mercoledì 21 giugno 2017

STELLINA terza parte

Stellina, era una buona bambina, andava a messa con la nonna, che amava tanto, in chiesa le piaceva socchiudere gli occhi e immaginare fra il fumo delle candele di veder apparire Gesù, ma non lo aveva mai visto, solo a volte le pareva che le fiamme delle candele salissero sul soffitto, lungo le grosse travi del soffitto della chiesa. La nonna non entrava mai in chiesa senza il fazzoletto in testa, i capelli sono simbolo di femminilità, di energia, di sessualità, e andavano celati in chiesa per rispetto alla verginità del parroco, che non doveva essere distolto dal fascino di una chioma. Stellina aveva lunghi capelli neri come l'ala di un corvo, la mamma le faceva un male cane quando col pettine li districava, per poi farle un'alta coda di cavallo, legata da un nastro colorato. Il parroco, le faceva sempre tanti complimenti, per la sua compostezza e attenzione alla lturgia, tranne una volta. La mamma le aveva messo un abito arancione a giromaniche, con una maglietta sulle spalle, la maglietta scivolava spesso, ma diligente Stellina la rimetteva sulle spalle, ebbene il parroco le mandò a dire, tramite la sorella che faceva da perpetua, che Stellina questa volta non era stata brava, perché aveva mostrato con impudicizia le sue tornite e dorate spalle, Stellina aveva allora nove anni, e già sapeva che sarebbe stata rimproverata, lo sapeva, lo sapeva perché aveva visto lo sguardo del parroco che si soffermava insistentemente sulle sue spalle, aveva nove anni e già la guardavano con lascivia... persino il parroco. Stellina si sentì in colpa, si sentì sporca, e aveva solo nove anni.

venerdì 16 giugno 2017

STELLINA seconda parte

Stellina, non si chiamava così, aveva un altro nome, ma siccome lei in realtà, proveniva proprio dalle stelle, Stellina era il suo vero nome anche se questo lo sapevano solo in pochi. Stellina era la dea dell'amore, l'avevano inviata sulla Terra, perché portasse un po' di luce, perché fosse una consolazione per tutte quelle persone maltrattate e violate, il cui lamento era arrivato sino al cielo, al punto che le anime danzanti e felici del Cosmo, non riuscivano più ad esserlo per lo strazio che vedevano sulla Terra, che era il Giardino dell'Eden.Gli abitanti della Terra cercavano il Giardino e non sapevano già di abitarci. Dio non li aveva mai scacciati, aveva perdonato Caino, ma l'uomo si inventava ogni tipo di cattiveria e rendeva il Giardino inabitabile, e si inventava di essere stato scacciato dall'Eden per non ammettere che era lui il responsabile del male che creava. Perciò avevano mandato sula Terra, Stellina.
Stellina era una Dea, ma non sapeva nulla, non sapeva di esserlo, l'avevano mandata in un paese sperduto, nella povertà, perché solo tra i poveri vi era ancora un po' di buon senso. L'avevano incarnata in una bimba, figlia di contadini, perché Stellina doveva stare a contatto con la natura, con la terra, coi fiori, coi frutti, col grano. Non l'avrebbero lasciata mai sola, Stellina questo lo sapeva, se avesse sofferto troppo, un angelo sarebbe sempre intervenuto e se Stellina si sentiva troppo infelice l'avrebbero ripresa con loro in cielo. Se Stellina avesse sofferto troppo, sarebbe tornata in cielo con loro e per i terrestri non ci sarebbe stato scampo, sarebbero stati inghiottiti da un buco nero.  

domenica 11 giugno 2017

STELLINA prima parte


C'era una volta, tanto tempo fa una bambina che si svegliò e si vide... si vide e cosa vide? Si era svegliata e sentiva che esisteva, mise i piedini sul pavimento, le piacque tanto il fresco sotto ai piedi, che camminò, non capiva come era finita lì, in quel corpo che non sentiva suo, ma a cui fece ben presto l'abitudine, perché il corpicino dava retta a ciò che la mente diceva, quindi la bimba che aveva circa due anni, andò decisa verso lo spiraglio di luce che intravedeva, era una porta, senza timore scese la lunga scala, il corpo obbediva a ciò che la mente desiderava, si avverava tutto come se tutto fosse già scritto, la bimba aveva sempre nuove porte da aprire, si chiedeva, cosa ci sarà, cosa vedrò? Finché non arrivò in una stanza piena di gente, dal gruppo di persone si staccò una donna piccola, un po' grassa, un po' anziana, prese in braccio la bimba, la mise a sedere su una sedia e le diede un piatto di cipolle al pomodoro, cipolle rosolate con l'aggiunta di sugo. La bimba se le infilò in bocca, erano buonisime, anche se una voce antipatica disse... no le cipolle no, deve bere il latte, non deve mangiare le cipolle. La bimba spaventata, perché aveva paura che le portasero via, quel piatto di buona zuppa, guardò la donna un po' grassa e un po' anziana.
"Mangia Stellina, mangia le cipolle, il latte lo berrai domani mattina, mangia".
Era la nonna, che Stellina amò subito immensamente. Non sapeva ancora Stellina che la voce antipatica era quella di sua madre.

