sabato 28 novembre 2009

LA TRISTEZZA E' UNA EMOZIONE CHE AIUTA

Una serie di esperimenti condotti da Joe Fargas , docente di psicologia alla University del New South Wales in Australia, hanno rivelato che gli individui, quando sono in un stato di tristezza, ricordano meglio gli eventi, hanno una maggiore capacità di persuasione e una migliore capacità di giudizio. Un umore negativo, per esempio, diminuisce il pregiudizio razziale: è meno probabile che una persona si affidi agli stereotipi nel reagire di fronte a un gruppo o a una minoranza etnica differenti dalla propria. Immaginiamo che un uomo entri in contatto con un nuovo gruppo sociale, ma non si senta accettato. Il fatto lo indispettisce, lo rattrista, ciò lo spinge a prestare più attenzione ai meccanismi del gruppo, guardare da fuori, ascoltare, cercare di adattarsi alle nuove norme sociali per essere accettato.Beninteso, la tristezza non va confusa con la depressione, malattia seria e grave. E naturalmente nessuno vuole essere triste.

Ma dobbiamo chiederci, in una società come la nostra in cui tutti ricercano la felicità ad ogni costo, se davvero vorremmo eliminare completamente dalla nostra vita un po’ di tristezza se questa genera silenzio riflessivo.



19 commenti:

hector49 ha detto...

Sarai rimasta male per il mio commento in quella mail, ma io sono così perchè sono triste, la tristezza non è bella (ma come, mi dirai, mi smentisci anche qui?) è una brutta cosa. Io ti ho risposto così perchè ho letto il libro di Mazzantini e ti giuro che quel figlio avrei voluto ucciderlo con le mie mani, se non con il pensiero. Se fossi stato io lo scrittore forse avrei cambiato il finale, il figlio morto, il figlio maledetto (chi non ha letto non si preoccupi, lo scoprirà) il figlio che non dovrebbe vivere. Io non so cosa si prova a fare un figlio, forse non posso giudicare, ma fino a qualche anno fa la giudicavo una malattia mentale il mettere al mondo un figlio, troppo difficile e complicato, e poi chi lo aiuta, e se nascesse come te? Come me volevo dire, chiaro? Sarebbe triste e immalinconito in questa vita che, da tristi, forse non vale la pena vivere. Spaventati? E' quello che volevo, ho raggiunto il mio scopo. La tristezza spaventa, fa paura. Io d'ora in poi leggerò topolino, farò figli a palate, guarderò film di Walt Disney, sennò la vita è troppo triste quando si è tristi, meglio...meglio cosa...tristezza per favore va via....

Gaetano Barbella ha detto...

Cara Paola, ho postato male il commento ed ora rimedio.

La tristezza è un'emozione che aiuta?
La tristezza è una variabile che coinvolge il cuore e la mente. Poi c'è la malinconia sulla quale non si è concordi se associarla alla tristezza o no.
Io penso di si, ed è come il caldo e il freddo del raccontino sull'esistenza o meno del male, tema di un mio recentissimo post su MatematicaMente. Non esiste il freddo viene affermato in modo categorico, termodinamica alla mano. È solo assenza di caldo.
Dunque vale occuparci della malinconia e c'è chi dice in poche parole che in fondo è solo un tuffo nei nostri ricordi più cari.

La malinconia è il sentimento più profondo e costante della vita intima del Petrarca che l'esprime nei versi "Solo e pensoso i più deserti campi vo misurando a passi tardi e lenti".

A sua volta Victor Hugo dice così: La malinconia è la gioia di sentirsi tristi.

Anche in molte canzoni il tema della malinconia è presente:

Riccardo Fogli: "Ed è malinconia ti segue per la via ti lascia dopo un'ora ma tu sai che torna ancora... ed è quello che ti resta quando il mondo non ti basta".

Carboni:"la malinconia è come le onde del mare, ti fa andare e poi tornare, ti culla dolcemente".

