sabato 31 gennaio 2009

I GIORNI DELLA MERLA

I tre giorni della merla sono il 29, il 30, il 31 di gennaio e sarebbero i giorni più freddi dell' anno. Non è sempre vero, la tradizione dice che se questi giorni sono freddi , la primavera sarà bella e mite; se temperati , la primavera giungerà in ritardo. Il nome giorni della merla viene dal fatto che, nella notte dei tempi , tutti i merli erano bianchissimi. La favola ci racconta che una merla bianca , negli ultimi giorni di gennaio , volava con i suoi piccoli alla ricerca di un riparo dal freddo intenso. Giunta ormai allo stremo delle forze, vide un camino; decise di portare i suoi piccoli in quella dimora, riuscendo a salvare sè stessa e loro, ma diventando , assieme ai suoi piccoli , nera per la fuliggine. Da allora , in segno di gratitudine , tutti i merli accettano di essere neri.

12 commenti:

stella ha detto...

Leggenda interessante !

teoderica ha detto...

Pensa cara Stella che io leggo ancora le favole e mi piacciono pure. Ciao

Annarita ha detto...

Teo, non sei la sola. Le favole piacciono anche a me!;) Ho appreso questa bella favola dal blog di una cara amica, in questi giorni, prima di rileggerla da te...

Buon w.e.
annarita

ps: riguardo alla domanda che mi hai posto su websomethingelse, trovi la risposta nei miei commenti al primo post su "specchi" e "@mare" da pier.

Pier Luigi Zanata ha detto...

Grazie del ricordo. A raccontarmi questa favola e' stata la mia mamma quando ero piccino. Io ho tramandato il racconto sia ai miei figli sia ai miei nipoti. Qualche volta ho raccontato questa storia anche agli amichetti dei miei ragazzi, figli e nipoti.
Ma perché sono i giorni più freddi dell’inverno? A prescindere che non tutti gli anni sono o saranno stati i più freddi, che siano tra i più gelidi deve avere un fondo di verità se ne è nata una leggenda, che ha sempre per protagonista un merlo. Gennaio aveva ventotto giorni ed era il mese più freddo dell’anno. Giunto al ventottesimo giorno, un merlo, rallegrato, gridò al cielo: “Più non ti curo Domine, che uscito son dal verno”. Gennaio vendicò la bestemmia facendosi prestare tre giorni da febbraio e rendendoli ancora più gelidi.
Febbraio fa parte del periodo oscuro del calendario dei popoli indo-europei, periodo senza nome prima che fossero creati i due nuovi mesi, gennaio e febbraio. Il suo nome, Febrarius, in latino significa purificare. Macrobio ricorda che Numa lo aveva dedicato al dio Februus e stabilito che durante questo mese si celebrassero riti funebri agli dèi Mani. Nelle feste, che cadevano nella seconda quindicina di gennaio, era ricordata anche Iunio Februata, Giunone Purificata che si ricordava nelle Calende di febbraio come Iuno Sospita, Giunone Salvatrice.
Nel VII secolo la Chiesa Romana adattò al 2 febbraio una festa che già era celebrata in Oriente fin dal IV secolo, ovvero la presentazione al tempio del Signore. La presentazione del neonato al tempio, e la conseguente purificazione della madre, dovevano avvenire quaranta giorni dopo il parto e, poiché il giorno della nascita era stato fissato, per convenzione, al 25 dicembre, ecco coincidere perfettamente la purificazione della Vergine con la festa pagana di Giunone purificata. Nel tempo, la Purificazione della Vergine aveva preso il sopravvento sulla presentazione al tempio di Gesù, l’ultima riforma liturgica ha riportato al festa del Figliolo. Ma è rimasta l’usanza di chiamare questo giorno Candelora, Candelaia in Toscana e Ceriola, Siriola, Zariola in altre regioni, perché vi si benedicono le candele che saranno distribuite ai fedeli. Perché candele benedette in questo giorno particolare e non in altri? Perché durante i festeggiamenti a Giunone Purificata e Giunone Salvatrice i fedeli correvano per la città portando fiaccole accese. E nel VII secolo si svolgeva già a Roma, in occasione della festa cristiana, una processione notturna con ceri accesi. I fedeli giungevano a Sant’Adriano da ogni parrocchia della città e insieme confluivano tutti verso Santa Maria Maggiore. La benedizione delle candele è un’usanza successiva alla processione, ed è documentata a Roma tra la fine del IX e l’inizio del X secolo, probabilmente introdotta dal clero francogermanico. Venivano accese con un cero in una cerimonia simile a quella della veglia pasquale, mentre ora sono semplicemente benedette. Secondo la tradizione, i ceri benedetti erano conservati in casa dai fedeli e venivano accesi, per placare l’ira divina, durante i violenti temporali, aspettando una persona che non tornava, o che si pensava fosse in grave pericolo, assistendo un moribondo, durante le epidemie o i parti difficili. E Giunone era detta anche Lucina, dea della luce, protettrice tra l’altro delle partorienti.
Ai nostri giorni, febbraio ha perduto la sua connotazione di mese dedicato alla purificazione e ai morti, poiché il mese dei morti è stato spostato a novembre, nel quale inizia l’Avvento, periodo dal carattere purificatorio e di attesa della nascita di Cristo
Purtroppo nelle citta', ma anche nei paesi, si e' perduta l' abitudine di narrare le favole ai bambini e di tramandare le nostre belle tradizioni.
Buona fine settimana.
Vale

Gaetano ha detto...

Cara Teo, per un po’ ti ci devi adeguare. Sull’onda dei tre giorni della merla ti ho tirata in ballo per rispondere al post del matto del blog di Pier Luigi. Vai a leggere cosa ho scritto cliccando qui.
Buona domenica, gaetano

teoderica ha detto...

