domenica 22 febbraio 2009

LA COMETA LULIN DI UN FUTURISMO DI SPERANZA?IL GRANELLO DI SENAPE

COMMENTO DI GAETANO BARBELLA

Parliamo ora nell’argomentato GRANELLO DI SENAPE cominciando da quell’“Ultima Cena” di Gesù con gli apostoli
Devo dire che il post sul vino, che vi riguarda, mi ha fornito una risposta completa che cercavo da tempo. Giusto dire dunque, “in vino veritas”!
Si tratta di ciò che disse fra l’altro Gesù nell’“Ultima Cena” che io ho citato nel commento a riguardo. Ora ripeto il versetto che è relativo al Vangelo di Matteo 26,29: «Ma io vi dico, d’ora innanzi non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio.».
Cosa è che mi ha reso perplesso di queste parole? Quel «berrò nuovo» che, per dare un giusto senso logico alla frase, poteva essere scritto «berrò di nuovo», invece no perché anche il Vangelo di Marco riporta queste parole in egual modo.
Fidandomi della corretta traduzione dai testi originali, ho pensato che si tratti di un «vino» rinnovato e perciò di un sangue umano di nuova generazione. Insomma un uomo nuovo, quelli della Gerusalemme Celeste - mettiamo -, che può benissimo essere vista come il «globo di vetro» della frase di Fulcanelli di cui al commento precedente. Già questa considerazione mi ha fatto avvicinare il Cristianesimo all’Alchimia che si preoccupa della “chimica” della costituzione occulta umana, corpo, anima e spirito, ma vediamo il seguito.
Sappiamo che dei quattro Evangeli manca all’appello della Cena Eucaristica quello di Giovanni che non ne parla affatto. Tuttavia Giovanni si sofferma anche lui su un pranzo, quello di Cana (che è come una cena), e che è per giunta il primo rispetto agli altri. Ci sono in entrambi i casi i segni della trasformazione, a Cana l’acqua si trasforma in vino e al Cenacolo, detto come il dipinto di Leonardo, il vino, oltre il pane, si trasforma nel sangue e corpo di Cristo.
Nel Cenacolo si instaura, così, la base su cui dovrà essere edificata la Chiesa di Cristo: sul rituale di questa cena da perpetuarsi attraverso la santa Messa, fino alla fine dei tempi, questo per costituire lo stretto legame col mandato di Gesù con suoi catecumeni. Di qui tutto un soppalco di concezioni per edificare una Chiesa quale “globo di vetro” simile a quello di Teofrasto suddetto, allo scopo di convertire le elemosine-offerte e preghiere dei credenti, da ritenere peculiare “fuoco del mondo” (il famoso “sale” che ha "sapore" di sale) in “fuoco” per far progredire la Chiesa allo scopo della conversione di tutti gli uomini della Terra. E questo è il “fuoco” della provvidenza che però da solo non basta perché ce n’è un altro che è molto potente, ma che comporta molti sacrifici, se non martiri. Questo fuoco possiamo ritenerlo per la gloria di Dio che però sembra restare nel mistero. Di queste cose è solo il Vangelo di Giovanni a occuparsene ed è proprio lui che ci fornisce la spiegazione a riguardo con la guarigione del cieco nato. L’episodio è questo ridotto all’essenziale.
Vedendo un cieco tale fino dalla nascita, i discepoli chiedono a Gesù se è per colpa sua o per colpa dei suoi genitori che egli è in quella situazione. E Gesù risponde: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio.» [Giovanni 9,3].
Credo che ora si sia capito a cosa poteva servire la cecità di quell’uomo che in una certa misura era sollevato dalla sua pena che l’accettava anche se a malincuore. Ma ci sono nella vita fatti di gran lunga gravosi, come, per esempio, quello del recente caso di Eluana morta con il "concorso umano" approvato dalla legge, cosa che ha spaccato in due l’Italia intera.
Al di là della questione sorta sul suo decesso non naturale, ci si domanda allora, dov’era il patos necessario che, per vie interiori, generava il “fuoco” convertibile per la gloria di Dio? In Eluana? Sì, ma anche nei suoi cari che erano in piena coscienza e ne portavano il peso, la croce, giorno e notte, una sofferenza inaudita, che ora pur mitigandosi nel tempo sono costretti ancora a sopportare. In quanto poi alla suddetta questione del decesso deciso dalla legge laica che si discosta da quella della religione decisamente contraria, è Gesù stesso che potrebbe darcene il segno...potrebbe non senza vere certezze però, attenzione!
Gesù si dimostrò un disobbediente sovvertendo le leggi di Mosè che tutti dovevano osservare, infatti pur di guarire quel cieco egli non aspettò l’indomani poiché non gli era concesso di farlo di sabato, proprio il giorno del miracolo. Dunque il caso Eluana potrebbe essere visto sotto questa stessa prospettiva ma in modo capovolto, ritenendo la vita post mortem lo scopo della sua “guarigione”. D’altronde siamo o non siamo i “portatori” del Cristo se ci professiamo cristiani?
Però non sono io a suggerire una cosa simile ma è una decisione che viene solo dal Cristo personale in ognuno di noi. Di qui la possibilità di essere poi crocifissi come fu per Gesù, ma attraverso rimorsi di coscienza.
Ma c’è di più, e vengo al punto straordinario che potrà salvare gli uomini avviati alla “fine dei tempi”.
Esiste un altro “globo di vetro”, in parallelo all’altro della Chiesa suddetto, nel cui punto focale, dello “specchio concavo” di Teofrasto, converge uno speciale “fuoco del mondo” che tutti disprezzano, ma non gli antichi filosofi oltre agli ecclesiasti del passato. Si tratta dei confessionili delle Chiese dove i credenti penitenti riversano i loro peccati.
La comprensione di questo Mistero del Cristianesimo può essere possibile in questo modo. Oggi non potendosi più ottenere risorse energetiche a costi accettabili per la carenza di giacimenti, il sistema si trova nella prospettiva di ricavarle dai rifiuti urbani, per esempio. Ecco semplicemente spiegato la sacra funzione della Chiesa stessa, che trova la sua sede, il suo trono nella Madre di Dio, la Madre Vergine, dove si concepisce la trasformazione dei “Peccati” in risorse straordinarie per la sopravvivenza interiore del genere umano, perché non si disperi. Ed ecco spiegata la statuaria delle Madonne Nere, oppure della Madonna con le spade nel suo cuore, delle Madonne che piangono.

