sabato 28 marzo 2009

RISPOSTA DI GAETANO BARBELLA AL COMMENTO DI PIETRO D. PERRONE


Pietro, la tua intelligente riflessione e il fatto di vederti in mia sintonia mi spinge ad approfondire le cose che hai rilevato con dovizia sulla peculiarità del pensiero limitato solo al genere umano.
Sul punto a favore dell’intelligenza umana inimitabile se ne parla nel libro da cui ho tratto i due capitoli di Am-Eurisko e Cyc, le macchine a Ia. Viene detto infatti che molti, su libri e riviste, hanno decretato la morte dell’Intelligenza Artificiale. Secondo il fisico e matematico Roger Penrose nessun programma potrà mai essere cosciente e creativo. Per il filosofo John Searle nessuna manipolazione di simboli può portare alla comparsa di una mente. Secondo l’informatico Joseph Weizenbaum l’IA, se anche fosse realizzabile, sarebbe immorale.
Dunque le cose ritornerebbero in un certo senso in mano ai filosofi, gli unici i grado di seguire il pensiero e trarne i lumi nonostante la battuta di Pier Luigi sui due filosofi?
Però mi sovviene il pensiero di un noto filosofo il bresciano Emanuele Severino, docente di ontologia fondamentale all’università vita-salute del San Raffaele, che intervenne, insieme ad altri accademici di altre discipline, ad una rubrica messa su da Newton RCS Periodici con il servizio «Scommetti sul futuro» su Internet, [http://newton.corriere.it/tools/newton-futuro07/newton-futuro07.shtml].
L’intervento di Severino aveva per titolo «LA TRADIZIONE OCCIDENTALE SARÀ DISTRUTTA. E IL MONDO SARÀ GOVERNATO DA UNA TECNICA SENZA ETICA» e questo di seguito è la sua opinione relativa.

«La tendenza in atto - egli sostiene - fa intravedere sempre più radicalmente la distruzione della tradizione occidentale e siccome l’Occidente è alla testa del Pianeta, assisteremo alla disintegrazione dei valori che hanno dominato la Terra. Questa distruzione è operata dal pensiero filosofico degli ultimi due secoli, che mostra ciò che comunemente viene chiamata la morte di Dio, cioè la fine di ogni verità assoluta, di ogni fondamento, di ogni centro del mondo. Se non c'è alcun Dio, e cioè nessun limite, nessuna verità che argini e guidi l'azione dell'uomo, allora la scienza e la tecnica hanno via libera, ricevono da parte della filosofia del nostro tempo l’autorizzazione a procedere al dominio totale delle cose. Sto parlando di una tecnica e di una scienza che tendono ad avere sempre più come scopo l'incremento della capacità di produrre scopi.

Avremo un mondo regolato dalla scienza, che ha la scienza come autoreferente, ma con questa essenziale precisazione: non sarà la scienza degli scienziati che intende in modo ingenuo la tecnica come strumento. Fino a quando c’è un’ideologia, che in laboratorio dice al tecnico fermati, perché oltre un certo limite tu non puoi andare, altrimenti ti scontri con il mio messaggio cristiano o islamico, oppure umanistico, questa tecnica è debole. L’etica non è più ciò che era un tempo, cioè la guida che dice alla tecnica: “Tu puoi arrivare fin qui e non oltre”. Ma è la tecnica a servirsi dell’etica, per aumentare la sua stessa potenza.».

E questo è il commento che feci insieme a tanti altri prime e dopo di me:

Contraddizioni.
Non mi cimento ad arginare un torrente immaginario così impetuoso e disastroso ai danni della tradizione occidentale, come quello descritto dal prof. Severino, nel ritenerlo un fatto quasi scontato. Egli nemmeno si rende conto che implicitamente ha fatto morire egli stesso Dio con l’esprimere dei dubbi ideologici sul suo potere. Se il prof. Severino ritiene basilare l’esistenza di Dio, l’unica sicurezza per un vivere etico, non ha senso la negazione col ritenere quasi scontato che egli muoia. Altrimenti che Dio è? Non si tratta di avere fede o no, ma di una convinzione che proviene dalla ragione: è un fatto matematico. Sono perplesso per tutto ciò che ha detto il prof. Severino su Dio quando penso a quel che aveva affermato in un articolo di fondo, sul Corriere della Sera di lunedì 4 aprile 2005, sul conto del defunto Papa Giovanni Paolo II. Il titolo dell’articolo era «La forza che manca al mondo laico». Si trattava di una forza straordinaria che il filosofo bresciano riconosceva nel Papa e quindi anche nella sua Chiesa - secondo la mia visione - ma che non ravvisava nel mondo laico. «Nessuno ha saputo fare per il tempo che viene quello che il Papa ha fatto per il tempo che se ne va», egli affermò. Dunque in virtù di che cosa Iddio viene glorificato e si carica di potenza al cospetto di coloro che lo rinnegano, se non con la forza e il coraggio dimostrato da questo Papa, e chissà quanti come lui? E se il prof. Severino intravede che «Il mondo laico, si limita a galleggiare: non vede più la potenza che all’inizio del nostro tempo ha distrutto la tradizione. La potenza del pendio» e «Forse intravede la tragedia che, a valle aspetta il torrente, ma evita di guardarla in faccia e di assumersi la responsabilità del presente» (parole dell’autore, il prof. Severino), ebbene sarà anche la stessa cosa per la «scienza e la tecnica», nelle mani del mondo laico in balia delle onde. Resterà ciò che deve salvarsi, quel mondo che ha saputo tenere salda la fede di Dio, quello del Papa «venuto da lontano» tanto coraggioso e intrepido. Gaetano Barbella.

