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domenica 21 gennaio 2018

Galla Placidia e il graal: settima puntata

Onoria, figlia di Galla Placidia, doveva restare vergine per non creare problemi di successione, ma si invaghì del suo procuratore e si lasciò sedurre; scoperto il flirt, il suo amante venne immediatamente giustiziato, mentre Onoria venne costretta a nozze riparatrici con un anziano e innocuo senatore.
Le cronache dicono che  Onoria volle vendicarsi offrendosi nientedimeno che ad Attila, a cui inviò l’anello con il sigillo.
Possibile invece che fosse d’accordo con la madre, in fin dei conti, sul figlio maschio non era possibile contare.
Poteva ben pensare di cedere il trono alla figlia.
Onoria poteva diventare regina degli Unni, poteva realizzare ciò che non era stato possibile a lei.
Sembra che Attila abbia soggiornato da ragazzo a Ravenna, come ostaggio, sino ai vent’anni.
A Ravenna imparò il latino e il disprezzo per il clima decadente dell’impero, lui era forse crudele ma mai  viscido.
Onoria lo aveva già visto, era una bambina al tempo, ma forse le sarà rimasto impresso la forza indomita dell’Unno fascinoso.
Particolare non da poco, Attila piaceva alle donne: alcuni raccontano che ebbe numerose mogli e amanti e più di cento figli.
Quasi certamente Onoria si convinse di soggiogare Attila con le sue grazie femminili, con la sua raffinatezza di principessa romana.
Come già aveva fatto precedentemente sua madre con Ataulfo, il re dei Visigoti.
Ma torniamo all’anello ricevuto da Attila da parte di Onoria.
Attila accettò subitamente, offrendo molto oro in cambio della dote della sposa, che quantificava in territori molto vasti: la Germania, la Gallia, la Spagna e la Pannonia.
Immaginatevi l’astio di Valentiniano III.
Onorio, fu calmato un poco dalla madre Galla Placidia, lui avrebbe voluto strozzare Onoria, infatti la condannò a morte.
Galla Placidia salvò la figlia, se la fece affidare e riuscì a metterla al sicuro.
Valentiniano III, inviò poi un messaggio ad Attila, in cui disconosceva assolutamente la legittimità della presunta proposta matrimoniale.
Attila, per nulla persuaso, inviò un’ambasciata a Ravenna per affermare che Onoria non aveva alcuna colpa, che la proposta era valida dal punto di vista legale. 
Attila sarebbe venuto per esigere ciò che era un suo diritto.
Nel 451 Attila attaccò l’Occidente, venne fermato da Ezio.
L’anno dopo, con le sue orde, piombò in Italia rivendicando di nuovo la mano di Onoria.
Sul Mincio si incontrò con papa Leone che lo convinse a ritirarsi.
Galla Placidia era già morta a Roma, nel novembre del 450.
Ella non riposa nello splendido Mausoleo di Ravenna. 
La battaglia dei Campi Catalaunici si svolse il 20 giugno 451 nei pressi di Troyes.
Nello scontro, le truppe del generale romano Ezio, reclutate soprattutto tra i Barbari e affiancate dagli alleati Visigoti di Teodorico I, prevalsero sugli Unni di Attila.
Erano gli anni di personaggi come Ataulfo, Ezio, Alarico, Attila, Teoderico, Ricimero, Odoacre, Genserico, ecc.
Potrebbero avere ispirato Chrétien de Troyes.
 Chrétien de Troyes,  fu uno scrittore e poeta francese medievale, ideatore del ciclo bretone.
Ora il graal prosegue la sua corsa, sempre inafferrabile, in territorio di Francia con i Merovingi, sino a giungere ai giorni nostri... fra chi cerca un equilibrio fra Oriente e Occidente.
                                                                                                                        