Resta un’ultima cosa che scaturisce dallo sposalizio a Cana di Galilea, cosa della quale han fatto propria i cultori della storia della Maddalena sposa di Cristo che Dan Brown ha diffuso col suo libro, “Il codice da Vinci”.
Dal canto mio pongo in relazione quelle parole di Gesù sul «berrò nuovo» detto fra l’altro all’“ultima Cena”, che certamente si riferisce all’uomo nuovo, meglio l’uomo della resurrezione alla fine dei tempi. Ma quale il sorpasso con le nozze di Cana?
Prima di tutto il nome di Cana ricorda la Cananea che è il paese conquistato da Giosuè che poi prende il nome di Israele, ma che al tempo di Gesù fu chiamato Palestina per volere dei romani onde umiliare i giudei. I Cananei erano adoratori di idoli e questo crea un primo labile accostamento all’idea di una parallela concezione esoterica in seno al sorgente cristianesimo.
A questo si aggiunge la trasformazione dell’acqua in vino che porta alla concezione dell’opera alchemica che si occupa della materia mercuriale, che è un’acqua che però non bagna ed è chiamata in tanti modi, come mare in modo frequente. Ed è velatamente la Maria madre di Gesù. Il vino le conferisce il fuoco che però non brucia.
Infine, sempre ber bocca di Giovanni viene detto che Gesù è il Buon Pastore dei credenti in lui, ma aggiunge questa frase: «...altre pecore che non sono di questo ovile; anche quelle bisogna che io guidi; ed ascolteranno la mia voce, e ci sarà un solo gregge, un solo pastore.» [Giovanni 10,16].

