venerdì 20 gennaio 2023

Il volo del gruccione

Capitolo 20

Un imbastardimento fra la cultura greca/egiziana/libica

 

 

La dinastia pelopide, incrocia i re di Argo, discendenti da Eracle e si intreccia con Achille perché Peleo, suo padre, fece parte degli argonauti, che salparono con la nave Argo alla ricerca del vello d’oro… una marea di nomi doppi, tripli che provocano una matassa intricata che manco un azzeccagarbugli può riuscire a dipanare, anche perché Argo era anche una delle costellazioni più importanti.    

La Nave Argo era una grande costellazione meridionale raffigurante la nave usata da Giasone e gli argonauti per navigare verso la Colchide (luogo sulla costa del Mar Nero da millenni incontro-scontro tra popoli). È l’unica delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo che non è più ufficialmente riconosciuta come tale, essendo stata divisa in più parti da Nicolas Louis de Lacaille, un astronomo francese del Settecento.

Il mito racconta della nave Argo con a bordo il fior fiore degli eroi, che vanno verso Est alla ricerca del vello d’oro.  

La nave procedeva in vari modi a vela o a remi, per fiumi e per mare, per terra sostenuta a spalle,    un’esplorazione forse più importante di quella spaziale e del primo uomo sulla Luna.

Fu il viaggio a determinare la figurazione in cielo o fu il cielo ad ispirare questa impresa che è considerata la prima cerca?

Cercavano il vello d’oro o nuove terre o la conoscenza in tutte le parti del mondo conosciuto e sconosciuto?

Questo viaggio fu sicuramente qualcosa di portentoso, dato la traccia che ha lasciato nel mito, forse risalente a più di diecimila anni fa.  

In quanto a Eracle e alla sua forza dirompente, lo si può collegare ai dori, popolo che discese dal nord e invase il Peloponneso e altri territori tra il XII e l’XI secolo a.C.  

Le genti che abitano e hanno abitato la Grecia sono state chiamate, lungo il corso dei secoli, in modo diverso: gli achei sono la prima popolazione, seguita poi dagli ioni e dagli eoli, che invase la Grecia nel II millennio a.C.; fu il primo popolo di lingua greca di cui conosciamo la civiltà, che prese il nome dal loro centro più importante: Micene.  

È probabile che la realtà storica dell’invasione ellenica della Grecia sia stata raccontata attraverso il mito della titanomachia: i fratelli Ade, Poseidone e Zeus personificano ioni, eoli e achei che assieme formano il popolo degli elleni, che soggiogano Crono e i suoi fratelli Titani, ossia i pelasgi dell’isola di Creta, i cretesi o minoici, da Minosse, loro re, che diversamente da quelli del continente che a lungo restarono semibarbari, erano una grande civiltà. Ce lo racconta il mito: Il re di Creta Minosse aveva vinto la guerra contro Atene e così ogni nove anni sette fanciulli e sette fanciulle ateniesi venivano inviati a Creta per essere divorati dal Minotauro… chiamiamole le tasse da pagare al più forte.

Ma poi gli sconfitti conquistarono l’isola di Creta decretando la fine della civiltà minoica e poi ancora, da abili guerrieri quali erano, conquistarono Troia, città dell’Asia Minore, nel 1200 a.C.

Più tardi, l’arrivo dei dori, molto simili agli achei, determinò un rimescolamento, i micenei furono sconfitti, le altre popolazioni, gli eoli e gli ioni, migrarono a causa dell’arrivo degli invasori che riuscirono a conquistare il Peloponneso dato che le loro armi erano costruite in ferro, quindi molto più resistenti delle armi in bronzo dei primi civilizzatori greci, menzionati nell’Iliade.  

I dori erano indoeuropei, provenivano dal Nord, celti o protocelti, la loro invasione fu chiamata, in modo leggendario: il ritorno degli Eraclidi, ritenendoli gli antichi signori della Grecia, discendenti da Eracle, scacciati in tempi remotissimi, dalla loro terra, ritornati e chiamati ora spartani.

La civiltà greca, dopo l’arrivo dei dori, conobbe un lungo periodo di decadenza che durò fino al 776 avanti Cristo, anno in cui furono istituite le “Olimpiadi”.

Alla fine di questo periodo i dori, gli ioni e gli eoli erano ormai assimilati in una unica stirpe ellenica.

Ma torniamo ad Alessandro Magno, l’unto dalle stelle, perché volle fortissimamente essere incoronato dall’oracolo di Amon prima di conquistare l’Asia?

Alessandro decise di andare a far visita al celebre Santuario oracolare di Amon, per raggiungerlo dovette percorrere 200 miglia fra mille pericoli, arrivando all’oasi di Siwa nel deserto libico, per imitare i precedenti viaggi di Perseo ed Eracle.

Eracle abbiamo già visto, ma Perseo?