martedì 6 giugno 2017

MARLA (nona puntata)

Marla si era pian piano abituata alla degenza ospedaliera, si era fatta portare le sue cose, il flauto traverso, il computer, i trucchi, matite, rossetti, ecc., per giocare col suo volto e abiti carini per essere carina. Oltre ad amare Xia come un figlio, si era innamorata degli altri suoi compagni, li amava, ognuno in modo diverso, affascinata dalle loro diverse peculiarità, e li amava a modo suo, abbrucciata. Fu allora che le diedero le dimissioni, quando non le importava più della libertà, la rilasciarono. Marla avrebbe voluto restare, furono i compagni che le diedero la forza di uscire fuori, fuori dal fornello/porcilaia; mentre stava per uscire dalla porta, si scontrò con due poliziotti che tenevano sottobraccio un'anziana signora, malandata, dall'aspetto si notava che i parenti la trascuravano, ma lei era dignitosa e parlava coi vigili e i medici con molto buon senso; beh, fecero un altro ennesimo TSO, a lei così saggia! Marla e Xia si lanciarono all'unisono contro i due in divisa, come due palle di cannone... boom! Si svegliò all'improvviso, piena di rabbia, credendo di stare morsicando ai polsi il poliziotto, invece era nel suo letto, aveva fatto uno di quei sogni, o incubi, che sembrano veri, come quello ricorrente che faceva spesso, cioè di alzarsi da letto, lavarsi i denti, fare la doccia, vestirsi, incamminarsi per andare al lavoro e poi svegliarsi ritrovandosi nel letto senza essersi mai alzata. Marla scosse la testa, la doveva smettere di stare al computer sino a notte, per chattare su facebook, che poi le faceva male, Marla si imbestialiva per le razzate che vi circolavano e dopo andando a letto nervosa, o non dormiva o faceva brutti sogni, proprio come questo... sì la doveva finire di stare su Facebook.

giovedì 1 giugno 2017

INTERVISTA A UN GIGOLO




Virgilio, ha voluto lo chiamassi con questo nome di fantasia, gli ho risposto che io sarei stata Dante e lo avrei seguito nel suo inferno e nel suo purgatorio, ma poi lo avrei lasciato per seguire la strada per il paradiso con un’altra guida. Virgilio è un gigolo o gigolò, uomo che offre prestazioni sessuali in cambio di denaro, un puttano, un prostituto, eppure etimologicamente ha significato di violino che danza.  Il violino è metafora del corpo della donna, quindi il gigolo è in grado di suonare e di fare ballare questa donna che paga per essere soddisfatta.
Quando e come nasce il tuo percorso
Il mio percorso nasce tanti anni fa dentro una discoteca, dove alcune ragazze che conoscevo ormai da tempo mi chiesero se volevo fare il prostituto visto che oggi vi è parità assoluta tra uomo e donna.  Dopo tanti tentennamenti accettai e feci il prostituto... con tanto successo  fin dall'inizio.

