domenica 9 agosto 2015

L’UOMO CHE RUBAVA I POMODORI terza puntata

Ad Aura, così si chiama mia nuora, le voglio bene, anche se percepisco in lei una sottile vena di inquietudine, qualcosa che è anche in me, qualcosa inerente alla giustizia e all’insensatezza.
Aura mi prende la mano, l’accarezza, la guarda, mi vergogno sono rovinate e ho le unghie smozzicate, mi dice:
“Io non credo che ci siano differenze fra uomo e donna nel genere, l’uomo ha il pene ma la donna ha la vagina, l’uomo ha un’intelligenza più astratta, la donna più emotiva e sensibile e via dicendo, l’uomo ha in più qualcosa però ed è la forza fisica, i muscoli, perciò noi subiamo sempre anche se non ci menano, basta un’alzata di voce e noi ci chiudiamo, già l’inconscio ha paura. Sono convinta  che, la circostanza che l’uomo abbia corporatura e forza fisica superiori a quelli della donna, abbia influito profondamente nella struttura della nostra società. Soffro quando leggo sul giornale che una prostituta è stata uccisa o malmenata da un cliente o da un borseggiatore, quando al posto della prostituta vi è un trans, è il cliente, se non si comporta bene, ad essere malmenato.   
Era il 1935 quando Margaret Mead, antropologa americana, pubblicò per la prima volta “Sesso e  Temperamento”, un saggio che ho letto anni fa e col tempo ha lavorato dentro di me, su questo libro ho letto sulle differenze fra tre tribù della Nuova Guinea, i miti Arapesh delle montagne, i crudeli cannibali Mundugumor e i gentili cacciatori di teste Ciambuli.
In queste tre società nessuno si comportava come un occidentale si aspetterebbe; gli Arapesh si comportavano tutti in modo materno e sensibile, cioè come noi ci aspettiamo si comportino le donne, i Mundugumor si comportavano tutti come noi ci aspettiamo si comportino gli uomini, in modo intenso e attivo, mentre tra i Ciambuli gli uomini avevano un contegno femminile, ovvero erano dispettosi, portavano i riccioli e andavano al mercato, quando invece le donne erano energiche, disadorne, e con l'atteggiamento di chi dirige.
Margaret Mead credeva che fossero gli aspetti culturali e i pregiudizi a portare alle intolleranze e alle guerre. Sosteneva che i membri di una società possono e devono lavorare insieme, per modificarsi e costruire nuove istituzioni; in una società sempre più pessimista riguardo alle capacità di cambiamento dell'essere umano, insisteva sull'importanza di favorire e supportare tale capacità. Cara Manuela, io credo che questa nostra società sia impregnata di maschilismo pure nel linguaggio, hai mai pensato a quanti termini dispregiativi per la donna? Il linguaggio è vivo, i bambini ascoltano ed apprendono. Poi colonne, obelischi, salite, arrivi e successo tutti evocano la prestanza fisica maschile, e poi perché una donna non può essere papa? Ti rendi conto che i figli li hai allevati tu?
Perché li hai cresciuti così, non per colpa tua, la società te lo ha imposto, te lo ha inculcato, ora mio figlio è adulto, ho assolto al mio compito principale, quello di madre; ora del marito, di tuo figlio, non ne voglio più sapere, me ne vado, realizzerò ciò che voglio io, non ciò che la società mi impone con leggi varate da uomini non da divinità. Ti voglio bene Manuela e mi dispiace tanto di ciò di cui la società è in debito con te”.

Mi abbracciò Aura e da allora non la vidi più, mi telefona ogni tanto e mi dice: “Comprati il pc, è facile da usare, persone meravigliose si sono sacrificate, hanno rinunciato a brevetti, per dare la possibilità di comunicare a tutti. Manuela, tu abitando quasi in campagna, accanto a persone che non ti capiscono, senza possibilità di muoverti, il web è la sola tua unica possibilità, la tua sola finestra sul mondo, dammi retta. Non dire che sei vecchia, hai la mente fresca, più di tanti altri e non è mai troppo tardi ”.


immagine di Teoderica

1 commento:

cosimo de bari ha detto...

Che cosa è essere vecchi?....è l'altra giovinezza, con sogni diversi, con aspettative non solo nostre, pure e forse di più rivolte e desiderate per gli altri...
Beso beso