mercoledì 18 febbraio 2009

ELOGIO AL VINO II COMMENTO DI PIER LUIGI ZANATA

INVENZIONE DEL BACIO
Il vino e' poi responsabile del bacio.
Nella Roma repubblicana la cantina era prerogativa degli uomini, i quali tenevano le botti piene di vino chiuse a chiave. La sera al rientro a casa per stabilire se le donne avessero assaporato quel nettare usavano avvicinare il loro naso alla bocca delle donne di casa, ma qualcuno, per essere piu' sicuro, o forse soltanto piu' audace appoggiava le proprie labbra su quelle muliebri, soprattutto delle ancelle, e, poi, indugiava in un bacio. Questo aneddoto e' riportato da Gaio Plinio Secondo, detto il Vecchio, nella sua Naturalis Historia.
Il vino e' antico quasi quanto l' uomo, e la sua storia cammina di pari passo con quella della civilta'. Un percorso affascinante, che dagli altipiani dell' Asia Minore e dalla Mesopotamia ci porta a Londra e Parigi, passando, naturalmente, per Atene e Roma.
La fantastica storia del vino, negli ultimi decenni, grazie soprattutto all' opera di storici quali Braduel, Bloch, Pirenne e piu' recentemente Le Goff, la cosiddetta "histoire a part entière" e' entrata a tutti gli effetti nel novero delle scienze storiche in senso stretto.
Jean François Revel nel suo bellissimo saggio "3000 anni a tavola (Rizzoli, 1979) afferma " Nel corso della preistoria l' uva era una bacca come le altre. Ma a partire dal momento in cui la vigna venne coltivata, essa rivelò una grande superiorità su tutti gli altri frutti produttori di bevande fermentate, e questa superiorità consiste essenzialmente in tre proprietà: l' estrema varietà del sapore del vino a seconda del tipo di vite, della zona e del clima in cui cresce la vigna; il suo dono di poter invecchiare, di evolversi e di prestarsi a ogni genere di esperienze a seconda delle condizioni in cui si conserva; la conseguente possibilita', almeno per certi vini, di essere trasportati in luoghi anche lontani. Per questo il vino è divenuto l' unica bevanda alcolica che presenti al tempo stesso una diffusione universale e un' estrema diversificazione".
Al vino sono collegati i culti dionisiaci, i riti misterici e orfici. E' presente nelle due più famose composizioni letterarie legate al Simposio, quella di Senofonte e il noto dialogo platonico. E' uno degli elementi di principale ispirazione del pensiero di Friederich Nietzsche, dove troviamo contrrapposti lo spirito dionisiaco all' apollineo, intendendo con il primo l' aspetto centrale della tragedia antica, forse la piu' diretta derivazione in chiave esoterica dei misteri orfici.
A Roma, e' vero che esiste Bacco, ma il vero erede della tradizione dionisiaca antica non e' tanto Bacchus, pacciocone e ubriacone, quanto Liber. Liber e' associato molto spesso a quella visione di dio vendicativo e diabolico che era tipica del Dioniso greco. Orazio nelle Metamorfosi e in diversi Carmina lo descrive, infatti, a tinte fosche. Liber pero' resta sostanzialmente confinato nelle composizioni poetiche e letterarie, senza raggiungere l' immaginario collettivo del popolo. Bacco, invece, e' quasi sempre descritto come dio allegro e godurioso, piu' attratto dal vino come foriero di allegre sbronze e di seduzioni insperate che dai foschi temi della vendetta e della perdizione.
E' questo e' quanto ancora oggi si ritiene nella penisola italica una volta Enotria, cioe' terra del vino.
Ma questo e' storia di oggi

DAL COMMENTO DI ANNARITA RUBERTO
L'elogio del vino
di MORANDO DA PADOVA.


Ave color vini clari,

ave sapor sine pari,

tua nos inebriari

digneris potentia...

Ergo vinum conlaudemus,

potatores exultemus.

non potantes confundemus

in eterna tristitia. Amen.

