domenica 13 settembre 2009

SURREALITA '


Quella sotto è una Mappa Surreale inspirata alla città di Roma di Gaetano Barbella vedi qui ( quella sopra con lo sfondo nero è una mia elaborazione, ispirata dalla Mappa di Gaetano Barbella e dalla poesia di Simone Cattaneo)
Avrei voluto dire tante cose,ma il caso ha voluto che questa mattina leggessi sulla Voce di Romagna, in un articolo di Davide Brullo, una poesia inedita di Simone Cattaneo.

Questa poesia esprime la stessa emozione, che


ho provato con la Mappa di Gaetano.
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Con occhi come un opossum entro in un bar
dove un cameriere ubriaco incespica e quasi cade addosso
ad un frocio che gli offre tequila e sigarette per una palpatina veloce.
Il finocchio è vestito con una camicia lurida, collant e tacchi a spillo
e
continua a fare l' occhiolino ad una vecchia fotografia di Robert De Niro.
Ballando e sniffando coca da un barattolo azzurro senza farsi troppo
notare, fino a quando non strilla
interrompendo ogni scommessa, musica e fetore da bar.
Nel bagno un vecchio con un sari di seta dai colori brillanti ha girato
l' occhio causa infarto.
Una prosperosa quattordicenne l' ha ucciso con un pompino.
Tutti le hanno offerto da bere.
E' stata eletta reginetta della serata.

SIMONE CATTANEO
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Una manciata di giorni fa Simone Cattaneo è morto, si è gettato dal balcone di casa sua.
Aveva 35 anni
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13 commenti:

mimich ha detto...

L'opera da Lei proposta è davvero suggestiva, sarà perchè sono affascinato da carte geografiche e topografiche...

teoderica ha detto...

Gentile Mimich, ho visto il suo blog.
Complimenti per l' impaginazione ed i post graffianti.
Grazie per l' apprezzamento per la Mappa surreale di Gaetano Barbella, anche se la mia inettitudine col web, non mi ha reso possibile impaginarla al meglio.
Ciao, scusa il saluto informale ma io sono così.......

Gaetano ha detto...

Cara Paola, ti sei sciroppato tutto il mio intervento sulla mia surrealtà particolare di Campo Marzio, «L’ottavo Re di Roma "La bestia che era e non è più" (Ap 17,11)» (posto sul portale del mio blog) e ne sei rimasta attratta. Di qui la tua interpretazione coreografica che vede la “macchina- bestia” del Pincio rappresentata in forma di uccello che si “nutre” (con suo becco color rosso) della fiamma di P. za del Popolo che scaturisce dagli elmi dei due armigeri, uno dei quali è l’Io (lo scudo di P. za Mausoleo di Augusto I.). L’etericità di questo volatile risiede in Villa Borghese e la sua ipofisi, da cui deriva ogni potere, è in quel puntino azzurro, giusto in corrispondenza del laghetto del Tempio di Esculapio. Ma c’è di più perché hai posto in evidenza una provvidenziale barca di salvataggio, una sorta di Arca di Noè che si riferisce all’isola Tiberina sul Tevere.

E poi il Tevere in doppia versione come a rappresentare le due vie vitali, arteriosa e venosa.

Resta la poesia di un’altra “bestia” che alla fine va “in perdizione” “gettandosi dal balcone”. Ma la relazione con la mia “carta” di Roma sembra non trovare appigli. Però se fosse stata rappresentata per intero si sarebbe visto il “vecchio canuto” con “l’occhio causa d’infarto” puntato sulla fiamma di P. zza del Popolo (che sappiamo cosa sia) e anche il Colosseo che rappresenta la testa dell’angelo uno dei quattro “animali” dell’Apocalisse, tutti al centro della mia “carta” di Roma.

E la “prostituta” “ eletta reginetta della serata” della poesia? C’è anche questa nella mia “carta” romana in questione, addirittura i più versioni. In una patetica mammina che bacia l’innocente figliola per poi avviarsi a fare il suo mestiere antico; all’opposto, in una Cleopatra che non sembra trovare troppa confidenza in un “orecchiuto” “Antonio” di romana memoria o anche l’altro il “Cesare”. Poi altre due versioni nella verticale a quelli suddetti: in alto una sorta di oca, una turista che prende un abbaglio innamorandosi di un vigile romano (sotto mentite spoglie...); e poi in basso una maga che affonda il suo gladio nel collo del “vecchio”. Ma nel dettaglio, entrando nel vivo della carta di Campo Marzio, si scoprirà con sorpresa che c’è un’altra spada, quella nella mano del guerriero munito dello scudo indicante “IO”. Il Lungotevere della lama di questa spada è in memoria di Arnaldo da Brescia. Per significare che Chiesa di Cristo ha costantemente avuto i suoi paladini pronti al sacrificio per essa.


