giovedì 15 gennaio 2009

OMAGGIO A MONDRIAN

Questo è un omaggio a Piet Mondrian ( 1872/ 1944) , da un suo lavoro ho disegnato col mouse un volto allegro per destabilizzare l' eccessivo rigorismo di Mondrian. Mondrian iniziò col cubismo ( vedi la serie degli alberi che culmina col MELO IN FIORE) per finire col Neoplasticismo o Astrattismo Concreto. Mondrian si allontana dalla realtà avvicinandosi alle tesi misteriose della Teosofia. Nasce in Olanda, studia a Parigi, poi va in Inghilterra ed infine a New York. E' influenzato anche dall' artista suprematista Malevich e dall' artista Van Der Leek. Nelle sue composizioni dominano le linee nere. I colori di Mondrian diventano puri, usa solo il bianco, il nero, il rosso, il giallo e il blù. Egli è legato alla matematica, tenta di ordinare il caso. La sua arte è un connubio fra caso/rigore. Il nero gli serve per esaltare la forma del rettangolo ( la losanga è la sua preferita) . Mondrian impersona il legame fra idea della forma/forma dell' idea.

2 commenti:

pietro d. perrone ha detto...

Nel tuo Omaggio a Mondrian ci sono i tratti che ti assomigliano.
Intitolerei l'opera Autoritratto in omaggio a Mondrian.
Non conosco bene la storia dell'arte moderna. Il modo astratto di dipingere - o non troppo figurativo, alle volte per niente - mi sembra abbia scacciato, o voglia scacciare, l'uomo dall'arte. Lo so, l'arte moderna si fonda sul rapporto con l'osservatore. L'autore deve estrarre da sè le proprie "intuizioni" ed offrirle allo spettatore. Lui, lo spettatore, prende quei prodotti e li fa suoi. A quel punto, quello che sente è la sua interiorità, che vibra, se vibra, all'unisono con l'opera d'arte.
Si, ve bene, ma la stessa cosa avveniva anche con i grandi dl Rinascimento, o con i Fiamminghi, eccetera.
Anche loro mettevano nello spazio metafisico dentro la cornice il frutto delle proprie intuizioni. Ma lo facevano cercando di comunicare agli osservatori le priprie idee (immagini) della vita, dell'uomo, della natura, del creato, dei santi, degli dei di ogni religione. In più, era tanto l'amore con cui porgevano quel dono, che cercavano di munirlo del sigillo della Perfezione, del Bello, del Vero...
So anche io che i pintori moderni non sono tecnicamente da meno dei grandi del passato.
Ma forse - la mia è una domanda - sono artisticamente malati, figli perfetti di una società che non riesce più a stabilire una convenzione ELEVATA per comunicare con chi è di fronte. E' come se si fosse deciso di lasciare solo al caso la possibilità di trasmettere il messaggio che l'artista ha pensato. Non è che per un pintore moderno, il proprio quadro non sia altro che un messaggio in un bottiglia che vaga tra le correnti degli oceani senza fine? Questo paragone mi sembra calzante. Un pò triste, ma coerente.
Perchè Botticelli, o Raffaello, o Leonardo, o Rembrandt, cercavano di trasmettere un messaggio "in chiaro", su cui ci si poteva intendere, mentre oggi, i messaggi di un Mirò, Kandinsky, o i tanti altri moderni, il messaggio è criptato?

PS. Mi piace raccontare storie. Le storie che m'immagino sono poche ed in genere non le racconto a nessuno. In genere si tratta della tappa successiva di una storia già conosciuta.
L'idea del David che piange - a cui hai risposto in maniera troppo "politica", dividendo il mondo, quel mondo mediorientale, in buoni e cattivi, dove di buoni ci sono tutti quelli che soffrono, ebrei o musulmani che siano, e di cattivi ci sono quelli che impongono quelle sofferenze, senza differenza di popolo, colore di pelle o sesso - l'idea del David che piange, è la continuazione della storia dei popoli oppressi. Hanno combattuto. Hanno vinto, qualche volta. Più spesso hanno perduto. Allora, anche gli eroi, anche quei pochissimi eroi che hanno la fortuna di non essere onorati solo dopo morti, si accorgono che tra le mani gli è restata solo una fionda inutile ed insanguinata. Svanita l'illusoria inebriante ebrezza della vittoria, che dona l'attimo fuggente della fiera onnipotenza, nei loro cuori, senza che possano difendersi, si deposita un velo di malinconia. Quando lo sollevano, per scoprire cosa nasconde quel velo - non lo fanno spesso, perchè troppe volte agli eroi di guerra manca un cuore, non ce l'hanno mai avuto, in quei casi, sotto il velo scoprono un vuoto incolmabile - ma quando lo sollevano, quel velo, scoprono che è solo un sudario, caduto a dare pietosa copertura, nessun sollievo, alle piaghe infette che li avevano spinti al combattimento.
Allora perdono ogni illusione. Si ritrovano dolenti, piagati. O peggio, vedono il Nulla che hanno al posto del cuore. In quel posto ci doveva essere qualcosa che apparteneva all'Essere dei filosofi, non il Nulla che pietrifica.
Uno di quegli eroi è Davide. Lui, sollevato il Sudario, vede gli occhi spenti di Golia. Sente il freddo della morte pervadergli le membra, i piedi scalzi, le mani rattrappite, i muscoli strappati dallo sforzo.
Non ha neanche qualcuno più contro cui combattere. I suoi cari, gli amici, i concittadini, impauriti da tanta incontrollabile forza intrisa di purezza, con diffidenza, lo abbandonano piano piano al suo destino di solitudine e dolore.
Quando capisce, piange!!

teoderica ha detto...

Non merito i tuoi commenti. Col David hai ragione, ma siccome io sono triste lo volevo fermo nell' attimo vincente, nei miei post persi ve ne era uno che si chiamava ...Vittoria o Sconfitta ..vi era una Nike di Samotracia con un' asta/croce/rovesciata il cui significato era proprio quello che tu hai descritto così bene.Mi sembra che tu abbia centrato bene anche l' arte contemporanea che è sempre specchio del suo tempo e cosa è l' uomo oggi? Io mi sento meno di una bottiglia nell' oceano, la bottiglia almeno può arrivare da qualche parte.Un altro motivo è semplicemente ......la macchina fotografica, come competere con lei, allora si sono cercate altre maniere , altri mondi, altro. Hai anche occhio , il mio viso è quello che uso perchè è quello che ho a portata di mano e che voglio scandaglare per capire cosa diavolo sono o voglio .Grazie per il bellissimo commento. Ciao.