lunedì 1 aprile 2013

DIARIO DI NAVIGAZIONE 17

Oggi è il 3 gennaio, ore 11 sono qui al computer a scrivere per voi che navigate con me in rete, avete mai pensato al significato di rete?
Una rete è il simbolo della cattura, poiché è questa la sua funzione e chi tende la rete è un ingannatore lo fa per ucciderti, è il ragno malefico, ma io lo amo, mi piace, ammiro l'arte della tessitura e del ricamo, in gioventù ho fatto metri e metri di uncinetto a punto rete, mi piace essere catturata non sapendo di esserlo.
Nell'Antica Persia, la rete è simbolo mistico correlato all'idea dell'illuminazione "che cattura".
Gesù pesca le anime  con la rete del pescatore...
Pesca forza tira pescatore
pesca non ti fermare
anche quando l'onda ti solleva forte
e ti toglie dal tuo pensare
e ti spazza via come foglia al vento
La rete del ragno in India è simbolo dell'ordinamento cosmico  dell'irradiarsi dello spirito divino, è  anche simbolo  del mondo dei sensi ( il velo di Maya ) che imprigiona in modo illusorio il debole e che il saggio è in grado di strappare.
Insomma la rete è affascinalte ma potrebbe imbrigliarci...ma sì lasciamoci intrappolare ci penseremo poi, tanto il domani arriva sempre, per  me internet, la rete è la decima musa e lo scoprirò un giorno  se sono debole o saggia...i saggi poi li ho visti sempre un po' noiosi, pensate al grillo di Pinocchio quanto era pesante e scocciatore, rovinava tutto sul più bello.
Per analogia mi viene in mente "la camicia della Madonna", ossia quando il bambino vede la luce dentro al velo del sacco amniotico, questo bambino veniva considerato magico e medicamentoso, da me al mio paese esiste ancora la "medichessa" una signora ormai anziana che legge le carte, cura con erbe, i  "malati"  omeopatici sono spesso da lei, è insuperabile per la cura del "fuoco di Sant' Antonio",  ha le sembianze di un'antica strega, da sempre, anche quando era più giovane porta lunghi sottanoni scuri, il fazzoletto annodato stretto, magra all'osso, scura le dita lunghe, secche e bitorzolute sempre...sorridente, ma un sorriso che non mi ha mai convinto, un sorriso che mi gela invece di riscaldarmi.
Ieri è stata una gionata uggiosa, grigia all'inverosimile a rendere il giorno ancora più amaro è stata la lettura del quotidiano, una persona conosciuta, un uomo di 54 anni, che a me piaceva, percepivo come una personalità positiva, forte uno spirito indomito e buono, è morto, è caduto da 65 metri mentre stava scalando  una montagna, si è spezzato il rampino  e lui è scivolato  giù, più giù , in un posto dove gli amici e i parenti non possono più andare a trovarlo.
Era nato senza un braccio,ma ciò non lo aveva fermato ed era diventato uno scalatore provetto.
Oggi è un altro giorno, c'è il sole tutto sembra un altro mondo...nella pentola bolle il minestrone, oggi non surgelato ma fatto da me, fra qualche ora andrò a lavorare, ma prima suonerò un poco il flauto dolce e canterò al karaoke, la canzone "Eternità" per chi non c'è più.



immagine di Teoderica

6 commenti:

cosimo ha detto...

La rete piú importante arriva col nostro concepimento. E' giá il prolungamento di una rete che esiste giá, ma che vivrà di fili propri...riproducendosi pure nella eternità.
" eternitá spalanca le tue braccia " ovvero la nostra vita.
Serena e allegra pasquetta Paola....la mia vive di una partenza, quella di mio figlio per Milano.

teoderica ha detto...

Caro Cosimo i figli sono frecce che scagliamo dal nostro arco...a volte vanno molto lontano.
Allegra Pasqetta anche a te.

pietro d. perrone ha detto...

Diciamo che la rete è come un cielo pieno di buchi.
Da quei buchi passano i sassi che colpiscono la vita, ma anche le comete che illuminano la via.
Quel cielo è la nostra stessa vita, con gli strappi che hanno necessità di essere rammendati ed i rammendi che facciamo a quel vecchio mantello azzurro, ma che non bastano mai ...

Purtroppo anche il dolore entra da quegli squarci.
Chi viene a mancare ci lascia in balìa del dolore: ma a noi, quelli che restiamo, resta ancora la vita. Che, come dici tu, Paola, è fatta anche del cielo azzurro che se ne resta impassibile a rimirare tutti i nostri giorni, del minestrone fatto a mano che ci riempie la pancia ricordandoci che siamo fatti di vile materia che il tempo consuma, della consolatoria routine del lavoro da sbrigare e delle magiche melodie del flauto dolce che, per incantesimo, ci tramutano in leggero spirito che vola...

Un abbraccio, Paolè.
Piero

Soffio ha detto...

mi piacerebbe proprio sentirti suonare

teoderica ha detto...

Caro Piero...amare più cose aumenta l'amore :)
Ciao.

teoderica ha detto...

Soffio, soffietto, se tu mi sentissi suonare impazziresti...suono come una sirena, fai tu quale se mitologica o di fine turno ;)