mercoledì 3 febbraio 2010

CERVELLI IN VASCA

Hilary Putnam uno dei più importanti filosofi statunitensi della generazione successiva a Quine, nasce a Chicago il 31 luglio 1926 da famiglia ebraica. Nel celebre saggio "Cervelli in una vasca" egli immagina uno scienziato pazzo che estrae un cervello umano dal corpo, lo pone in una vasca piena di liquido nutriente e lo connette a un computer appositamente programmato per simulare la vita del corpo. Il cervello continua a vivere nell'illusione di avere un corpo, di compiere esperienze, mentre in realtà tutto questo non è che l'illusione dettata dal computer dello scienziato. Non si tratta in fondo che della rivisitazione contemporanea del genio ingannatore che campeggia nelle "Meditazioni metafisiche" di Cartesio (e che trova una brillante trasposizione cinematografica nel film "Matrix", del 1999). Chi ci garantisce non solo l'esistenza della realtà esterna, ma della nostra stessa esistenza? Noi siamo ciò che crediamo di essere? Come possiamo essere certi di non essere cervelli in una vasca, manipolati da un qualche scienziato geniale e demente?
Putman ci dimostra che noi NON SIAMO CERVELLI IN UNA VASCA,
pur non condividendo il realismo metafisico non contraddice quello del senso comune e della scienza: esso non ci porta a dubitare dell'esistenza della realtà esterna, anche se la sua immagine nella conoscenza è costituita dalla collaborazione fra gli enti e il mondo stesso. Resta infatti aperta la possibilità che descrizioni differenti della realtà siano compatibili: com'è possibile conferire forme diverse alla stessa materia e nessuno direbbe che si tratta di materie diverse, così si può descrivere la realtà come composta da tavoli, sedie e cubetti di ghiaccio oppure da atomi tenendo fermo che si tratta pur sempre delle stesse cose, anche se le due versioni del mondo, pur strettamente correlate, sono irriducibili l'una all'altra. È dunque possibile essere allo stesso tempo sia realisti sia relativisti concettuali.In Matrix l' uscita dalla vasca scopre l' inganno, Putman ci dice che lo scetticismo va bene in metafisica, ma nella vita reale, dopo una grossa nevicata se voglio uscire con l' auto dal garage devo spalare la neve con le braccia ed il badile. Chi genera confusione volutamente cercando di allocare il relativismo anche nel reale stia attento in quanto se la nave affonda, affondiamo tutti.
Putnam dice che solo un realista metafisico avrebbe l'atroce dubbio scettico, di essere un cervello nella vasca. Un realista interno non si porrebbe semplicemente il problema: esistono tanti mondi quante descrizioni, e un mondo non descrivibile semplicemente si dissolve.
Pensiero relativo e realtà realista, per prendere una decisione lo scetticismo va momentaneamente accantonato. Che ne pensate voi?

8 commenti:

sara ha detto...

CIAO TEODORICA,
IMPEGNATISSIMA SIGNORA DEI BLOG!
PENSIERO RELATIVO O REALTA' REALISTA...

pietro d. perrone ha detto...

Paola, avevo scritto un commento che si perso... nella vasca.

Insoma ti volevo dire che la verità assoluta della filosofia appartiene alla filosofia.
Per noi, essere comuni, basta la verità dei sensi governata dal cervello.

In una certa percentuale di casi si verifica un errore? Bene. Assumiamo comportamenti correttivi.

Non mi piace mischiare la filosofia alla vita quotidiana.

La filosofia, a differenza delle altre scienze, ha il vantaggio di usare parole che sembrano comprensibili a tutti. Ed invece hanno un senso codificato solo in quel campo.
Chi le usa a sproposito - parlando o ascoltando - facilmente può essere tratto in inganno dal significato che da arbitrariamente al linguaggio.

Siamo prudenti.
Te lo dico da amante della filosofia.

teoderica ha detto...