La cometa Lulin si scusa per così tante parole ma avrebbe desiderato aggiungerne delle altre. Siccome ha appena transitato sulla direttiva di Saturno, Lulin vi suggerisce di leggere una favola che gli potrebbe riguardare cliccando su “Il dio sconosciuto”. È di una nota astrologa napoletana che conosco, Clara Negri.
Ambasciator non porta pene,
GAETANO BARBELLA

5 commenti:

Pier Luigi Zanata ha detto...

I commenti di Gaetano vanno sempre letti con attenzione, lasciati decantare (per stare sempre nel tema vino), poi si puo' decidere di intervenire.
Se non ho mal compreso Gaetano ha introdotto il tema del destino, della vita e della morte, i misteri di questi due grandi momenti degli esseri umani.
Restando nell' ambito della storia di Cristo mi pare che alcuni aspetti della sua vita non siano altro che percorsi iniziatici (presentazione al Tempio, il battesimo, le predicazioni, le nozze di Cana, l' ultima cena, il tradimento di Giuda con tutti gli aspetti simbolici che questi comportano) che hanno la sublimazione nella crocefissione che e' il piu' elevato grado iniziatico, quella che porta al ricongiungimento con il Padre e alla salvezza dell' umanita'.

Questi aspetti sono presenti anche nella XXXI Quartina di Omar Khayyam, uno dei personaggi piu' eminednti della tradizione Sufi vissuto in Persia e morto intorno al 1122.
I versi della XXXI Quartina sono

Dal centro della terra m' innalzai fino alla settima porta,
e mi sedetti sul trono di Satuno,
Lungo la strada sciolsi molti nodi,
ma non il nodo della morte e del destino.

L' autore in questi versi traccia una sorta di analogia tra il microcosmo e il macrocosmo.
Infatti, se andiamo a leggere sia i trattati di Yoga che quelli Sufi, apprendiamo che la spina dorsale, o per meglio dire il suo doppio astrale, e' considerato l' asse del mondo, e in questo asse vi sono sette stazioni, settecentri, ed il plesso coccigeo e' il centro spirituale piu' basso. Esso viene assimilato alla terra, ed e' la prima porta che la coscienza interiorizzata si trova ad attaversare per salire e raggiungere la coscienza cosmica che si localizza in una particolare regione del cervello, sede e trono di Saturno. Il trono basta ad indicare a dimora della coscienza e della vita dell' essere oltre che simbolo di conoscenza e di saggezza.
Nella filosofia pitagorea, cosi' come in quella mitriaca, si insiste molto sul parallelismo tra le iniziazioni e il ciclo del cosidetto "Grande Anno". Anche qui troviamo sette stazioni, sette chiese, sette prove. Cosa vuol dire tutto cio'? vuol dire che l' essere umano, durante la vita, in seguito a successive iniziazioni acquisisce diversi livelli di conoscenza. Man mano che procede nelle iniziazioni gli vengono rivelati segreti e conoscenze riservati a pochi. Dopo la morte l' anima sale stabilmente, a seconda del livello raggiunto nella vita, nella sfera del pianeta corrispondente, per poi rinascere dopo un certo tempo nuovamente sulla terra. Tutto questo si ripetera' fino al giorno in cui non si desiderera' piu' la vita materiale e non avra' espiato le proprie colpe, solo allora potra' uscire dal cosmo per ricongiungersi con l' assoluto. L' iniziazione permette di accelerare questo processo. Il poeta in questa quartina lamenta di aver quasi raggiunto il massimo livello evolutivo ma di non essersi ancora liberato del fardello del Karma o destino e quindi di essere ancora schiavo del mistero della morte, cosi' come e' detto e anche sottinteso, come ha scritto Gaetano, nel versetto che è relativo al Vangelo di Matteo 26,29: «Ma io vi dico, d’ora innanzi non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio.».

Gaetano ha detto...