Si capirà che non sto a formulare il mio pensiero sul tema sviluppato dal prof. Severino, ma solo a far rilevare che questi è in contraddizione con sé stesso.

Cari saluti cumulativi,
gaetano
28 marzo 2009 10.34

5 commenti:

Gaetano ha detto...

TRE PIE DONNE
Cara Paola, tu non sai quanta sofferenza mi assale subito dopo aver postato delle opinioni su questo o quello. La causa è perché quasi sempre esse non hanno appigli se non attraverso di me e solo me. E non sempre la cosa funziona. Tant’è che tu stessa sei incerta sulle mie fantastiche concezioni appena, appena, agganciate ad tenui fili della realtà. Col post di Alice, si può ben dire che mi arrampico sugli specchi, impresa impossibile, salvo a possedere ventose come quelle dei cefalopodi, i comuni polpi e piovre.
Tutto questo per dire che nel veder comparire come post, e non come solo commento, un mio scritto ne segue un vera e propria crocifissione fin tanto che si profila un commento favorevole ed allora la cosa mi solleva ed è come risorgere.
Ma a parte tutto ciò ora sono spinto a porre in evidenza il lato coreografico legato a questo post ma anche ad altri. Si tratta di ciò che proviene da te. Più volte ho impostato commenti a riguardo e mi sono trovato allineato al tuo pensiero che cercavi di esprimere col disegno.
Ecco ora vedo tre donne tutte uguali ma col solo busto, mentre in precedenza era una sola tutta intera. Come a immaginare un candelabro a tre bracci. Ed in relazione al supposto Cristo in croce in me, esse possono correlarsi alle tre pie donne del lontano Golgota, la madre di Gesù, sua sorella Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Suggestiva questa mia visione ed ancora più se correlata al tempo pasquale in immediata prospettiva.
Di chi la crocifissione se non della filosofia per via dell’opinione contraddittoria del Prof. Severino che abita non tanto distante dalla mia abitazione. Tempo fa ci sentimmo per telefono ma aveva fretta perché stava per fare un viaggio... In realtà avendo riesumato la sua questione esaminata qui, sono io a portarne il peso, visto che lui neanche sa della cosa. Magari è felice e contento per i fatti suoi... Ma io credo che tutti i nodi vengono al pettine, salvo a diventare “calvi” che è ancora peggio.
In relazione alle tre donne della tua immagine di questo post, mi viene di raccontarti un sogno fatto forse all’età di sette anni. I miei sogni non sono frequenti e tutti sono oscuri e tenebrosi e quel che conta è che mi recano sempre molta pena, ma riesco a sopportarla. Non mi è mai capitato di avere visioni notturne luminose.
Il sogno in questione si presentò in quattro quadri. Nel primo mi vedevo fra le braccia di una donna che mi dava l’idea che fosse mia madre ma solo vagamente. Era ritta e i suoi piedi fin quasi al limite delle gambe era immersa in un bidone di escrementi. Nulla che mi turbasse, quasi già a capire ancora da infante che si trattava di visioni allegoriche.
Nel secondo quadro mi vedevo posto su una croce, ma non soffrivo al punto da avere il modo di abbassarmi restando con la mano sinistra inchiodato alla traversa della croce, mentre con l’altra indicavo al carnefice (che non vedevo) il giusto punto per porre il chiodo sui piedi. Poi guardando indietro vidi tantissime crocifissioni in uno scenario cupo e rossastro.
Nel terzo quadro mi rendevo conto che nel mio petto giaceva qualcuno in stato avanzato di putrefazione. Era vivo e mi fissava ripieno di palese sofferenza e si mostrava fra il severo e no, non so definire la cosa.
Nell’ultimo quadro, il quarto, vedevo non tanto distante dal mio punto di vista, un’ampia collina verdeggiante e al suo colmo tre donne.
Molti anni fa, recandomi a Chiari, un paese non tanto distante da Brescia ove abito, visitando una Chiesa che era dei Salesiani, ebbi un sobbalzo nel vedere a ridosso di un altare laterale una pala con l’esatta raffigurazione (ti assicuro che era così) del quadro della crocifissione sognata da piccolo!
Buona domenica,
gaetano

