sabato 14 marzo 2009

OTIUM LUDENS

Inaugurata il 14 marzo a Ravenna " OTIUM LUDENS" ( fino al 4 ottobre negli spazi espositivi del Complesso di San Nicolò) Ravenna rappresenta l' unica tappa italiana di un eccezionale tour internazionale , che partito dall' Ermitage di San Pietroburgo terminerà negli Stati Uniti e nell' Australia. La mostra comprende duecento reperti tra affreschi, stucchi e oggetti , tutti provenienti dalle ville marittime di Stabiae. La mostra di Ravenna approfondisce il legame con i rinvenimenti delle ville della città vesuviana di Stabia e la conoscenza delle sue vicissitudini, legate principalmente all' eruzione del 79d.c.

EROS HA SCOSSO LA MIA MENTE


Eros ha scosso la mia mente
come il vento che giù dal monte
batte sulle querce.

Dolce madre, non posso più tessere la tela
domata nel cuore dall'amore di un giovane:
colpa della soave Afrodite.

Sei giunta, ti bramavo,
hai dato ristoro alla mia anima
bruciante di desiderio.

SAFFO

10 commenti:

Annarita ha detto...

Avevo già letto la notizia su Archeoblog. E' fantastico! Questa non me la perdo di certo. Sino agli inizi di ottobre, troverò il modo per esserci.

L'evento è affascinante! Le connessioni con le vicende legate alla più famosa eruzione vulcanica di tutti i tempi sono troppo ghiotte.

Andare indietro nel tempo...

Gli antichi romani non si erano resi conto che il monte Somma (nome antico del Vesuvio) fosse un vulcano. La fitta vegetazione che lo ricopriva non ne permetteva un riconoscimento sicuro.

Nessuno degli abitanti della zona compresa tra Pompei, Ercolano, Napoli e Nocera sapeva a cosa stava andando incontro. In realtà c'erano state delle avvisaglie: nel 63 d.C. una serie di terremoti aveva colpito la zona e le scosse si dovevano essere ripetute negli anni tra il 63 e il 79, visto che Plinio il Giovane riporta che, nei giorni immediatamente precedenti all'eruzione:

"per molti giorni si erano succeduti terremoti, ma non temevamo perché essi sono comuni in Campania"

Buon week end, Teo!

Gaetano ha detto...

Le NDE

"Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente...Prima o poi, i morti diventeranno un tutt'uno con noi; ma, nella realtà attuale, sappiamo poco o nulla di quel modo d'essere. Cosa sapremo di questa terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea nell'eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo." (Ricordi, sogni e riflessioni pubblicato solo nel 1961, di Carl Gustav Jung, medico psichiatra e pioniere della psicoanalisi, in seguito ad un incidente, una frattura e un successivo infarto lo avevano portato in coma.)

Le esperienze ai confini della morte, anche note come NDE (acronimo per l'espressione inglese "Near Death Experience", a volte tradotto in italiano come esperienza di pre morte) sono esperienze vissute e descritte da soggetti che, a causa di malattie terminali o eventi traumatici, hanno sperimentato fisicamente la condizione di coma, arresto cardiocircolatorio e/o encefalogramma piatto, senza tuttavia giungere fino alla vera e propria morte.

I diversi tipi di esperienze

Questi soggetti, una volta riavutisi, hanno raccontato di aver vissuto esperienze che si possono dividere in due grandi gruppi:

* esperienze ultraterrene: il soggetto vive un'esperienza ultraterrena, vedendo a volte strane entità o parenti morti, e attraversando luoghi come tunnel di luce o spazi aperti che molti identificano in base alla religione praticata (paradiso, inferno, ecc.);
* esperienze extracorporee: il soggetto si allontana in volo dal suo corpo ed assiste agli eventi che accadono intorno a sé (ad es. alle cure mediche) "dall'esterno"...

gaetano

teoderica ha detto...

Cara annarita , nel periodo estivo nei giorni di martedì, mercoledì, giovedì e venerdì la mostra si potrà vedere sino alle ore 23. Il programma non è ancora pronto ma in queste serate oltre a degustazioni varie saranno organizzati concerti, conferenze e proiezioni di vecchi film storici.Un bacio.

teoderica ha detto...