giovedì 11 gennaio 2018

Galla Placidia e il graal: quinta puntata

Nel 421 morì Costanzo, Galla Placidia si ritrovò vedova per la seconda volta. Onorio dal canto suo mostrava sempre più segni di confusione mentale, sempre più imbecille, possiamo osare di dire.
Corrono strane voci, l’imperatore bacia sulla bocca, anche pubblicamente, la sorella.
Galla Placidia che può fare, se non subire?
Chi la difende?
Tra l’altro Onorio, era impotente, più di tanto non poteva fare.
Onorio, anche se era un imperatore, era un mentecatto.
Un aneddoto racconta che egli amasse passare le giornate dando da mangiare alle sue galline che giravano liberamente per il palazzo.
Un giorno un inviato gli portò la notizia che Roma era caduta.
Onorio rispose: “Ma come, se ha mangiato solo poco fa!” 
Alludeva alla sua gallina preferita, da lui chiamata Roma.
In seguito, Galla Placidia venne accusata di cospirazione.
Onorio, al solito spaventato e suggestionato, la cacciò dalla città.
Ma santiddio, quanto deve sopportare una donna!
Galla Placidia e i figli trovarono rifugio a Costantinopoli. La corte imperiale orientale era in quegli anni come un monastero, bigotta e severa, la trattarono alla stregua di una semplice dipendente.
Questo penoso soggiorno durò pochi mesi.
Nel 423 Onorio morì d’idropisia e il problema della successione divenne urgente.
La corsa al trono si fece serrata, la spuntò un occidentale di nome Giovanni. L’imperatore d’Oriente inviò l’esercito. Un corpo di spedizione puntò per via di terra ad Aquileia, l’altro raggiunse Classe via mare. Galla Placidia si trovava ad Aquileia e qui si prese la sua rivincita. Si fece portare Giovanni, l’usurpatore, che fu umiliato e poi decapitato.
Galla Placidia assunse la reggenza dell’impero per conto di Valentiniano III, suo figlio, un giovane che ben presto si sarebbe dato ai bagordi. Fu lei, la vera imperatrice, si destreggiò abilmente, e non deve essere stato facile, Romani contro i Romani e contro i Barbari, questi in lotta fra di loro e contro i Romani, tutti contro tutti.
Di un uomo soltanto ebbe veramente paura e forse attrazione: Ezio… e siamo ai cavalieri del graal è con Ezio che probabilmente nasce la leggenda di Artù.

sabato 6 gennaio 2018

Galla Placidia e il graal: quarta puntata



Quando la notizia della morte di Ataulfo giunse a Costantinopoli, in città si fece grande festa. Era stato sventato il pericolo che l’Occidente si barbarizzasse e sfuggisse definitivamente al controllo orientale.
Costanzo, nuovo generale di Onorio, imperatore dell’Impero romano, scambiò Galla Placidia per seicento moggi di grano, dato che i Barbari stavano quasi morendo di fame.
La andò a prendere, con una buona scorta, e così la vide per la prima volta.
E si innamorò di lei… ma cosa aveva di speciale questa donna?
Bella sì, ma aveva qualcosa in più, era inafferrabile, era sempre un po’ più in là.
Ravenna era una cittadina chiusa e sonnacchiosa, umida e nebbiosa d’inverno, afosa d’estate, oppressa dalle zanzare.
Galla Placidia, dopo l’amore con Ataulfo, la perdita del figlio, forse ritrova in questa corte sonnolenta un po’ di pace.
Ma il fratello Onorio, un farsa di imperatore non la lascia stare.
Questo imperatore, per motivi dinastici, diede in sposa la sorella al suo generale.
Quel Costanzo che le sbavava dietro.
Costanzo, non le piaceva proprio, ma lo sposò, che poteva fare?
Nacquero due figli, una femmina, Onoria, e un maschio, Valentiniano.
Da allora in poi Galla Placidia non visse che per preservare il trono al figlio, che si rivelerà peggio dello zio Onorio.
Nel 421, Galla Placidia divenne Augusta e Costanzo fu associato da Onorio all'Impero.
Costanzo però non era più il soldato di una volta, dato che l’ambiente di Ravenna l’aveva alquanto imbolsito.
Cominciò a mostrare comportamenti bizzarri.
Affidandosi a un portentoso mago asiatico che si diceva in grado di far ritirare spontaneamente i Barbari dai territori romani ai loro paesi d’origine.
Costanzo era deciso a mettere alla prova il mago.
Ma Galla Placidia si oppose minacciando il divorzio, e il mago fece una brutta fine.
Chissà se Galla Placidia osteggiò Costanzo, per amore dei Barbari, credendo alle capacità del mago, o se aveva più buon senso del marito.
Forse Galla Placidia non aveva perso la speranza di attuare il graal: l'unione di Barbari e Romani.

