giovedì 1 giugno 2023

Il volo del gruccione

Capitolo 33

Rose is a rose is a rose is a rose

 

 

Intanto passavano i giorni, Lyuba aveva ripreso la sua solita routine piacevole, lo scontento era passato, non aveva più pensato al gruccione, al silfio, a quel tale Duga e neanche a Rocco, si era rilassata lavorando sulle illustrazioni e sui colori delle creazioni per l’azienda per cui lavorava, che produceva il vestiario ispirato ai libri; era molto soddisfatta, anche perché il suo datore di lavoro stava organizzando una sfilata in un bel palazzo settecentesco e pensare ai suoi lavori indossati da modelle professioniste, la faceva quasi sentire una stilista.

Si sentiva di nuovo arrivata, la specie di apostolato sulla ricerca del messaggio del gruccione, in cui si era creduta una illuminata, una risvegliata, capace di profetare, la rendeva sì importante, ma allo stesso tempo le pesava la forte responsabilità di non riuscire nel suo intento: ora si sentiva libera, perché era riuscita ad abbandonare l’investigazione magica o magari stregata, lo strano è che si sentiva come dire leggera, come se avesse realizzato un qualcosa di grande, invece non aveva concluso nulla.

Forse era finita e non avrebbe più avuto impulsi folli di salvare il mondo: ora il mondo lo salvava facendo del volontariato, andando regolarmente in Chiesa pregando per tutti sia per i buoni che i cattivi e sorridendo pensando che: l’oggi sarebbe stato più bello di ieri e che sarebbe stato meno bello di domani.  

Il tempo libero e anche quello non libero non lo passava più sui libri o attaccata al computer pensando giorno e notte a trovare un senso dove non c’era, ma con Luisa e Marina usciva tranquillamente sulle vie dello shopping oppure a qualche presentazione di libri o mostre d’arte, qualche aperitivo, qualche gita fuoriporta a Milano, Ferrara, Bologna per respirare un po’ di aria cittadina che Ravenna, in quanto a vita sociale non era altro che un paesone, poi ora assieme alle sue amiche era tutta indaffarata a cercare un abito adatto ad una stilista: le modelle avrebbero indossato anche delle sue creazioni, era ormai una creatrice di moda a tutti gli effetti, la sfilata sarebbe stata fra un mese e lei voleva apparire al meglio.

Finalmente si sentiva libera di pensare anche a se stessa, si era resa conto che i suoi primi quarant’anni erano stati finalizzati a un qualcosa di grande con l’ansia di non farcela, si ricordò il chiodo fisso di due anni prima, quando qualcuno o qualcosa era dentro di lei con un controllo mentale totale così invasivo che lei aveva pensato di buttarsi nell’acqua torbida del fiume dall’alto del ponte, vicino alla casa della sua amata bisnonna, perché non riusciva più a sopportarlo; -forse quella cosa era stata sempre in lei, forse c’era ancora, forse era ammalata, forse, forse, forse, del domani non c’è certezza ora sto bene il resto non conta- così diceva mentre pensava -Dio, Dio, fa che il mostro che mi possedeva se ne sia andato per sempre, ti prego, ti prego.-

Drin, drin, driin.

“Cavolo la sveglia, no è il telefono, ma chi è che rompe… Pronto”.

“Buongiorno, ti ho svegliato?”

“No, non mi hai svegliato, figurati alle 8 di domenica mattina non mi hai svegliato”.

“È una mattina splendida e ti porto in pineta alla Via degli Zingari”.

“Non ci voglio andare, non mi interessano gli zingari e ho ancora sonno e la domenica mattina vado alla Messa, aspetta che apro la finestra e guardo fuori, urca, hai ragione c’è un sole bellissimo sole sembra un giorno di primavera, va bene vengo, alla Messa ci vado stasera”.

“Passo a prenderti verso le nove e prima ti porto a far colazione con lettura del quotidiano e commento”.

“Grazie Rico, ciao”.

Si stiracchiò, pensando che evidentemente la ricerca era destino che la terminasse, ma non se ne preoccupò, passeggiare in pineta è uno dei passatempi preferiti dei ravennati e anche il suo, le pinete fanno parte della zona più antica del Parco del Delta del Po, in quanto il delta del tempo antico sfociava più a sud di quello odierno.

Puntuale, Rico suonò il campanello alle nove e cinque minuti.

“Ciao, come sei carina col piumino rosa, ti sta proprio bene… Rose is a rose is a rose is a rose”.

“Non fare il cretino”.

“Volevo farti un complimento”.

“Allora doppiamente cretino in quanto la citazione è di Gertrude Stein ed è dedicata all’amore lesbico”.   

“E io l’ho detto apposta, non è che la tua castità sia il paravento di una tua attrazione al femminile?”

“Rico, ti trovo cambiato, non so perché ma mi sembri strano”.

“Dai andiamo, ti ho fatto una sorpresa ho un thermos di caffè, brioches e quotidiano, facciamo colazione in pineta”.

“Mmm, ottima idea”, e intanto pensava e guardava Rico con altri occhi.

 

 

 

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