Assurdo sarebbe capire la storia solo tramite i documenti, ieri ce ne erano sicuramente meno ma in quanto a falsità, ieri come oggi i documenti si falsificano o se ne omettono particolari compromettenti: la storia la scrivono i vincitori, i modi di dire saranno anche ovvi ma spesso sono la verità.

Non dobbiamo pensare che l’Egitto non abbia mai pensato di invadere la Grecia o viceversa o quantomeno che non avessero rapporti fra di loro di sudditanza o di scambio commerciale e culturale, visto il gran girovagare in terra e in mare in antico.

Il mito racconta che Perseo, colui che uccise Medusa, era figlio di Zeus e di Danae, figlia del re di Argo, discendendo così dai fratelli gemelli Danao ed Egitto.

Nella mitologia greca, le Danaidi erano le cinquanta figlie di Danao, re di Libia.

Nel periodo ellenistico, i berberi erano conosciuti come libici, le loro terre erano chiamate Libia e si estendevano dal Marocco moderno ai confini occidentali dell’antico Egitto, l’oasi di Siwa, faceva parte della Libia, la lingua siwi, una lingua berbera, è ancora parlato nella zona.

Danao non andava d’accordo con suo fratello gemello Egitto, re d’Egitto e padre di cinquanta figli maschi, gli Egittidi.

Egitto, tentò una riconciliazione, proponendo al fratello di unire i loro figli in matrimonio, ma Danao non era d’accordo e fuggì ad Argo, dove divenne il re.

I figli di Egitto, raggiunsero le Danaidi e le costrinsero al matrimonio: Danao allora ordinò alle sue cinquanta figlie di uccidere i loro mariti durante la prima notte di nozze, per farle poi sposare con dei nobili di Argo.

Obbedirono tutte fuorché Ipermnestra, che aveva sposato Linceo, quest’ultimo vendicò i suoi fratelli sterminando tutte le danaidi eccetto sua moglie e alla morte del suocero divenne re di Argo: Danae, la madre di Perseo, discendeva così da Ipermnestra una libico/greca e da Linceo un egiziano.

Evidente che si parla di uno scontro per il potere fra il re di Libia e il re di Egitto, risolto con un matrimonio e con un imbastardimento fra la cultura greca/egiziana/libica. 

Il numero cinquanta è generico e riferito anche in altri miti, gli stessi argonauti erano cinquanta, cinquanta l’insieme di figli e figlie di Priamo, cinquanta erano le Nereidi ecc.

Per complicare il tutto nella mitologia esisteva un altro Linceo…era lo stesso?

 

 

 

martedì 10 gennaio 2023

Il volo del gruccione


 

Capitolo 19

Lyuba e le macabre leggende sulla dinastia pelopide

 

 

Interessante è seguire il mito solare della stella che indica la persona come illuminata dal Sole o è addirittura lo stesso Sole, così per puro divertimento, iniziando da Alessandro Magno che si dichiarava discendente della dinastia argeade e perciò pronipote di Eracle e dei re di Argo per parte di padre e per parte di madre erede di Neottolemo, il figlio di Achille.   

Gli argeadi si dichiaravano discendenti dai temenidi di Argo, il cui leggendario antenato Temeno era un pronipote di Eracle.

La Stella argeade, è così appellata dalla città di Argo, importante polis al centro di innumerevoli eventi storici e mitologici; è la raffigurazione di una stella simbolica a 8 o a 16 raggi, chiamata anche Sole di Verghina, in quanto nel 1977 durante alcuni scavi archeologici a Verghina, nella regione greca della Macedonia, fu ritrovata sul sarcofago d’oro in cui era custodito il corpo attribuito a Filippo, padre di Alessandro, un stella a 16 raggi.

Questo ritrovamento, ha creato un grande scompiglio, fra Grecia, Macedonia e Albania dando vita una disputa che pare risolta, ma in effetti ognuno continua per la sua strada.

La Stella fu infatti usata in tutta la Grecia come simbolo di continuità culturale e ritenuta greca in quanto ritrovata sul tale territorio, allo stesso tempo la Stella o sole di Verghina fu utilizzata, dal 1992, come bandiera nazionale, dalla nuova Repubblica di Macedonia.

In questo contezioso si è inserita l’Albania, la cui moneta nazionale è chiamata Lek, che non è altro che il diminutivo con cui gli albanesi chiamano affettuosamente Alessandro Magno.   

Gli storici albanesi e gli studiosi dicono che Alessandro Magno era albanese, quelli macedoni      che era macedone, i greci dicono che era greco.

Da dove proveniva il simbolo della Stella?

Da molto, molto lontano nel tempo, lo pseudo discendente, per parte di madre, di Alessandro è Achille, questi era biondo, bello e invincibile tranne che per il tallone.

Alessandro era rossiccio ma si tingeva i capelli di biondo, per essere come il suo mitico avo.