Ciao Piero, quello che ho scritto ieri era una riflessione dovuta alla presentazione di venerdì scorso del libro "Accidia" di Sergio Benvenuto,in cui si è discusso di Putnam,Matrix e di Avatar, della lettura che sto facendo di questo libro e di un post di Paopasc che mi ha molto colpito, nonchè dell' ossevazione del mio ambiente fra cui ritrovo persone anziane che non hanno studiato ma dotate di "buon senso"ed altre più govani, istruite che a volte si lasciano influenzare "pappagallemente", nel senso che le prime fanno tesoro delle loro esperienze, i secondi hanno un metro per sè stessi ed un altro metro per gli altri.Fanno i pappagalli non perchè non sanno ma perchè è più comodo.
Le mie pagine sul web sono "come essere a tavola discorrendo liberamente" sono oltremodo contenta di avere eccellenti commentatori, ma le mie riflessioni sono semplici sono per chi girando sul web ha voglia di filosofare per filosofare così senza "grandeur" in allegria.
In quanto alla filosofia il mio non è un approccio "serio" è un discorso da piazza, ma perchè se uno ama la filosofia non può parlarne,io la amo e basta, così come amo il ballo, la musica, l' arte, l' erba, i fiori.......non sono un' esperta sono solo CURIOSA.
Infatti i post che metto sono "curiosità" che mi hanno intrigato, divertito li pubblico in ricordo di un tempo in cui sentendomi "anomala" pensavo:" il mondo è tanto grande da qualche parte, sulla terra c' è qualcuno che può accettarmi"......allora pubblico .....se diverto o sollevo il morale anche a una sola persona, io sono a posto, anzi sono a posto lo stesso perchè mi diverto io.
"In una certa percentuale di casi si verifica un errore? Bene. Assumiamo comportamenti correttivi" è quello che intendo pure io ( ma riconosco che non riesco a spiegarmi bene, non riesco a dirlo bene figurati il risultato scritto)
Ciao Piero, ti ringrazio di avermi dato modo di spiegarmi,ed un abbraccio tondo come il mondo per il tempo che mi dedichi.

teoderica ha detto...

Ciao Sara, io non sono "impegnata" sono solo curiosa, curiosissima,inguaribilmente curiosa...................
Bacioli.

paopasc ha detto...

M'è piaciuto il tuo articolo Paola, e sono d'accordo. In fondo, nel collasso dell'atto, l'organismo accetta una interpretazione anche se imperfetta pur di non perdersi nel caos dell'assenza di scelta. Io penso addirittura che tutto il mondo fisico, quando ci si palesa, sia un collasso da quello che potremmo definire un limbo inespresso.
E' da considerare però che, a differenza dei linguaggi motori e corporeo, quello simbolico, non dovendo rispondere a una coerenza fisica, possa illudersi di accettare spiegazioni multiple di un identico fenomeno.
Mentre per il nostro corpo motorio, un salto è un salto, è un momentaneo distacco dal suolo mediato da un caricamento muscolo-elastico.

teoderica ha detto...

Paolo.....solo grazie......

pietro d. perrone ha detto...

La filosofia è un metodo, in fondo.
A noi piace sentire, parlare, vivere.
Il nostro essere è aperto al mondo.
Anche se sbaglia.
Anzi. Se sbaglia ci offre l'opportunità di trovare una strada diversa.

Sai Paola, non è che mi piaccia il concetto di verità filosofica: sicura, immutabile, unica, assoluta, perenne, alta, dura, indiscutibile, completa, piena...

Fa paura!!

L'errore dei sensi? Beh, cosa c'è di meglio?
Come dare un bacio nel sogno: non ho mai dato baci più dolci.

teoderica ha detto...

Piero.....io faccio certi giri, non cammino, ma salto, col post e le chiacchere che ho fatto io volevo dire più o meno quello che ha scritto nel commento Paopasc in maniera più corretta:
....E' da considerare però che, a differenza dei linguaggi motori e corporeo, quello simbolico, non dovendo rispondere a una coerenza fisica, possa illudersi di accettare spiegazioni multiple di un identico fenomeno.
Mentre per il nostro corpo motorio, un salto è un salto, è un momentaneo distacco dal suolo mediato da un caricamento muscolo-elastico.........
In quanto all' errore dei sensi non è paragonabile all' errore della realtà ...... personalmente preferisco fare errori coi sensi ed ....azzeccarci nella realtà.... una e preferisco un bacio vero ad uno virtuale.....vedi io piango e mi dispero fino all' abisso, ma quando sono felice mi dico......chi se ne importa se dovrò pagare tutto questo, ora sono felice e non mi importa di morire la vita è MERAVIGLIOSA.
Vedi come salto......mai che faccia un percorso virtuale.
Baci bit, bit.