martedì 2 gennaio 2018

Galla Placidia e il graal: terza puntata

Dalle nozze tra Ataulfo e Galla Placidia nacque un bambino, venne chiamato Teodosio, come il nonno materno. Galla Placidia sfidava l’Oriente, tenacemente e ferocemente antigermanico, pensò che il futuro appartenesse a suo figlio, e con esso il futuro dell’unità dell’Impero.
Quel bambino, rappresentava il graal, nato dalla coppa/ventre di Galla Placidia.
Compimento dell’armonia tra Barbari e Romani.
In effetti si può pensare al graal come a un'energia pura, a un equilibrio armonico.
Solo i puri e i folli lo vedono, ma il graal non si afferra, racconta la leggenda.
Si cerca, si trova, qualche volta, ma scompare sempre.
C’è sempre qualcuno che mette i bastoni fra le ruote.
Teodosio, il bimbo morì pochi mesi dopo.
Fu ucciso… forse. 
Il suo corpo, chiuso in una bara d’argento massiccio, fu sepolto in una chiesa fuori le mura di Barcellona.
Poco tempo dopo, anche Ataulfo morì, vittima di una congiura: venne assassinato a tradimento nelle stalle dei cavalli.
Galla Placidia si ritrovò di colpo sola, senza figlio e senza uomo, da regina dei Barbari si ritrovò prigioniera, trattata come merce di scambio.
Se il figlio di Galla non fosse morto, se Ataulfo non fosse stato ucciso, la storia avrebbe preso un’altra via e forse l’Impero d’Occidente, ormai disfatto dalla mancanza di qualsiasi valore morale, non sarebbe caduto, avrebbe avuto la vitalità della barbarie e quest’ultima avrebbe avuto la civiltà.
Meglio la barbarie o la civiltà?
Né l’una né l’altra, la prima non ha stabilità e regole, la seconda è zeppa di leggi, talmente tante da uccidere la creatività e lo spirito eroico, diventando sempre più una società parassita e menefreghista.
Sigerico il nuovo re dei barbari inflisse a Galla Placidia una penosa umiliazione, procedere a piedi scalzi per dodici miglia fuori dalla città, davanti al cavallo del re.
Come sempre, anche oggi, non si vede l’ora di mortificare chi cade in disgrazia.
Soprattutto se la persona in questione valeva veramente.
Così si spiegano le “damnatio memoriae”.
In un'ottica di cancellazione della memoria, perché la storia la scrivono i vincitori. “Le grandi nazioni scrivono la loro storia in tre libri, quello delle loro azioni, quello delle loro parole e quello della loro arte, non uno di questi libri può essere compreso se non abbiamo letto gli altri due, ma dei tre l’unico affidabile è l’ultimo” (J. Ruskin)
Le opere d’arte, l’architettura, la poesia non mentono. 

martedì 26 dicembre 2017

Galla Placidia e il graal: seconda puntata

Galla Placidia, il suo Mausoleo, Patrimonio UNESCO, è la gemma più preziosa di Ravenna.
Esternamente è molto semplice e modesto, mentre all'interno risplende di mosaici prevalentemente con le sfumature nella gamma del blu.
L’esterno, volutamente povero, contrasta con la sontuosa ricchezza dell’interno, probabilmente con un significato simbolico.
L’esterno rappresenta il nostro corpo mortale.
L’interno simbolizza l’anima immortale che è la luce prigioniera in noi.
Le più importanti basiliche ravennati sono così, mattoni fuori, tappeti di luce mosaicata all’interno.
Forse hanno influenzato il carattere stesso dei cittadini, in quanto gli abitanti della città sono assai “scorbutici” e “bizantini”.
Solo all’apparenza, per poi aprirsi affabilmente quando avviene una buona conoscenza.
Le centinaia di stelle dorate, su uno sfondo mosaicato e sfaccettato di intenso e profondo blu, della cupola, hanno colpito nel corso dei secoli la fantasia e la sensibilità dei visitatori.
Si narra che Cole Porter, in viaggio di nozze a Ravenna, rimase talmente colpito dalla volta e dalle sue stelle, da comporre la sua famosissima canzone Night and Day… “Questo tormento non passerà/ Finché non mi lascerai passare la vita a far l’amore con te/ Giorno e notte/ Notte e giorno”.
Quest’edificio emana un’atmosfera ammaliante, come magica e stupefacente fu la vita di Galla Placidia.
Come Cleopatra per un soffio non riuscì a unificare l’Oriente con l’Occidente, Galla Placidia per pochissimo mancò l’unione politica fra Barbari e Romani.
Di Galla Placidia non si hanno immagini certe, se non in monete.
Si sa, che la madre, la quale si chiamava come lei, era considerata la donna più bella dell’Impero.
Galla Placidia doveva essere pudica ed impudica, come dimostrò con la sua vita, fu regina di cuori dal polso di ferro.
La raffigurazione più famosa del Mausoleo, è un vaso o una fontana a cui si avvicinano due colombe per abbeverarsi.
La scena simboleggia le anime alla ricerca della pace eterna che si dissetano alla fonte della salvezza divina.
Ma come al solito le immagini che più conosciamo, non le guardiamo attentamente, perché crediamo che non abbiano più niente da dirci. Le colombe sono disposte in modo che una pare che parta e l’altra che si sia appena posata, quasi come le colombe della Venere Ericina.
Le sacerdotesse di Venere Ericina praticavano la prostituzione sacra.
Venere Ericina ha come simbolo una spiga ed è rappresentata accanto ad un cane e ad altri animali.
E' la “Signora degli animali”.
A lei erano sacre le colombe.
Un particolare rito prevedeva il loro volo da Erice verso le coste africane con il ritorno.
Portovenere, in Liguria, ha tale nome proprio per la dea Venere.
Sulla punta estrema della scogliera, sorgeva il Tempio di Venere Ericina, eretto dai romani.
Il simbolo della colomba è legata ai Catari, gli eretici che finirono al rogo.
Montsegur, nel Sud della Francia, nella rocca che fu l’ultimo baluardo della resistenza catara. 
Dove la grande Esclarmonda, si narra, si tramutò in colomba portando con sé il tesoro nascosto nel castello,
Si racconta che fosse il favoloso graal.
                                                                                                                                       

