a stare seduta, né a stare a letto, riesco solo a camminare, considerate che dopo l’influenza sono stanchissima e vorrei tanto riposare ma non ci riesco, è per questo che sono al computer, se scrivo forse riuscirò a non sentire il dolore. Considerate che sono rimasta fuori casa, una ventata ha chiuso la porta e la chiave di riserva ho dimenticato dove l’ho nascosta, sono rimasta fuori appena fatta la doccia, coi capelli ancora umidi e senza cappotto, quasi da disperazione, non vi sto a dire come ho fatto ma dopo circa mezzora la chiave è saltata fuori e sono riuscita ad entrare. Vi confido che ho pregato perché tutto si risolvesse, non so se è stato un miracolo, caso, fortuna o la memoria che è tornata ma tutto si è risolto. Spero non mi torni l’influenza. Comunque poi sono uscita, dovevo andare in biblioteca a restituire due libri e a prenderne uno che è tanto che voglio leggere… Il ramo d’oro di James Frazer, ma siccome la giornata era storta il libro in questione non lo danno in prestito ma solo in consultazione… uffa e riuffa, sono oltre 1200 pagine e io non sono un topo di biblioteca, che tra l’altro la biblioteca Classense di Ravenna è piena di gatti. Sono tornata a casa e ora mi sto sfogando scrivendo questo diario e mi è venuta un’idea: ho digitato su Google… Il ramo d’oro James Frazer pdf e miracolo, è apparso e mi hanno pure permesso di fare il download e ora ho il libro sul mio computer, alla faccia di chi dice che il computer e il web sono abbufalati e poco seri.

domenica 21 gennaio 2018

Galla Placidia e il graal: settima puntata

Onoria, figlia di Galla Placidia, doveva restare vergine per non creare problemi di successione, ma si invaghì del suo procuratore e si lasciò sedurre; scoperto il flirt, il suo amante venne immediatamente giustiziato, mentre Onoria venne costretta a nozze riparatrici con un anziano e innocuo senatore.
Le cronache dicono che  Onoria volle vendicarsi offrendosi nientedimeno che ad Attila, a cui inviò l’anello con il sigillo.
Possibile invece che fosse d’accordo con la madre, in fin dei conti, sul figlio maschio non era possibile contare.
Poteva ben pensare di cedere il trono alla figlia.
Onoria poteva diventare regina degli Unni, poteva realizzare ciò che non era stato possibile a lei.
Sembra che Attila abbia soggiornato da ragazzo a Ravenna, come ostaggio, sino ai vent’anni.
A Ravenna imparò il latino e il disprezzo per il clima decadente dell’impero, lui era forse crudele ma mai  viscido.
Onoria lo aveva già visto, era una bambina al tempo, ma forse le sarà rimasto impresso la forza indomita dell’Unno fascinoso.
Particolare non da poco, Attila piaceva alle donne: alcuni raccontano che ebbe numerose mogli e amanti e più di cento figli.
Quasi certamente Onoria si convinse di soggiogare Attila con le sue grazie femminili, con la sua raffinatezza di principessa romana.
Come già aveva fatto precedentemente sua madre con Ataulfo, il re dei Visigoti.
Ma torniamo all’anello ricevuto da Attila da parte di Onoria.
Attila accettò subitamente, offrendo molto oro in cambio della dote della sposa, che quantificava in territori molto vasti: la Germania, la Gallia, la Spagna e la Pannonia.
Immaginatevi l’astio di Valentiniano III.
Onorio, fu calmato un poco dalla madre Galla Placidia, lui avrebbe voluto strozzare Onoria, infatti la condannò a morte.
Galla Placidia salvò la figlia, se la fece affidare e riuscì a metterla al sicuro.
Valentiniano III, inviò poi un messaggio ad Attila, in cui disconosceva assolutamente la legittimità della presunta proposta matrimoniale.
Attila, per nulla persuaso, inviò un’ambasciata a Ravenna per affermare che Onoria non aveva alcuna colpa, che la proposta era valida dal punto di vista legale. 
Attila sarebbe venuto per esigere ciò che era un suo diritto.
Nel 451 Attila attaccò l’Occidente, venne fermato da Ezio.
L’anno dopo, con le sue orde, piombò in Italia rivendicando di nuovo la mano di Onoria.
Sul Mincio si incontrò con papa Leone che lo convinse a ritirarsi.
Galla Placidia era già morta a Roma, nel novembre del 450.
Ella non riposa nello splendido Mausoleo di Ravenna. 
La battaglia dei Campi Catalaunici si svolse il 20 giugno 451 nei pressi di Troyes.
Nello scontro, le truppe del generale romano Ezio, reclutate soprattutto tra i Barbari e affiancate dagli alleati Visigoti di Teodorico I, prevalsero sugli Unni di Attila.
Erano gli anni di personaggi come Ataulfo, Ezio, Alarico, Attila, Teoderico, Ricimero, Odoacre, Genserico, ecc.
Potrebbero avere ispirato Chrétien de Troyes.
 Chrétien de Troyes,  fu uno scrittore e poeta francese medievale, ideatore del ciclo bretone.
Ora il graal prosegue la sua corsa, sempre inafferrabile, in territorio di Francia con i Merovingi, sino a giungere ai giorni nostri... fra chi cerca un equilibrio fra Oriente e Occidente.
                                                                                                                        

