giovedì 6 giugno 2013

BORDERLINE A RAVENNA ( seconda parte)

 Danzatore   sotto il cielo stellato di Max Ernst

Continuiamo il nostro giro alla mostra di Ravenna.
La scoperta di Giorgio De Chirico, la conoscenza di Freud, della psicoanalisi e l'esperienza diretta fatta da studente negli ospedali psichiatrici, contribuiscono in varia misura alla definizione del suo particolare dadaismo che si esprime soprattutto nel collage.Nel 1920, Max Ernst con altri pittori, realizza uno dei più scandalosi happenings mai realizzati dai dadaisti. Ancora con i dadaisti Ernst organizza una esposizione personale, ma la voluta negazione del piacere estetico dei Dadaisti mal si addice alla ricca immaginazione di Max Ernst che già nel 1926 lascia il movimento e si appassiona al surrealismo. I dadaisti furono dei "folli" geniali , cosapevoli dell'irrazionalità dell'essere umano se ne prendevano gioco col sorriso.


                                                        Tutto e niente di  Pablo Echaurren

Figlio d'arte Pablo Echaurren è figlio di Sebastian Matta, conosce ben presto Max Ernst e giovanissimo diventa famoso per le sue opere surrealiste/dadaiste. Lo spirito dada è sempre irriverente, uccide i mostri del'anima col riso.
Sullo sfondo dell’ultima pop art, dell’arte povera, del minimalismo e del concettuale, nei primi anni settanta Pablo Echaurren mette a punto un proprio universo lessicale in cui confluiscono varie sollecitazioni  tra cui si riconosce il segno dell'antico maestro giapponese Hokusai, le citazioni fumettistiche di Roy Lichtenstein, ma anche le immagini scientifiche dei libri di storia naturale, zoologia e botanica, nonché l’orizzonte del comic.


                                                      Le Propheteur di Sebastian Matta

Sebastian Matta è nato a Santiago de Cile nel 1911. In Cile si laurea in architettura appena ventiduenne per imbarcarsi poi alla volta della Francia. Nel 1934 inizia a lavorare con Le Corbusier e conosce Garcia Lorca, quindi, nei due anni successivi entra in contatto con Aalto, Gropius, Moholy-Nagy e Magritte. Nel 1937 è Dalì a indirizzarlo da Breton che acquista subito una delle sue prime tele. E sono di questo periodo le prime morfologie psicologiche, equivalenze visuali per i diversi stati della coscienza che tentano cioè sulla tela l’automatismo e la sperimentazione di tecniche radicalmente nuove propria della scrittura surrealista. Su consiglio di Marcel Duchamp si imbarca per New York con Tanguy. Nella sua attività poliforma, Matta invoca una visione galattica per suggerire l’infinito e il mistero umano in lui si possono riscontrare gli stessi mostri di Bosch neutralizzati dall'ironia.

Mostro molle in un paesaggio angelico di Salvador Dalì

Salvador Dalì maestro del Surrealismo, se c'è qualcuno che ha elevato la follia a genialità è proprio lui, facendo della sua vita un'opera d'arte, andando contro le regole che sono costituite dagli uomini e perciò antinaturali. Nel 1926 Salvador Dalí viene espulso definitivamente dalla Scuola per aver dichiarato incompetente la commissione esaminatrice...già così giovane ma determinato e ironico.
Salvador Dalí tenta di coniugare nelle sue opere due elementi base: da un lato, una tecnica che uguagli quella dei grandi maestri europei della pittura a olio e dall'altro, le sue teorie ed esperimenti visivi derivati dal Surrealismo.