Hai iniziato per necessità  o magari per emulazione, visto il successo di Richard Gere nelle vesti di gigolo
Ho iniziato come prova per vedere se andava bene, e infatti fu così e poi come tutti i lavori anche per necessità.
Vi è una tipologia, un filo rosso che lega le donne che incontri, pensi che forse possa essere la solitudine
Tante di queste donne che vengono a sfogarsi con i prostituti sono donne sole, altre invece sono sposate e non riuscendo a farlo con i propri mariti allora vengono da noi gigolò
Sei soddisfatto del tuo lavoro e vuoi dirci quanto si guadagna
Del mio lavoro sono ampiamente soddisfatto. I guadagni variano dal numero di clienti che riesco avere. Adesso guadagno 50 euro a ogni cliente che ricevo. In estate con le mance arrivo anche a 100 euro.
Ti sei mai innamorato di qualcuna delle tue clienti
Al momento non mi sono mai innamorato di una mia cliente, però tanta amicizia si
Si dice che per trovare la anima gemella devi avere solo rapporti con amore perchè altimenti la tua metà mancante non potrà riconoscere il tuo odore misto da troppi afrori... tu credi alla anima gemella
Si credo nell'anima gemella
 Virgilio non ha risposto a tutte le domande, una in particolare ci tenevo molto ed era questa ... Ho notato che spesso i tuoi commenti finiscono con una risata...ah ah ah ...questo è veramente riso o è un sorta di pianto e di stanchezza per ciò che fai
Provo a rispondere io, tu Virgilio per me sei stanco di svilire il tuo corpo, la tua anima, magari proprio perchè sei entrato in contatto con tante donne, è cresciuta, e ora vuole che il suo contenitore cambi. Il tuo percorso ha fatto sì che tu ti arricchissi, hai cercato l’oro nel percorso che hai intrapreso, perchè non è quello che fai, ma il modo come lo fai che fa la differenza. Grazie Virgilio, di averci arricchito con un poco di te, io non posso che augurarti ...  pretty man

                 

MARLA (ottava puntata)

Il primo bambino incarnato fu il principe Siddharta, il Buddha storico. Ogni bambino-Dalai Lama è stato scoperto grazie a un testamento profetico, una guida oracolare e l’osservazione di straordinarie qualità personali. Marla sapeva, lo aveva letto sui giornali, che il riconoscimento del nuovo Dalai Lama era incasinatissimo. Il sociologo Massimo Introvigne, afferma che Il numero due della scuola buddhista cioé il Panchen Lama, che si reincarna pure lui in un bambino, è morto nel 1989 e il Dalai Lama ha riconosciuto la sua reincarnazione in un bambino, Gedhun. Ma i cinesi hanno fatto sparire Gedhun e hanno trovato dei monaci collaborazionisti che hanno dichiarato reincarnazione del Panchen Lama un altro bambino, che hanno allevato, indottrinato e oggi presentano come un leader buddhista totalmente infeudato al regime; Il Dalai Lama, ha ricevuto “segnali di fumo” che gli fanno temere che, quando morirà, i cinesi faranno lo stesso. Faranno sparire la sua reincarnazione indicata dai monaci a lui fedeli, e troveranno un altro bambino da indottrinare e presentare al mondo come il Dalai Lama fedele a Pechino. Per questo, spiega il sociologo, in interviste recenti il Dalai Lama afferma che potrebbe non reincarnarsi affatto oppure reincarnarsi in un bambino occidentale, un “piccolo Buddha”, più difficile da far sparire per i cinesi. “Non è un dibattito teologico - conclude Introvigne - ma una drammatica questione di libertà religiosa, che dovrebbe spingerci a ribadire la solidarietà alla comunità buddhista tibetana perseguitata dalla Cina, la cui stessa sopravvivenza nelle forme tradizionali è in pericolo”. Marla, sapeva tutto ciò, e il suo buon senso unito all'intuito, la portavano a credere alla possibilità che Xia, fosse proprio il futuro 15° Dalai Lama. A Marla poi non importava molto che Xia fosse il Buddha incarnato o uno sciocco ragazzo troppo buono, lei lo amava come un figlio.  

venerdì 26 maggio 2017

MARLA (settima puntata)

Il titolo di Dalai Lama è tratto da una combinazione di due parole che significano: Maestro (lama) e Oceano (dalai), ovvero un oceano di saggezza. Il Dalai Lama è venerato come manifestazione del Buddha della Misericordia. Quando un Dalai Lama muore, i Lama, i monaci più insigni, avviano le indagini atte a scoprire la sua reincarnazione, interpretando i presagi e i sogni. Una volta che la reincarnazione viene identificata, solitamente quando è ancora un bambino molto piccolo, viene consacrato novizio e intronizzato ufficialmente, dando inizio al suo percorso di studi. L'attuale Dalai Lama, il 14°, è Tenzin Gyatso, a causa dell'occupazione politica e militare del Tibet da parte della Cina, risiede nel nord dell'India. Tenzin Gyatso ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1989 per la resistenza non violenta contro la Cina. Ancora detentore della propria autorità religiosa, oltre a insegnare il Buddhismo in tutto il mondo, guadagnandosi stima e rispetto in buona parte dei Paesi esteri, sostiene energicamente i rifugiati tibetani, nella costruzione dei templi e nella salvaguardia della loro cultura. Malgrado la figura del Dalai Lama sia secolare e rappresenti un caposaldo per tutta la cultura tibetana, la Cina ha deciso di arrogarsi il diritto di nominare in futuro le nuove reincarnazioni, che sono invece prerogativa dei soli monaci Lama e del Panchen Lama, il maestro della Conoscenza, figura importantissima del Buddismo, seconda solo al Dalai Lama. La Conoscenza è Grande, ma la Pietà e la Misericordia la sovrastano. La tradizione buddista, ritiene che le incarnazioni abbiano origine dalle Menti Illuminate che, a loro volta, vengono dal comune intelletto umano. Come dice il proverbio: “Il burro nasce dal latte, i Buddha dagli esseri senzienti” , le incarnazioni sono il risultato dell’elevazione della consapevolezza dell’uomo e della padronanza delle facoltà spirituali. Si crede che ogni uomo o donna incarnati siano predestinati ad avere un ruolo nel destino spirituale dell'umanità. Fondamentale nel credo della rinascita è l’idea di una consapevolezza individuale, la rinascita riassume le esperienze del passato, l'energia primaria, nel reincarnato. Anche le reincarnazioni sono soggette al ciclo della nascita, decadenza, malattia e morte, ma si ritiene che le incarnazioni siano capaci di realizzare il loro destino prestabilito, compiendo la loro opera spirituale sulla Terra.  