Achille, durante la guerra di Troia, perse le sue armi dopo averle prestate a Patroclo, ucciso in uno scontro da Ettore. La madre Teti intercede per lui presso il dio del fuoco Efesto, che abilmente   creò nuove armi per Achille, tra cui lo scudo che Omero descrive molto bene.

Vi modellò la terra, il cielo e il mare,

l’implacabile sole e la luna piena,

e tutte quante le costellazioni che incoronano il cielo,

le Pleiadi, le Iadi e la forza d’Orione

e l’Orsa, che chiamano col nome di Carro:

quella gira su se stessa e guarda Orione,

e sola non si cala nelle acque di Oceano.

Odissea XVIII, vv. 478-489 (VIII a.C.)

Dunque al centro dello scudo di Achille non solo una Stella, ma le costellazioni, certo allora ben conosciute e che avevano a che fare col suo essere eroe impavido.

Non può essere un caso che siano rappresentate le Pleiadi e le Iadi che fanno parte della costellazione del Toro, con tutta la simbologia del toro che si propaga dall’Egitto, alla civiltà minoica, sino al culto orientale e poi romano di Mitra, per arrivare alla corrida spagnola o ci sia Orione con tutto ciò che il suo mito racconta e l’Orsa che ha nel suo gruppo di stelle la Polare… è come se gli antichi avessero più conoscenze implicite astrali che noi moderni, una conoscenza che derivava ad un istinto animalesco o dallo Spirito Santo?

Non certo dagli alieni, pensava Lyuba, chiamati in gioco chissà per quale recondito motivo, ma chissà forse un tempo lontanissimo qualcuno… Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro delle figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli a loro scelta. Allora il Signore disse: “Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni”. C’erano sulla terra i giganti a quei tempi - e anche dopo -, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi… questo è scritto nella Bibbia.

Se Lyuba rimuginava su queste parole, poteva ipotizzare che lo Spirito Santo di Dio, un tempo antichissimo si fosse materializzato più volte e accoppiato con donne non divine, generando i giganti e gli eroi mitologici, ciò ricorda Maria e la nascita di Gesù. Dio disse anche che il suo Spirito non sarebbe restato nell’uomo più di centoventi anni perché la persona è di carne, questo fa pensare che Dio tramite lo Spirito Santo (un qualcosa che noi non possiamo comprendere) possa inviare in terra i suoi figli che però saranno di carne e perciò mortali e questo ricorda ancora Gesù.

Aveva inviato Dio lungo i millenni altri suoi figli?

Potevano essere chiamati alieni?

Lyuba non sapeva come si era infilata in queste congetture, si rammentò delle Piramidi egizie, di quella di Cheope, un’enorme costruzione di massi di pietra e di cunicoli dove non c’erano geroglifici, ori o apparati funerari ma solo un sarcofago vuoto, un’immagine nitida le apparve nella mente: un sepolcro scavato nella roccia e le donne con olii profumati che vanno alla tomba di Cristo trovando la pietra rotolata e il loculo vuoto… meglio lasciar stare i grandi misteri.

Dunque è facile capire che la Stella designava il combattente e il re con poteri sia terreni che spirituali, ma perché Achille non è divino nel tallone?    

Anticamente, in ogni parte del mondo, al re sacro venivano imposti una miriade di divieti strani, a volte insostenibili. 

Il re aveva potere di vita e di morte sulla creazione.

Le sue mancanze distruggevano i raccolti, richiamando pestilenze, carestie e sterilità delle donne e della Terra, mentre il suo buon operato garantiva raccolti ricchi e sani, donne fertili, salute sul popolo e buona sorte.

Il re doveva essere sempre in ottima forza perché altrimenti veniva ucciso.   

Frazer scrive: “Appena le sue forze danno segni di cedimento, e la sua anima è trasferita nel corpo di un successore vigoroso, prima di venire seriamente danneggiata dall’incombente decadimento. (…) se infatti egli muore di malattia, la sua anima abbandonerà necessariamente il corpo in condizioni di estrema debolezza e spossatezza e, così infiacchita, continuerà a trascinare un’esistenza languida e apatica in qualsiasi altro corpo venga trasferita. Invece uccidendo l’uomo,   si era, in primo luogo, sicuri di catturarne l’anima uscente e trasferirla in un degno successore; e, in secondo luogo, eliminandolo prima che perdesse le forze, avrebbero sicuramente evitato che il mondo si deteriorasse come si deteriorava l’uomo… dopo la castrazione il re sacro veniva mangiato euristicamente, come testimoniano parecchie leggende della dinastia pelopide”.

Lyuba pensava che le macabre leggende sulla dinastia pelopide, nascondessero niente altro che la ferocia che può nascere tra i fratelli nella divisione dei beni e del potere, in un tempo dove essere re determinava scelte da guerriero senza pietà e così vinceva chi faceva scorrere più sangue e più menzogne, dietro al potere del re sacro c’era una gloria effimera e la morte sicura appena appena i suoi capelli diventavano brizzolati.