Gaetano

teoderica ha detto...

Caro Gaetano, non mi hai detto, se hai apprezzato, l' accostamento, della tua mappa con la poesia di Simone Cattaneo.
Il caso ha voluto che conoscessi l' opera di questo tormentato poeta, proprio mentre stavo pensando ed elaborando il post per la tua mappa.
Ho subito paragonato la forza di questa poesia , alla forza della tua mappa, il cui disegno semplice non nasconde l' arcano mistero.......come un novello Hieronymus Bosch .
E' già pronto un nuovo post, con la mappa di Roma generale, un' altra poesia inedita di Simone Cattaneo, ed una mia elaborazione.
Ciao.

Gaetano ha detto...

Avevo già in serbo la risposta alla tua domanda, cara Paola. Essendo piuttosto articolata la divido in due parti.

Quel Simone Cattaneo forse ricorda quel Giuda che tradì Gesù...

Leggo di lui per bocca di Giovanni Tuzet su internet quasi un epigrafe: «Allupata, brutale, misera e breve è la vita descritta in Made in Italy, seconda raccolta di Simone Cattaneo. Il suo sguardo non è cinico: è metallico, ha una freddezza potente, forse una lacrima nascosta per un mondo che non può descrivere perché non c’è. Sono poesie dai versi lunghi, con un linguaggio ben poco letterario e dai finali fulminanti. Un esempio per tutti.».

E di quel Giuda Iscariota? È un segno dei tempi poiché ha fatto scalpore non tanto tempo addietro un ignorato Vangelo di Giuda.

Il Vangelo di Giuda che si conosceva da tempo, ed è un evento che in questa occasione sembra porsi in modo incisivo. Per un «segno dei tempi»?
In sintesi ciò che viene riportato dai media su questo tema è che «Fu il Cristo a chiedere a Giuda di consegnarlo alle autorità romane»: dunque può essere che in questa frase risieda il «segno del nostro tempo». Il resto fa da contorno e poco o nulla conta. Ma questa supposizione non regge se il prezzo è la compromissione di due millenni di Cristianesimo, salvo a riscontrare un certo compromesso atto a perfezionarlo semmai.

Per stare in linea con la tradizione cristiana si può interpretare la cosa con un velato intento manovrato dal destino, sia per Gesù Cristo, «figlio dell’uomo e figlio di Dio», sia per Giuda Iscariota di cui si dice che era preso dal potere, in modo che per vie “inverse”, ma concordanti, si adempisse il «segno» in questione. Per dire che entrambi – Cristo e Giuda – si conformarono secondo le rispettive “inclinazioni”. Di qui il il “vero” dalle due facce opposte – diciamo – in “buona fede”.

Più chiaramente riesco a immaginare che le argomentate “inclinazioni” dovevano fare i conti con i relativi processi mentali a livello intuitivo. Dunque il tradimento di Giuda potrebbe essere visto secondo il relativismo del suo tempo.

Venendo al fatto saliente in stretta relazione all’epoca attuale, l’atto deicida di Giuda può essere descritto come quella di un genere di “apostolo”, stracolmo di zelo a modo suo specifico, che “stacca la spina” della “macchina” uomo (l'analoga di Campo Marzio?) in cui viene detto (per bocca di Giuda) che “alloggia” il Cristo, altrimenti non si adempie il progetto di redenzione umana.

Insomma la venuta del Cristo, a ragione del suo alto mandato non si può vedere senza ammettere delle “quinte” di un processo iniziatico in cui era previsto anche l’atto tragico finale, quello della morte iniziatica, appunto. Perciò il tradimento di Giuda va visto come l’episodio sacrale più importante, a dispetto delle apparenze spregevoli.

La conclusione, con l’avvento dell’entrata di Cristo trionfante a Gerusalemme, vede in lui un uomo su un puledro, quasi inesistente, solo un dio che agogna la morte come liberazione per predisporsi ad un regno pronto a popolarsi di anime umane di nuova generazione. Prova ne è lo strano comportamento di Gesù Cristo alle pressanti domande di Pilato prima della sua condanna alla crocifissione.
(segue la seconda parte)

Gaetano

Gaetano ha detto...

Seconda parte.

Il resto, ora appare chiaro perché trova riferimento alla tanto discussa eutanasia. Eutanasia, che etimologicamente significa «buona morte», ossia un’azione o una omissione che di natura sua, o almeno nelle intenzioni, procura la morte allo scopo di eliminare il dolore. Si deve convenire che il Cristo, nel procedere verso il compimento del suo mandato, che doveva compiersi per “mano sua”, da Dio che era a causa di ciò non era tanto il dolore della morte che doveva affrontare a torturarlo, bensì un altro. Doveva predisporre le cose, da divino che era ed in perfetta armonia col Padre in lui, in modo che uno dei suoi fidati apostoli facesse da “sgabello” per il suo “suicidio”, altrimenti come pensare di redimere l’umanità dal peccato originale, sostituendolo con un altro altrettanto mortale?

