sabato 14 febbraio 2009

SCOPERTA LA MAGIA DELL' AMORE

Quale è il segreto dell' innamoramento?Da sempre se lo chiedono poeti e letterati, film romantici e canzoni struggenti. Tutto tempo perso, la scienza ha trovato la risposta. E' tutto merito di un ormone, l' ossitocina. Un pizzico di ossitocina produce nel cervello una reazione identica a quella che una madre ha quando guarda il suo bambino , o di una donna che guarda il suo innamorato.. Tra poco arriverà la "pillola dell' innamoramento" lo rivela un noto neuroscieziato americano. Forse finiranno le guerre, basterà assumere una pillola e il rivoluzionario si innamorerà del reazionario e viceversa . La favola diventa realtà , l' Orlando rimarrà innamorato e non diverrà furioso.

12 commenti:

pietro d. perrone ha detto...

Cara Paola, forse la scienza ha trovato l chiave chimica per aprire anche questa porta, come ha fatto per altre.
Ma mi chiedo, ogni volta sempre di più, cosa significhi tutto questo.
La scienza trova un surrogato che provoca le sensazioni di qualcosa che è dentro di noi e, tutta felice se ne va per il mondo confondendo la finzione per la realtà. Anzi, ancora peggio. Non si tratta solo di confondere una reazione chimica - che si vive in solitaria endovisione - con un sentimento vero - che, nei fatti coinvolge pure gli altri (è così, ovviamente, per l'amore, ma anche, se ci pensi, quando si tratta delle pillole contro gli attacchi di panico, o contro la depressione, o contro l'impotenza, o per tenere calmi i bambini, o per il piacere sessuale, ecc.). La scienza pensa oramai che basta trovare la chiave - la molecola giusta, il gene giusto, il giusto fattore - e si riesce ad imitare o modificare un uomo.
La scienza pensa, in questo modo, ad un uomo fatto come un modello meccanico, immodificabile, un robot, al quale basti cambiare un ingranaggio, o aggiungere un additivo giusto, e si ottengono le reazioni desiderate.
La scienza dimentica che l'uomo, come ogni altro essere vivente, piccolo o grande che sia, è il prodotto di una miriade di reazioni all'ambiente, una reazione che dura da milioni di anni, da quando la vita è nata sul pianeta. E dimentica pure che la reazione della vita agli stimoli cambia l'essere vivente, provoca mutamenti infinitesimali che agiscono sui geni, sulle cellule, sui corpi.

Forse sarà messa in vendita, un giorno, la pillola dell'amore. Che assomiglia alle pillole da sballo del sabato sera, alla sbronza continua di chi non sente più alcuna sensibilità con le proprie antenne, ed è costretto a sintonizzarsi con una parabola artificiale per vedersi vivo in un qualche schermo piatto LSD!! Per tutti i
numi: LCD, dovevo dire. Ma l'errore l'ho fatto apposta: volevo solo dire che tutte queste pasticche della scienza moderna sono solo droghe consentite dal sistema. Non è meglio allora una sbronza, ogni tanto, come si deve, con un buon vino rosso di ottima qualità? Avremmo come compagni anche Dioniso e Bacco, con noi, a condividere il fiasco.

Ovviamente, me la prendo con tutta quella sottocultura scientifica e giornalistica che ci propina articoli e prodotti come quello di cui hai parlato tu. Non ho nulla contro la farmacologia che serve a curare patologie, vere malattie, disturbi gravi.

teoderica ha detto...

Caro Piero sono daccordo con te al 100/100, la mia era ironia sul 14 febbraio giorno di san valentino ed ironia sulla pillola dell' innamoramento che io vorrei antiguerra, se ci tolgono la poesia dell' amore almeno che serva a qualcosa.
PS a me piace molto il vino, mi piace assaporalo lentamente, mi rende euforica, brillante me ne basta un bicchiere per sentirmi ben disposta , serena ed a mio agio , deve essere buono però.A te piace, se sì quale preferisci?

