lunedì 16 ottobre 2017

INCICIUITA quarta parte

Ma il chiurlo, proprio per via del suo verso può essere associato all’assiolo, un piccolo gufo, mi pare che Giovanni Pascoli lo ricordi in una poesia intitolata proprio all’assiuolo: “ … veniva una voce dai campi: chiù... In lontananza risuonava come un singulto: chiù… e c’era quel pianto di morte...chiù...” dove l’assiuolo  viene percepito come un melanconico e tristo presagio di morte. Forse perché come tutti i gufi ha degli occhi a palla come se fosse stupito/stupido? No, non mi convince, certo simbolicamente i gufi, dai tempi antichi sono visti da quasi tutti i popoli come la controparte volatile dei gatti neri e quindi delle streghe, il simbolo del gufo ha sempre rappresentato presagi nefasti, di malattia e morte, ma a me piacciono un sacco i gufi, tutti e pure le civette e non sarà un caso che amo il folklore di popolazioni quali i nativi americani, i celti, i normanni (vichinghi/svedesi) ed i tartari/mongoli che invece vedono positivamente questi uccelli.

mercoledì 11 ottobre 2017

INCICIUITA terza parte


Dopo qualche giorno, la madre entrò nel discorso e France come un fiume in piena le confessò il suo grande dolore, la sua storia d’amore finita. La madre per nulla turbata le rispose con in faccia uno strano e sinistro sorriso: “Eh, ti passerà, ti passerà, anche tuo marito due anni fa si era messo con una polacca, ma poi ha fatto presto a liberarsene, ora se hai un poco di sale in zucca torni con tuo marito e la finisci con le sciocchezze”. France prese sua madre dalle spalle e la cacciò fuori di casa, poi piangendo iniziò a ripetersi queste parole -perché perché non me lo ha detto prima, perché-, fino a che stremata era andata nel cassetto dei medicinali e forse aveva preso un po’ troppo sonnifero. Ora per estraniarsi e non sentire il campanello, France si mise a pensare alla bellezza di certe parole in dialetto romagnolo, inciciuita, la traduzione in italiano non era possibile, da cosa derivava inciciuita? Si estraniò dalla realtà del campanello che continuava a suonare pensando alla parola inciciuita, il cui significato più simile è essere imbambolata e intontita, si può pensare a un’onomatopea, al chiurlo, il simpatico uccello col lungo becco ricurvo il cui verso è… chiù chiù chiù  e perché poi il chiurlo dal suo verso diventi figuratamente scemo non me lo spiego, se penso al chiurlo mi rammento di una poesia di William Yeats: “Oh chiurlo, non gridare più nell’aria, / o solo alle acque dell’Ovest; / perché il tuo grido mi fa ricordare / occhi cupi di passione e la lunga folta chioma / che fu scossa sopra il mio petto; / c’è abbastanza male nel grido del vento”, con questi versi per me il chiurlo ha significato di romanticismo e passione. 

venerdì 6 ottobre 2017

INCICIUITA seconda parte


Il legame con l’altro uomo proseguiva splendidamente, ma France non voleva o meglio non poteva mettere il nuovo amore al posto del marito, France viveva tra lo splendore del suo amore e i feroci sensi di colpa per aver abbandonato un uomo, che nonostante il suo tradimento l’amava e la voleva ancora. L’altro uomo non le aveva mai chiesto nulla, l’aveva accettata con i suoi timori, le sue paure, i suoi sensi di colpa, aspettava silenziosamente che France avesse la forza di andare a vivere con lui. In questo triangolo France/ex marito/amante si inseriva la madre che martellava la figlia con questo ritornello “Tuo marito ti vuole bene, sei una screanzata, guarda mi fai schifo, non ti meriti niente”. Dopo quattro anni le cose erano rimaste quasi allo stesso punto, con France che sperava che il marito si innamorasse di un’altra donna, in modo di poter esser libera dai sensi di colpa e vivere pienamente il suo amore, quando l’amante, forse un po’ stanco, si sa che l’amore iniziale è sempre più impetuoso, ma anche a causa di una malattia improvvisa della figlia, disse a France: “Sono stanco, tu non riuscirai mai a mettermi al posto di tuo marito, ora io voglio pensare solo a mia figlia, ciao, arrivederci, amore ciao”. France rimase di sasso, il dolore la rese come se non fosse viva più viva, la rese all’apparenza insensibile, ma dentro di sé aveva un magma denso e veloce che le procurava delle ferite che parevano reali.

domenica 1 ottobre 2017

INCICIUITA prima parte


Ma che cosa era quel rumore? France si sentiva talmente stanca, la notte prima si era addormentata alle due sfinita, e ora non le riusciva di svegliarsi, aprì gli occhi e vide che erano le otto, il sole luccicava dalla finestra, -razzo se ho sonno-, mi sento inciciuita, colpa di quelle pillole, mi sento l’amaro in bocca, non dovevo ingurgitare le pillole, -beh ormai l’ho fatto, mettiamo in un cassetto il ricordo e buttiamo via la chiave-, France parlava a se stessa e allo stesso tempo realizzò che il rumore lontano era il campanello della porta, non poteva che essere sua madre, no, ora non avrebbe aperto, aveva troppo rancore per il casino che le aveva combinato, ora non le interessava se lo aveva fatto pensando al suo bene, ora France sentiva su di sé una grande umiliazione, provocata proprio dalla madre. Qualche anno prima, France si era separata dal marito, perché si era perdutamente innamorata di un altro uomo, la madre le si era messa contro, non voleva che lei lasciasse il marito. France avrebbe potuto anche farlo,  cioè restare col marito, avrebbe potuto anche sacrificarsi, se il marito avesse accettato di vivere come fratello e sorella, ma il marito pretendeva di continuare come marito e moglie a tutti gli effetti e questo France non poteva proprio farlo.