Caro Gaetano , già da bimba mi preoccupavo della morte, credendo che che anche gli altri bambini avessero di queste preoccupazioni. Nel periodo adolescenziale, ancora peggio, mi sono avvicinata alla lettura della mano, ai tarocchi, alle carte dell' oroscopo , ai libri tipo " La vita oltre alla morte".Ogni tanto mi calmo, il lavoro mi assorbe completamente, ogni tanto la consapevolezza del nulla mi avvolge col suo manto liquido.Certe volte non mi piace niente, e me ne vergogno pensando a chi ha problemi di sopravvivenza e non ha tempo per queste mie fisime.Già da molto piccola circa 7/8 anni mi interrogavo sull' infinito ( che riesco a comprendere) ed il nulla ( che non riesco a comprendere)Queste premesse per dirti che molto probabilmente ci siamo già creati una nostra idea sulla morte per salvarci dal nichilismo ( che se fosse totatale ci suicideremmo)e quindi esperienze ultraterrene o extracorporee dipendono semplicemente dai nostri pensieri. Un abbraccio.

Gaetano ha detto...

Che fai Paola ti svincoli? Non mi chiedi ma che c’entra NDE?
Ma è vero pure che non fai che postare argomenti che si sono incanalati in una spirale che si sta approssimando alle cose della morte. Sento dire “non si tocchi Caino”, ma lo hai fatto e pure altri amici qui da te. Io non l’ho fatto per non mettere benzina sul fuoco.
Oggi hai posto sul tuo palcoscenico, una tragedia che l’uomo contemporaneo ha trasmutato in felice OTIUM LUDENS.
Perciò in questi giorno tutti a Ravenna e poi non resta che l’ultima tappa del treno dei reperti di Castellammare di Stabia, Pietroburgo, (meglio “San Pietroburgo”) proprio il giorno di Pasqua.
Nulla che possa preoccupare essendo due feste che vanno d’accordo per ragioni ludiche. Ma qui, in questo Forum si finisce sempre per scivolare sui retroscena dei post a commento e tu hai dato pure i numeri quando si parlò di un certo arcano di Ravenna. Intanto la spirale suddetta stringe e fa capire che la morte vuole la sua parte di discussione.
Come a voler presagire che gli “Otium Ludens” non vanno al Santo di Pietroburgo per far solo divertire, in relazione alla concezione senechiana di “otium”. Termine che oggi si traduce in legittima vacanza indispensabile per tutti, ma non per l’“uomo/ Che lavora nel fango/ Che non conosce pace/ Che lotta per mezzo pane/ Che muore per un sì o per un no...”.
Chissà, per la strana relazione di PASQUA e OTIUM LUNDENS a Pietroburgo, mettiamola come effetto di “serenditipy”, si insinua in alcuni di noi, i più fragili nell’interiorità, l’idea che sia l’incontro di due concezioni intimamente contrarie.
Esempio i due leoni ermetici come quelli numerici del mio E-BOOK .
Sappiamo il lato buono di “otium” che non è il dolce far niente, ma la vita ritirata dedita allo studio, alle lettere come alla filosofia, di senechiana memoria. Ma è vero pure che le vacanze sono proprio il dolce far niente per un legittimo riposo. E della ricorrenza di Pasqua?
Il termine Pasqua deriva dall’aramaico “pasha” che corrisponde all’ebraico pesah, il cui senso generico è “passare oltre”. Il significato della parola non è del tutto certo. Un gruppo di Padri della Chiesa d’origine asiatica collegano la parola pascha al termine greco pàschein, che significa soffrire
.
Mi sa che l’uomo dei versi di Itzak Katzenelson, suggeriti da Pier Luigi, “festeggi” Pasqua tutti i giorni e gli altri, naturalmente l’otium senechiano, naturalmente anche a Pasqua!

Ecco che a causa o ragione del suddetto scontro delle “due Pasque di Sanpietroburgo”, si affacciano le preziose cose di NDE che abbisognano però di “terremoti” per scuotere le coscienze, quanto basta per “cadere da cavallo” (ecco un altro tuo post che si ripresenta).

gaetano

Pier Luigi Zanata ha detto...

Chissa'... forse questa estate potrebbe essere una buona occasione per ''giocare e oziare'' in quel di Ravenna e magari assaggiare il promesso caffe'.
Buona serata
Vale

teoderica ha detto...

Forse caro Gaetano , quando la morte soffia ( pasqua = passare oltre è una festa in cui si mangia l' agnello sacrificale)che serve meditare o redimersi meglio " otium ludens" meglio il Don Giovanni che si getta ridendo nel baratro tanto non ci si può fare niente. Ciao.

teoderica ha detto...

Caro Pier Luigi , se vieni a Ravenna giocherai ed ozierai con la bicicletta , che è il mezzo più usato qui da noi. Ciao.

pietro d. perrone ha detto...