domenica 21 maggio 2017

MARLA (sesta puntata)

Lo aveva detto a Marla e solo a Marla che lui era il Buddha e Marla sapeva dentro al suo cuore che era vero, che lui era il Piccolo Fiore di Melo, Marla sentiva la profondità del suo amore che era tanto più grande del suo. Marla si credeva capace di amare, era una nullità al confronto all’armonia/amore che emanava Xia. Poteva sembrare un'assurdità credere che quel ragazzo cinese potesse essere il futuro Dalai Lama. Marla, invece lo riteneva probabile, sapeva che stavano cercando un po' ovunque chi sarebbe stato il futuro Dalai Lama, il 15°. Sua Santità il Dalai Lama 14°, se la rideva sotto i baffi, scherzando, con chi ansiosamente, gli chiedeva di designare la reincarnazione del Buddha, dicendo che forse era una donna, oppure un cinese o un occidentale. Il Dalai Lama guarda caso ha un'affezione particolare per l'Italia, per la Romagna, per Rimini di cui è cittadino onorario, e in particolare per Pennabilli, dove a seguito della sua visita nel giugno del 1994, fu piantato il Gelso della Pace, che divenne poi il Gelso del Dalai Lama. Il gelso è chiamato anche moro, un piccolo salto e si passa al sicomoro, che è un albero di fico sempreverde che ha le foglie quasi uguali a quelle del gelso. Il sicomoro può raggiungere una altezza di 10-15 mt. e vivere per parecchi secoli, lo si trovava spesso ai margini delle strade, ha i rami bassi ed è facile arrampicarcisi, forse fu per questo che uomo piccolo come Zaccheo poté facilmente salirvi per vedere Gesù lungo la via. Inoltre, l'albero del Bodhi, cioè l'albero sacro dei buddisti, sotto la cui ombra il Buddha raggiunse l'illuminazione, era un fico. Quindi il Gelso del Dalai Lama, piantato a Pennabilli, poteva ben significare che il Dalai Lama salendo su questo “gelso sacro”, come fece Zaccheo per vedere Gesù, poteva vedere il Buddha reincarnato ... quindi il 15° Dalai Lama poteva essere davvero un cinese nato o vivente in territorio romagnolo.  

martedì 16 maggio 2017

MARLA (quinta puntata)

Xia, il ragazzo cinese era di una bontà pazzesca, per lui tutti erano amore, fiore, nuvola, luna, voleva che tutti fossero buoni, a tal punto che diceva… faccio io il diavolo, faccio io il diavolo, io faccio schifo, tu no tu bella tu fiore, tu luna. E Xia faceva proprio il diavolo, facendosi del male, mangiando con la faccia immersa nel cibo come un cane, non mangiando per niente, oppure tagliandosi ciocche di capelli, capelli neri come l’ebano. Marla si era affezionata tanto ai suoi compagni di viaggio, Xia, in particolare, era un figlio per lei e non avrebbe permesso che lo distruggessero con i medicinali, che erano talmente in dose eccessiva, che Xia, barcollava, non camminava, ma ondeggiava. Non avrebbe permesso che lo lasciassero sporco e lurido, mentre il personale che doveva dare assistenza stava solo a chiacchierare e a fare i meeting, come gli stronzi. E soprattutto Xia doveva mangiare regolarmente, non lasciarlo solo dormire, e portarlo un po’ fuori all’aria aperta. Xia era da più di un mese dentro alla porcilaia senza mai uscire da questo reparto maledetto, Dio meglio il carcere! Sempre chiedendo cortesemente, sempre col sorriso sul volto, come le aveva insegnato il compagno/paziente/filosofo, osservando tutte le regole, mentre il reparto sembrava che diventasse peggio di quello che era, riuscì a far sì che lavassero Xia, gli tagliassero le unghie, lo assistessero ai pasti, e chiamassero,una persona da fuori, un volontario, che lo avrebbe portato fuori. L’aria balsamica avrebbe fatto meraviglie per Xia, aveva diciannove anni, avrebbe fatto presto a riprendersi, in quanto alle medicine che gli somministravano, Xia sapeva di certo cosa fare, Xia era troppo buono e molto giovane ma aveva la saggezza e la scaltrezza del Buddha.  

