giovedì 24 settembre 2009

SCRITTI MORALI DI EPICURO

Chi commette ingiustizia, se anche riesce a rimanere occulto, è impossibile ne abbia la certezza: per modo che il timore ch' egli ha sempre del futuro non gli permette di avere piacere nè fiducia del presente.
MA OGGI VALE ANCORA QUESTO AFORISMA?

11 commenti:

stella ha detto...

No Teo, ora le ingiustizie imperano.
Chi le commette dorme sonni tranquilli... come faccia, non lo so.

pietro d. perrone ha detto...

Cara Paola, me lo son o chiesto anche io.
Come fa l'assassino, il terribile omicida mai scoperto da nessuna indagine, a continuare a vivere come sempre?
La cronaca ci propone ogni giorno situazioni come queste.
Il caso di Cogne, quello di Garlasco, quello di Roma, via Poma, eccetera.
Qualcuno ha ucciso.
Con crudeltà.
Con ferocia.
Ucciso per davvero, non come accade nelle finzioni filmiche...
Come fa a portare dentro al cuore, nella coscienza, un fatto così terribile?
Come può riuscire a non confessare?

Una volta una psicologa, docente di un corso di formazione, disse questa frase:
"L'animo umano contiene tutto questo, il massimo,le vette più elevate di nobiltà, ed il minimo, gli abissi più profondi dell'abiezione".
Ecco, forse, la speigazione.

Annarita ha detto...

Paola sono d'accordo con Pietro...forse nella frase della psicologa può ritrovarsi la spiegazione di questi comportamenti paradossali!

Penso che le massime epicuree siano attuali perché il sostrato dell'essere umano non è cambiato. Oggi sono cambiati i mezzi a disposizione, molto più potenti, e questi sono dei boomerang nelle nostre mani...

Ti leggo sempre anche se non commento tutti i post...il tempo non me lo consente: la gestione di tre blog impegnativi, lo scrivere per una rivista, l'attività didattica e di formazione, e in primis la famiglia con due figli e un marito.

Ti abbraccio con affetto
annarita:)

salvatore lombardo ha detto...

Carissima Teo,come al solito proponi argomenti interessanti;credo che questo aforisma sia sempre valido,anche se oggi sembrerebbe di no, però alla fine i conti tornana.Molti dittatori sono sono costretti a scappare.Molto belle le tonalità astratte del mare (blu),anche se mi sembra di intravedere qulche forma. Un abbraccio Salvatore Lombardo.

Gaetano ha detto...

Il tema del post in questione, come del resto tutti i post di Paola, deve tener conto dell’immagine che ella crea a bella posta. In questo modo per stare nel tema, con il commento se ne deve trovare la coerenza, o anche dissentire. Dobbiamo accettare il fatto – esaminando il presente post – che la domanda posta da Paola, secondo lei, trova risposta in quel mare blu.
La metafisica ripone nel mare il mondo dell’anima dove si agitano i sentimenti, i desideri, con le tendenze dalle cose più elevate a quelle infime. Di qui l’oggetto di questo post con gli effetti sull’anima dell’ingiustizia che si è disposti a causare per il raggiungimento di fini egoistici.
Se si dovesse vivere ed agire oggi così come veniva stimata la filosofia di Epicuro, ai suoi tempi, la risposta è: Vale ancora oggi l’aforisma in questione.
Per il fatto accertato epicureamente che colui che commette ingiustia si dispone a tanto a causa del timore che ha del futuro, cosa che agita le acque del suo “mare” mortificando ogni senso di fiducia.
É la fisica ispirata a quella democritea. La sola differenza é la dottrina (peraltro aporetica) del “clinamen”, secondo la quale l’origine dello scontro-incontro tra gli atomi, che genera poi tutti i corpi esistenti, é una casuale declinazione di traiettoria di alcuni atomi dalla assoluta caduta verticale (e quindi parallela) in cui versavano originariamente
L’ideale epicureo e nel poter godere della sola propria esistenza, rinunciando a tutti i piaceri non necessari. Tutta la riflessione di Epicuro è preoccupata di rimuovere gli eventuali elementi che rischiano di turbare l’atarassia. Celebri le sue tesi sulla morte, sul male, sulla vita politica, sinteticamente raccolti nel quadrifarmaco. E’ dunque una sorta di ascesi materialista o laica, e come tale (santo laico) fu venerato Epicuro. Si è parlato di ideale dell’amaca, oppure di filosofo del giardino (immagine che esprime il riparo solitario e pacifico dai clamori del mondo che con le sue passioni distoglie l’uomo dalla felicità).
Sulla base di ciò si spiega il quadrifarmaco: la paura degli dei é vana (essi, se esistono, non si curano dell’uomo), la paura della morte é vana (la morte è disgregazione di atomi; dunque se vi sono io non vi è la morte, se vi è la morte non vi sono io - essendo io un aggregato di atomi), la felicità (il piacere) é accessibile a tutti, il male o é breve o é sopportabile.
A conclusione forse la risposta è in quel mare che ha dipinto Paola, dove non si può pensare di poter dominare attimo per attimo le tempeste che vi si agitano a causa del nostro agire contro corrente. Non si può pensare di fare a meno del riposo e far conto su un immaginario “pilota automatico”... nel senso di “bravacci”.
Cari abbracci,
Gaetano

teoderica ha detto...

Cara Stella, mi trovo in sintonia con te,sarà che io preferisco vivere di rimpianti, piuttosto che di rimorsi.
Pensare di essere la causa di ingiustizia mi fa soffrire molto.
Buon fine settimana.

teoderica ha detto...

Caro Piero, tu parli di grandi ingiustizie, io pensavo anche alle "piccole".
Io inizialmente mi arrabbio se subisco un ' ingiustizia, ma poi penso, penso, penso, ed alla fine trovo che anche io avevo i miei torti e sono sempre la prima a chiedere scusa.
Non so cosa macini la mia testa, ma io trovo sempre attenuanti agli altri.
Non voglio sentirmi in colpa verso l' altro,non voglio disarmonia con l' altro, non perchè io sia eccessivamente buona ,ma solo perchè altrimenti non mi trovo in armonia con me stessa, quindi non riesco a capire come facciano certuni a pestare gli altri e riuscire a vivere.
Buonanotte.

teoderica ha detto...

Grazie Annarita, di venirmi a trovare e di leggermi.
Non abusare troppo delle tue forze,risparmiati un poco, perchè lo stress è sempre pronto ad entrare dalla porta.
Buon lavoro e un bacio.

stella ha detto...

Teo vieni a farti due risate.
Bacio

teoderica ha detto...

Caro Gaetano, avrei voluto risponderti ieri sera, ma il computer si è bloccato all' improvviso.
Il mare rappresenta la profondità della sensibilità altrui. Noi non la conosciamo e rischiamo di ferirla con l'ingiustizia, senza accorgercene.
Ma il nostro mare ( la nostra sensibilità) la percepisce e diviene agitato, è mare senza la lettera "a" davanti, che lo trasfigura in a-mare.
Per essere in armonia con me stessa , debbo esserlo anche con gli altri.
Come vedi non sono distante dalla tua eloquente spiegazione del clinamen epicureo.
Un abbraccio.
Paola.

teoderica ha detto...

Cara Stella ho proprio bisogno di relax.
Ciao.