Grazie dell’intervento, fratello Pier Luigi e per certi versi sei nel tema, che però è quello della vita.
Il mio intento che è analogo, ma non lo stesso che un tempo riguardava il percorso iniziatico per risorgere da morte, già in vita. Giusto quindi aver introdotto, da parte tua, la tradizione a riguardo, cosa che tu esponi ricorrendo al sufismo di Omar Khayyam. Tuttavia io vado oltre ignorando qualsiasi iniziazione esoterica come cosa d’altri tempi non più perseguibile in quest’epoca, poiché l’uomo è come se fosse ancora di più e definitivamente (salvo eccezioni) fuori dal biblico paradiso terrestre. Questa condizione non gli permette più fare esperienze spirituali svincolandosi dal corpo e mantenendosi legato ad esso col cosiddetto “filo d’argento” noto agli esoteristi, attraverso una ricca letteratura. Come quella da te citata sui Sufi.
Con “Bacco”, “Tabacco” e “Venere”, in via di massima valgono come surrogati per sfiorare l’area delle “primizie” iniziatiche, ma da sole finiscono per dimostrarsi distruttive e non rigenerative.
Tant’è che porto l’esempio della “parabola” di Sanremo del canto, un Eldorado che ben presto sfuma e così occorrono continuamente nuovi Sanremo per colmare un pozzo senza fondo.
Si tratta dei “ricchi”, di evangelica memoria, che mai saranno in grado di “entrare nel regno dei cieli”, come sentenzia Gesù.
Ma, ripeto, non mi interessa parlare del mistero della morte, bensì del come superarlo già in vita (ovviamente non relativamente alla comune morte corporea) integrando l’anima con i tesori cui le spettano per essere immortale e che la sorte si è dimostrata matrigna. È solo così che la coscienza gioisce e si dispone per la morte quando essa arriva.
In fondo è questo che interessa a tanta brava gente occupata nelle faccende della famiglia, del lavoro e di come sbarcare il lunario, i “poveri”, i “dirimpettai del quinto piano”, riferendomi alla signorinella vagheggiata dal buon “don Cesare” della vecchia canzone “Signorinella”, appunto, cantata dal bell’Achille Togliani. Troppo tardi per lui però! Ma questo nel migliore dei casi.
A quel tempo tutto rientrava e si accomodavano ma in quest’epoca non è più così. E questo cosa porta? Che la “provvidenza”, di cui ho parlato sotto il profilo evangelico, che un tempo faceva conto sui piccoli “risparmiatori” in gran parte lavoro casa e chiesa, ora sono ridotti all’osso. Resta l’altra “provvidenza” che ha origine dalla rigenerazioni degli “scarti”, i “peccati” che sono tanti. Ma sembra che non si debba più considerarli tali, semmai includerli nel novero di quelli “veniali”. Restano però quali “remore” di ogni genere e grandezza, che per vie interne sono la salvezza del genere umano verso la degradazione (in alchimia è la materia vile che va "lavorata" e che si trova ovunque gratis) E qui concorre lo stesso criterio posto in pratica dagli antichi praticanti dell’ermetismo, cosa che si dimostra una necessità più che mai.
In Alchimia si sente parlare di acerrime lotte fra il leone verde e il rosso, fra la salamandra e la remora, i due mostri del mito. E tutto ciò riguarda i due sposi, il Sole e la Luna che dopo alterne vicende convolano a nozze, le famose “nozze mistiche”. Ma non interessa più di quel tanto il lato esoterico se non il racconto che va traslato ai fatti della vita, in cui un essere deve fare i conti con la realtà che lo circonda. E in generale si forma realmente una coppia di questi esseri che, presi dall’amore, o da interessi diversi, decidono di sposarsi. In seguito, però, le cose si complicano e come soluzione si fa capo al divorzio e tutto sembra accomodarsi. Ma a questa esperienza ne succede ancora un’altra e un’altra ancora, e poi si arriva scarichi di fuoco vitale da vecchi quasi da disprezzarsi. Insomma il divorzio è la soluzione per qualsiasi tipo di rapporto, non solo di coppie, ma anche di consorzi societari, politici, fra nazioni e quant’altro. Di conseguenza tante piccole e grandi guerre che invece potrebbero essere, se non in toto, ma in parte interiorizzate.
