mercoledì 25 novembre 2009

PEOPLE


TEA


Tea è una coccodrillina. E’ un gadget, che si trovava anni fa, dentro alle uova di cioccolato Kinder.

Tea era stata scelta da me come un mio doppio.

Usavo la sua foto per il mio profilo su Facebook e per qualche post su Blogger.

Immaginate la mia emozione, quando Francesco, un nome una garanzia, un ventenne mio amico è arrivato sorridente dicendomi:- Ti ho portato un regalo, ho messo a posto le mie collezioni, mi sono trovato con un pezzo in più, ero sicuro di avere dieci pezzi, invece erano undici, ho trovato una “coccodritta” doppia e l’ ho portata a te- .

Era Tea la mia coccodrillina.

Ho chiesto a Francesco:- Ma tu sapevi che questa è la mia Tea, che uso nel web?-.

-Ma noo, lo sai che non ho neanche il computer -, ha risposto Francesco.

Io l’ ho abbracciato e baciato.

In quel periodo ero molto depressa e quel regalo inaspettato mi era sembrato di buon auspicio.

Mi ero “ fissata” che con l’ amuleto Tea mi sarei sempre salvata.

La mattina del mio tentato suicidio, Tea era nella tasca dei miei jeans e io la tenevo stretta tra le dita.

Mi ha salvato?

Forse.

Ma quella mattina di un giorno di fuoco, alla sera ho scoperto che non avevo più Tea.

Come abbia fatto ad uscire dalla tasca dei jeans non lo so.

Avevo perso la mia Tea.

L’ ho cercata, non l’ ho trovata.

Sono andata al mercatino dell’ usato, dove ci sono le bancarelle che vendono i gadget degli ovetti Kinder e mi sono comprata la coccodrillina Tea.

Ora Tea è fra i miei gioielli e la mia bigiotteria.

Oggi Francesco è arrivato sorridente e mi ha regalato una rosa bianca fatta da lui con la carta.

L’ ho messa fra le pagine del libro di poesie di Nazim Hikmet.

E’ sempre un nuovo giorno.



Il racconto è frutto di fantasia. Eventuali somiglianze a fatti realmente accaduti sono puramente casuali.


3 commenti:

pietro d. perrone ha detto...

Sai, Paola, quando leggo un racconto mi capita di soffermarmi su una frase, anche su una sola. Ed è quella che esprime il sentimento centrale di tutta la storia.
E' come se di un volto osservi solo una piccola ruga.
Di una persona un dettaglio marginale.
Di un paesaggio un particolare minuscolo.

Nel tuo racconto è la frase del tentato suicidio.
Il resto è dolce ed ingenua malinconia.
Ma quel tentativo, forse proprio perchè fallito, è amaro e triste.
Una ruga profonda.
Una ferita sanguinate.
Incide nel fondo dell'anima della protagonista, tua omonima. Tua alterego.
Tua avatar, direi, in linguaggio "tecno".

Io preferisco pensare che dici il vero nella frase conclusiva, quando rassicura sul fatto che il racconto è frutto solo di fantasia. Anzichè pensare che sia vero il momento tragico e... protettiva la fantasia.

Tu hai una personalità complessa, per come ti conosco. Non ci stai dentro una forma precisa. Dentro un vestito di taglia regolare.
Hai sempre un dettaglio che sporge in fuori, o che viene risucchiato lontano.
Hai una maschera di sorriso sopra al volto immalinconito di una vita combattuta dentro.
Ma è un sorriso vero, e potrebbe essere una maschera difensiva quella malinconia interiore.
Chissà se è l'una che scappa in fuori o l'altra che si nasconde dentro.

Comunque, sono contento che Tea abbia ritrovato il suo talismano.
Anche io ho avuto un talismano, nei miei giorni difficili. Aveva una bandierina in mano, con su scritto:
"cento di questi giorni".
Sembrava una presa in giro, una provocazione.
Eppure sprigionava una potente magia.
Riusciva a trasmettere a chi gli stava davanti la potenza della vita, la forza della speranza, la gioia del sorriso.

teoderica ha detto...

Grazie Piero, in effetti io posso essere molto felice, ma appunto per questo posso essere molto infelice, non ho un vestito "regolare" e non lo voglio neanche.I miei racconti sono fatti in modo che ognuno pensi quello che vuole. Ti posso però dire che ogni ruga, ogni ostacolo superato ti rende più forte, ti rende più ricco interiormente, ed io sono smodatamente alla ricerca della ricchezza interiore, quella esterna mi interessa molto meno.Tutto annoia , tutto stanca, tranne l' amore universale.
Ecco allora il brioso delfino saltare fuori dall’acqua a ricordare come il gioco sia un’attività sacra, non così distante come può apparire dall’arte di divinare il futuro.
Vedi Piero tutto sta in queste parole....il gioco, la fantasia, il mito , il sacro.
Il delfino è il mio animale guida,me lo ha detto un santone indiano ( indiano americano), non importa se non è vero, io ho voluto essere un delfino, ed il delfino è anche accompagnatore della morte.Il nostro museo a Ravenna è pieno di lapidi (II sec aC al III dC)dove è raffigurato il delfino come psicopompo.
La magia è sempre nei nostri occhi.
Un beso.

Gaetano Barbella ha detto...

La tristezza è un'emozione che aiuta?
La tristezza è una variabile che coinvolge il cuore e la mente. Poi c'è la malinconia sulla quale non si è concordi se associarla alla tristezza o no.
Io penso di si, ed è come il caldo e il freddo del raccontino sull'esistenza o meno del male, tema di un mio recentissimo post su MatematicaMente. Non esiste il freddo viene affermato in modo categorico, termodinamica alla mano. È solo assenza di caldo.
Dunque vale occuparci della malinconia e c'è chi dice in poche parole che in fondo è solo un tuffo nei nostri ricordi più cari.

La malinconia è il sentimento più profondo e costante della vita intima del Petrarca che l'esprime nei versi "Solo e pensoso i più deserti campi vo misurando a passi tardi e lenti".

A sua volta Victor Hugo dice così: La malinconia è la gioia di sentirsi tristi.

Anche in molte canzoni il tema della malinconia è presente:

Riccardo Fogli: "Ed è malinconia ti segue per la via ti lascia dopo un'ora ma tu sai che torna ancora... ed è quello che ti resta quando il mondo non ti basta".

Carboni:"la malinconia è come le onde del mare, ti fa andare e poi tornare, ti culla dolcemente".

Infine, dulcis in fundo, sin dal passato tutti i cultori di scienze esoteriche hanno dovuto sperimentare il crudele stato, cosiddetto, "Melanconia" legato alla fase alchemica detta al Nero.
Molti artisti del Rinascimento e ancor prima hanno eseguito opere pittoriche su questo tema. Per esempio «Melencolia I» di Albrect Dürer.

Ma bando alla notte della malinconia, mi piace strepitosamente della "Turandot" di Puccini, l'aria «Nessun dorma» cantata, naturalmente, dal compianto da Luciano Pavarotti, te la dedico felice:

Nessun dorma! Nessun dorma!
Tu pure, o Principessa,
nella tua fredda stanza guardi le stelle
che tremano d'amore e di speranza...
Ma il mio mistero è chiuso in me,
il nome mio nessun saprà!
No, no, sulla tua bocca lo dirò,
quando la luce splenderà
Ed il mio bacio scioglierà
il silenzio che ti fa mia.

Gaetano