Paola, i versi di Saffo sono la vita che un poeta sa infondere alle parole. Il desiderio prende le forme di Afrodite. Il desiderio dell'amore che lei ha saputo cantare facendolo diventare eterno.
Saffo ha fatto diventare terna la vita dei suoi versi, il desiderio di amare. la figura di Afrodite.

Non morte, Gaetano, ma Vita eterna.

Un altro passaggio: penso alla materia. Inanimata. Penso alla materia inanimata del cosmo, delle galassie, delle comete, delle meteore, alla polvere ed alle radiazioni cosmiche, alle fiamme che ardono le stelle. Non c'è traccia di vita, in questa realtà.
Ma la vita siamo noi, io, tu, Gaetano, Pier Luigi, Annarita, stella, e tutti gli altri, i nostri figli, i nostri cari, e tutti gli sconosciuti. Questa vita si propaga. Forse parte da questo piccolissimo pianeta per infettare il vuoto cosmico. Oppure è una reazione chimica che meglio di un miracolo è in grado di trasformare la materia inanimata, morta, in qualcosa che piange, che geme, desidera, pena, perisce sotto la cenere del Vulcano. Quella cenere che assomiglia alla polvere dei pianeti morti. Pianeti che vorticano nel nulla, come i ballerini sufi di Konia. Ma i ballerini di Konia sentono la vita scorrere sotto i loro piedi e armonizzarsi nei loro vortici. I pianeti no, anche se vorticano per milioni di anni.
E la polvere del vulcano, come un vortice di polvere del cosmo, seppellì Stabia, Pompei, Ercolanum etc. Ma la vita di lì rinacque. Per perire nuovamente quando il vulcano vorrà vendicarsi di tanta impudente irresponsabilità. Ma ancora una volta la vita pullulerà, trasformando quella polvere eruttiva in dolcissimi pomodori e succosi acini d'uva.
E' questo il miracolo della vita.
Non la morte.
La vita, che infetterà il nulla, partendo da questo infinitesimo punto, spingendosi nel vuoto dell'universo, infettando pianeta dopo pianeta, stella dopo stella, galassia dopo galassia. Per milioni e miliardi di anni. Fino a quando il tempo potrà misurare questa mirabile professione di gloria.

Gaetano ha detto...

Miei cari amici, io non ho nominato Stabia, che fu vittima del Vesuvio, bensì Castellammare di Stabia, quindi dei vivi. Cioè dell’uomo e della vita che egli possiede in sé di generazione in generazione, insieme alla morte, cosa inevitabile, ma non del tutto.
Saffo fu una grande poetessa e come tale era divina nel vestire di luce ogni cosa: di qui un manto sinonimo di vita eterna. Per mano sua la donna si vestiva di sole (a tal punto che le fu cagione di illazioni sul suo conto) analogamente a quella dell’Apocalisse giovannea. Abbagliava in modo sublime, ma per l’uomo nella sua caducità, non era altro che la stessa donna, ma a cavalcioni della bestia, “ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle”.
Indubbiamente, non questa donna genera il figlio della vita, ma l’altra “vestita di sole” (ma fa tanta differenza?), ovvero ammantata di stelle (infatti sono dodici a detta di Giovanni). Ma la bestia cavalcata dalla prima donna (la stessa) fu capace di tenere per sé quattro di queste stelle (un terzo). Dunque se in apparenza il figlio rapito in cielo era nelle mani di Dio, a ragione di queste quattro stelle era anche nelle sue mani di drago, ovvero di Uomo.
Che porta questo mio ragionare quasi da pazzo? Che la vita in effetti è qui fra noi ma ce la lasciamo sfuggire divisi continuamente come siamo a causa di abbagli continui. Ed è ciò che ho cercato di dire nel mettere a confronto i due veri causali dei guai dell’uomo diviso fra gli Abele e i Caino e noi farcene una ragione di vita. Ma non è facile a questo punto venirne fuori vittoriosi senza soffrire, giusto il vero significato della Pasqua che porta alla resurrezione già in vita, almeno in virtù delle 4 stelle. Ed in modo traslato è come hai detto tu Paola, ma cogliendone solo metà del segreto, con Don Giovanni che si getta ridendo nel “baratro” che è appunto la Pasqua.
All’indomani nulla sarà cambiato, male che vada, qualcosa in noi ci incoraggerà a prendere le cose della vita con rinnovata speranza e forza d’animo. Sarà come ha detto Pier Luigi: “Chissà... forse questa estate potrebbe essere una buona occasione per '”giocare e oziare'” in quel di Ravenna e magari assaggiare il promesso caffè”. Non senza il piacere rinnovato dell’uso della “bicicletta” suggerito da Paola.

gaetano