Caro Pier Luigi i ricordi sono come le ciliegie uno tira l' altro e tu mi hai fatto ricordare che mia nonna non mancava mai di andare alla messa della candelora , mi portava una candela anche per me e mi diceva che in caso di disperazione dovevo accenderla, io allora ci credevo poco e le candele chissà dove le ho buttate . Non ci credo nenche adesso però le avrei tenute per ricordarmi della nonna.

teoderica ha detto...

Caro Gaetano , con te non riesco a tenere i piedi a terra, le analogie mi rincorrono.Io come te ero la preferita della nonna che io ho amato in maniera totale, lei per me era un porto sicuro. Nella mia testa quando ho bisogno mi rivolgo a lei , e lei mi ha sempre aiutato è la mia buona stella. Del flauto Magico ne avevo già parlato con Piero che aveva fatto un bellissimo post, ed io ancora prima avevo come personaggio identificativo proprio Papageno.Infine il canto del Purgatorio con la Sapia l' ho riletto qualche settimana fa ed il merlo quindi era già in me. Gaetano io voglio stare coi piedi a terra tu mi fai volare ma io ho le ali piccole piccole , minuscole rischio di cadere. Un abbraccio.

Gaetano ha detto...

Capisco, cara Teo, ma se tu leggi da Pier Luigi il seguito del commento-post che hai letto, "Il laccio dell'amore", si sta con i piedi a terra prudentemente. Per dire che a volte le ali sono, appunto troppo piccole per sostenersi in volo mentre infuria, magari una bufera imprevista.
Ciao, gaetano e grazie dell'attenzione nei miei riguardi.

pietro d. perrone ha detto...

Questo post, i suoi commenti, anche se non vi ho partecipato direttamente, è/sono molto bello/i.
Si le vecchie tradizioni che l'uomo moderno ha consumato, correndo dietro ai vile benessere, ci tornano in mente, alle volte. Quelle storie, quelle favole, quelle legende, quei miti. Erano le nostre radici. Erano legate ad un'idea del mondo in cui l'uomo era l'interprete, era colui che poteva scoprire come erano fatte le cose. E poteva raccontarlo. Doveva raccontarlo, affinchè il racconto continuo rendesse vere quelle scoperte.
Ora, si sono sradicate tutte le radici e si sta seccando la pianta.
Ora sono gli scienziati a scoprire come è fatto il mondo. Quindi non c'è più bisogno di raccontare.
Quei racconti, quelle storie non erano mica la verità assoluta, lo erano solo finchè tutti gli credevano.
Oggi anche quella degli scienziati non è la verità assoluta. E' verità solo finchè la teoria provata dalla prova sperimentale (il nuovo modo di raccontare, se posso dirlo così, che adoperano gli scienziati)non viene, col tempo, superata da nuove teorie e nuove prove sperimentali (la scienza non è verità assoluta, epistéme, come direbbe qualche filosofo; è verità statisticata. Questo lo dicono gli scienziati, peraltro).
Anche il loro (degli scienziati), quindi, è un racconto. Ma non affascina come quello dei giorni della merla.

Dobbiamo continuare a raccontare. Per continuare a dare linfa a quelle radici che si stanno avvizzendo.
Non dobbiamo lasciarci rinsecchire dalla rincorsa verso il niente dei giorni nostri.
Sarebbe una rincorsa folle.

Grazie a tutti voi.

pietro d. perrone ha detto...

PS Errore di grammatica: legende è sbagliato. Leggende.

Gaetano ha detto...

Teo, ti voglio far notare che non hai disegnato una merla in volo, ma un altro genere di volatile. Vuole essere un gabbiano che sfiora il mare, in modesta parte in “immersione” momentanea. Forse sta valutando la possibilità di prendere un pesce per nutrirsi. Potrebbe anche essere una cicogna che anelavi impersonare, se ben ricordo.
Intanto quel gabbiano ha fatto un bel salto ed ora si trova nel blog di Pier Luigi e domani chissà dove.
Tu tracci le linee ed i colori come ti detta la tua interiorità. Perciò perché ti ostini a restare sotto la gonna della nonna dei ricordi? Anche io ho venerazione per la mia nonna alla quale ho dedicato i versi che sai, ma coraggiosamente mi ci svincolo, pur mantenendo fermo il suo ricordo. Era una levatrice e ha fatto nascere tanti bambini perché poi spiccassero il volo per il loro destino. Era veramente una cicogna lei.
Il volo del tuo gabbiano lo hai ben congegnato poiché hai tracciato parzialmente una linea di demarcazione orizzontale quasi a pelo d’acqua che mi porta col pensiero alla linea di galleggiamento dei vascelli. Rispetto l’altezza del quadro è il segno della condizione aurea. Infatti se prendi le misure la legge della sezione aurea è ben rispettata. Naturalmente come si fa a dar credito a simili concetti che pur si pongono per i dipinti di pittori del Rinascimento. Ma ho spiegato che un artista che si rispetti, e tu lo sei, è predisposto per simili concezioni strutturali senza bisogno che di prefigurarle a priori.
gaetano

teoderica ha detto...

Caro Gaetano ti voglio credere , perchè sono un' istintiva , ciò non toglie che la sezione aurea ho cercato di studiarla, come ho cercato di studiare la prospettiva , l' assiometria ma tutto ciò è lontano dal mio essere io mi devo immergere e se tu dici che sono predisposta ci voglio credere, perchè sai a volte mi dico che non voglio applicarmi alla matematica perchè sono pigra. Tu non hai lasciato la nonna ella è dentro di te, è parte di te,io a volte la sento in me, in fondo ho parte del suo DNA.Il ricordo del suo amore è forza per me, perchè lei era capace di essere per me un porto.Paola .