giovedì 11 maggio 2017

MARLA (quarta puntata)

In quel teatro dell’assurdo dove si trovava, Marla iniziò a lasciar perdere il suo riserbo, la sua dignità, forse i suoi neuroni a specchio mutuavano i comportamenti delle infermiere e delle dottoresse, che a colpi di minigonne e calze a rete civettavano coi degenti. Iniziò a civettare pure lei, in gara con le infermiere e le dottoresse, in realtà era ben consapevole di ciò che faceva, in quanto non prendeva i farmaci, voleva solo vedere fino a che punto sarebbe giunta questa crudele e assurda pantomina, perché non poteva essere realtà questa, non poteva proprio. I suoi filarini, ne aveva collezionato ben tre, inizialmente le fecero proposte di sesso, poi si innamorarono un poco di lei. Marla capì che non era un gioco, quando un compagno le disse che si era già fatto, la paziente della camera dopo la sua, e stava tentando ora con la dottoressa bionda, secondo lui già pronta a cadere come una pera cotta; in più quel via vai di uomini in slip, che la mattina arrivavano nella sua camera, forse per sbaglio, perché non c’era porta o forse intenzionalmente, l’avevano esausta. Nel bel mezzo di questo casino o porcilaia, come lo chiamava Marla, un tonfo, una bomba, Xia, un paziente, di cui Marla, si stava prendendo cura come un figlio, diede un calcio tremendo alla porta, spaccandola tutta. Marla cambiò quindi strategia, e decise che se il personale medico e paramedico erano dei pazzoidi, le regole le avrebbe date lei.

sabato 6 maggio 2017

MARLA (terza puntata)

 
Marla invece trovava che dal medico all’inserviente fossero dei pazzi da legare. Qui le regole non esistevano, ti sequestravano l’accendino, ma tutti ce l’avevano, anche lei. Ti toglievano l’accendino e ti lasciavano le biro, le Bic, che un tempo erano le armi degli 007, in quanto infilavano la punta, con un bic, in un occhio uccidendoti all’istante, boh! C’era una specie di ballatoio, contornato da sbarre metalliche, con accanto la porta da cui si poteva uscire tranquillamente, e Marla infatti aveva tentato di scappare, c’era pure riuscita, aveva raggiunto il manto stradale, quindi era arrivata sul territorio comunale, dovevano chiamare i carabinieri o i vigili, invece la presero sotto alle ascelle, con i piedi che strisciavano sul cemento e la ricondussero dentro, mentre lei urlava come un’ossessa, disperata e spaventata. Aveva fatto quattro denunce ai carabinieri, tramite il suo telefonino, alla fine aveva capito che l’Arma non poteva fare niente per lei, lei era in balia dei medici/pazzi, lei era diventata un pagliaccio, un niente, un nessuno, non esisteva più. La speranza la stava lasciando, e nel famoso ballatoio dove si usciva a fumare, non solo sigarette ma anche marijuana a gogò, Marla che non aveva mai fumato una canna nella sua vita, diede un tiro e pensò … beh, meglio che una sigaretta, meno puzza, quanto agli effetti eccitanti proprio non li ebbe perché Marla diede il tiro, ma aspirò veramente poco perché la maria le faceva paura. In questo ballatoio, veniva spesso lo spacciatore, alcuni dei suoi compagni, compravano la droga, le dissero che costava circa dieci euro a canna… le sembrò eccessivamente cara.

lunedì 1 maggio 2017

MARLA (seconda puntata)