COMMENTO DI GAETANO
Passando dal profano al sacro, non avete pensato ai nostri sacerdoti del cristianesimo che tutti i santi giorni “degustano” il vino? Guardando la foto di un sommelier in grembiule, intento nell’esame visivo del vino, per esempio quello esposto da wikipedia alla voce sommelier , non c’è tanta differenza con un sacerdote che innalza il calice eucaristico benedicendolo.
E poi il termine “sommelier” deriva dal francese provenzale “saumalier”. In origine il significato era conducente di bestie da soma; col tempo mutato in addetto ai viveri, poi in cantiniere. L’origine latina va individuata nella parola “sagma”, che significa “soma” e, per estensione, il carico che gli animali da soma trasportano. Dunque il passo è breve per legare il termine sommelier a Gesù che
chiese di fare la parte di “soma” durante l’ingresso trionfale a Gerusalemme, montando un puledro, appunto.
In quell’occasione Gesù era il “soma”, ma in un’altra circostanza egli fa capire il senso dell’emblema del puledro e si rivolge ai bisognosi con queste parole:
«Venite a me voi tutti che siete affaticati e stanchi, ed io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, che sono dolce e umile di cuore, e troverete pace per le anime vostre; perché il mio giogo è soave e il mio peso leggero.» (Matteo 11, 25-30)E non fu Gesù a sacralizzare il vino e il pane durante l’ultima cena? In quell’occasione fece questa promessa sacrale con queste testuali parole (che erano in concordanza fra i tre Evangeli, eccetto quello di Giovanni): cito il Vangelo di Matteo 26,29: «Ma io vi dico, d’ora innanzi non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio.».

Ma non manca persino il bacio che fu quello traditore di Giuda subito dopo la cena.

gaetano

COMMENTO DI PIETRO

Beh, se è per questo, il miracolo più.. miracoloso, e che tutti noi, amanti del vino buono, non possiamo non condividere è...

...è quello delle nozze di Cana, quello della trasformazione dell'acqua in vino, ma in vino di quello buono...

da:http://www.vatican.va/archive/bible/new-testament/documents/bible_john-chap-2-cana_it.html

IL VANGELO SECONDO GIOVANNI

Capitolo 2

1 Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù.
2 Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
3 Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino».
4 E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora».
5 La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà».
6 Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili.
7 E Gesù disse loro: «Riempite d'acqua le giare» e le riempirono fino all'orlo.
8 Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono.
9 E come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo
10 e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po' brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono».
11 Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. ..



9 commenti:

teoderica ha detto...

Caro Pier Luigi non potevo non pubblicare un post così interessante, L' INVENZIONE DEL BACIO per me che amo questo tipo di notizie sui modi, sui costumi e gli usi è un regalo eccezionale, non lo sapevo proprio. GRAZIE.

Pier Luigi Zanata ha detto...

Grazie a te. Non pensavo di meritare tanto. Ma come tu sai sono prevalentemente un giornalista enogastronomico, sommelier e il tuo post mi ha ispirato.
Grazie.
Vale

Gaetano ha detto...

Passando dal profano al sacro, non avete pensato ai nostri sacerdoti del cristianesimo che tutti i santi giorni “degustano” il vino? Guardando la foto di un sommelier in grembiule, intento nell’esame visivo del vino, per esempio quello esposto da wikipedia alla voce sommelier , non c’è tanta differenza con un sacerdote che innalza il calice eucaristico benedicendolo.
E poi il termine “sommelier” deriva dal francese provenzale “saumalier”. In origine il significato era conducente di bestie da soma; col tempo mutato in addetto ai viveri, poi in cantiniere. L’origine latina va individuata nella parola “sagma”, che significa “soma” e, per estensione, il carico che gli animali da soma trasportano. Dunque il passo è breve per legare il termine sommelier a Gesù che
chiese di fare la parte di “soma” durante l’ingresso trionfale a Gerusalemme, montando un puledro, appunto.
In quell’occasione Gesù era il “soma”, ma in un’altra circostanza egli fa capire il senso dell’emblema del puledro e si rivolge ai bisognosi con queste parole:
«Venite a me voi tutti che siete affaticati e stanchi, ed io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, che sono dolce e umile di cuore, e troverete pace per le anime vostre; perché il mio giogo è soave e il mio peso leggero.» (Matteo 11, 25-30)

E non fu Gesù a sacralizzare il vino e il pane durante l’ultima cena? In quell’occasione fece questa promessa sacrale con queste testuali parole (che erano in concordanza fra i tre Evangeli, eccetto quello di Giovanni): cito il Vangelo di Matteo 26,29: «Ma io vi dico, d’ora innanzi non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio.».

Ma non manca persino il bacio che fu quello traditore di Giuda subito dopo la cena.

gaetano

pietro d. perrone ha detto...

Beh, se è per questo, il miracolo più.. miracoloso, e che tutti noi, amanti del vino buono, non possiamo non condividere è...