Infine, dulcis in fundo, sin dal passato tutti i cultori di scienze esoteriche hanno dovuto sperimentare il crudele stato, cosiddetto, "Melanconia" legato alla fase alchemica detta al Nero.
Molti artisti del Rinascimento e ancor prima hanno eseguito opere pittoriche su questo tema. Per esempio «Melencolia I» di Albrect Dürer.

Ma bando alla notte della malinconia, mi piace strepitosamente della "Turandot" di Puccini, l'aria «Nessun dorma» cantata, naturalmente, dal compianto da Luciano Pavarotti, te la dedico felice:

Nessun dorma! Nessun dorma!
Tu pure, o Principessa,
nella tua fredda stanza guardi le stelle
che tremano d'amore e di speranza...
Ma il mio mistero è chiuso in me,
il nome mio nessun saprà!
No, no, sulla tua bocca lo dirò,
quando la luce splenderà
Ed il mio bacio scioglierà
il silenzio che ti fa mia.

Gaetano

teoderica ha detto...

E' difficile risponderti, Ettore......ho letto oggi il tuo articolo sul muro di Berlino (quando non ho tempo di leggere mi tengo da parte la pagina del giornale e me la gusto in quei momenti in cui ne ho bisogno per non sentirmi sciocca) la tristezza è riflessione, tu lo dimostri perchè scrivi in modo criptico, sottilmente anomalo(inteso come punto di vista diverso). .......sono rimasta male per la tua risposta perchè se non hai apprezzato neanche i volti dei bambini vuol dire che sei molto triste.....ma ti ringrazio perchè apprezzo la sincerità vuol dire che mi consideri una persona e non una cosa.....oggi si è più sinceri con un cane o un gatto che con le persone.Non ho letto il libro della Mazzantini,io ho un figlio solo, l' ho avuto a sedici anni.Lo so che la tristezza fa paura,non si vuole guardare dentro sè stessi.......perchè magari ci facciamo schifo,ma io sono indulgente con me stessa e con gli altri e quando la tristezza è troppo pesante....telefono a mio figlio, scandalizzo le persone, vado a ballare, ascolto musica,bevo un bicchiere di vin santin, scrivo lettere ai giornali, bloggo, corro a piedi, vado in bicicletta,disegno,vado a cena fuori o a mangiare le schifezze agli aperitivi, leggo i tuoi articoli, faccio la scema con mio marito.....insomma mi invento qualcosa....ieri sera per esempio ad un conoscente che diceva improperi tremendi a Berlusconi, mi sono girata col volto scandalizzato ed ho detto :- ma come si permette è il nostro Presidente- la faccia che ha fatto...mi ha risollevato l' umore.
Ciao Ettore....ti ho visto con il berretto di lana sei meglio di Trentalange.

teoderica ha detto...

Ciao Gaetano, quando arrivi tu è sempre festa, di sicuro non sono triste,perchè mi desti sempre l' interesse, mi hai dedicato un pezzo della Turandot, che a me piace tanto, la principessa di ghiaccio .....così ti racconto un segreto.....io da piccola volevo essere una principessa,ed avevo inventato un gioco, assieme alle mie amichette facevo collane con le pratoline, tante , tante, poi a turno ci addobbavamo con questi gioielli, la prescelta così addobbata aveva le paggette che le tenevano le code del grembiule ed il corteo, il corteo faceva il giro dell' edificio della scuola, ma le maestre se ne accorsero e ci sgridarono severamente perchè dissero che era un gioco diseducativo, per me fu una vergogna tremenda.....ancora la ricordo.
Tu Gaetano, hai detto che ti sei sbagliato, che hai commentato nel post sbagiato....ma vincerò, vincerò, all' alba vincerò.
Con affetto e tanta empatia.

Floriana ha detto...