L’umanità per vie trasverse ne ha pagato il prezzo, ma non senza il Cristo a sostegno che con la crocifissione in una buona misura si è svincolato dalla gravità del tradimento di Giuda, eccetto dal restante fino alla fine dei tempi. Per dire forse che ora tocca all’umanità risolversi sulla necessità di fare la parte di Giuda per lenire il dolore di tanti esseri che vivono da irredenti perché tenuti “a forza” in vita, ma che tale non è.

Può servire per la comprensione spirituale di una simile cosa, che cozza contro un radicato principio di rispetto sacrale della vita in seno al mondo cattolico, limitando ad esso la tematica in discussione, la memoria di un passato biblico, quello relativo alla storia di Abramo.

Si può paragonare la devozione di questi per il Signore, al punto di disporsi al sacrificio del figlio Isacco in suo onore, con quella dell’attuale Clero Romano. Ma, come fu per Abramo impossibilitato ad avere un erede a causa della sterilità della moglie Sarai, il Papa d’oggi, come anche chi lo ha preceduto, è come se fosse impotente ad influire sul mondo dei potenti della terra per convincerli a trovarsi in accordo per il bene dell’umano vivere, necessario ed imprescindibile per tutti.

Sappiamo che Abramo, in accordo al volere del suo Dio ebbe modo di ottenere un figlio, Ismaele, ma solo attraverso l’egizia Agar, la schiava della moglie. E fu così che grazie alla vitalità nuova offerta da questa nascita poco, anzi affatto, amabile dal punto di vista spirituale, Abramo ebbe modo di prevalere sul mondo intorno a lui ostile e così affermarsi e dare sicurezza al suo popolo. In seguito sappiamo che venne alfine il “giusto” figlio della vecchiaia, Isacco, nonostante la sterilità di Sarai. Lascio ora il commento a chi lo voglia portare avanti su questa linea che non è amabile a prima vista. Se così dovrà essere si profilerà l’Iscariota epocale, ma ai veri cristiani non parrà esecrabile come ora sembra. Il vero cristiano non sarà coinvolto nello scandalo a causa di ciò perché non vedrà la corruzione, qui sta la giustizia di Dio.

Gaetano

stella ha detto...

Ciao Teo, sono toccanti questi versi proposti...
Un abbraccio.

giardigno65 ha detto...

Bellissime complimenti !

teoderica ha detto...

Gaetano, le tue riflessioni sono "pesanti" tocchi un tema: l' eutanasia, talmente grande in cui io non posso e non voglio entrare.
Posso solo dirti,che proprio ieri, leggevo la tradizione della preghiera a Santa Liberata.
In Romagna ai tempi dei miei nonni, quando in casa c' era un ammalato grave, che soffriva molto, le cui pene straziavano il cuore dei familiari, i vicini di casa, non i familiari perchè ne avevano riserbo,raccoglievano elemosine, le quali venivano poi portate al prete,con la richiesta di una messa a Santa Liberata.La preghierra a Santa Liberata consisteva in una richiesta precisa: o la guarigione totale o la morte.
Ho accompagnato la morte di mio padre,e forse ho insistito troppo con la richiesta di morfina,in quel momento ne ero sicura, dopo solo dolore ed incertezza.

teoderica ha detto...

Cara stella, questi versi sono sangue.
Un abbraccio.

teoderica ha detto...

Giardino,sei troppo gentile, ma io non faccio l' ipocrita, mi piacciono troppo i complimenti.
Ciao.

Gaetano ha detto...

Carissima ti voglio sollevare dallo stallo in cui ti trovi a causa delle mie riflessioni che sfiorano la morte. Ma il tema introdotto proprio da te con il suicidio di Simone Cattaneo, non poteva che sfociare in ciò che ho argomentato. Volevi sapere ed io ho parlato.

