domenica 2 febbraio 2014

CANDELORA DE L' INVERNO SEMO FORA

«Per la santa Candelora
se nevica o se plora
dell'inverno siamo fora;
ma se l'è sole o solicello
siamo sempre a mezzo inverno
»
Questo detto famoso, sta a indicare che se il giorno della candelora si avrà bel tempo, si dovranno aspettare ancora diverse settimane perchè l'inverno finisca e giunga la primavera. Al contrario, se alla candelora fa brutto, la primavera sta già arrivando.
La Candelora, è un momento di passaggio, tra l'inverno/buio/morte e la primavera/luce/risveglio. Questo passaggio viene celebrato attraverso la purificazione e la preparazione alla nuova stagione.
La Candelora si festeggia il 2 febbraio (febrarius in latino significa purificare), subito dopo i giorni della merla. Era una festa già celebrata in Oriente, quando dal VII secolo si adottò anche in Occidente. Candelora è il nome popolare (deriverebbe dal tardo latino "candelorum", per "candelaram", benedizione delle candele) candele che ancora oggi, dopo essere state benedette vengono distribuite ai fedeli. Secondo la tradizione queste candele vanno accese quando si corre un grave pericolo. La festa cristiana celebra la Presentazione di Gesù al tempio e la purificazione di Maria quaranta giorni dopo la nascita di Gesù. Questo in quanto per gli ebrei, dopo il parto di un maschio, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni. Le origini di questa festa sono però precedenti e sono riscontrabili, in diverse forme ma tutte con lo stesso significato, in varie parti d' Europa. Famosi sono i fuochi di Imbolc nei riti celtici e a Roma alle Calende di febbraio era festeggiata Giunone.
La purificazione di Maria fu fatta coincidere (per sostituirsi poi del tutto o quasi) con la festa pagana dedicata a Giunone e ai Lupercali.
L’usanza di benedire le candele pare invece essere di origine francese.
In Romagna, fino a non molti anni fa, era tradizione accompagnare la puerpera dal parroco, con una piccola candela in mano, detta del "cappone", in quanto la candela era stata ritirata, previa offerta di un cappone. La puerpera con la candela accesa s'inginocchiava all' ingresso della chiesa, dove il parroco l' accoglieva recitando formule, poi giunta all'altare riceveva la benedizione, ascoltava la messa, quindi ritornava a casa e poteva svolgere ogni tipo di lavoro, che prima della purificazione le era vietato.


Immagine:Candele alla luna di Teoderica

2 commenti:

cosimo de bari ha detto...

Anche dalle mie parti, a Molfetta, ma il 9 febbraio, è giornata di falò.
La tradizione di accendere il falò in onore di San Corrado deriva da una antichissima tradizione di costume locale, che ricorda l’arrivo delle spoglie del venerato monaco di Baviera nella città di Molfetta. La leggenda narra che nel XIV secolo, appresa la notizia della morte di San Corrado, i molfettesi siano andati a trafugarne i resti dalla città di Modugno per darne sepoltura nell’attuale Duomo di San Corrado sul porto di Molfetta. Tornati in città a notte fonda, i fedeli avrebbero trovato le porte del Duomo sbarrate e deciso così di attendere l’alba in compagnia di un falò per riscaldarsi dal gelo pungente. Per cibarsi avrebbero arrostito dei legumi donati loro dai marinai di un veliero mercantile che si trovava alla fonda nelle acque del porto. Nei secoli successivi, i cittadini hanno ricordato lo storico evento accendendo dei fuochi nelle strade dei quartieri.

Venendo poi alla tradizione romagnola non posso che sclamare:
accipicchia, un cappone per una candela. Come dire che, da voi, già è esistito, fin dal VII secolo, un Prodi, mago del concambio.
Qui piove e fa freddino. Quindi siamo già nel cammin sulla via della primavera.
Un beso.

paola tassinari ha detto...

Il cappone aveva un significato simbolico...rappresentava l'uomo che aveva partecipato alla creazione del bambino :)
Ciao Cosimo, piove anche qua a Ravenna :(