sabato 16 dicembre 2017

VOGLIA DI FUMO

VOGLIA DI FUMO

Stasera ho voglia di fumo
Cielo quanto fumavi
Ti dicevo
Fuma un po’ meno
Tu mi guardavi
Con quegli occhi
Che non ho capito mai
E quando te ne sei andato
Cielo quanto fumavo
E non so più
Se fumavo
Per dimenticarti
O per ricordati

Teoderica

lunedì 11 dicembre 2017

Namasté Namasté Namasté

Namasté namasté namasté

Bella parola ma non è la mia
Preferisco
Ama il prossimo come te stessa
Preferisco
L’amor che muove
Il sole e le altre stelle
Preferisco
La misura dell’amore
Che è senza misura
Preferisco
L’Assoluto con cui sono cresciuta
Già difficile da comprendere
Come potrò afferrare
Namastè namastè namastè
Se già mi aggrappo
Sulla via scivolosa
nell’amore della mia religione
preferisco
Amare
Anche se ho imparato
Che le vie dell’amare
Sono mandorle amare
Preferisco
L’amore
Perché amare
È ciò in cui so brillare

Teoderica

mercoledì 6 dicembre 2017

PSICHE PSICHEDELICA

 
Psiche psichedelica

Psiche psichedelica
Difficile è l’amore
pensato
accettato
Senza pudore
Perso nel celeste
in aspre gocce
E’ mia la colpa
Che immagino
Quel che non so
Psiche psichedelica
che ama cieca
di cieco amore
che non si arrende
ama e brama
un finale floreale
Teoderica

venerdì 1 dicembre 2017

SEI LONTANO

Sei lontano
 
Sei lontano
Nel tempo
Nello spazio
Ma tu pensami
E sentirai
Un refolo di vento
una stella caduta
ti sarà accanto
Afferrala è per te
esprimi un tuo desiderio
se penserai all’amore
io sarò lì con te

Teoderica

domenica 26 novembre 2017

TABADA TABADADA

 
Tabada tabadada

Sally cammina per strada
Cammina indifferente
Tabada tabadada
Ora è sicura
Doveva essere così
Tabada tabadada
Tutto l’amore che ha dato
Tutta la guerra che ha fatto
L’hanno fatta camminare
Sull’orlo della follia
Tabada tabadada
Sally ha pagato tutto
Sally ora è oltre a tutti
Sally è in un mondo magico
Oltre dove tu non puoi arrivare
Teoderica 



martedì 21 novembre 2017

TI VOGLIO

 
 Ti voglio

Ti voglio così
Ti voglio così come sei
Anzi no
Anzi no non così
Anzi no non così come sei
Perché
Perché non so
Perché non so come sei
Teoderica

giovedì 16 novembre 2017

VIVA LA VITA

 
VIVA LA VITA

E basta poco
Per accendere la luce
Il sale o sole
Che è dentro di noi
Basta conoscere
Il linguaggio degli angeli
Un bambino che ti sorride
La tua canzone preferita
Che risuona
Da un'auto in corsa
Una piuma bianca
Che ti vola
Sul cappuccino
Tattata tatata
Sì angelo mio
Ti ascolto
Viva la vita

Teoderica

sabato 11 novembre 2017

I feel wonderful tonight

I feel wonderful tonight
Ho mal di testa
Suono il flauto
Canto
E piango
Sì mi sento meravigliosamente bene stanotte


Teoderica

lunedì 6 novembre 2017

INCICIUITA ottava parte



No, no, inciciuita, come mi sento io ora, non deriva dal chiurlo, né dal gufo e neanche dal ciuco, quasi quasi penso che derivi da ciucca, cioè sbornia. Ciucca può far pensare alla ciuccia del neonato, che avido ciuccia dal seno materno o dal biberon e la ciucca è quindi il ciucciare avido alla bottiglia del vino e io sono inciciuita perché ho preso la ciucca di psicofarmaci, sì direi che ci siamo. Il campanello di casa aveva ripreso a suonare a scatti, fra suoni lunghi e suoni brevi, si percepiva l’urgenza e la furia, France smise di immaginare e pensare e andò ad aprire la porta, come si aspettava era sua madre, ed era imbestialita: “Perché non hai aperto? E’ una buona mezzora che suono il campanello, ho fatto il giro della casa, ho controllato auto e bicicletta, sapevo che eri in casa, voglio sapere perché non hai aperto, hai gli occhi spiritati.” “Non ti preoccupare, sto bene, ora esco, vado a fare un po’ di shopping per rilassarmi”. France prese le chiavi dell’auto e uscì, aveva fatto bene a non aprire subito la porta, se avesse aperto subito, con  la rabbia repressa che aveva,  forse avrebbe messo le mani su sua madre, ora un po’ perché era inciciuita, un po’ perché si era rilassata pensando ad altro, poteva da sconfitta,  passare davanti al trionfo della sua meschina madre, con leggerezza, il debole si vendica, il buono perdona ma il saggio ignora, perché nulla accade per caso.

