martedì 4 agosto 2015

L’UOMO CHE RUBAVA I POMODORI seconda puntata


Alla fine degli anni Sessanta, col boom economico si trasferirono verso la pianura, nei pressi di Ravenna; il marito andò a lavorare in fabbrica e pure Manuela ebbe il suo lavoro ben retribuito,
I soldi però non bastavano mai,  Manuela voleva che i figli continuassero gli studi, così oltre al lavoro di casa e a quello di fuori, andava a fare pulizie, il sabato dalla famiglia del medico condotto.
La domenica era la sua giornata di svago, dopo innumerevoli lavatrici, la pulizia di casa e la preparazione della pasta fatta a mano, arrosto e ciambellone, aveva tutto il pomeriggio per sé; lo dedicava alla coltivazione dell’orto che si trovava sull’argine dei Fiumi Uniti a Ponte Nuovo.
Era il suo hobby, cresceva le piante con amore e pomodori come i suoi, non li aveva mai avuti nessuno.
Amava l’orto come un figlio, i quali ora tenevano tutti famiglia e venivano a trovarla una volta a settimana, Manuela li riforniva di verdura fresca e di cappelletti, tortelli e tagliatelle fatti a mano.
Il marito andò in pensione, Manuela qualche anno dopo, ma non sapeva come passare il tempo, quindi si appropriò dell’orto con la scusa di sollevare dal lavoro la moglie.
Manuela la prese molto male, ma naturalmente si fece da parte, anche se soffriva quando il marito le diceva: “Guarda che bei pomodori mica i tuoi, i miei sono saporiti, tu non sei capace, è un lavoro da uomini l’ortolano”.
Poi arrivò la pensione pure per lei, ma ormai Manuela era abituata al lavoro, così aumentò le ore per le collaborazioni domestiche, iniziò a partecipare come volontaria alle Feste dell’Unità, ora sono del PD, ma per Manuela erano, sono e saranno, Feste dell‘Unità, pulendo quintali di pesce.
La domenica invita i figli con famiglia al seguito, uno alla volta, perché non ha spazio sufficiente, a pranzo, quindi li rifornisce di cibarie per quasi tutta la settimana.
Per Natale e per Pasqua, smantella tutta la casa per poterli avere tutti, quattordici persone più lei e il marito non è facile metterli a tavola.
Qualcuno si lamenta che il mascarpone ha un po’ troppi savoiardi o che il brodo non è saporito e che i cappelletti sono un po’ duri, ma è tanto bello averli tutti con lei.
La casa è tutta sossopra, un casino, mia nuora e le figlie mi aiutano a sparecchiare, poi di solito dicono fra loro, ma lasciamo fare alla mamma che non ha niente da fare, metterà a posto domani,  così passerà il tempo divertendosi.

Un Natale di pochi anni fa, mia nuora, mi ha fatto uno strano discorsetto, non sono sicura di averlo capito ma mi ha fatto pensare molto, anche perché nel frattempo sono accaduti nuovi eventi.


immagine di Teoderica

1 commento:

cosimo de bari ha detto...

Un bel quadro di vita con i pittori che dipingono il tutto con amore ed umiltà....