Ricordi quando introducesti il tema sull’arcano di Ravenna e tu dicesti delle cose su Venezia, tutt’altro che lusinghiere? Ebbene ieri mi è venuto di scrivere alcune cose “spontanee” su Venezia poiché riguardava il tema del post di Maria sul suo blog “Laboratorio di scrittura”. Lo riporto di seguito:

«Mi è venuto di scrivere alcune note su Venezia e tu Maria e altri, che “di sfuggita”, mi leggete, immaginate già che vi porto col pensiero, nell’occasione di questo post, ad un’altra Venezia. Vi dirò che ho tentato di visitarla cercandola con la mia visione immaginaria, ma non ci sono riuscito così com’è stato per altri luoghi. Venezia mi è sempre sfuggita, chissà riaffiorava in essa il passato remoto quando chi della terra ferma vi si rifugiava per sfuggire alle scorrerie barbare. Questi sono gli antenati dei veneziani d’oggi che erano definiti dei “fuggiaschi”. Forse proprio per la tipicità di Venezia lagunare, sospesa fra cielo e acqua, è come in bilico quasi a far riaffiorare un misterioso stato di “fuggiasco” attraverso le pietre, memorie dei suoi abitatori antichi.
E finché resta il suo “giardino”, oggi dell’Hotel Boscolo Dei Dogi, lì tra la stazione e il Ponte di Rialto, che è stato convento ed ha ospitato l’Ambasciata di Francia e il Savoia Embassy, Venezia pulsa di vita simile alle altre di terra ferma. Oggi il Boscolo Dei Dogi è l’unico hotel veneziano con un’area verde privata di oltre 3.000 metri quadri. Vita che proviene dalla miglior società “straniera” che vi soggiorna.
Altra peculiarità degna di nota è la storia quasi leggendaria di come fu possibile far giungere nell’828 il corpo dell’Evangelista Marco nella cappella del Palazzo ducale, già sorto nell’isola di Rialto. Secondo la leggenda, due mercanti, Tribuno e Rustico, capitarono in Alessandria d’Egitto nel momento in cui il Califfo faceva saccheggiare la chiesa cristiana dove era conservato il corpo di San Marco (martirizzato nel 68). Temendo che il sacro corpo venisse profanato, i due mercanti lo trafugarono, trasportandolo sulla loro nave, in un cassone di legno ricoperto di quarti di maiale. I veneziani gli diedero poi onorata sepoltura nella prima basilica di San Marco e lo elessero loro patrono. Questo evento accrebbe il prestigio di Venezia, non solo come capitale ducale, ma come sede religiosa e comportò in seguito il trasferimento della sede patriarcale.

Ecco tre “segni” di Venezia, i “fuggiaschi”, il “giardino” e un santo a mo’ di “fuggiasco” anche lui, sotto le spoglie di un maiale, un animale simbolo del male, satanico.
Non sembra questo mio insolito quadro un’icona non tanto bizantina che riprende un biblico squarcio della cacciata edenica? Forse è questa la ragione e causa di perché ella mi sfugge quasi “vergognosa”!
La vedo su quel Ponte dei Sospiri...!
Ecco Maria un altro spunto per arricchire il tuo giornalino...

Ti abbraccio affettuosamente,
Gaetano».

Come vedi oggi ho avuto modo di svelare un certo arcano su Venezia, una città retta nientemeno che da un simbolico Leone, quello di San Marco evangelista. Ma ironia della sorte questo lo si deve ad una altro animale giudicato spregevole, il maiale.
Se poi si osserva la mia geo-cartografia, o surrealtà, di Roma, si scopre un quinto animale, ancora un maiale oltre i quattro dell’Apocalisse di Giovanni. Meraviglia capire che la banca d’Italia è retta da questo animale tanto comune e tanto apprezzato per i suoi prosciutti, salami ed altro? No!
Perché no? Perché al cospetto dei dispiaceri, del dolore, e al limite della morte, se non fosse per il piacere del mangiare, ed in modo traslato di modeste cose come i “complimenti” che cerchi, la vita sarebbe un inferno per tanti esseri umani. Dunque evviva le sagre delle cose “porcine”, se pur nel buio della notte ed a occhi chiusi, della povera gente!

teoderica ha detto...

Gaetano,sai a Ravenna sono custoduditi mosaici del 1300 ca . Riproducono le gesta della IV crociata, quella crociata di "rapina" in cui i Veneziani dirottarono la crociata verso Costantinopoli e la saccheggiarono, portandosi via reliquie,ori ed innumerevoli opere d' arte, fra cui i famosi 4 cavalli ed il gruppo dei tetrarchi( quello in porfido, posizionato nell' angolo della Basilica di S. Marco)
Quindi fuggiaschi, ma anche saccheggiatori.
Come dire tutto e il contrario di tutto.
In quanto alle famose sagre porcine,hanno finito il loro valore terapeutico.......si è svolta la Festa della Natività della Madonna al mio paese, una festa antica.
Quest' anno nel programma , per attirare i giovani, si è iniziato con la festa della birra ed Happy hour ( 2 birre al costo di una), e si è terminato con la performance di Eliana.....direttamente da uomini e donne.
Sic!
Sempre un vero piacere, leggerti e risponderti.
Buona giornata.