Qui sta il segreto che ci viene proprio dall’Alchimia. Propria dalla lotta fra la citata salamandra e la remora. La prima è focosa ed è all’insegna dei famosi tre, “Bacco” , “Tabacco” e “Venere” (che riducono l’uomo in cenere, come si dice). La seconda è di natura fredda ed è il gelo in persona e naturalmente non è che abbia tante possibilità di competere con la salamandra, tuttavia è industriosa ed alla fine riesce ad aver la meglio sull’esito della lotta. Non che la salamandra perde, ma che i due nell’insieme, essendo costretti a questo stato di coppia, in modo ibrido consentono il conferimento alla remora un capacità ignea; e alla salamandra di disporsi come il sole (ma sono la stessa cosa) al “tramonto” e questo è il segno della remora in lui. Di qui l’alternanza dei due, cosa che porta alla costituzione stabile di essere un Rebis, due re, fratello e sorella.
Insomma si tratta di ammaestrare l’intelletto in modo che la forzata convivenza dei due incapaci di sopportarsi, ma che non decidono nemmeno di divorziare, alla fine non par vero di riscontrare in loro un vero amore e benedicono “Teofrasto” (un emblema) di aver seguito il suo consiglio.
L’oro non si trova a buon mercato e lo possono comprare perciò solo i “ricchi”. Tuttavia chi non c’è l’ha ha solo un modo per trovarlo, pagliuzza per pagliuzza, nel corso di fiumi con estrema pazienza e disposto a sopportare intemperia o il sole concente. Così è per un tale che si obbliga a convivere e sopportare la sua compagna e a causa di ciò litiga continuamente. Egli non demordendo si accorge in un certo giorno di vedere nascere in sé stesso delle idee che a lui sembrano straordinarie che prima non aveva. E questo ripetutamente al punto di rendersi conto di essere un geniale artista, un abile scrittore pieno di idee, un inventore di cose nuove e via dicendo. Sto facendo capire in che modo, nel tale si manifesta il potere igneo derivante dalle continue ed estenuanti contese con la compagna. Sempre che egli si sia guardato dal mancarle di rispetto e di stima e anche di amore.
Ma questo potere igneo è talmente speciale che chi lo ha acquisito si riabilita col suo mondo circostante ed è tale che lui diventa come un sole e luna insieme che riflettono i loro raggi benefici nel campo in cui vive.
Ho tirato in ballo Gesù e i suoi apostoli, perciò non è male citare un caso evangelico in cui ci sembra capire come ognuno di noi, ritenendoci “Cristofori”, quindi come prima lezione, capaci di tener unito ciò che noi stessi abbiamo deciso di unire - mettiamo col matrimonio -, debba fare.
Si tratta dell’episodio raccontato dal Vangelo di Luca 19, 1-10 che io limito all’essenziale.
Qui c’è un certo uomo di nome Zaccheo e Gesù decide di farsi ospitare in casa sua, non senza le aspre critiche dei Farisei a causa del fatto della cattiva nomea del tale perché pubblicano, un peccatore. Ma Gesù era sordo a queste cose, poiché sapeva di svolgere il suo mandato per «salvare ciò che era perduto» e in cambio ebbe da lui la promessa di ravvedimento dicendo al signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Cari abbracci, da “fratello” gaetano.