Pier Luigi Zanata ha detto...

Concordo con il contenuto ironico del tuo post.
E' vero che la chimica e' importante nell' incontro tra due persone. Non credo, però, che una pillola sara' sufficiente per favorire l' innamoramento.
Theodor Adorno, nel suo "Minima Moralia", aforisma 122, scrive "L' amore e' la capacita' di avvertire il simile nel dissimile".
L' amore e' importante, Esiodo giura che per primo apparve Caos
"subito dopo
Terra ampio petto,
base adamantina d' universo
ed Eros".
Anche Acusilao e' in sintonia con Esiodo, sul fatto che dopo il Caos s' origino' la coppia, Terra ed Eros Quanto a lei, a Origine, Parmenide dice:
"originaria divinita' Eros ideò".
Platone nel ''Simposio" scrive, facendo parlare Fedro:
"Eros e' fra le divinità più venerande. [...] Cio' che deve pilotare l' uomo nella vita intera - l' uomo che aspira a uno stile superiore - non c' è affinità di sangue, posizione sociale o finanziaria capaci di infonderlo con l' eleganza di eros. Che voglio dire? Pudore, davanti alle impudiche tentazioni; ardore appassionato al nobile sentire. Senza valori come questi non ci sono paesi o individui in grado di operare azioni superiori.[...] Ed è la stessa cosa per chi di eros e' oggetto, lo vediamo: ha pudore dell' innamorato suo, più di tutto. [...] Quelli in stato di eros sono gli unici he accettano di sostituirsi nella morte ad altri. Non solo maschi; anche donne.[...] Ciò dimostra quanto le divinità apprezzino il sacrificio e l' eroismo di eros. [...]".
Tutto questo non potra' mai essere fornito dall' assunzione di una pillola.

Buon vino rosso: a me piace gustare il vino locale, in Sardegna, il Cannonau (decantato anche da D' Annunzio ""...io vi prometto di sacrificare alla vostra sete un boccione d'olente vino d'Oliena serbato da moltissimi anni in memoria della più vasta sbornia di cui sia stato io testimone e complice.... Non conoscete il Nepente di Oliena neppure per fama? Ahi lasso! Io son certo che, se ne beveste un sorso, non vorreste mai più partirvi dall’ombra delle candide rupi, e scegliereste per vostro eremo una di quelle cellette scarpellate nel macigno che i sardi chiamano Domos de janas, per quivi spugnosamente vivere in estasi fra caratello e quarteruolo. Io non lo conosco se non all'odore; e l'odore, indicibile, bastò a inebriarmi."… A te consacro, vino insulare, il mio corpo e il mio spirito ultimamente….Possa io fino all’ultimo respiro rallegrarmi dell’odor tuo, e del tuo colore avere il mio naso sempre vermiglio. E, come il mio spirito abbandoni il mio corpo, in copia di te sia lavata la mia spoglia, e di pampini avvolta, e colcata in terra a piè di una vite grave di grappoli; ché miglior sede non v’ha per attendere il Giorno del Giudizio”
“Un itinerario bacchico”, Corriere della Sera del 15 febbraio 1910), il Monica di Cagliari, il Carignano del Sulcis. A Ravenna, in Romagna, ho assaporato un ottimo Cagnina e un altrettanto buono Sangiovese riserva, ma sono stato incantato anche dal Pagadebit secco di Bertinoro, un bianco armonico e delicato.

Buona fine settimana.
Vale

Gaetano ha detto...

