martedì 7 maggio 2013

NOVECENTO A FORLI' ( sesta parte)

 
                                                                   Athena di Arturo  Martini


Proseguiamo la visita al piano superiore, mi soffermo catturata dalla primitiva forza che scaturisce da questa elegante scultura, l'autore  è Arturo Martini. Figura dominante nella scultura tra le due guerre è quella di Arturo Martini che, nato a Treviso nel 1889, frequentò a Faenza la scuola della ceramica, e successivamente studiò scultura a Treviso; nel 1909, a Monaco, fu allievo di A. Hildebrand; nel 1911 fu a Parigi. A Roma, dopo la prima guerra mondiale, fece parte del gruppo dei Valori plastici.


                                                               Atteone di Angelo Biancini

 Vi ho scritto che il grande Arturo Martini, lavorò e studiò a Faenza,  in Romagna vi presento quindi un  romagnolo: Angelo Biancini   una delle figure più rappresentative della scultura e dell’arte ceramica italiana del Novecento. Nato a Castel Bolognese nel 1911, il suo nome rimane legato a Faenza, città dove ha lavorato fino alla morte e dove entra, nel 1942, all’Istituto d’Arte per la Ceramica assumendo successivamente la cattedra di Plastica che era stata di Domenico Rambelli. Manterrà questo incarico fino al 1981, contribuendo a formare, nel suo studio all’interno della scuola, varie generazioni di artisti e di ceramisti.


                                                    I tre chirurghi di Ubaldo Oppi

Si può fare un capolavoro ritraendo tre chirurghi, evidentemente sì, questi hanno l'aura di tre filosofi  quattocenteschi. Ubaldo Oppi dolore e la tristezza si affacciano presto nella sua vita; infatti da bambino vede morire quattro fratellini in tenera età, bolognese di nascita ed europeo d' adozione, soprattutto per quanto riguarda gli anni giovanili, che precedono il grande successo ottenuto negli anni Venti con il gruppo del Novecento capitanato da Mario Sironi e da Margherita Sarfatti.  Autodidatta appena diciottenne, nel 1907, Oppi e' alla scuola viennese di Klimt, e quattro anni dopo e' a Parigi, con Severini e Modigliani. Ma  il vero innamoramento di Oppi  non fu per le avanguardie parigine, ma per il nitore austero del Quattrocento italiano.

 
                                                      Autoritratto di Achille Funi

Come vedete è un ritratto di un pittore, notate la muscolatura, la possanza, qui a Novecento ci sono opere che testimoniano il culto del corpo, l'amore per la ginnastica, per lo sport, occorre dare merito a ciò, il corpo va ben tenuto, è il nostro tempio. Achille Funi, ferrarese, allo scoppio del conflitto, a cui partecipa come volontario, si ritrova a fianco di Umberto Boccioni. Gli anni del dopoguerra sono decisivi per la sua evoluzione pittorica: tenuta nel 1920 a Milano la prima mostra personale si avvicina a Margherita Sarfatti, aderisce al clima del "ritorno all'ordine", recuperando l'eredità pittorica del Rinascimento italiano in una serie di tele capitali.


 Impressionante questo pugile, sembra abbia esalato l'ultimo respiro, eppure è pronto  all'attacco. La foto non rende bene, ma la verdicità quasi tattile del tessuto delle mutande è  pari  al volto coperto della "Velata" di Palazzo Barberini e ricorda pure il Battesimo dei neofiti di Masaccio. Un ritorno all'antico, all'Atene di Pericle, al Rinascimento di Firenze.  Francesco Messina è uno dei maggiori  esponenti della scultura italiana, celebre è il Cavallo morente, simbolo della RAI.

Insieme a Giacomo Manzù, Arturo Martini e Marino Marini, Francesco Messina è considerato uno dei maggiori esponenti della scultura figurativa del Novecento. Nato artisticamente nelle botteghe genovesi, Messina inizia ad esporre le proprie opere fin da giovanissimo nelle più prestigiose manifestazioni internazionali dove si fa notare per "un fare semplice e grandioso e per procedimento idealistico e classico, in grado di dar vita a forme che restano come immagini ideali" (Carlo Carrà, 1929). La sua carriera attraversa tutto il ventesimo secolo ed è influenzata dai più grandi artisti e scrittori del novecento. Tra le sue opere non si possono non citare la Santa Caterina da Siena sul lungotevere di Castel Sant'Angelo, la Via Crucis di San Giovanni Rotondo, il celebre Cavallo morente della RAI, il Monumento a Pio XII nella Basilica di San Pietro.

6 commenti:

cosimo de bari ha detto...

Non finisci mai di stupire, perchè è come se portassi li il lettore...
Complimenti....!

paola tassinari ha detto...

Grazie Cosimo, la più contenta sono io, presento le opere che più mi hanno colpito.
Ciao.

pietro d. perrone ha detto...

Bel viaggio tra immagini ed artisti che non conoscevo. Grazie Paolè.

paola tassinari ha detto...

Ho visto le tue foto, parli e scrivi con le immagini :)
Ciao Piero

Adriano Maini ha detto...

Ed io... condivido. Su qualche social.

paola tassinari ha detto...

Grazie Adriano...dopo mi dirai quanto ti devo per la pubblicità :)