venerdì 31 maggio 2013

COME CHIUDERE GLI OCCHI, NON VEDERE, NON ESSERE VISTI


Nella nebbia

Stupore!
Ognuno sta solo:
un albero non sa dell’altro,
ognuno è solo. (H. Hesse)












10 commenti:

nella ha detto...

A volte non vediamo e non siamo neppure visti con gli occhi ben sbarrati!
Un tenero abbraccio!

paola tassinari ha detto...

Cara Nella...è proprio così e a volte fa pure bene, ma allora significa che siamo tristi...oppure menefreghisti...un abbracio virtuale ma sincero, ciao.

cosimo de bari ha detto...

La nebbia a volte la caliamo noi forse serve come autodifesa da chissà che. Fino atrovarci,dopo il passaggio rigenerati.
....buonfine settimana Paola carissima.

paola tassinari ha detto...

Caro Cosimo, la nebbia la calo io, quando so che nessuno al mondo mai mi capirà, a 14 anni scoprii questa poesia e me ne innamorai, vi scoprii una verità che per me vale anche oggi.

"Ognuno sta solo sul cuor della terra. Trafitto da un raggio di luce. Ed è subito sera."

cosimo de bari ha detto...

...e la sera é l'inizio dei passi del nuovo giorno, del nuovoraggio di luce. Qualunque esso sia.
Buona domenica ....
...qui altalena del sole e dei nuvoloni spinti dal vento.

Adriano Maini ha detto...

Magia dolente dei versi di Hesse!

paola tassinari ha detto...

La sera è l'inizio della notte, e io di notte dormo e quindi non esisto.
Buona domenica Cosimo.

paola tassinari ha detto...

Aggettivo azzeccato per Hesse, complimenti.
Buona domenica Adriano.

pietro d. perrone ha detto...

Quello che mi colpisce, dei versi di Hesse, cara Paoletta, è la prima parola.
Stupore.
Perchè è quella che che mette un segno sul resto.
Siamo soli, come, pure, siamo unici. E la nostra stessa unicità ci rende soli nel nostro fondo.
Ma come può questo generare stupore?
E poi a chi? Chi è che prova, deve provare, quello stupore?
E perchè, per che cosa?
E', quello stupore, di per sè rivolto ad altri che non siamo noi stessi: altrimenti sarebbe stato "resto stupito".
E così, le solitudini di ciascuno di noi hanno un ponte sul quale passare, per incontrarsi e, forse, chissà, tenersi compagnia.

O forse quello stupore è il sentimento di chi scopre di essere solo, davvero solo.
Così, però, quello stupore rappresenta, forse anche la meraviglia, la sorpresa per una scoperta inattesa.
Ma in questo modo, quella solitudine assoluta perde la sua valenza di remota disperazione che sembra possedere.

Io non riesco a leggere questi versi in altro modo. Non ce la trovo una solitudine disperata.
E così anche nel tuo disegno, mia cara Paola. Quelle spirali, quei segni avvolgenti, sono il segno di quello stupore, sono i giri dell'animo intorno a quella solitudine che hai rappresentato, come Hesse, in forma di alberi. Quelle spirali a me sembrano abbracci, vicinanze, prossimità.
Anche se, poi, in fondo, la verità di ognuno di noi, resta l'incognita che nessun altro riesce a scoprire.

E, ti dirò, in questo periodo, ti direi anche, che, forse, quell'incognita resta incognita anche per noi stessi.
Quella solitudine del poeta, lo stupore vero, forse, potrebbe essere per questo, che il nostro stesso Io vive solitario dentro di noi e neanche noi stessi lo riusciamo ad abbracciare e tenere stretto nella nostra coscienza.
E allora restiamo stupiti quando reagiamo di fronte a qualcosa in maniera inattesa.
E questo, questo stupore, ci capita spesso, molto più spesso di quanto ci sembra.
E allora, se è questo lo stupore di Hesse, la solitudine che lui scopre la possiamo leggere così.

Un abbraccio e buona domenica, Paolè.

Piero

paola tassinari ha detto...

Sai Piero, pure a me la parola che mi ha più colpito è "stupore" io lo intendo come presa d'atto che siamo soli, sempre e comunque, anche se non vogliamo ammetterlo e cerchiamo, cerchiamo.
Ciao un bacetto di consolazione :)