Paola, non hai pensato che la tua ironia sull’amore si trova a fronteggiare un nesso con te stessa. Occorre memoria per ammettere che ti sei immedesimata, non solo attraverso il nome del tuo blog, ma ne hai anche “straparlato” tutta incentrata su Teodora simile alla donna dell’Apocalisse, la “grande prostituta”. Essa era coperta di gioielli e cavalcava una bestia.
Quale la bestia se non gli uomini celebri, i grandi eroi immortali, le cui gesta erano cantate dalle Muse insieme alle Grazie?
Ravenna si potrebbe immaginare come un certo cimitero di elefanti. Un luogo particolare dove taluni giganti del genere umano son venuti a deporre le loro spade. Teodorico, Dante e Gastone de Foix legato alla “Colonna dei Francesi” del post precedente a questo.
C’è poi anche un amore infranto qui sepolto, quello dell’eroe dei due mondi, Garibaldi, la cui interiorità fu infranta a causa della morte della sua Anita. L’aveva notata col suo cannocchiale mentre si trovava sulla tolda della sua nave, ed è stato come chiudere un circolo della sua vita intima, vedendola a Ravenna allontanare e così riporla al di là dello stesso mare che divideva i suoi due "mondi".
Di quel Gastone de Foix resta a Ravenna il calco del suo bel volto, come a rimarcare qualcosa di immenso pregio per Ravenna: Il volto dell’uomo che è quello di un dio. A milano lo si può ammirare in fattezze marmoree: «Di bellissima faccia per generosa e militar bravura ma con occhi infiammati e temibili molto temerario assaltava e, capitano avventuroso, grandemente accendeva la speranza e l’amor dei soldati».
Così le cronache del tempo ci rimandano la figura di Gaston de Foix, nipote di Luigi XII e comandante in capo delle truppe francesi in Italia ai primi del Cinquecento. Tanta bellezza e tanto valore non risparmiarono, tuttavia al giovane francese una morte immatura: Gaston de Foix morì nella battaglia di Ravenna del 1512, «Un fatto d’arme sanguinosissimo» descritto anche dall’Ariosto.
Tu chiedi, e con ironia, quale sia il segreto dell’Amore?
É LA MORTE! MA ANCHE LA VITA.
Gaetano

pietro d. perrone ha detto...

Il vino rosso.

Ho letto un libro intitolato: La filosofia del vino (di Donà). Ti allego un link che ne parla...

http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaD/donamas1.htm

Senza eccedere nell'alcolismo o nelle sbronze, l'allegria e la convivialità del buon vino è un regalo degli dei.

Il vino rosso, ma anche il bianco.
Fruttato, il rosso, ma intenso, corposo. I bianchi devono essere sempre scoperti. Ce ne sono alcuni meravigliosi. Secchi. Ma anche meno secchi.
Per un periodo abbastanza lungo sono stato in Umbria, qualche anno fa, per lavoro. Terra meravigliosa.
Terra di ottimi sapori. Terra di ottimi vini. Terra di ottime persone.
Ma anche la Toscana. Vini, sapori, persone al massimo.
Ma anche la Campania, la Sicilia, la Sardegna. Queste terre le conosco abbastanza bene.
La tua terra, Paola, la conosco un pò di meno, ma è ugualmente eccezionale, anche per il vino. E di sapori. E per chi vi abita.

Anche molto altro territorio italiano, ricco e nobile per questi aspetti, dovrei citare.Ma divento quasi imbecille come certi giornalisti TV!!

teoderica ha detto...

L' amore e' la capacita' di avvertire il simile nel dissimile"Caro Pier Luigi sono in empatia con questo aforisma di Adorno che non conoscevo ti ringrazio , lo considero un dono. Il cannonau lo conosco e mi piace ( c'è molta differenza però da cantina a cantina), vedo che tu conosci anche il pagadebit , che conoscono in pochi è più famoso l' albana. Il primo prende il nome dalla robustezza del suo vitigno, se l' annata è pessima per il vino il contadino riesce a salvarla col pagadebit. L' albana prende la sua fama da Galla Placidia che passando per Bertinoro, il paese padre dell' albana , bevve l' albana e disse.....è così buono e dorato che vorrei berti in oro.Il sangiovese ( in Romagna i contadini fanno tutti il vino in casa e sono talmenti convinti ognuno di farlo meglio dell' altro che a volte bevono della schifezza )assomiglia un po' al chianti di cui è la base principale e il suo nome significa sangue di Giove. La cagnina è annuale , è la prima uva che si raccoglie ed il suo vino è dolce come l' amore. Ci sono poi il trebbiano , il burson,l' uva d'oro ma il re è il sangiovese.

teoderica ha detto...