martedì 16 gennaio 2018

Galla Placidia e il graal: sesta puntata

Ezio veniva dalla Dacia, e aveva sposato una donna romana. Aveva passato parecchi anni come ostaggio degli Unni, e Attila era per lui come un fratello, dato che erano cresciuti insieme. Prima di essere ostaggio degli Unni lo era stato dei Visigoti di Alarico, sequestrato nel sacco di Roma (410) assieme a Galla Placidia.
E chissà le cronache non lo dicono, scritti non ce ne sono, ma fra i due ragazzi, può esserci stato l’amore.
Più tardi Galla Placidia, quando fu reggente dell’Impero, volle Ezio come suo generale.
Sarebbero stati una bella coppia, la bella, intelligente e imprevedibile imperatrice e l’eroico generale Ezio.
Ezio accumulò un potere che nemmeno Stilicone aveva mai avuto, e un giorno, lo sapeva, avrebbe raggiunto il trono.
Non era certo l’imperatore Valentiniano III a fargli paura, il cui unico pregio era l’essere figlio di Galla Placidia.
Ezio controllava la Gallia del nord coi suoi guerrieri; si sentiva Unno lui stesso, parlava la loro lingua alla perfezione e da loro aveva imparato a cavalcare, a tirare d’arco e le tecniche militari tipiche dei cavalieri della steppa.
Fu sempre fautore dell’alleanza romana coi barbari.
Sembra che in ogni battaglia vedesse un duello, una sfida cavalleresca, addirittura un giudizio divino.
Era un antesignano della figura del cavaliere. Nei libri di storia è ricordato per la battaglia dei Campi Catalaunici (451) vicino a Troyes dove sconfisse Attila. In un modo o nell’altro l’Impero tenne fino al 454, sino a quando Valentiniano uccise Ezio.
Il baluardo dell’Impero fu ucciso da un imbelle rammollito come Valentiniano III, il quale fu poi eliminato l’anno successivo dai guerrieri di Ezio.
A Ravenna, l’agonia e la fine dell’Impero Romano ma anche l’inizio del Medioevo con le gesta ricordate nelle saghe dei Nibelunghi (di cui fanno parte anche Teoderico e Attila) e di Artù e i cavalieri della tavola rotonda. Chrétien de Troyes scrittore e poeta francese medievale, ideatore del ciclo bretone, può essersi ispirato alla battaglia avvenuta tanti anni prima nella sua città natia.
Gli anni passavano; Galla Placidia fondava chiese ( San Giovanni Evangelista, Mausoleo, Santa Croce).
Si interessava sempre più di religione, mollando man mano gli impegni di governo.
L’occidente era andato, anche l’Africa, dove erano arrivati i Vandali, era perduta.
A Valentiniano III, descritto come ubriacone, restava l’Italia con Roma.
Galla Placidia si rifugiava nel mondo della trascendenza, si era legata a doppio filo col vescovo di Ravenna, Pietro Crisologo il vescovo dalle “parole d’oro”. Pietro cercava la pace religiosa dopo i numerosi dissidi e lotte. Barbari e Romani erano cristiani ma con vedute diverse sulla divinità di Cristo. Ciò, sarà una delle cause che porterà  alla guerra gotica e ai secoli bui dell'Alto Medioevo.
Forse Galla Placidia sta  pensando a un nuovo graal?
Perora e prova a costruire l’unione fra Barbari e Romani?  
Sicuramente aveva aperto gli occhi sull’incapacità del figlio, ma ora anche la figlia le Onoria le causava grattacapi.