mercoledì 1 novembre 2017

INCICIUITA settima parte


Pinocchio non studiava e si dava ai bagordi, e per quello divenne un asino, Dudù avrebbe studiato come un matto e sarebbe stato obbediente, non si sarebbe neanche ribellato al bambino, quando lui gli tirava le orecchie e gli diceva: “Somarone, asino ripetente che sei.” Forse il bambino gli diceva così con tenerezza, ma le parole cattive fanno male e tolgono la stima in se stessi. Dudù leggeva tutti i libri che trovava sul prato e quelli abbandonati sulle sedie a sdraio, riuscì ad entrare anche nel garage della villa, qui trovò tanti e tanti libri, erano i libri economici, i libri rilegati e con la copertina in cuoio si trovavano invece nella sala rossa della biblioteca. Quanto lesse Dudu, pure l’Odissea, l’Eneide, l’Iliade e la Divina Commedia, era diventato un sapientone. Ora si sentiva pronto a trasformarsi in bambino. La sera andava a letto e pensava intensamente di svegliarsi al mattino dopo e di trovarsi trasformato. E un bel mattino il miracolo accade. Dudù era diventato un bambino. Era bello essere un bambino, ti svegliavano coi baci sulla guancia e poi c’era la colazione con latte e biscotti. Un bacio alla mamma poi si partiva in auto con papà, che ti portava alla scuola. A scuola, c’erano tanti bambini, chi era simpatico e chi no, poi c’erano le maestre che spiegavano tante cose, meraviglie senza fine. Dudù alzò la mano e fece qualche domanda e qualche intervento e le maestre non dissero che era un asino, anzi gli dissero, bravo. Dudù decise che essere un bambino era veramente una bella cosa. A mezzogiorno passò la mamma a prenderlo per riportarlo a casa e lo baciò più volte quando vide un bel dieci e lode sul suo quaderno. A casa ad aspettarlo c’era mogio, mogio e triste, triste l’asino. Dovete sapere che Dudù aveva preso il posto del bambino e questi era diventato Dudù. Dudù con la sua enorme intelligenza capì subito cosa era successo, il bambino invece, divenuto asino, non capiva nulla, ma si sentiva infelice. Dudù era anche molto buono, caratteristica di tutti gli asini, perciò non volendo vedere il bambino trasformato in asino, rinunciò al suo nuovo essere e chiese intensamente di ritornare asino. Così successe. Da allora, il bambino si adoperò per lodare le qualità dell’asino. Ora dare dell’asino a qualcuno è un complimento.

giovedì 26 ottobre 2017

INCICIUITA sesta parte


Il povero ciuco da sempre è stato definito come un animale testardo stupido e ottuso, quando in realtà è molto obbediente, con una grande capacità di apprendimento e molto fedele al suo padrone, talmente tanto da assomigliare a lui, quindi la stupidità all’asino deriverebbe dall’uomo. Tutta colpa della favola Pinocchio di Collodi  se l’asino diventa sinonimo di uno studente pigro e svogliato. France aveva rimediato a questa ingiustizia verso l’animale, scrivendo una favola intitolata “L’asino Dudù”, che raccontava…  In una bella villa di campagna, viveva un asino di nome  Dudù, era il compagno inseparabile di un bambino ricco e viziato, che al suo ottavo compleanno aveva ricevuto in dono Dudù. Questo bambino un po’ capriccioso, aveva già un cane, un gatto, una capra, e si divertiva un mucchio a prendere in giro Dudù, dicendogli, asino e somaro, se tu andassi a scuola prenderesti sempre zero. Inutile dirvi di quanto soffrisse Dudù, che amava tanto la conoscenza e il suo più grande desiderio sarebbe stato quello di poter andare a scuola. Dudù ascoltava tutto, apprendeva velocemente e un giorno lesse su un libro, abbandonato sul prato dal bambino, la favola di Pinocchio. Da quel momento il suo unico obbiettivo fu di trasformarsi in un bambino, se Pinocchio si trasformò da bambino in asino, perché non poteva accadere l’incontrario?