giovedì 21 dicembre 2017

Galla Placidia e il graal: prima puntata


Galla Placidia, il suo Mausoleo, Patrimonio UNESCO, è la gemma più preziosa di Ravenna.
Esternamente è molto semplice e modesto, mentre all'interno risplende di mosaici prevalentemente con le sfumature nella gamma del blu.
L’esterno, volutamente povero, contrasta con la sontuosa ricchezza dell’interno, probabilmente con un significato simbolico.
L’esterno rappresenta il nostro corpo mortale.
L’interno simbolizza l’anima immortale che è la luce prigioniera in noi.
Le più importanti basiliche ravennati sono così, mattoni fuori, tappeti di luce mosaicata all’interno.
Forse hanno influenzato il carattere stesso dei cittadini, in quanto gli abitanti della città sono assai “scorbutici” e “bizantini”.
Solo all’apparenza, per poi aprirsi affabilmente quando avviene una buona conoscenza.
Le centinaia di stelle dorate, su uno sfondo mosaicato e sfaccettato di intenso e profondo blu, della cupola, hanno colpito nel corso dei secoli la fantasia e la sensibilità dei visitatori.
Si narra che Cole Porter, in viaggio di nozze a Ravenna, rimase talmente colpito dalla volta e dalle sue stelle, da comporre la sua famosissima canzone Night and Day… “Questo tormento non passerà/ Finché non mi lascerai passare la vita a far l’amore con te/ Giorno e notte/ Notte e giorno”.
Quest’edificio emana un’atmosfera ammaliante, come magica e stupefacente fu la vita di Galla Placidia.
Come Cleopatra per un soffio non riuscì a unificare l’Oriente con l’Occidente, Galla Placidia per pochissimo mancò l’unione politica fra Barbari e Romani.
Di Galla Placidia non si hanno immagini certe, se non in monete.
Si sa, che la madre, la quale si chiamava come lei, era considerata la donna più bella dell’Impero.
Galla Placidia doveva essere pudica ed impudica, come dimostrò con la sua vita, fu regina di cuori dal polso di ferro.
La raffigurazione più famosa del Mausoleo, è un vaso o una fontana a cui si avvicinano due colombe per abbeverarsi.
La scena simboleggia le anime alla ricerca della pace eterna che si dissetano alla fonte della salvezza divina.
Ma come al solito le immagini che più conosciamo, non le guardiamo attentamente, perché crediamo che non abbiano più niente da dirci. Le colombe sono disposte in modo che una pare che parta e l’altra che si sia appena posata, quasi come le colombe della Venere Ericina.
Le sacerdotesse di Venere Ericina praticavano la prostituzione sacra.
Venere Ericina ha come simbolo una spiga ed è rappresentata accanto ad un cane e ad altri animali.
E' la “Signora degli animali”.
A lei erano sacre le colombe.
Un particolare rito prevedeva il loro volo da Erice verso le coste africane con il ritorno.
Portovenere, in Liguria, ha tale nome proprio per la dea Venere.
Sulla punta estrema della scogliera, sorgeva il Tempio di Venere Ericina, eretto dai romani.
Il simbolo della colomba è legata ai Catari, gli eretici che finirono al rogo.
Montsegur, nel Sud della Francia, nella rocca che fu l’ultimo baluardo della resistenza catara. 
Dove la grande Esclarmonda, si narra, si tramutò in colomba portando con sé il tesoro nascosto nel castello,
Si racconta che fosse il favoloso graal.
                                                                                                                                       