teoderica ha detto...

Commento di Pier Luigi
Caro Gaetano scrivi:
""Tuttavia io vado oltre ignorando qualsiasi iniziazione esoterica come cosa d’altri tempi non più perseguibile in quest’epoca, poiché l’uomo è come se fosse ancora di più e definitivamente (salvo eccezioni) fuori dal biblico paradiso terrestre. Questa condizione non gli permette più fare esperienze spirituali svincolandosi dal corpo e mantenendosi legato ad esso col cosiddetto “filo d’argento” noto agli esoteristi, attraverso una ricca letteratura.""

Ma ancora oggi l' iniziazione e' ampiamente praticata.
Il Battesimo altro non e' che il primo livello di iniziazione del cristiano, poi la prima Comunione, la Cresima, ... l' ordinazione a sacerdote e i successivi avanzamenti... sono tutte forme di iniziazione.
Continui:
""...non mi interessa parlare del mistero della morte, bensì del come superarlo già in vita (ovviamente non relativamente alla comune morte corporea) integrando l’anima con i tesori cui le spettano per essere immortale e che la sorte si è dimostrata matrigna. È solo così che la coscienza gioisce e si dispone per la morte quando essa arriva.
In fondo è questo che interessa a tanta brava gente occupata nelle faccende della famiglia, del lavoro e di come sbarcare il lunario, i “poveri”, i “dirimpettai del quinto piano” ""

Mi piace la tua chiusura che da' la risposta al precedente passo da me riportato:
""Si tratta dell’episodio raccontato dal Vangelo di Luca 19, 1-10 che io limito all’essenziale.
Qui c’è un certo uomo di nome Zaccheo e Gesù decide di farsi ospitare in casa sua, non senza le aspre critiche dei Farisei a causa del fatto della cattiva nomea del tale perché pubblicano, un peccatore. Ma Gesù era sordo a queste cose, poiché sapeva di svolgere il suo mandato per «salvare ciò che era perduto» e in cambio ebbe da lui la promessa di ravvedimento dicendo al signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto».""

Quanti dei sacerdoti, vescovi, cardinali, papi hanno messo in atto il dettato:
""«Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto».

Cito anche io il vangelo, anzi i vangeli:

Vangelo secondo Marco

Capitolo 11

15Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe 16e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. 17Ed insegnava loro dicendo: "Non sta forse scritto:

La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le genti?

Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!".

18L'udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutto il popolo era ammirato del suo insegnamento. 19Quando venne la sera uscirono dalla città.

27Andarono di nuovo a Gerusalemme. E mentre egli si aggirava per il tempio, gli si avvicinarono i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: 28"Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l'autorità di farlo?". 29Ma Gesù disse loro: "Vi farò anch'io una domanda e, se mi risponderete, vi dirò con quale potere lo faccio. 30Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi". 31Ed essi discutevano tra sé dicendo: "Se rispondiamo "dal cielo", dirà: Perché allora non gli avete creduto? 32Diciamo dunque "dagli uomini"?". Però temevano la folla, perché tutti consideravano Giovanni come un vero profeta. 33Allora diedero a Gesù questa risposta: "Non sappiamo". E Gesù disse loro: "Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose".
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Vangelo secondo Luca

Capitolo 19

45Entrato poi nel tempio, cominciò a cacciare i venditori, 46dicendo: "Sta scritto:

La mia casa sarà casa di preghiera.
Ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri!".

47Ogni giorno insegnava nel tempio. I sommi sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo perire e così anche i notabili del popolo; 48ma non sapevano come fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue parole.
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Vangelo secondo Giovanni

Capitolo 2

13Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 14Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. 15Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, 16e ai venditori di colombe disse: "Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato".

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Credo che se Gesu' potesse tornare sulla terra il suo primo pensiero sarebbe quello di andare nel tempio e scacciare i nuovi mercanti che hanno fatto della casa del Padre un luogo di mercato.
Allora veramente come tu dici
il mistero della morte sarebbe gia superato in vita, ovviamente, come scrivi, non relativamente alla comune morte corporea, integrando l’anima con i tesori cui le spettano per essere immortale e che la sorte si è dimostrata matrigna.
La XXXI quartina di Khayyam e' una metafora, o una parabola, e anch' essa si rifa' alla vita dell' essere oltre che al simbolo di conoscenza e di saggezza.
Vale da "fratello" PL

Gaetano ha detto...

Cara Paola l'iniziazione cui mi riferisco non è quella che tu hai presentata che ha, innegabilmente sull'uomo, i migliori effetti ancora oggi perché rientrano nel "naturale". Ed io la sostengo mentre è per l'altra, salvo eccezioni,(come ho detto) che suggerisco di non tenerne tanto conto per le ragioni esposte.
Ma qual'è allora l'altra iniziazione che viene, al pari del cristianesimo, conferita da un iniziato?
Di più recente di posso parlare di un'associazione iniziatica denominata "Archeosofica", che conosco molto bene. Non che la sostenga poiché la mia opinione a riguardo è la stessa già espressa sulle società esoteriche a carattere iniziatico. La Soc. Archeosofica fu fondata nel 1968 a Pisa da un noto astrologo, Tommaso Palamidessi, deceduto nel 1983. In tal modo potrai renderti conto di che si tratta e cosa comporta (in potenza, non che siano garantiti) conseguire gli effetti dell'iniziazione.