Pelope, figura della mitologia greca, estese il suo dominio a tutta la penisola greca, che da lui prese il nome di Peloponneso, inoltre, fu il fondatore dei giochi olimpici, nonostante ciò, le leggende su di lui e i suoi discendenti sono orribili. Tantalo, il padre, per provare l’onniscienza degli dèi, li invitò ad un banchetto in cui offrì loro le carni del giovane figlio. Le divinità sconvolte punirono Tantalo e riportarono in vita Pelope, ma quest’ultimo, diventato re, accumulò sì ricchezze ed onori, ma con la frode e l’assassinio e fu così causa anche della rovina dei suoi figli, Atreo e Tieste e della loro stirpe.

Atreo e il suo gemello erano acerrimi nemici in quanto si contendevano con ferocia il trono di Micene, di Argo e di tutta l’Argolide, al punto che Atreo attirato Tieste, proponendogli la spartizione del regno, lo invitò a un banchetto per festeggiare la pace ritrovata e servì al fratello, ignaro, la carne dei suoi figli.

Tieste, furioso, cercò i figli di Atreo per consumare su di loro la sua vendetta, ma i due giovani, Agamennone e Menelao (Atridi perché discendenti da Atreo), riuscirono a fuggire.

Tieste voleva vendetta a tutti i costi e seguendo il responso di un oracolo, violentò sua figlia Pelopia che era una sacerdotessa, da questa unione infatti sarebbe nato Egisto colui che l’avrebbe vendicato. 

Atreo, nel frattempo, pieno di rimorsi si innamorò di Pelopia, che aspettava un bambino dal padre. Atreo ignaro la sposò e allevò Egisto. Quando Egisto divenne adulto, Atreo lo incaricò di uccidere Tieste ma quest’ultimo riconobbe il figlio e così Egisto cambiò idea decidendo di uccidere Atreo.  

Si avverò così la profezia dell’oracolo, che aveva visto in Egisto, figlio incestuoso, colui che avrebbe vendicato Tieste.

Successivamente, Agamennone sposò Clitemnestra, sorella di Elena, uccidendole il marito e riconquistò il trono di Micene, scacciando Tieste ed Egisto.        

Al suo ritorno da Troia fu ucciso dalla moglie Clitemnestra e da Egisto, figlio di Tieste.

Egisto fu poi ucciso da Oreste figlio di Agamennone.

Una rappresaglia vera e propria, che al di là del mito giunge sino a noi, basti pensare alle faide di stampo mafioso.     

Oreste regnò per lunghi anni sull’Argolide, regno ereditato dal padre e su Sparta avendo sposato Ermione figlia di Elena e di Menelao.

Lyuba si era sempre chiesta perché tra tanto sangue, la storia d’amore fra il re di Sparta Menelao ed Elena fosse finita a vino e tarallucci, nonostante la guerra di Troia fosse stata provocata dal tradimento di Elena e dalla rabbia di Menelao che non tollerava le corna.

Menelao ed Elena, risultano un po’ antipatici, danno una bella riverniciata alla facciata della casa con tanta ipocrisia eppure il mito li salva.

Perché?

Il mito racconta la storiella della riconciliazione fondata sull’incolpevolezza perché ci indica che occorre fingere per costruire un mondo civile e ordinato e che l’unico modo sia non amare follemente, oppure che bisogna saper perdonare in quanto chi ama il suo peccato è innocente?

La risposta non si sa… sono indovinelli della mitologia, che a sbrogliarli forse si intente meglio la storia, ma il farlo è difficilissimo.

Meglio andare a scoprire perché il tallone di Achille era difettoso.

Robert Graves con la teoria dell’esistenza di un continuum cultuale in tutti i popoli indoeuropei, scrive: “Quando alla morte rituale del re si sostituì il culto di un re che invece regnava a lungo senza morire violentemente, la morte venne sostituita dalla castrazione e azzoppamento del re. Più tardi ancora, a questi supplizi, vennero sostituiti la circoncisione e l’uso di scarpe regali chiamate i ‘coturni’ (degli zoccoli molto alti). Ecco svelata la contraddizione. Il re deve essere integro e morire, poi deve essere vivo ma menomato e infine egli deve solo recare addosso il simbolo della sua regalità, senza più patire sofferenze o morte”… Ecco spiegato il perché il tallone d’Achille non era divino. 

Si evince che il potere del re sulla terra sia diminuito man mano che si ingentilivano le prove alle quali doveva sottostare.

L’uomo passò dall’essere lo sposo della Dea, a Dio vivente.   

ll sacrificio non venne più ritenuto necessario.

La vita del re divenne più importante del popolo e della terra, sino a quando la Rivoluzione Francese lo decapitò… Lyuba non sa dirvi se in un’involuzione, un ritorno all’antico o un cammino in avanti.