Ti chiedo ufficialmente scusa da parte della scuola pubblica, spesso la valutazione delle maestre è dettata dal non aver superato una certa "tristezza" interiore. Fare le collane era anche il mio gioco preferito, io usavo gli aghi del pino insieme alle pratoline.... Sono daccordo con Fargas, nello stato di tristezza si acuiscono alcune "antenne" che ci fanno percepire l'altro diversamente. Di solito le vere intuizioni e idee le abbiamo nei periodi di crisi, no? Secondo me nei momenti di tristezza si riesce a sentire il nostro vero io, quella melanconia autunnale, quasi fisiologica che ti fa passare le ore ad ascoltare la musica e a rimuginare sull'esistenza. Per me vista così è positiva. Un sentimento da rivalutare di fronte a tanta "felicità" superficiale?

teoderica ha detto...

Scuse accettate....cara Floriana ( il tuo nome mi ricorda Flora e la primavera) fare collane, unire in un girotondo era così armonioso, la tavola rotonda, tutti diversi ma ugali in dignità ..... non mi piaceva per niente il gioco delle sedie, sai suonava la musica e ci si doveva sedere quando la musica finiva, io ero sempre la prima eliminata perchè se anche riuscivo a sedermi c' era sempre qualcuno che ti spingeva fuori, io non riuscivo a farmi strada con la forza e così
ero sempre a sedere per terra......spero che questo gioco non si faccia più a scuola.
La malinconia o tristezza è creativa, solo che è anche caligginosa, ma ben più nera la "felicità" superficiale.....cara Floriana mi raccomando non abusare delle tue forze, di anche di no, quando senti che per te è troppo faticoso, ricordati che la rosa ha anche le spine, non essere solo rosa.
Un abbraccio rotondo come il mondo e grazie di aver commentato.

stella ha detto...

La tristezza è nessaria anche per sapere apprezzare la gioia.

salvatore lombardo ha detto...

Ciao Teo,sto osservando la nuova veste del blog, davvero bello, complimenti.Un abbraccio ,ci risentiamo presto, Salvatore.

teoderica ha detto...

Ciao Stella,se la tristezza esiste ce la teniamo.....volente o nolente c'è.
Ciao.

teoderica ha detto...

Ciao Salvatore, sono contenta di risentirti, mi sono vestita di verde come la speranza,grazie per i complimenti sono...tremendamente vanitosa.
Ciao.

Floriana ha detto...

Grazie Teo, il gioco delle sedie neanche più all'oratorio viene proposto.... un bacione e scusa i tanti "orrori" ortografici che faccio quando scrivo velocemente e non rileggo.

teoderica ha detto...

Questo commento lo presento io ma è dell' amico Piero.
La tristezza è un tema che ispira molto, di questi tempi. E' difficile non sentirsela girare intorno. Le cattive notizie, la mancanza di speranze che affligge in modo generalizzato il mondo consumistico, un senso di sazietà che trapassa nella nausea... E' questa la sensazione diffusa che si vive in Europa. Aggiungi le guerre, le crisi, economica, ambientale, delle nascite, e vedrai che nelle noptizie sulla pandemia (adesso è quella suina, l'altr'anno era quella aviaria, prima ancora l'AIDS, ecc.) c'è come un desiderio di autopunizione. Una specie di cilicio sociale.
Questa è la tristezza dell'oggi. La tristezza dei sazi. Sazi, non per forza di cibo; sazi di tutto. Sazi di benessere. Sazi di sesso. sazi di soldi. sazi di vita.

Forse si sente mancare la forza dirompente di una bella guerra mondiale !!
L'eroismo, l'ardore, il duello, il sapore del sangue e delle lacrime...
Ai sazi manca tutto questo. E tutto questo porta in dote la guerra.
E porta anche in dono, una volta finita, una dose di speranza dopata, di rinascita ebbra, di vitalità esagitata. POrta anche questo, la pace dopo la guerra.
Poi porta sviluppo economico, ricostruzione, appetiti, la fame !!!

La fame!
Già, la fame. La fame, che è quello che manca ai tristi satolli.
La fame. La fame.