martedì 26 settembre 2017

STELLINA ventiduesima puntata

Dopo mangiato i bambini andavano a letto per un'ora o un'ora e mezza, anche il più grande di otto anni, che non voleva andare a letto, ma si addormentava poi sul divano guardando la televisione. Allora Mario prendeva con delicatezza il bimbo fra le braccia e lo portava nella sua cameretta. Poi tornava in sala da pranzo, dove c'era ancora la tavola apparecchiata, abbracciava Stellina, la baciava e intanto la spogliava, poi la stendeva sulla tavola, nuda la imbandiva con la crema dei bigné e della pasta morbida dei sospiri di Bisceglie, i dolci che erano i preferiti di Mario e Stellina. Mario si mangiava i dolci e si mangiava Stellina e lei gemeva e si contorceva dal piacere. Mario non si stancava mai, la sua testa vagava sui seni per scivolare giù alla zona ombrosa, e non si stancava mai di baciarla e mangiarla mentre Stellina gioiva e gioiva e gioiva. Poi stanchi, rimanevano abbracciati, stretti stretti e parlavano tanto e poi ricominciavano a baciarsi ancora e poi ancora e Stellina non si capacitava di essere tanto felice. Alla fine dopo un bel po' di tempo Mario aiutava Stellina a riordinare la cucina e la sala da pranzo, che parevano un campo di battaglia, appena, appena in tempo che i bambini arrivavano con la richiesta di andare al parco giochi. Questa è la favola di Stellina, madre e amante, amante e madre e felice che credeva che la sua felicità avesse salvato il mondo, semplicemente ora era felice e vedeva il bicchiere pieno di belle cose, un tempo lo vedeva vuoto, ora lo vedeva colmo, non sapeva, ma questa è un'altra storia, che questo era solo un sogno, che l'amore di Mario, così grande, era stato solo un bellissimo sogno.    

giovedì 21 settembre 2017

STELLINA ventunesima puntarta

Col tempo nella casetta felice di Stellina e di Mario erano arrivati altri due maschietti e poi anche una femmina. Stellina e Mario erano una normale famiglia senza fronzoli di supervacanze o altri orpelli, niente era più bello per loro, che stare in casa tutti assieme. La domenica era un giorno meraviglioso, si alzavano tardi. Sulle dieci arrivavano tutti e quattro i bambini nel lettone, la più piccola aveva due anni, poi via via, sino ad arrivare al figlio di Stellina che aveva otto anni. Nel lettone si giocava un poco, poi ci si alzava in fretta, e ci si preparava tutti lindi e ordinati per andare alla messa, ma prima si mangiava caffelatte e torta di mele o crostata. Dopo la messa si passava alla pasticceria, per comprare i dolci, Stellina andava poi a casa a preparare il pranzo, mentre Mario portava i bambini alla passeggiata sul mare, dove i pescatori rientravano con le reti piene di guizzanti pesci. Di solito Mario comprava le cozze, che avrebbe poi cucinato lui per la cena, era bravo a fare la frittata di cozze. Mario tornava a casa coi bambini, la tavola era pronta e imbandita, si ringraziava con le mani a preghiera, il buon Dio per il cibo che allietava la loro tavola, poi mangiavano e Mario non mancava mai di dire che cibo così buono non lo aveva mai mangiato, che Stellina era una cuoca sempre più brava, poi incantato dai suoi occhi le diceva bellissima, sei bellissima e i bambini ridevano e dicevano... mamma è bellissima, mamma è bellissima.  

sabato 16 settembre 2017

STELLINA ventesima puntata

Stellina fu accolta amorevolmente dalla famiglia di Mario, si ritrovò così in una casetta vicino al mare, dove era dolce tenere la casa ordinata, lavare e stirare le camicie di Mario e preparargli saporiti pranzetti. Stellina era felice, Mario l'aveva lasciata libera di scegliere se andare a lavorare o meno, Stellina aveva scelto di fare la casalinga, di occuparsi di lui e del suo bambino. Un giorno, precisamente per il secondo compleanno del loro bambino, Mario le portò a casa un batuffolo di lana, era un cagnolino dal pelo tutto bianco, perciò la chiamarono Luna. Certo gli animali non sono importanti come le persone, ma Luna era speciale e nonostante fosse amichevole con tutta la famiglia, Luna scelse come suo amico principale proprio Mario, forse perché lui era quella persona che aveva tolto Luna dal canile portandola in una famiglia in cui si stava proprio bene. Mario aveva un lavoro molto duro, il medico è un lavoro di molte responsabilità, la mattina si alzava molto presto e Stellina che lo baciava avidamente prima che lui andasse in bagno, si divertiva a guardare con gli occhi semichiusi dal sonno, Luna che lo seguiva in bagno e che coi piedi sul lavandino, attendeva che Mario gli facesse annusare il rasoio per odorare i suoi peli, Luna amava il profumo della pelle di Mario, quasi quanto lo amava Stellina.