giovedì 25 settembre 2014

LA PRIMA VOLTA 4

Oggi le scuole organizzano gite e portano gli scolari, già dalle elementari in visita a San Vitale e a Galla Placidia, ai miei tempi no, così poteva capitare di aver visto le bellezze delle altre città e di non conoscere per niente le meraviglie della tua.
Così una domenica, avrò avuto sedici o diciassette anni, decido con mia sorella di fare la turista comprandomi tanto di guida, ci avviammo per vedere finalmente il Sacello e la Basilica, anzi ricordo che prendemmo anche il biglietto per il Museo. Era la prima volta che li avrei visti dall' interno ed ero un po' emozionata, perchè mi piacciono molto le opere d'arte.
Per primo visitammo San Vitale e io mi trovai immersa fra le luci verdi dei mosaici, spersa fra il gioco dei volumi, la possanza delle colonne e incantata dal pizzo di marmo dei capitelli.
Ci dirigemmo poi verso Galla Placidia, sicura che non mi avrebbe, dopo aver visto San Vitale, più stupito.
Entrammo da una piccola porta ed io mi sentii mancare, non solo per la stupefacente bellezza, ma perchè io quel posto lo avevo già visto in sogno. Voi non credetemi, ma io quella volta e quelle stelle le avevo viste in sogno, che fossi stata lì in una vita passata?
Non credevo molto alla reincarnazione, però, però, e all' improvviso ricordai che anni prima, quando avevo all' incirca sei anni fui ospite di amici di famiglia, che essendo cittadini, a differenza di me campagnola, mi portarono a vedere i monumenti. Io ero frastornata, abituata ai campi e alla natura, mi ritrovavo a disagio, ma allo stesso tempo lieta fra muri e strade e fui così colpita dalla bellezza di Galla Placidia da credere di avere sognato, quel blù profondo e infinito nella campagna non esisteva,credo che la passione per il colore sia nata dalla prima volta che vidi Galla Placidia... non per niente ho poi studiato la teoria dei colori ed il blù è stato ed è il mio colore preferito.




immagine Teoderica

giovedì 8 maggio 2014

LE DUE LEGGENDE DI GALLA PLACIDIA


Galla Placidia è una delle figure più luminose della storia romana, ed è l' indiscussa regina di Ravenna, regina dei romani e regina dei barbari. Ella fu anche una saggia imperatrice ed una fervente cristiana, lo splendido Mausoleo di Ravenna è la testimonianza visiva della sua Fede.
A Galla Placidia sono legate anche due leggende.
Galla Placidia recandosi per mare da Costantinopoli a Ravenna, nel 424, con la figlia Giusta Onoria e il figlio Valentiniano, cui era stato assegnato l'impero d'Occidente, fu colta da una furiosa tempesta. Invocò ella il soccorso dell'Evangelista Giovanni, e, nel pericolo, fece voto che scampando gli avrebbe fatto costruire e dedicata una grande basilica. Giunta coi suoi a Ravenna, sciolse la solenne promessa e costruì la chiesa dedicata al Santo. Nei mosaici oggi perduti, “si vedeva in alto il Redentore con San Giovanni Evangelista; a sinistra, la nave con i personaggi della famiglia imperiale, assalita dalla tempesta, e, a destra, la stessa nave con gli stessi personaggi salvati dal santo a reggere la prora”.
La seconda leggenda.

“In una Vita di s. Barbaziano, composta a Ravenna forse nel secolo X, si legge che, quando Galla Placidia ebbe edificata la chiesa di San Giovanni Evangelista, venne in gran pensiero perché non si trovavano reliquie del corpo dell'Apostolo. Allora l'Imperatrice si consiglia con Barbaziano, prete e suo confessore, e, insieme, con veglie e preghiere chiedono a Dio che mostri loro dove siano reliquie del santo. Durante le notturne «incubazioni» Barbaziano vede, per primo, una figura in fulgide vesti, con volto angelico, che reca in mano il turibolo col quale incensa la chiesa. E' lo stesso san Giovanni Evangelista, e Barbaziano lo indica a Galla Placidia. Questa si prostra per abbracciare i suoi piedi; ma nello stesso momento l'Apostolo scompare, e lascia nelle mani dell'Augusta un sandalo pontificale”.