La tristezza non è la malinconia. Paola cara. La prima è feroce. Anche quando la vedi come una febbre che brucia dentro una persona.
La tristezza è inesorabile, finita, compiuta. Quando diventa disperata diventa depressione.
Se la tristezza è un tono di luce, allora è bruna, oscura, opaca. Se è depressione, allora è solo nera, senza nouances.

La malinconia è la luce al tramonto, una foglia che cade, una nave che parte.
La tristezza è la paura del buio, un albero spezzato, una nave che affonda.
La depressione è il panico nel vuoto, o nel buio, un incendio nella foresta, uno squalo che attacca un naufrago sperduto.
Volevo allegarti anche una poesia, di Borges, per non dimenticare che si deve combattere la Fame. Si deve.


LA FAME

Madre antica e feroce dell’incestuosa guerra,

bandito sia il tuo nome dal volto della guerra.



Tu che hai spinto nel cerchio dell’orizzonte aperto

L’alta prua del vichingo, le lance del deserto,



in Pisa, nella torre dove languì Ugolino

vanti il tuo monumento e nella strofa breve



in cui scorgiamo appena i tuoi ultimi giorni

come nell’ombra che si addensa le agonie.



Tu che fuori dal fitto dei pini cacci il lupo

E hai guidato la mano di Valjan al furto,



una delle tue immagini è quel dio silenzioso

che si pasce del mondo senz’ira né riposo,



Il tempo. O la dea di tenebre e nude ossa

Che ha per letto la veglia e per pane la fame.



Tu che a Chatterton desti morte in una soffitta

Tra le carte che mentono, al nume della luna,



e nel tempo che corre tra il nascere e lo spegnersi

fai sì che l’uomo chieda il pane ogni giorno,



tu la cui lenta lama rode generazioni

e sugli altri animali precipiti i leoni,



madre antica e feroce dell’incestuosa guerra,

bandito sia il tuo nome dal volto della terra.



Borges: Tutte le opere. L’altro, lo stesso.

Piero Perrone

teoderica ha detto...

Questa è la tristezza dell'oggi. La tristezza dei sazi. Sazi, non per forza di cibo; sazi di tutto. Sazi di benessere. Sazi di sesso. sazi di soldi. sazi di vita.
Non credo che la tristezza dipenda dalla sazietà,a me la sazietà fa sentire in colpa. La tristezza viene così all' improvviso, è un vuoto, è insicurezza. E' il sapere che le tue buone intenzioni sono sbagliate,ha anche una sua bellezza se la riconosci, è quando non vuoi riconoscerla, quando non vuoi fermarti a riflettere che la tristezza diventa depressione.Se la riconosci ti fermi e la ascolti...e se la tristezza fosse un qualcosa che che ci lega e ci ricorda un' altra dimensione da cui siamo venuti e torneremo? E se la tristezza fosse perchè tutte le nostre emozioni saranno un giorno nulla?Boh... Piero, io non lo so.E se fosse l' ansia che causa la tristezza boh......
Ma la fame...bandito sia il tuo nome dal volto della terra.
Ciao Piero, compagno di tristezza ma amante dell' allegria........cerca di tornare il bambino che eri.

pietro d. perrone ha detto...

Paola, grazie di aver postato il commento.
Sai, c'è una cosa che mi piace di te, la dolce adesione alla realtà. Soffri se la realtà ti fa soffrire, sorridi se senti di sorridere.
Non voglio fare lo psicanalista, ti dico solo che meriti anche di volerti più bene, di fidarti di più di te stessa. Sei forte. Sai vedere in profondità. Sai capire gli altri e le cose.
Hai paura, di tanto in tanto, ti senti insicura, a volte spaventata. A volte ti nascondi. A volte scappi.
Ma, sai, tutti lo facciamo. Anzi, forse sono pochi quelli che lo fanno con dolce sicurezza come lo fai tu.
Io, per esempio, preferisco nascondermi quei momenti. Lo so che ci sono. Lo so che arrivano. Ma io fingo di non esserci, in quei momenti. Accendo la segreteria telefonica. Mi nego. Ho imparato tanti trucchi professionali.
Ma, cara Paola, quando arriva arriva.