Caro Gaetano l' innamoramento è morte e vita hai perfettamente ragione, perchè quando sei innamorato non ti importa niente della morte e con l' amore dai la vita HAI PERFETTAMENTE RAGIONE.Ma sai che sei terribile, mi hai fatto ricordare che il mio nickname doveva essere Teodora , ho optato per Teoderica ( da Teoderico) perchè Teodeora non era disponibile.Una domanda anche a te ... ti piace il vino? Non sono un' alcolizzata ma credo che un convivio non possa esistere senza un buon bicchiere.I galli arrivarono in Romagna , si stanziarono e vi rimasero anche dopo la conquista romana, attratti dal vino , loro ci portarono il maiale , qui in Romagna nelle campagne si usa ancora ucciderlo in casa, il maiale è un po' il simbolo della Romagna assieme alla piadina ed al sangiovese. Un abbraccio.

teoderica ha detto...

Caro Piero non sono un' alcolizzata , tra l' altro divento allegra solo annusando il vino ( a me piace anche annusarlo)e preferisco i rossi intensi e caldi ma non disdegno i bianchi ed i passiti.E sono arciconvinta che una tavolata con un buon bicchiere sia uno dei piaceri più belli.Ciao.

Gaetano ha detto...

Sì mi piace il vino cara Paola, altrimenti non sarei così ciarliero. Tuttavia ci penserei su un tantino a bere il vino a Ravenna.
Si fa per dire, tanto per dare tono alle belle conversazioni che sai abilmente stimolare con temi bisognosi di attenta analisi. Sei brava e anche sopraffina.
Però la lingua batte dove il dente duole. Per farti notare che non fai altro che gironzolare sulle antiche storie di Teodora, Teodorico, insomma di intrighi soffusi di morte e di amore.
Ora introduci il vino che è sinonimo di sangue. E la tematica si allarga ma resta legata ancor più a Ravenna. Ma qui non centra il mistero dell’Eucarestia, tutt’altro.
Non si può lasciar perdere la tragica storia della regina Rosmunda che fu costretta a bere il vino nel teschio di suo padre Cunimondo re dei Gepidi. In seguito le fu fatale la coppa avvelenata che il suo sposo Elmichi la obbligò di bere, resosi conto dell’inganno ordito da lei a suo danno. Ecco un altro gigante, una regina, che muore a Ravenna.
Bello il gioco delle parole che si annodano fra loro. Ognuno deve trovare una parola che si lega a quella del compagno che lo precede e così via...
Nel tuo caso il gioco è sottile, impercettibile. È un gioco che corre sui binari di un reale ermetismo, ma il guaio è che arrivo io ad obbligare di bere il vino metaforico nel teschio delle occulte concezioni ermetiche architettate da te, ma inconsapevolmente. Ma non so fino a che punto...
A te la mano...o ad altri amici...
gaetano

pietro d. perrone ha detto...

Mi riferivo a me stesso. Mi piace il vino. E` tra le mie golosita'. Ma non sono alcolizzato, ne', in genere, sbronzo...

Mi sa che un po' sbronzo [ il mio computer, che ora sta facendo un magico casino con i tasti... follia informatica... sarebbe meglio follia di vino...

Gaetano ha detto...

Paola, hai capito che scherzavo. A Ravenna ci vengo a bere il vino che mi offrirai, naturalmente.
Abbracci, gaetano

teoderica ha detto...

Ho capito che scherzavi, ti offrirò un buon sangiovese. Lo sai che a Ravenna ci fu un lungo periodo in cui l' acqua costava più del vino.C' è poi un detto che dice ......quando ti offriranno vino al posto di acqua saprai che sei in Romagna.Un abbraccio, ma ci conto veramente se mai dovessi passare da Ravenna devi fermarti a bere un bicchiere .