sabato 3 maggio 2014

GALLA PLACIDIA (quinta parte)






 










Gli anni passavano; Placidia fondava chiese,( San Giovanni Evangelista, Mausoleo, Santa Croce) si interessava sempre più di religione, mollando man mano gli impegni di governo. L’occidente era andato, anche l’Africa, dove erano arrivati i Vandali, era perduta. A Valentiniano III restava l’Italia con Roma, saccheggiata per due volte. Nel 436 Valentiniano aveva sposato a Costantinopoli Eudocia, la figlia di Teodosio II; nel 437 Placidia gli trasmise i pieni poteri. Valentiniano non aveva quasi più un impero su cui regnare: era stupido e ubriacone . Placidia si rifugiava nel mondo della trascendenza, e si era legata a filo doppio col vescovo di Ravenna, Pietro Crisologo.
Nel gennaio del 450,Galla Placidia da Ravenna si trasferì a Roma; forse presagendo la fine, sul trono vi era il figlio Valentiniano , la situazione dell' Impero sembrava abbastanza tranquilla.
Le lotte estenuanti di Placidia sembravano finite.
Però la sorte doveva riservare ancora un colpo di scena. Come se non bastasse l’ubriachezza abituale di Valentiniano III, adesso ci si mise Onoria, la figlia di Galla, a provocare uno scandalo che coprì di disonore l’intera famiglia imperiale. Onoria doveva restare vergine per non creare problemi di successione, ma si invaghì del suo procuratore e si lasciò sedurre; scoperto il flirt, il suo amante venne immediatamente giustiziato, mentre Onoria veniva costretta a nozze riparatrici con un anziano e innocuo senatore. Allora Onoria volle vendicarsi offrendosi nientedimeno che ad Attila, cui inviò il sigillo.
Era il colpo dei colpi: Attila aveva la possibilità di mettere le mani senza colpo ferire su tutto l’occidente, con la prospettiva di dare vita ad un impero romano/unno, una cosa sbalorditiva che nemmeno Teodosio I aveva osato immaginare. Onoria aveva trent’anni ed era tutt’altro che stupida; sapeva che il fratello era un ubriacone, conosceva le mire imperiali di Ezio e le temeva, come sua madre. Il solo modo per staccare Attila da Ezio era legarlo alla dinastia. L’arrivo di Attila in occidente avrebbe significato il sicuro ridimensionamento di Ezio e la distruzione certa dei Vandali e dei Visigoti, i due popoli più forti del momento. Inoltre Attila non si poteva eliminare coi consueti mezzi militari: bisognava sottometterlo spiritualmente, così come Serena con Stilicone e sua madre con Ataulfo. Quasi certamente Onoria si convinse di soggiogare Attila con le sue grazie femminili, con la sua raffinatezza di principessa romana e, se questo non fosse bastato, col prestigio dinastico e con lo stesso mito di Roma. Erano sogni, e vennero fatti passare come deliri di una mentecatta. Valentiniano III tra una sbornia e l’altra inorridì del fatto che sua sorella potesse finire a letto con un unno, un pagano poligamo capo di orde somiglianti a branchi di lupi. Madre e figlio erano furiosi; da Costantinopoli, Teodosio II li esortò a dare in sposa Onoria ad Attila, per placarlo. Valentiniano ci vide le prove di una congiura ai suoi danni in cui erano coinvolti Teodosio, Ezio, Onoria e Attila: strepitò di lesa maestà e condannò a morte sua sorella.
Ma Placidia salvò sua figlia; se la fece affidare e riuscì a metterla al sicuro, forse in un convento in oriente. Nel 451 Attilà attaccò l’occidente e venne fermato da Ezio, l’anno dopo piombò in Italia ancora rivendicando la mano di Onoria. Aquileia gli sbarrò il passo con tenacia e Attila la rase al suolo, poi mise a ferro e fuoco il Veneto e la Lombardia ed entrò persino a Milano, la vecchia capitale. Sul Mincio si incontrò con papa Leone che lo convinse a ritirarsi.
Galla Placidia era già morta a Roma, nel novembre del 450.
Ella non riposa nello splendido Mausoleo di Ravenna.

immagini: interno mosaicato del Mausoleo di Galla Placidia
rif: http://www.imperobizantino.it/node/2366