Non importa se la tristezza io la chiamo malinconia. Se tu chiami depressione quello che per me è la tristezza. Se per me la disperazione sconfina nella depressione...
Sono solo questioni di vuote definizioni.
Si, sono un compagno di... malinconia, a volte. In questo periodo sono molto malinconico. Ma non so bene perchè. Forse l'età che passa. Forse ... chissà. Non so.
Forse non mi piace più il popolo italiano, la nazione italiana. Questa è una ferita che mi duole molto.
Mi fa molto male anche il modo con cui vengono trattati i poveri cristi. Dati alle fiamme sulle panchine, accoltellati, presi a manganellate, aggrediti per strada, violentati, derubati, denudati, defraudati persino della dignità, privati della libertà e della verità...
Questo mi fa male. Molto.

Ma resto il bambino che ero.
Prima o poi te lo dimostrerò. E rideremo insieme, come solo i bambini possono fare, con le fossette sulle guance.

pietro d. perrone ha detto...

P.S. Penso anche a Floriana, con cui avete avuto qualche incomprensione ... definitoria.
Bene. E' bello che ci sia anche questo. Bellissimo, è lì che si prova l'affetto e si costruisce la ricchezza.
"varietà è ricchezza".
L'ho insegnato anche a mio figlio.
Per questo mi sento claustrofobico in questo tempo che, al contrario, proclama l'omologazione quale totem nazionale.
La religione, la bandiera, il crocifisso, il leader, la fede...
basta che siamo tutti uguali...

Che tristezza, paola mia !!
Che bella, invece, una serata con un'accesa discussione, i pugni sul tavolo, perchè si crede.
Si crede!!!
C'è fede.
Anzi, le fedi.
Le culture.
Gli uomini.
Diversi.
Differenti.
Che bello!!!!!!!!!!!!

hector49 ha detto...

Non sono assolutamente triste, almeno non come l'intendete tu o voi, vivo in modo anomalo, ma non tiste, sia chiaro. Cosa c'entrano i bambini adesso? Con la tristezza? Non lo so, ma qui si sta creando un caso o perlomeno qualcosa che non esiste. non amo i bambini guarda quello che bello tutto suo padre ha gli occhi della nonna e non sono triste. alla prossima ciao

teoderica ha detto...

A Pietro e ad Ettore, che importa quello che uno è,triste o non triste, se gli piacciono i bambini o no, vivere in modo anomalo o normale,l' importante èèèèèè boh......forse una risata liberatoria.
Ciao.
PS cosa c' entrano i bambini adesso, mi hai fatto morire dal ridere, c'entrano, c' entrano ......libertà di saltare da palo in frasca, così leggermente vivendo, scazzeggiando ( scusate la parolaccia ma a volte le parolacce sono più dirette)

Anonimo ha detto...

Salve, mi chiamo Anna, sono pedagogista clinica a Bologna. Vorrei spendere due righe sull'articolo della psicologa Gianna Schelotto in riferimento alla ricerca del professor Fargas che riguardava la tristezza , dopodiché per approfondire sono andata su internet, ho notato con interesse il forum. Dal primo momento che ho letto l'articolo ho avuto un'illuminazione è vero quando talvolta sono triste ho quei stati d'animo..però la lucidità è tale nel ricordare che sei nell'insieme felice e malinconico, nel contempo si possono avere più emozioni.L'importante è che la tristezza induca in seguito alla progettualità, alla scoperta di noi stessi, e di conseguenza a comunicare meglio con gli altri.A presto

teoderica ha detto...

Gentile Anonimo,
grazie per queste due righe, ciò che dici lo concordo pienamente, mi sento oggi, di aggiungere che la reiterata tristezza può portare alla depressione, subdola, perchè certi , i più sensibili, la nascondono e all' improvviso il sacco della depressione si spacca schiacciando il depresso ed altre volte schiacciando chi gli è accanto.
Grazie della visita al forum.