 

domenica 1 gennaio 2023

Il volo del gruccione

Capitolo 18

Il cielo degli antichi era diverso e il cielo del futuro sarà diverso

 

 

La stella più importante è sicuramente il Sole per tutte le civiltà, in quanto determina la luce o l’oscurità con l’alternarsi del giorno e della notte, ma in altre epoche e civiltà si sono usate anche altre stelle per specifici calendari.

La levata eliaca di una stella indica il sorgere dell’astro all’alba, subito prima dell’alzarsi del Sole, dopo un periodo di tempo in cui la stella non è stata visibile, tale fenomeno è stato utilizzato da numerosi popoli per il calcolo dei calendari, associando l’inizio dei mesi o delle settimane alla levata eliaca di specifiche stelle.

Nell’antico Egitto il sorgere di Sirio, era associato alle dee Hathor e Iside e il suo apparire in cielo, intorno al solstizio d’estate, dopo circa 70 giorni, in cui non era visibile, (aveva a che fare simbolicamente con l’imbalsamazione in cui il corpo veniva disseccato per 70 giorni?), annunciava la benefica inondazione estiva del Nilo.

Anche per i popoli celtici, la levata eliaca di Sirio era molto rilevante, in quanto segnava l’inizio della festa dedicata a Lug, considerato il re delle divinità celtiche, che soprintendeva anche alla maturazione dei cereali: l’agricoltura era ai tempi questione di vita o morte, perché se non c’era grano mica si andava al supermercato.

In Mesopotamia era altrettanto importante la levata eliaca del pianeta Venere (associato alla dea Ishtar), la cui posizione nel cielo era interpretata per ottenere presagi e premonizioni. Tra i reperti più significativi vi è una tavoletta astronomica in cui sono elencate con cura le date di tramonto e levata di Venere, per un periodo di ventuno anni; come pure era importante la levata eliaca delle Pleiadi, verso la fine della primavera, rappresentava la fine del periodo delle inondazioni e quindi di un periodo critico, durato 40 giorni. È infatti di 40 giorni il periodo in cui le pleiadi non sono visibili. Da qui probabilmente traggono origine i riferimenti biblici al numero 40, come i giorni di durata del Diluvio Universale o del digiuno di Gesù.

Vi erano poi calendari lunari, la levata eliaca della luna è chiamata Luna nuova, il calendario delle fasi della luna è tutt’ora usato per determinare importanti feste religiose, come, per esempio, la  Pasqua. Il Museo Arcivescovile di Ravenna conserva una lastra in marmo di circa 90 cm, databile al VI secolo, sulla quale è inciso un grafico circolare suddiviso in 19 parti, basato sui cicli della luna,  noto come Calendario Pasquale, serviva infatti per calcolare il giorno di Pasqua, che, essendo una festa mobile, varia di anno in anno.

Anche Lyuba si affidava al calendario della luna, per seminare fiori o trapiantare piante ed anche per andare al mare a raccogliere le telline, che poi cucinava certi spaghetti da leccarsi i baffi, ma controllava su Internet, perché non era mai riuscita a memorizzare ciò che gli anziani snocciolavano facilmente, Lyuba non riusciva a capire neanche il principio base e cioè: gobba a ponente luna crescente, gobba a levante luna calante… quale gobba?

Perché non dire: gobba a destra, luna calante, gobba a sinistra luna crescente?

Semplicemente gli anziani sapevano orientarsi anche se non avevano studiato geografia,  conoscevano pure i venti e lei invece aveva addirittura problemi ad individuare la destra e la sinistra! 

Altro astro pieno zeppo di simbologia è la Stella Polare, la più vicina all’asse di rotazione nord della Terra.

La Stella Polare è un riferimento fondamentale per chi desidera orientarsi con la volta celeste, indicando la direzione del polo celeste Nord (non è geograficamente il Polo Nord ma è molto vicina), ci si ritroverà con il Sud alle spalle, l’Est a destra e l’Ovest a sinistra.

Fa parte della costellazione dell’Orsa Minore, gruppo di stelle conosciuto anche con altri nomi: Piccolo Carro dai romani, Orsa dai Greci, Pentola per i Cinesi, Ippopotamo per gli Egizi e  Ventilabro, lo strumento che serviva per separare il grano dalla pula, per gli ebrei.

La Polare è una stella importantissima per gli antichi, che non avevano certo l’auto col navigatore satellitare, ma, migliaia di anni fa, l’asse di rotazione della Terra puntava in una direzione leggermente diversa:  Vega era la stella che occupava il posto dell’odierna Polare, nel 3.000 a.C era Thuban, nel 1.000 a.C Kochab; tra 1.000 anni sarà Alrai  e poi Alderanim e poi ancora Vega, nel 14.000.

Questo spostamento, che fa parte di quei moti che sono chiamati “millenari”, è causato dalla precessione degli equinozi, la modifica lenta ma costante della direzione dell’asse terrestre, che si comporta come l’asse di una trottola.