                                             Pretini incapucciati su fondo bruno di Carlo Zinelli 

Carlo Zinelli nasce nella provincia di Verona, i suoi mostri Zinelli non li colora neanche, egli li decora. Li rende belli, un po' come fa Klimt , oppure li  musicalizza.
Attorno ai diciotto anni comincia ad appassionarsi alla musica, passione che lo accompagnerà tutta la vita, spesso presente nei suoi deliri oratori, composti ritmicamente.
Ricoverato presso l'ospedale psichiatrico di Verona nel 1947, subisce dieci duri anni di isolamento pressoché totale. La vita di Carlo Zinelli subisce allora una prodigiosa svolta verso la fine degli anni cinquanta, quando lui e altri venti pazienti vengono ammessi all'atelier di pittura creato dagli scultori l'irlandesi Michael Noble, Pino Castagna e dallo psichiatra Mario Marini e dal direttore di allora Cherubino Trabucchi. In questo atelier, i pazienti furono incoraggiati a dipingere o scolpire liberamente. Completamente assorbito dal suo nuovo lavoro, e pieno di entusiasmo, Carlo Zinelli disegna e colora per otto ore al giorno. Questa cura ergoterapica pare avere degli ottimi benefici sul suo stato generale e valutazioni cliniche confermano il suo migliorato comportamento. Nel 1963 Carlo Zinelli sarà l'unico italiano a vedere esposte le sue opere nella mostra dal titolo “Insania Pingens” organizzata a Berna in Svizzera, dove attira l'attenzione di storici dell'arte vicini a Jean Dubuffet, fondatore e scopritore dell'Art Brut.
Nel 1969, l'ospedale psichiatrico trasloca in una nuova sede in periferia a Marzana. Disorientato dalla novità, Zinelli quasi smette di dipingere e la morte lo porta via, in questa fase depressa, nel gennaio del 1974. 
Non capiscono, gli altri, i "normali" non capiscono che ai più sensibili, e i folli non sono altro che questo, ogni minimo cambiamento è un'enorme fatica.

7 commenti:

cosimo de bari ha detto...

Ottima esposizione da tanti comlimenti. ..
C'é un particolare che mi accomuna a Zinelli, anche se io sono inesistente rispetto a lui: metto musica ai miei umili versi.
Buone cose di vita, Paola cara

cosimo de bari ha detto...

...aggiungo pure una cosa speciale: io,non danzatore sotto le stelle, ma follettino sotto le stelle e la luna piena.

paola tassinari ha detto...

Grazie Cosimo, buona giornata.

Adriano Maini ha detto...

Di Max Ernst ricordo dipinti che feroci satire contro la borghesia. Di Dalì, sin troppo le sue compiacenze con il regime franchista.

In ogni caso, faccio qualche condivisione.

paola tassinari ha detto...

Caro Adriano essere artisti non è che dia la patente per essere uomini degni.
Un tempo credevo che le muse potessero salvare il mondo, non possono, neanche le arti possono aiutarti.
Ciao

pietro d. perrone ha detto...

Cara Paola,
la pittura del secolo scorso ha questo di inquietante, che ha fissato sulla tela l'invisibile.
Mi sono sempre chiesto cosa abbia reso famosi pittori, anzi, un secolo di pittori, che man mano, con testarda pervicacia, si sono allontanati dalla pittura figurativa per arrivare fino agli schizzi informi di Pollock, passando dalle forme quadrate, rettangolari a bolla o a goccia di tutti i cari cubisti e astrattisti del secolo.
Poi, ci sono stati quelli che hanno usato le forme per dipingere l'inconscio, il sovrannaturale o la metafisica... questi non erano troppo diversi dai Michelangelo o Caravaggio, solo, un pò più avanti nello scavo della strada.

Infine, credo di aver capito.
E' stato l'invisibile, la vera destinazione.
Tutti cercavano questo.
Mettere la tela a disposizione, come una trappola, per catturare ciò che è sempre sfuggito ai sensi dell'uomo.

Non so se ci siano veramente riusciti.
Non sono uno storico dell'arte.
Ma il tentativo è davvero affascinante.
Un abbraccio,
Piero

PS. Buona domenica, Paolè.

PP.SS. Questo commento potresti intitolarlo "considerazioni astratte", tanto per essere in tema. Ma restano indietro nel tempo.

paola tassinari ha detto...

Sono d'accordo con te,Piero...è la ricerca del non visibile,del Mistero. La pittura sembrava finita con l'avvento della foto, ma poi ha preso un altro indirizzo, come pure la foto che non è più uno specchio ma una ricerca qualcosa d'altro.
Non occorre uno storico dell'arte, che a volte è fuorviante ed altre volte si arrampica sugli specchi, anzi pure lo storico oggi è un artista perchè cerca di immaginare quello che è successo, figurati che non lo sanno neanche chi ha vissuto i tempi...ciao...qua piove e io sono senza internet :) in questo momento sono ospite...riciao