giovedì 11 gennaio 2018

Galla Placidia e il graal: quinta puntata

Nel 421 morì Costanzo, Galla Placidia si ritrovò vedova per la seconda volta. Onorio dal canto suo mostrava sempre più segni di confusione mentale, sempre più imbecille, possiamo osare di dire.
Corrono strane voci, l’imperatore bacia sulla bocca, anche pubblicamente, la sorella.
Galla Placidia che può fare, se non subire?
Chi la difende?
Tra l’altro Onorio, era impotente, più di tanto non poteva fare.
Onorio, anche se era un imperatore, era un mentecatto.
Un aneddoto racconta che egli amasse passare le giornate dando da mangiare alle sue galline che giravano liberamente per il palazzo.
Un giorno un inviato gli portò la notizia che Roma era caduta.
Onorio rispose: “Ma come, se ha mangiato solo poco fa!” 
Alludeva alla sua gallina preferita, da lui chiamata Roma.
In seguito, Galla Placidia venne accusata di cospirazione.
Onorio, al solito spaventato e suggestionato, la cacciò dalla città.
Ma santiddio, quanto deve sopportare una donna!
Galla Placidia e i figli trovarono rifugio a Costantinopoli. La corte imperiale orientale era in quegli anni come un monastero, bigotta e severa, la trattarono alla stregua di una semplice dipendente.
Questo penoso soggiorno durò pochi mesi.
Nel 423 Onorio morì d’idropisia e il problema della successione divenne urgente.
La corsa al trono si fece serrata, la spuntò un occidentale di nome Giovanni. L’imperatore d’Oriente inviò l’esercito. Un corpo di spedizione puntò per via di terra ad Aquileia, l’altro raggiunse Classe via mare. Galla Placidia si trovava ad Aquileia e qui si prese la sua rivincita. Si fece portare Giovanni, l’usurpatore, che fu umiliato e poi decapitato.
Galla Placidia assunse la reggenza dell’impero per conto di Valentiniano III, suo figlio, un giovane che ben presto si sarebbe dato ai bagordi. Fu lei, la vera imperatrice, si destreggiò abilmente, e non deve essere stato facile, Romani contro i Romani e contro i Barbari, questi in lotta fra di loro e contro i Romani, tutti contro tutti.
Di un uomo soltanto ebbe veramente paura e forse attrazione: Ezio… e siamo ai cavalieri del graal è con Ezio che probabilmente nasce la leggenda di Artù.