Il cielo degli antichi era diverso dal nostro e il cielo del futuro pure sarà differente.  

Per la scienza tutti i miti che coinvolgono i raggruppamenti di stelle nelle costellazioni, le levate eliache, i cambiamenti di posizione delle stelle sono da riferirsi a ciò che è accaduto nei millenni alla volta celeste.   

Gli antichi osservavano molto bene la volta celeste, ritenendo che ciò che accadeva in cielo avesse influenze fauste o nefaste per la Terra.

Secondo la scienza, le terre di Iperborea, Thule, Agarthi, Atlantide o Avalon sarebbero tutti miti che fanno riferimento alla precessione, racconti che vogliono esprimere lo spostamento dell’asse terrestre, non sono quindi luoghi veramente esistiti.

Lyuba riteneva che certo i miti si riferivano ai cambiamenti della volta celeste, ma riteneva pure che la posizione degli astri e la loro influenza sulla Terra, fosse reale e non ipotetica, certe congiunzioni erano sfortunate, altre felici; in quanto potevano arrecare bel tempo con clima mite o all’opposto diluvi, terremoti, siccità o altro.

Forse i nostri progenitori conoscevano meglio il clima, da cui dipendeva il loro vivere o morire, dei meteorologi di oggi che, sebbene abbiano la tecnica al loro servizio, più volte hanno sbagliano clamorosamente, essendoci stati eventi catastrofici senza nessun preavviso.

Gli scienziati ritengono che gli influssi degli altri pianeti e stelle siano ininfluenti in confronto agli effetti della Luna e del Sole, ma come non pensare che la precessione terrestre che causa spostamenti di solstizi, stelle e quant’altro non abbia qualche effetto, con qualche congiunzione particolare, che nonostante la nostra tecnica non conosciamo?

Anticamente il periodo del solleone, dal 24 luglio al 26 agosto, la cosiddetta canicola in cui il sole picchia con maggior forza, si pensava fosse collegato alla congiunzione fra Sirio e il Sole e che tale influsso desse sintomi di follia e di nervosismo, ovviamente oggi non lo si crede, ma è un dato di fatto che delitti e risse accadono maggiormente in questo periodo.  

Lyuba ricordava benissimo degli anziani – mannaggia perché non era stata più attenta a quello che dicevano- che osservavano il cielo, il comportamento degli animali, ascoltavano il vento e stavano attenti a come era il clima in determinati giorni, ( San Pêval di Segn , che cade il 25 gennaio o la Candelora il 2 febbraio e altri) e facevano le previsioni del tempo addirittura per un anno per poi aggiustare il tiro se i segni cambiavano e comunque settimanalmente non sbagliavano la previsione.

Ricordava un vecchio ortolano che raccontava che bisognava seminare o piantare solo con la luna buona, siccome Lyuba non ricordava mai quale era la luna buona, se quella crescente o quella calante, l’ortolano le disse di seminare il giorno in cui era avvenuto il Natale, ad esempio nel 2018 il Natale è caduto di martedì, tutti i martedì del 2019 si poteva seminare, trapiantare ecc. sicuri che sarebbe stato un successo.

Che importa se i moderni hanno individuato astri non visibili ad occhio, forse questi non avevano forti influenze sulla Terra, che se non erano visibili vuol dire che erano lontanissimi o di dimensioni minori.

Tutto questo per spiegare il perché della simbologia sulla stella sia così complicata: le civiltà oltre al Sole avevano altre stelle ugualmente importanti.

Perché a volte la Stella diventa nefasta?   

L’importanza di Sirio per gli egizi era notevole in quanto avvertiva, come un cane, l’arrivo delle benefiche inondazioni del Nilo che portavano fertilità in un luogo altrimenti desertico: Sirio fa parte della costellazione del Cane Maggiore.

All’opposto Sirio poteva diventare malefica, in quanto portatrice della canicola, il caldo torrido dell’estate, che se eccessivo, avrebbe bruciato il raccolto e arso la terra: si pensava che la presenza di Sirio nel cielo sommando il suo calore a quello del sole provocasse un bollore del sangue che facilitava le malattie, anche mentali.

Il termine canicola è giunto sino ad oggi ed è un dato di fatto che durante i giorni del solleone siamo più nervosi ed irrequieti causa l’afa e le temperature alte.   

Comunque ben si adatta Sirio come simbolo per i dittatori, magari inizialmente benefattori poi il sangue si surriscalda, eccitando l’egoismo e l’iniziale stella benevola diventa nefasta.

Il pianeta Venere dagli antichi scambiato per stella, ha dimensioni, massa e densità confrontabili con quelle terrestri, tuttavia ha una temperatura così alta da fondere i metalli e quindi è inospitale.  

Mutua il nome da Venere, dea dell’amore, è così bollente e luminoso da essere a volte chiamato Lucifero.  