 
Si svegliò la mattina dopo, indolenzita, intontita e inebetita, i farmaci che le avevano dato, non facevano altro che rallentare al massimo tutte le funzioni del suo corpo e niente altro. Il lenzuolo del letto era pieno di macchie rosse, del suo sangue, si guardò le gambe erano piene di escoriazioni, alle caviglie dei grossi segni erano impressi nella carne, sembravano delle manette, questo era il risultato del TSO. Marla si avviò al bagno, che strano non c’erano porte, si accorse inoltre che il reparto era misto, uomini e donne, addirittura nella stessa stanza! Non fece in tempo a pensare questo, che nel bagno incontrò, un uomo col suo pisello fuori che orinava, fece dietro front immediatamente e trovò un altro bagno. Marla ormai più che spaventata era sbigottita da ciò che vedeva. Finalmente fece la pipì, sgomenta si accorse che perdeva gocce di sangue, si guardò allo specchio, il volto era tumefatto e devastato da un herpes. Il medicinale che aveva preso le aveva causato tutto ciò, era stato come per un alcolizzato, al quale, dopo la sua disintossicazione, basta un bicchiere di vino per ubriacarsi, a lei era bastata una capsula di Litio per ottenere il macello del suo corpo. Andò in infermeria, le diedero un tubo di pomata, Marla a casa usava il Flubason, in bustine, un unguento assai efficace contro le dermatiti, che le faceva effetto quasi subito, e le toglieva quella deturpazione rossastra, che diventava poi come farina, dal suo volto. In infermeria le diedero anche i medicinali del mattino, che doveva ingurgitare tassativamente davanti all’infermiere, questa volta Marla fu lesta, fece finta di inghiottire la capsula, invece la tenne sotto la lingua e al momento opportuno la sputò via. Le forze le stavano ritornando, ma lei fingeva col personale ospedaliero di essere imbambolata, non voleva che si insospettissero, su quello che aveva deciso di fare coi farmaci che le davano, cioè sputarli, sputarli, in faccia, ai parenti, all’assessora, a tutti. Marla fece presto amicizia coi suoi compagni di viaggio, paradossalmente, i degenti li trovava dei genialoidi, certo non dei normali, ma delle menti sopraffine ognuno con delle capacità proprie e solo sue, persone uniche, forse era per questo che erano qui dentro con lei, non facevano parte del gregge delle pecore, loro erano delle capre … e perciò diventavano dei capri espiatori.

mercoledì 26 aprile 2017

MARLA (prima puntata)

Era stesa a terra, inerme, senza ribellione, col corpo a peso morto, quattro donne la tenevano, più un corpulento uomo che le cingeva le caviglie, con le sue grandi mani, che erano come morse d'acciaio, e che le facevano molto male. Si era rifiutata di prendere dei medicinali, da cui si era disintossicata con molta fatica, sapeva che le facevano molto male, che il suo sangue era saturo di questo farmaco e loro le avevano fatto un TSO. Ma loro, loro chi? Non sapeva come e quando fosse finita lì, nel Servizio Psichiatrico, non sapeva chi fosse stato a mettere in moto quel demonio che è il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) forse come al solito i parenti/serpenti? Che paradosso lei si era sempre battuta per un idilliaco amore universale, aveva subito le più ignominiose offese senza controbattere, cercava sempre il punto d’incontro, non giudicava, accettava tutto e tutti eppure Il TSO era lì davanti a lei, firmato da un’assessora. Forse il sindaco non c’era, forse se il sindaco avesse letto il suo nome, non avrebbe firmato quel foglio che gettava tutta la sua persona nella spazzatura. Lei aveva fatto molto per la sua città, per Ravenna, senza nessun secondo fine o tornaconto, solo per amore della città. Calde lacrime rabbiose scesero sulle gote di Marla, contro al sindaco e all’assessora, come era possibile che dei politici potessero decidere se uno era bisognoso di cure o no? Che erano dei medici? Degli psichiatri? Dio mio, Mio Dio, non mi abbandonare ti prego, fortuna che Tu ci sei sempre e nel momento del bisogno mi sorreggi. Marla, fu costretta a prendere quella capsula blu che odiava, la mandò giù con rabbia e docilmente si lasciò condurre verso una stanza, le diedero il letto numero otto, Marla si disse, sì otto e me ne fotto!