teoderica ha detto...

Caro Gaetano il tuo commento ( unitamente a quello di Pietro) era talmente "alto" che non ho resistito all' istinto a pubblicarlo.Nel commento di Pietro ho messo un' unica figura perchè Pietro è la "pietra" , egli è così lucido, chiaro ed ha la capacità di rendere semplice l' oscuro.Tu invece, ( Gaetano da Gaeta che significa " luogo cavo" che io ho riempito con più figure,ma più deboli)devi sempre riempire il cavo con nuove idee , appigli, fili , e qui sta il tuo fascino.Tra l' altro è in uso nelle Università americane fare riunioni in cui ognuno " la spara più grossa" per lasciare libertà alla creatività.Ed un filosofo deve cercare , cercare sempre di riempire i vuoti. Poi hai " tirato" fuori Emanuele Severino, il filosofo per eccellenza di oggi, adorato dai suoi seguaci, difficile da comprendere , e lo contraddici, qui sta la tua grandezza, io non so risponderti, non sono in grado, ma spero ti risponda Pietro che conosce bene Severino. Mio figlio, mi confonde le idee, perchè ama Severino ma mi spiega i suoi concetti in modo inverso da quello della critica ed io sono affascinata da Severino ma capisco meglio ad esempio una sua allieva come Luisa Muraro che si spiega in modo più chiaro. Che dirti , sulla crocifissione sognata da piccolo, forse avevi visto l' immagine da qualche parte o forse se l' universo è governato da "numeri" anche la nostra piccola esistenza lo è.
Buona domenica anche a te.

pietro d. perrone ha detto...

Cara Paola e caro Gaetano (o povero, per i tuoi sogni e la pena che dichiari quando sei in diretta web),

Severino. Ho letto tanto di Severino, tanti libri suoi, forse sei o sette ed altri ancora ne ho in biblioteca.
Io mi sono fatto un'idea del suo pensiero, che è questa.
Lui analizza il pensiero filosofico che va dai greci ed arriva fino a noi. Grazie a questa analisi arriva a due conclusioni (o punti di partenza per nuove riflessioni, se si vuole).
La prima. Il pensiero occidentale (il pensiero filosofico da Platone in poi, nella linea tradizionalmente occidentale) ha tradito le radici da cui nasceva. Quelle radici stavano nella filosofia di Parmenide, che affermava un'idea di verità assoluta, vera, fondata su un concetto di Essere (tutto ciò che è) totalizzante, onnicomprenvivo. Come dire che ciò che è deve essere sempre tenuto presente nella sua interezza, anche se ne prende in considerazione solo una frazione, come un albero, per esempio. In questo modo, quando si pensa ad un albero si pensa contemporaneamente a tutto ciò che esiste, in cui è compreso anche l'uomo che pensa. La filosofia occidentale invece pensa le cose distintamente, separandole una dall'altra. Così, da un lato, l'uomo ha la possibilità di appropriarsi di tutte quelle cose, può usarle, ed usandole può diventare padrone del mondo. Come dire, che partendo dall'uso della prima pietra come utensìle, o del fuoco come tecnologia, si è arrivato alla scienza ed alla tecnica moderne.
La seconda. conclusione. Partendo dall'idea di scienza e tecnica appena detta, egli dice che la nostra epoca contemporanea è caratterizzata da un fatto nuovo. E cioè che la potenza, la forza (ed anche, direi io, l'appeal) della scienza e della tecnica sono diventati tali da aver sottomesso interamente il pensiero filosofico anche quello occidentael.
E poichè la scienza non offre alcuna Verità, ma soltanto transitorie certezze sperimentali, l'uomo è rimasto nel Nulla. Intendo dire che, se la filosofia era nata presso i Greci per cercare la Verità, per trovarla su basi di certezza razionale inconfutabile e non con la forza della tradizione o con l'abbagliante instabilità del pensiero mitologico, la fine del processo cui si è arrivati oggi sarebbe un chiaro fallimento. L'uomo, dice Severino, ha bisogno di certezze e Verità. Ma nessun pensiero, dice lui, nè quello religioso (metafisico, come credo lo chiami lui), nè quello filosofico, nè quello scientifico-tecnologico è in grado di soddisfare questo bisogno.
Questo in sintesi (profana) la sua idea. Fin qui, direi che ciò che dice coglie nel segno, descrive bene e con acume la realtà.
Io però ho molti dubbi da qui in avanti. Cosa c'è in alternativa al pensiero Occidentale? Negare sè stessi, la propria civiltà, pur vedendone i limiti, mi pare quasi un paradosso. Potrebbe essere come desiderare di suicidarsi per assumere altre sembianze. Troppo pericoloso. E poi, chi dovrebbe indicarci la via? E verso dove? Lui, al riguardo non è affatto chiaro, non si propone neanche, a dire il vero, come una guida.
E poi, l'Essere di Parmenide, non voglio dilungarmi davvero troppo in questo commento, vi annoierei da morire, ma io al riguardo ho l'impressione che quell'Essere sia pura metafisica. Un specie di altro Dio, non ultraterreno, non infraterreno, non il dio della Ragione, nè quello della Scienza e della Tecnica. Ma il Dio del Tutto. Che ha bisogno dei suoi sacerdoti, degli officianti, dei riti. Perchè un inestricabile, immobile, eterno Essere, sferico, pieno di sè dappertutto, senza distinzioni nè divisioni, di cui possiamo avere solo raffigurazioni estemporanee, apparenze fallaci, un Essere di tal fatta potrà essere spiegato agli Ignoranti non filosofi solo come fosse un altro Dio.
Però Severino è affascinante per la lucidità della sua analisi. E' cristallino nel lasciar passare la luce delle critiche al pensiero Occidentale. Fino alle conclusioni che ci vedono in balia di un apparato Scientifico-tecnologico sempre più potente e che si sta strutturando come apparato di potere, che scaccerà e distruggerà ogni altro apparato di potere ideologico.