Lucifero, significa portatore di luce, era il più fulgido tra gli angeli, il più glorioso, aspirava ad essere al pari di Dio e per tale peccato di superbia, fu scagliato a testa in giù verso la terra che si ritrasse   andando a occupare l’emisfero boreale, così lo immagina Dante.

La caduta di Lucifero, presenta somiglianze con quella di Fetonte, entrambi esseri luminosi, entrambi caratterizzati dall’ambizione di puntare troppo in altro, entrambi, infine, scagliati sulla terra da un dio adirato dal loro peccato.

I presunti uomini extraterrestri o divini, come ad esempio Alessandro Magno (col simbolo della stella argeade) o Cesare (la cui famiglia si vantava di discendere da Venere) non peccarono di superbia forse, finendo in malo modo?      

E gli altri probabili unti del Signore, solo per citarne qualcuno, il re Sole o Napoleone per arrivare a Mussolini sino a Berlusconi, influenzati da Venere/Lucifero senza essere capaci di fermarsi, non hanno creato disastri?

Così come in alto, così come in basso, gli uomini o donne maggiormente illuminati, o semplicemente più intelligenti, per congiunzione astrale o meno, scivolano sulla buccia di banana dell’infallibilità, causando disastri più o meno gravi secondo il loro grado di popolarità.

 

 

martedì 20 dicembre 2022

Il volo del gruccione

Capitolo 17

Non bastava Apis, il toro di Menfi, no, saltava fuori anche quello di Eliopoli

 

 

La Stella viene sempre considerata nel suo illuminarsi ed è simbolo della vita eterna, anche l’aureola dei Santi e delle Divinità ha lo stesso valore: il divino, la magnificenza, la maestosità, la grandezza, il Sole.  

L’aureola è l’attributo di Cristo e dei Santi, il suo inizio viene da lontano: gli egizi solevano raffigurare un tondo luminoso, simile al cerchio cristiano; erano molto religiosi e riconoscevano il Sole come fonte di vita, uso che poi si propagò alla Grecia e a Roma, sebbene con meno enfasi.   

Il nome del dio greco Elios, deriva da Eliopoli, che significa città del sole, luogo dell’antico Egitto situato in prossimità del delta del Nilo che era centro del culto del dio Sole. Il Sole fu sempre ritenuto una divinità universale: tanti nomi, tanti luoghi per rendergli onore, d’altronde è il più luminoso e il più familiare astro del cielo e senza questo cerchio luminoso non ci sarebbe vita sulla Terra. Elios solitamente era rappresentato con il capo sovrastato da un sole coi raggi, simile alla raffigurazione di una stella a più punte. Elios dio della luce e del calore, guidava il carro solare lungo il cielo preceduto dalla sorella Eos, l’aurora e svegliato da un gallo, animale a lui sacro. Giunto alla sera si riposava e gli veniva dato il cambio dall’altra sorella Selene, la luna.

Gli egiziani veneravano a Eliopoli, Ra, il sole di mezzogiorno, gli egizi avevano divinità per i vari aspetti del sole, a cui era dedicato il toro sacro Mnevis, da non confondere col toro Apis adorato a Menfi e oracolo di Ptha; successivamente Ra unendosi alla divinità di Tebe divenne il dio Amon-Ra.  

Un inno ad Amon-Ra, giunto a noi da un antico papiro recita: 

…Tutti gli  dei sono tre:

Amon, Ra e Ptah - che sono senza pari.

Il nome della sua natura nascosta è Amon,

egli è Ra nel volto, il suo corpo è Ptah.  

Le loro città sono sulla terra, fissate per la durata dell'eternità:

Tebe, Eliopoli e Menfi sono state rese perennemente stabili.

Molte divinità ebbero gli egizi, ma il Sole fu sempre al centro di una venerazione particolare e proprio il Sole fu protagonista di una grande eresia, quando il faraone Amenofi IV e la sua sposa Nefertiti diedero vita al culto del Sole, unico dio e re, con il nome Aton, che era solo un aspetto del sole, cioè il sole che nasce all’alba, un dio aperto e comprensivo che donava benefici a tutti, sostituendolo alla teologia solare tebana che adorava Amon-Ra.

Fu un evento che si creò grazie a una congiunzione astrale particolare?

Oppure nacque per sottrarre potere ai sacerdoti di Amon-Ra, che risiedevano a Tebe dove avevano raggiunto una supremazia addirittura superiore al faraone?

In Egitto il nuovo culto durò pochi anni, infatti ben presto si tornò al politeismo e Tebe riprese il suo dominio; ciò non toglie che Mosè, guida e Maestro per gli ebrei, i cristiani e gli islamici, fondamentale quindi per tutte le religioni monoteistiche, scampato alla persecuzione voluta dal faraone, contro gli israeliti, fu salvato dalla figlia del faraone e fu educato alla corte egizia, probabilmente proprio alla corte di Amenofi IV.