venerdì 21 aprile 2017

Storia di animali 27



Io non faccio differenze fra civette, gufi e allocchi, mi paiono quasi uguali e mi piacciono tutti anche se non li ho mai visti dal vero. La spiegazione che va per la maggiore sul web è che le civette sono piccole e i gufi sono grandi, ma se la civetta nana misura appena 16-17centimetri,  la civetta delle nevi  misura ben 59-65  centimetri. La civetta è più facile incontrarla di notte che di giorno, ma essa vola anche durante le ore diurne. E’ facile osservarla al tramonto, appollaiata sui fili del telefono o su alti pali, mentre scruta il terreno in cerca di prede. L’assiolo, più noto come Chiù. E’ simile alla civetta, ed quindi facile confonderlo con questa. Il suo tratto distintivo è il lamentoso e ripetitivo canto “Chiù… Chiù… Chiù…” che può proseguire per ore. Da noi in Romagna si dice “che sei come  un ciù”, che vuol dire che sei un incantato, un inciciuito, ovvero uno stupido con la testa dura, un ciù, è un maschio che ha perso la testa  per una femmina. Un proverbio romagnolo recita: “La nota dla Pasqueta è scor è ciù e la zveta”, la Romagna è stata una terra maschilista, col padre e poi il marito padrone, l’aforisma svela che la civetta/femmina è pari al ciù/maschio e che possono parlare solo la sera dell’Epifania in quanto quella notte, secondo la leggenda, parlano gli animali. L’allocco è grande quasi quanto il gufo, con un’apertura alare fino a un metro. Vive nei boschi, ma a volte si adatta anche ad ambienti urbani. Il gufo comune  si adatta a molteplici ambienti e può quindi essere osservato ovunque. Gli occhi del gufo hanno una bellissima iride arancione. E infine il barbagianni riconoscibile dal bianco disco facciale a forma di cuore. Questo rapace notturno è piuttosto difficile da incontrare, in Romagna il termine barbagianni è molto dispregiativo ancora di più del ciù… il barbagianni è sempre stupido anche quando non è innamorato.   

domenica 16 aprile 2017

VIAGGIO IN FRANCIA XXII



Sulla strada del ritorno ci fermiamo a Nimes, famosa per le testimonianze romane, un coccodrillo incatenato ad una palma, è il simbolo della città, ricorda che essa fu fondata dai legionari romani di ritorno dalle vittorie nelle campagne d’Egitto, Nimes è considerata la Roma di Francia vi si trovano testimonianze come: l’Arena, la Maison Carrée e la Tour Magne. Nell’Arena ben tenuta e in pieno centro, oggi vengono ospitate  manifestazioni sportive, congressi, e soprattutto, le corride di cui la popolazione è da secoli appassionata. La Maison Carrée  è il tempio dell’antichità meglio conservato al mondo, sembra una bomboniera, nonostante sia un caldo afoso bestiale, truppe di turisti con le guide si muovono come soldatini frettolosi lungo l’asse anfiteatro e tempio. Il nome, Maison Carrée, in francese, significa “casa quadrata” ed è costruita ispirandosi al tempio di Marte Ultore di Roma. Proprio di fronte al Tempio vi è ubicato il Carré d'Art, un edificio costruito dall’architetto britannico Norman Foster, inaugurato nel maggio 1993, lo trovo molto bello, è costruito in vetro, acciaio e cemento. L'edificio è adibito a museo d’arte contemporanea, esponeva l’artista Ugo Rondinone, famoso per i suoi pagliacci/spaventapasseri, la coincidenza mi ha colpito perché il mio ultimo romanzo si intitola: “Lo spaventapasseri”. La Tour Magne   raggiunge l’altezza di 32 metri, per arrivarci si attraversano i magnifici Giardini della Fontana, costruiti nel 1700 tra il Tempio di Diana e la Torre. Furono i primi giardini pubblici d’Europa, tutto il centro è ornato con canali d’acqua decorati con statue e opere d’arte che culminano con gli splendidi Giardini. Dopo aver visto le cose “speciali” di Nimes, abbiamo girovagato per il centro storico, la Piazza delle Erbe, con la facciata della Cattedrale, e i tanti veramente tanti tavolini all’aperto, dove nonostante le tre pomeridiane e un caldo feroce centinaia di persone mangiavano, il Brandade, un piatto di merluzzo sbriciolato nel latte, cozze con patate fritte e quintali di carne di toro, qui sembra quasi di essere in Spagna. Vi era un’aria lenta e rilassata, scandita dai grandi caseggiati dai balconcini e le finestre decorate, e dai numerosi negozi di rigattieri, di antiquariato e prodotti tipici, tra cui quelli che vendevano stoccafissi e baccalà in quantità. Sì proprio un’atmosfera rilassata alla spagnola, non per niente vi è pure una fontana decorata con una grande cicala e altro simbolo di Nimes è l’ancora, il cui significato è legato al mare ma anche alla barriera, ciò che è capace di fermare qualcosa, l’ancora si può leggere simbolicamente con l’ossimoro: “affrettati con calma”, mi sembra che calzi bene con Nimes. Si parte, si torna a casa, pochi chilometri e Nimes ci saluta con un’opera architettonica straordinaria: il Pont du Gard, il ponte a doppia arcata costruito dai romani.
  