Ma io penso che essere laico, ermeneutico, socratico, dubbioso, ci può difendere. Laicità vuol dire non credere fideisticamente a chi dice di essere un Profeta di Verità. Il laico diffida di qualunque profeta.
Il laico ragiona, cerca di capire, si assume la responsabilità delle proprie azioni. E' disposto a pagare le conseguenze del proprio agire. Non delega ad un Aldilà, ad un Giudizio successivo (universale o parziale), la valutazione delle proprie azioni. Può sbagliare, e lo sa. Ed è pronto a ricredersi non appena si accorge di un suo errore, sia se gli è mostrato (l'errore) dalla propria coscienza, o da quella civile, o da quella di qualunque altro essere umano. Ha rispetto di sè, degli altri, anche di quelli che devono ancora arrivare, della natura di cui è consapevole di essre solo un'infinitesima particella...

teoderica ha detto...

Caro Piero, come al solito sei stato molto chiaro,ed ho capito qualcosa, mi piacerebbe pubblicare anche questo commento, ma non voglio abusare delle tue doti, lo pubblicherò solo se tu mi dai il permesso. Ciao.
PS Come è andata la giornata del FAI? A Ravenna ( si visitava Palazzo Vitelloni , oggi di proprietà di una banca) non tanto bene , perchè diluviava.

Ruggero ha detto...

un mucchio di stronzate. i profeti e le religioni sono cose da bambini. quando si cresce si dovrebbe cominciare a occuparsi di cose utili. tipo curare i malati e vendere il salame. davvero tutti questi preti mi hanno rotto il cazzo. andate a fare i missionari se volete guadagnare due soldi. almeno quelli sarebbero meritati, invece di prenderli per dire minchiate a chi vi da retta.
e tutti gli altri, un consiglio. non fasciatevi troppo il capo con l'intelligenza artificiale, le idiozie di Penrose, e i filosofi (anche quelli farebbero meglio a cambiare lavoro). quello che ci appare come 'intelligenza' non e' altro che il prodotto della rete di neuroni che ci ritroviamo nella testa. non ci vorra' molto (una decina d'anni) prima che se ne costruisca una maggiore di quella che si trova in media tra gli animali del genere homo.
ponete l'attenzione su problemi di altro tipo invece. quelli seri. la salute e' uno. l'altro e' il benessere. c'e' ancora diversa gente sulla terra che mentre stiamo a sparare boiate sui blog muore ogni secondo, e di malattie di cui gia' conosciamo il rimedio.
datevi da fare.