Secondo la Bibbia nei pressi del monte Sinai ricevette la chiamata di Dio e, tornato in Egitto, affrontò il faraone chiedendo la liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù.

Proposta accolta a seguito delle dieci piaghe d’Egitto.  

Accampatosi con i suoi nei pressi del mar Rosso, Mosè, su indicazione divina, divise le acque del mare permettendo così al suo popolo di attraversarlo e sommergendo poi l’esercito faraonico corso ad inseguirli.

Dopo tre mesi di viaggio Mosè raggiunse il monte Sinai dove ricevette le Tavole della Legge e punì la parte del suo popolo che si era macchiata con il peccato del vitello d’oro: mentre Mosè era sul monte, la sua gente stanca di aspettarlo aveva costruito un vitello d’oro per poi adorarlo. 

Il popolo ebraico, che si trovava in schiavitù nel paese d’Egitto, era certo avvezzo alle divinità egizie, ecco che allora si comprende il vitello d’oro, con un ritorno alla religione di Amon-Ra, il cui attributo era un toro, ecco spiegata la grande ira di Mosè, il suo popolo alla prima difficoltà lasciava Dio per ritornare al culto politeista. In tal modo poi, si ritornava al profano, non più ad una elevazione verso Dio, un’ascesi al divino e alla virtù, bensì si creava un dio alla bisogna e si chiedeva la bisogna.

Giunto nei pressi della terra promessa, dopo quarant’anni di dura marcia, Mosè morì prima di entrarvi.

Il riferimento ai quarant’anni, numero legato alle Pleiadi e perciò anche alla costellazione del Toro era connesso a una configurazione particolare celeste che prevedeva un evento eccezionale terrestre?

Configurazione astrale di un’evoluzione religiosa compresa dagli egizi, anche attuata, ma che poi fu realizzata da un israelita adottato in Egitto?

Le domande sono tante… esiste una ciclicità nei moti del cielo a cui corrisponde una venuta in terra?

Perché per gli antichi era tanto importante Il fenomeno della precessione degli equinozi?

Precessione che causa: lo spostamento degli equinozi; ogni 12.893 anni l’ inversione tra i solstizi d’estate e d’inverno; lo spostamento dei poli celesti, cambiano le stelle di riferimento al polo Nord celeste e infine lo spostamento delle coordinate delle stelle e delle costellazioni zodiacali.

Certo lo spostamento è molto lento occorrono 25.920 per la durata del ciclo completo, 1°ogni 72 anni, quindi il ciclo completo 72X360°= 25.920.

Si può constatare che al 2° grado di precessione corrispondono 144 anni, salta fuori questo numero così importante, quadrato di 12 e 12° nella sequenza di Fibonacci, nonché numero delle tribù di Israele e numero degli eletti dell’Apocalisse.

Seguendo eventi legati alla scadenza di circa millequattrocento anni ( 20° precessione), possiamo trovare: Amenofi IV/Mosè 1400 sec. a.C., Gesù Cristo I sec, Rinascimento 1400 (in cui c’è un gran daffare sulle questioni religiose e filosofiche), ritorno di Cristo 2800?

Oppure seguendo eventi legati a circa settecento anni (10° precessione), troviamo: Amenofi IV/Mosè 1400 sec. a.C.; fondazione di Roma 753 a. C.; I sec. avvento di Cristo; 742 nascita di Carlo Magno, (primo imperatore del Sacro Romano Impero e Santo, fu canonizzato nel 1165); Rinascimento 1400; e all’incirca al 2100 chi o cosa arriverà?

Lyuba come al solito divagava, si lasciava prendere da una specie di fuoco che le faceva credere di afferrare il senso, che poi svaniva in una nebbia di simboli, miti, riti, animali sacri doppi, per esempio non bastava Api il toro di Menfi, no, saltava fuori anche quello di Eliopoli, meglio, pensò Lyuba tornare al simbolo dell’aureola.

L’aureola fu adottata anche dagli imperatori romani, non più legata solo al divino ma anche a quello di essere uomini mortali: alcuni di loro sono ritratti incoronati dal Sol Invictus, una corona raggiata, simboleggiante il Sole Invitto, cioè non vinto; non da meno gli imperatori bizantini, si pensi al nimbo di Giustiniano in San Vitale a Ravenna.

A volte la stella era raffigurata in fronte, significando il predestinato: colui che avrebbe avuto un destino misteriosamente assegnato e che sarebbe morto giovane.

Con l’ascesa del cristianesimo l’aureola fu propria di Gesù Cristo, dei Santi, dei Martiri, della Madonna.

Oggi il simbolo dell’aureola, per molte persone, non ha più alcun valore religioso e nemmeno eroico, la si può ritrovare nei fumetti, nella pubblicità testimoniando che si è perso non solo lo spirito religioso ma anche quello eroico.