L'edificio è strutturato su nove piani, di cui cinque sono interrati. L'architettura riprende la stessa serialità del tempio classico che gli è di fronte, attraverso la creazione di un pronao e l'utilizzo di linee rette. In contrasto con la classicità della pianta, l'edificio è costruito con materiali moderni, e ha una copertura leggera che permette alla luce di riversarsi all'interno dell'edificio. La Torre  ha laragguardevole altezza di 32 metri. Per arrivare alla Tour Magne si attraversano i magnifici Giardini della Fontana, costruiti nel 1700 tra il Tempio di Diana e la Torre. Furono i primi giardini pubblici d’Europa ed oggi offrono un bel riparo, soprattutto durante le caldissime estati provenzali. Tutta la città è percorsa da fontane, corsi d’acqua, opere artistiche e statue che culminano coi Giardini.   Merita un giro anche il centro storico, tipico di una cittadina della Francia del Sud: piazzette, fontane, tavolini dei bar all’aperto, botteghe di artisti e artigiani. Ma la Spagna è molto vicina e la si incontra nell’atmosfera e, soprattutto, nella cucina. Provenzale, spagnola e romana, così quindi, potremmo sintetizzare Nîmes.  Una curiosità: vi siete mai chiesti da dove arriva la definizione di Denim associata ai jeans di tutto il mondo? Significa de-Nîmes, cioè che arriva da Nîmes si riferisce ad un tessuto che fin dal Medioevo le industrie locali hanno esportato in tutto il mondo. A Nimes c’è una grande tradizione tessile, quindi se volete fare o farvi un regalo, troverete tovaglie e scialli in quantità.

martedì 11 aprile 2017

VIAGGIO IN FRANCIA XXI




Minerve, città martire e antico rifugio di eretici catari, è un paese scolpito nella roccia, dove esistono ancora recinzioni, porte fortificate, stradine lastricate di ciottoli di fiume, torri e “il Candela”, ultimo bastione rimasto del castello. Vi si giunge tramite una strada ricca di vigneti, il villaggio è stato la capitale del Minervois cioè della regione vinicola. Un paesaggio incantevole con gole e forre, con uno strano prato di erba grassa e fitta su un tavoliere riarso dal sole, ad un certo punto incontriamo un monumento dedicato alla bicicletta, si è corso qui, un tratto del Tour de France nel 2016. Si parcheggia l’auto e poi si scende a piedi di trecento metri circa, il ponte principale che conduce al villaggio è chiuso a tutti i veicoli, tranne i  residenti. Si entra in paese accolti dall’imponenza del Candela, qui ho perso i miei compagni, non vedendoli più, ho girato per il paese cercandoli, non trovandoli ho preso in mano il telefonino per chiamarli, spaventata ho visto che il telefono era “morto”. L’ansia è sopraggiunta, sono tornata al Candela, qui vi era un bar, si trovava accanto alla Casa dei Templari, mi sono fermata ad un tavolino all’ombra di un fico che cresceva dalla roccia, pensando al da farsi. La signora che gestiva il locale, vedendomi preoccupata mi ha chiesto se avevo bisogno di qualcosa; spiegandomi un po’ in francese, un po’ coi gesti sono riuscita a farmi capire; la signora mi ha procurato il caricabatterie, poi mi ha fatto accomodare in una poltrona e mi ha acceso il ventilatore per rinfrescarmi, intanto che aspettavo che il telefono si ricaricasse. Lo racconto perché questi gesti di gentilezza sono oggi assai rari, per ringraziarla l’ho abbracciata e baciata sulle guance, lei ha ricambiato sorridente, le ho lasciato il mio indirizzo perché se verrà in Italia, mi piacerebbe ospitarla per un paio di giorni. Ritrovati i miei compagni sono andata alla scoperta del paese, veramente piccolo, ci abitano un centinaio di persone. La chiesa di Saint-Étienne, in stile romanico, spoglia ma assai suggestiva,  davanti al sagrato “la colomba di luce” scolpita nella roccia dall’artista locale Jean-Luc Séverac, in pratica, una finestra nella roccia in forma di colomba, qualche negozio artistico di souvenir e una bellezza panoramica da togliere il fiato, il paese è tutto qui.