Traggo da http://it.wikipedia.org/wiki/Archeosofia la scheda della Dottrina Archeosofica che è questa:

L'archeosofia è una forma di esoterismo cristiano eclettico, che attinge i suoi insegnamenti, oltre che alle tradizioni occulte dell'occidente (teosofia, ermetismo, cabala, alchimia e astrologia), al tantrismo indiano e al cristianesimo della Chiesa ortodossa. Importante è pure la tradizione dei primi Padri della Chiesa preconciliare, quali Clemente Alessandrino e Origene, che fecero confluire nelle teologia cristiana antica spunti dottrinali provenienti dalla gnosi, dall'ermetismo e dall'oriente, e che fondarono un'esegesi esoterica, a più livelli, del testo biblico.

L'archeosofia vede l'uomo come una struttura complessa, composta da una serie di corpi sottili (eterico, astrale, mentale, causale) e da una triade di principi immortali: spirito, anima ed anima erosdinamica (termine coniato da Palamidessi stesso). Questi tre principi immortali sono all'origine del funzionamento dei vari corpi invisibili (lo spirito essendo legato al mentale, l'anima all'astrale e l'anima erosdinamica all'eterico). Inoltre, essi corrispondono ad alcuni centri "occulti" dell'uomo (chakra), e sono percepibili durante la prassi ascetica attraverso la meditazione su tali centri. In particolare, lo spirito è legato al centro frontale (situato tra le sopracciglia), l'anima al centro cardiaco (in prossimità del cuore) e l'anima erosdinamica al centro basale (alla base, cioè, della colonna vertebrale).

L'uomo è per Palamidessi una creatura in perenne evoluzione, attraverso la legge della metempsicosi: con il proprio corpo causale l'uomo attraversa infatti la catena delle reincarnazioni, legato al proprio karma. Egli anela all'Assoluto senza forma che risiede al di là della manifestazione sensibile, un Assoluto che è Potenza, Sapienza ed Amore.

Il principale strumento dell'evoluzione è per Palamidessi l'ascesi. L'ascesi è esercizio continuo, lotta per il perfezionamento interiore, instancabile allenamento dell'uomo spirituale che vuole rendere i propri principi animici armoniosi ed aderenti ai loro modelli archetipici e divini. L'ascesi, secondo Palamidessi, avvicina la creatura al Creatore, favorendo il processo di divinizzazione che i Padri orientali chiamano theosis; essa favorisce inoltre, ad un altro livello, il fiorire dei cosiddetti "sensi spirituali" (chiaroveggenza, chiaroudienza, ricordi di vite passate).

Hai capito ora la differenza? Si tratta di effetti spirituali come la chiaroveggenza, chiaroudienza, ricordi di vite passate, e poi la facoltà di svincolarsi dal corpo fisico sdoppiandosi e trasferendosi nel mondo astrale, mentale, ed oltre, cose che rientrano nelle cosiddette capacità medianiche. Quelle superiori si definiscono ultrafaniche. Ma non credere che io sia uno di questi medium. A tutto questo genere di facoltà, che non sono tanto diverse da quelle di molti Santi della Chiesa alcuni dei quali erano in grado di bilocarsi, io sono estraneo nel modo più assoluto. Allora? Posso immaginare che le facoltà anzidette debbano fare i conti con un'altra cacciata edenica epocale ed esplicarsi in altro modo tutto da inventare ed in piena sintonia con la realtà intellettiva esteriore. La cultura yoga nel passato remoto fu una necessità per questa stessa ragione.

Cari abbracci,
gaetano

teoderica ha detto...

Caro gaetano il commento era di Pier Luigi ,( non so perchè il blog fa i capricci) io non sarei stata in grado di formulare un tale commento . Un abbraccio.
PS la mia risposta ai tuoi commenti è nel post su Giordano Bruno cioè dell' asino (io) che rimanendo pur sempre nella sua asinità (il sapere è parziale , nel mio caso infinitesimale) ma anela alla conoscenza. Un riabbraccio.