...è quello delle nozze di Cana, quello della trasformazione dell'acqua in vino, ma in vino di quello buono...

da:http://www.vatican.va/archive/bible/new-testament/documents/bible_john-chap-2-cana_it.html

IL VANGELO SECONDO GIOVANNI

Capitolo 2

1 Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù.
2 Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
3 Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino».
4 E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora».
5 La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà».
6 Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili.
7 E Gesù disse loro: «Riempite d'acqua le giare» e le riempirono fino all'orlo.
8 Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono.
9 E come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo
10 e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po' brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono».
11 Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. ..

teoderica ha detto...

Gaetano puntuale nella tua sagacia ci ricordi l' importanza del vino nel sacro , come dimenticare che il vino è il sangue e il pane il corpo, come dimenticare che il vino eil pane sono alla base del mistero dell' Eucarestia , se pensi che ho passato anni in chiesa seduta vicino alla nonna ad occhi semichiusi per cercare di vedere il Cristo al momento dell' innalzamento del calice, lì dopo essere stato alzato non era più vino ma diventava sangue mi diceva la nonna , e come dimenticare il prete quando il chierichetto glielo serviva il prete spingeva l' ampolla e la svuotava tutta e poi dopo beveva sino all' ultima goccia e io pensavo ......ma come deve essere buono e chiedevo alla nonna ....perchè al mondo c' era tanta ingiustizia e le bambine non potevano fare il chierichetto. Un abbraccio.

teoderica ha detto...

Caro Piero è vero come dimenticare il miracolo di Cana , un tempo pensavo che chiedergli un miracolo con un motivo così banale Gesù doveva rifiutarsi di farlo. Invece questo miracolo spiega proprio l' importanza che il vino ha avuto dalla sua scoperta in poi.Mi hai fatto tornare in mente un meraviglioso mausoleo (forse S. Costanza )a Roma tutto mosaicato con scene della vendemmia ......uno spettacolo unico.Un abbraccio.
PS ho pubblicato sia il tuo commento che quello di Gaetano perchè dopo la bella spiegazione profana di Pier Luigi mi sembra degna chiusura la spiegazione sacra.

Pier Luigi Zanata ha detto...

Il vino e' presente anche nella filosofia Sufi. Ecco cio' che scrive Omar Khayayam, fiosofo illustre, scienziato e istruttore pratico di Sufismo.

"MEDITAZIONI
Benche' sia proibito il vino, dipende chi lo beve
E quanto, e insieme a chi beve;
Se questi tre punti sono giustamente osservati ditemi sinceramente:
Se il saggio non puo' bere vino, chi altro potrebbe farlo?
Quelli che cercano l' ostracismo
Quelli che trascorrono la notte pregando,
Nessuno e' sulla terraferma,sono tutti al mare.
Uno veglia e gli altri dormono.
Io caddi nel sonno e la saggezza mi disse:
'Durante il sonno non sboccio' mai la rosa della felicita'.
Perche' indugi in cio' che e' simile alla morte?
Bevi il vino perche' avrai molto tempo per dormire'.
Amici, quando vi riunite
dovete ricordare intensamente l' Amico.
Se bevete lietamente insieme
Quando giunge il mio turno 'capovolgete il bicchiere'.
Quelli che ci hanno preceduto, o Coppiere,
Dormono nella polvere dell' orgoglio.
Va, bevi il vino, e ascolta la verita' da me:
Quel che hanno soltanto detto e' nelle nostre mani o Coppiere."

Il nome di Omar Khayyam e' molto noto nella letteratura europea piu' che altro perche' nel periodo vittoriano Edward Fritzgerald pubblico' alcune sue quartine in inglese.
Le poesie istruttive di Omar Khayyam con traduzione da Swami Govinda Thirtha furono pubblicate nel 1941 col titolo "Il nettare della Grazia".
Vale

teoderica ha detto...

Caro Pier Luigi non trovi che in fondo i sonetti dicano le stesse cose sul vino ? Certo cambiano i modi , le parole , altrimenti non sarebbe arte, il nettare della grazia dipende da chi lo beve ( spero che non siano le donne che non devono berlo ma chi guida )quanto ( e questo è il punto centrale)insieme a chi beve ( amici perchè se è un pranzo di affari vi è il rischio che l' affare vada male per il bevitore). Un abbraccio.

Pier Luigi Zanata ha detto...

Forse hai ragione, ma come ho gia' scritto
"Il vino e' antico quasi quanto l' uomo, e la sua storia cammina di pari passo con quella della civilta'. Un percorso affascinante, che dagli altipiani dell' Asia Minore e dalla Mesopotamia ci porta a Londra e Parigi, passando, naturalmente, per Atene e Roma."
Non si deve poi dimenticare che le memorie dei vini sono fatte di profumi, di colori e di sapori, ma anche di luoghi, di intuizioni e di personaggi.
Vale