sabato 21 ottobre 2017

INCICIUITA quinta parte

 
Nella tradizione pellerossa il gufo era uno degli animali totemici, di grande importanza e dalle doti sia negative che positive. La sua associazione con il buio rispecchiava la meditazione sulla morte e il silenzio del mistero ma anche la guida per trovare la luce nel buio della nostra psiche. Per i celti  il gufo è un uccello della notte, sacro e magico, un accompagnatore delle anime dei defunti attraverso il regno dell’ombra, un simbolo di morte e distruzione, ma anche un simbolo della saggezza e della conoscenza delle cose antiche. Mi vien da pensare al ciclo arturiano, a Merlino, a cui viene successivamente affiancato Anacleto il gufo saggio e sarcastico oppure a Leotordo, il vivace gufetto, è un assiuolo, nella saga di Harry Potter. Per i normanni il gufo era un simbolo usuale, mentre i tartari veneravano il sacro Gufo Bianco fin dai tempi di Gengis Khan. Allora perché si dice inciciuito? Che derivi da inciuchito? Ovvero diventare come un ciuco cioè un ignorante? No non ci sto, il ciuco lo amo troppo e non sopporto che sia denigrato stupidamente, inoltre ignoranti, nel senso di ignorare qualcosa, lo siamo tutti, nessuno conosce tutto e nessuno conosce il suo destino. I greci lo contrapponevano ad Apollo, il dio dell’armonia e quindi l’asino era visto come sgraziato. Nell’asino d’oro di Apuleio, uno scrittore romano un po’ mago un po’ filosofo, Lucio il protagonista vuol trasformarsi in gufo ma per sbaglio diventa un asino, cambierà molti padroni, affronterà molte disavventure e pericoli, sarà testimone dei più abietti vizi umani, alla fine mangiando delle rose tornerà uomo, ma cambiato nel carattere e nel sentire, diverrà un sacerdote. Che l’asino abbia similitudini simboliche col gufo?

lunedì 16 ottobre 2017

INCICIUITA quarta parte

Ma il chiurlo, proprio per via del suo verso può essere associato all’assiolo, un piccolo gufo, mi pare che Giovanni Pascoli lo ricordi in una poesia intitolata proprio all’assiuolo: “ … veniva una voce dai campi: chiù... In lontananza risuonava come un singulto: chiù… e c’era quel pianto di morte...chiù...” dove l’assiuolo  viene percepito come un melanconico e tristo presagio di morte. Forse perché come tutti i gufi ha degli occhi a palla come se fosse stupito/stupido? No, non mi convince, certo simbolicamente i gufi, dai tempi antichi sono visti da quasi tutti i popoli come la controparte volatile dei gatti neri e quindi delle streghe, il simbolo del gufo ha sempre rappresentato presagi nefasti, di malattia e morte, ma a me piacciono un sacco i gufi, tutti e pure le civette e non sarà un caso che amo il folklore di popolazioni quali i nativi americani, i celti, i normanni (vichinghi/svedesi) ed i tartari/mongoli che invece vedono positivamente questi uccelli.

mercoledì 11 ottobre 2017

INCICIUITA terza parte


Dopo qualche giorno, la madre entrò nel discorso e France come un fiume in piena le confessò il suo grande dolore, la sua storia d’amore finita. La madre per nulla turbata le rispose con in faccia uno strano e sinistro sorriso: “Eh, ti passerà, ti passerà, anche tuo marito due anni fa si era messo con una polacca, ma poi ha fatto presto a liberarsene, ora se hai un poco di sale in zucca torni con tuo marito e la finisci con le sciocchezze”. France prese sua madre dalle spalle e la cacciò fuori di casa, poi piangendo iniziò a ripetersi queste parole -perché perché non me lo ha detto prima, perché-, fino a che stremata era andata nel cassetto dei medicinali e forse aveva preso un po’ troppo sonnifero. Ora per estraniarsi e non sentire il campanello, France si mise a pensare alla bellezza di certe parole in dialetto romagnolo, inciciuita, la traduzione in italiano non era possibile, da cosa derivava inciciuita? Si estraniò dalla realtà del campanello che continuava a suonare pensando alla parola inciciuita, il cui significato più simile è essere imbambolata e intontita, si può pensare a un’onomatopea, al chiurlo, il simpatico uccello col lungo becco ricurvo il cui verso è… chiù chiù chiù  e perché poi il chiurlo dal suo verso diventi figuratamente scemo non me lo spiego, se penso al chiurlo mi rammento di una poesia di William Yeats: “Oh chiurlo, non gridare più nell’aria, / o solo alle acque dell’Ovest; / perché il tuo grido mi fa ricordare / occhi cupi di passione e la lunga folta chioma / che fu scossa sopra il mio petto; / c’è abbastanza male nel grido del vento”, con questi versi per me il chiurlo ha significato di romanticismo e passione.