sabato 6 gennaio 2018

Galla Placidia e il graal: quarta puntata

Quando la notizia della morte di Ataulfo giunse a Costantinopoli, in città si fece grande festa. Era stato sventato il pericolo che l’Occidente si barbarizzasse e sfuggisse definitivamente al controllo orientale.
Costanzo, nuovo generale di Onorio, imperatore dell’Impero romano, scambiò Galla Placidia per seicento moggi di grano, dato che i Barbari stavano quasi morendo di fame.
La andò a prendere, con una buona scorta, e così la vide per la prima volta.
E si innamorò di lei… ma cosa aveva di speciale questa donna?
Bella sì, ma aveva qualcosa in più, era inafferrabile, era sempre un po’ più in là.
Ravenna era una cittadina chiusa e sonnacchiosa, umida e nebbiosa d’inverno, afosa d’estate, oppressa dalle zanzare.
Galla Placidia, dopo l’amore con Ataulfo, la perdita del figlio, forse ritrova in questa corte sonnolenta un po’ di pace.
Ma il fratello Onorio, un farsa di imperatore non la lascia stare.
Questo imperatore, per motivi dinastici, diede in sposa la sorella al suo generale.
Quel Costanzo che le sbavava dietro.
Costanzo, non le piaceva proprio, ma lo sposò, che poteva fare?
Nacquero due figli, una femmina, Onoria, e un maschio, Valentiniano.
Da allora in poi Galla Placidia non visse che per preservare il trono al figlio, che si rivelerà peggio dello zio Onorio.
Nel 421, Galla Placidia divenne Augusta e Costanzo fu associato da Onorio all'Impero.
Costanzo però non era più il soldato di una volta, dato che l’ambiente di Ravenna l’aveva alquanto imbolsito.
Cominciò a mostrare comportamenti bizzarri.
Affidandosi a un portentoso mago asiatico che si diceva in grado di far ritirare spontaneamente i Barbari dai territori romani ai loro paesi d’origine.
Costanzo era deciso a mettere alla prova il mago.
Ma Galla Placidia si oppose minacciando il divorzio, e il mago fece una brutta fine.
Chissà se Galla Placidia osteggiò Costanzo, per amore dei Barbari, credendo alle capacità del mago, o se aveva più buon senso del marito.
Forse Galla Placidia non aveva perso la speranza di attuare il graal: l'unione di Barbari e Romani.

martedì 2 gennaio 2018

Galla Placidia e il graal: terza puntata

Dalle nozze tra Ataulfo e Galla Placidia nacque un bambino, venne chiamato Teodosio, come il nonno materno. Galla Placidia sfidava l’Oriente, tenacemente e ferocemente antigermanico, pensò che il futuro appartenesse a suo figlio, e con esso il futuro dell’unità dell’Impero.
Quel bambino, rappresentava il graal, nato dalla coppa/ventre di Galla Placidia.
Compimento dell’armonia tra Barbari e Romani.
In effetti si può pensare al graal come a un'energia pura, a un equilibrio armonico.
Solo i puri e i folli lo vedono, ma il graal non si afferra, racconta la leggenda.
Si cerca, si trova, qualche volta, ma scompare sempre.
C’è sempre qualcuno che mette i bastoni fra le ruote.
Teodosio, il bimbo morì pochi mesi dopo.
Fu ucciso… forse. 
Il suo corpo, chiuso in una bara d’argento massiccio, fu sepolto in una chiesa fuori le mura di Barcellona.
Poco tempo dopo, anche Ataulfo morì, vittima di una congiura: venne assassinato a tradimento nelle stalle dei cavalli.
Galla Placidia si ritrovò di colpo sola, senza figlio e senza uomo, da regina dei Barbari si ritrovò prigioniera, trattata come merce di scambio.
Se il figlio di Galla non fosse morto, se Ataulfo non fosse stato ucciso, la storia avrebbe preso un’altra via e forse l’Impero d’Occidente, ormai disfatto dalla mancanza di qualsiasi valore morale, non sarebbe caduto, avrebbe avuto la vitalità della barbarie e quest’ultima avrebbe avuto la civiltà.
Meglio la barbarie o la civiltà?
Né l’una né l’altra, la prima non ha stabilità e regole, la seconda è zeppa di leggi, talmente tante da uccidere la creatività e lo spirito eroico, diventando sempre più una società parassita e menefreghista.
Sigerico il nuovo re dei barbari inflisse a Galla Placidia una penosa umiliazione, procedere a piedi scalzi per dodici miglia fuori dalla città, davanti al cavallo del re.
Come sempre, anche oggi, non si vede l’ora di mortificare chi cade in disgrazia.
Soprattutto se la persona in questione valeva veramente.
Così si spiegano le “damnatio memoriae”.
In un'ottica di cancellazione della memoria, perché la storia la scrivono i vincitori. “Le grandi nazioni scrivono la loro storia in tre libri, quello delle loro azioni, quello delle loro parole e quello della loro arte, non uno di questi libri può essere compreso se non abbiamo letto gli altri due, ma dei tre l’unico affidabile è l’ultimo” (J. Ruskin)
Le opere d’arte, l’architettura, la poesia non mentono.