mercoledì 25 marzo 2009

KRIMINI



GLI ALBINI DELL ' AFRICA DELL' EST
VITTIME DI CACCIATORI DI PELLE E DI
ORGANI.


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5 commenti:

Annarita ha detto...

Già visto e commentato dal fratellino. E' scandaloso oltre che disumano che queste azioni non siano contrastate e che se ne taccia addirittura, quando si sa benissimo che avvengono da tempo.

Un caro saluto.
annarita

ps: non hai letto da me la storia di una donna straordinaria.

Pier Luigi Zanata ha detto...

Grazie teo, questi reportage sono importanti perche' testimoniano spregevoli krimini contro l' umanita'.
Vale

Gaetano ha detto...

L’ALBINISMO

Cara Paola,
sei troppo frettolosa e credi di poter concludere la visione di un tema che hai posto col precedente post, non immaginando che la soluzione che vi riguarda, esulando da ciò che è possibile secondo la ragione, ha sempre le gambe corte. La salvezza, che tu invochi disperatamente e che riponi nella speranza rivolgendoti quale credente a Dio, può essere alle porte ma l’uomo di questa epoca, che sembra in declino, non la può intravedere poiché è presa dalla lotta e dalla necessità di diffondere a tutti la macabra realtà della morte che imperversa sul nostro pianeta. E non c’è verso che si creda in altro modo basato sulla rinuncia alle dispute fratricide. Si arriverà al punto che saremo tutti degli “Albini” e cannibali di altri “Albini” a vari livelli sacrificali, così facendo. È vero anche che è ancor peggio credere che la questione venga da sé, come per opera e virtù dello Spirito Santo e stare in attesa di una manna che ci piove dal cielo, rinunciando alla lotta e alla diffusione della verità.
Perciò non è affatto inutile disporsi così come stai facendo, è così che va fatto in onore della coerenza con ciò che la sana ragione ci detta. Perciò ti dico brava, che vale anche gli amici che vengono a dialogare qui in casa tua.
Dal canto mio, come al solito, per la mia singolare posizione un po’ al lato (se non molto di più) dalla vita mondana (vacanze, svaghi, relazioni e quant’altro di piacevole, a causa di dolorose vicissitudini), che però il web rimedia in una minima parte, credo che valga molto sentire la mia campana.
Godo della stima tua e quella degli amici che qui convengono e perciò sono incoraggiato ad esprimere il mio pensiero sul tema aprendovi uno spiraglio che merita però molto approfondimento.
Dunque è giusto che il genere umano stia all’erta di fronte al pericolo incombente di “Albinismo” dilagante e si armi a tenerlo, perlomeno, a bada, se non altro per ritardare la sua diffusione finché non si presenti una nuova prospettiva risolutiva. Si tratta della concezione di un modus viventi che sia immune da contagi del micidiale “Albinismo”.
Tu credi in Dio e hai fede che qualcosa avverrà per pervenire al vaccino anti-albinismo e perciò accenno quel tanto che basta per far capire che la Parola Sua ci è stata trasmessa profeticamente attraverso l’Apocalisse di Giovanni apostolo. Si tratta della Sapienza di Dio, giusto ciò che si vuole sapere per incoraggiarci resistere al male che può essere anche trasmutato. Questa è la cosa sensazionale! Come dire che Satana ci torna utile, ma solo in modo cautelativamente distanziato. Nell'Apocalisse viene detto che la statua animata dalla Bestia era tale che «perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che adorassero la statua della bestia. Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo.» (Ap 13, 15-18).
Si tratta di numeri e perciò non posso che ricorrere alla matematica, giusta la recente opinione di un noto scienziato intervenuto alla terza edizione del Festival della Matematica, tenutasi all’Italian Academy della Columbia University e presso l’Istituto Italiano di Cultura a New York, quest’anno e’ stata dedicata all’argomento crisi: lo slogan è “Salvare il mondo con i numeri”.
Fra le cose che sono emerse c’è quella del premio Nobel per la fisica Sheldon Glashow. Egli ha detto che le crisi economiche nascono perché la gente non conosce la matematica: dalle errate valutazioni fatte per le piccole spese quotidiane alle grandi speculazioni tutto sarebbe riconducibile al fatto che la maggior parte della popolazione ignora le leggi che governano i numeri.
E siccome è il denaro a governare il mondo, cosa che induce gli uomini ad arricchirsi illecitamente, non resta che recarsi a casa di Satana che sta suggerendo all’uomo di scienza a costruire per lui gli alieni, le cosiddette macchine a intelligenza artificiali. L’uomo vuole farsi servire da questa sorta di androidi ma c’è chi già da tempo fantasticando intravede che questi esseri super intelligenti diventino autonomi al punto di asservire la razza umana.
Io credo che sia utile vedere all’opera una di queste macchine a IA attuata di recente. Si tratta di “Am, matematico autodidatta”, poi, come ho già detto occorrerà che si amplifichi questa conoscenza che ho tratto dal libro “Macchine come noi” di Castelfranchi Stock (Editori Laterza, 2003).

Nel 1982 Lenat era un giovane studente del Mit, aggressivo e ribelle. Rifiutò l’approccio classico di programmazione, che racchiudeva tanto la logica che la conoscenza in un insieme fisso e rigido di regole. Decise invece che la sua tesi di dottorato doveva consistere in un programma che contenesse poche regole, ma che fosse capace di inventarne di nuove, di imparare scoprendo.
Nacque così Am, Automatic Mathematician, ovvero il matematico automatico, un software capace di scoprire proprietà e principi della matematica. Non dimostrava teoremi come faceva Logic Theorist, non risolveva problemi come Gps, ma scopriva cose nuove grazie a intuito e creatività. Am, semplicemente, cercava cose interessanti o curiose nell’ambito della matematica elementare. Era programmato in Lisp e conteneva un centinaio di concetti, estremamente semplici, sui fondamenti della matematica. Sapeva cos’è un insieme, a cos’è un insieme vuoto (cioè senza nessun elemento), conosceva i concetti di unione e di intersezione. Conteneva anche una serie di regole logiche su come generalizzare o specializzare i concetti e su come decidere quali nuovi concetti possano essere interessanti. Am sapeva che modificare qualche piccolo dettaglio di concetti già conosciuti può portare a scoperte importanti: ad esempio, se ripetiamo un’addizione tante volte, ‘inventiamo’ la moltiplicazione.
Così, partendo da pochissime idee, ma con tanta fantasia, il giovane Am cominciò a giocare con la matematica. I risultati lasciarono sbalordito lo stesso Lenat: nel giro di una notte il programma scoprì i numeri interi, l’addizione, la moltiplicazione e persino i numeri primi. Non solo: oso supporre che potesse essere vera la congettura di Goldbach sui numeri primi, ma, sfortunatamente, la considerò poco interessante per essere approfondita!
Am inventò e studiò persino il contrario dei numeri primi, i numeri ‘massimamente divisibili’. Douglas Lenat non aveva mai pensato a tale possibilità. La cosa era straordinaria per certi aspetti. Am aveva scoperto un concetto ignorato dalla grande maggioranza dei matematici, ma che era stato studiato da un geniale matematico indiano, quasi analfabeta e autodidatta, di nome Srinivasa Ramanujan.
Considerato uno dei più grandi talenti della matematica di tutti i tempi, Ramanujan (1887-1920) era nato in un villaggio a 400 km da Madras, da famiglia poverissima. A due anni si ammalò di vaiolo e per tutta la vita fu oppresso da gravi problemi di salute. Adolescente, cominciò a studiare da solo la matematica, utilizzando come unica fonte un vecchio libro di liceo. Scoprì, senza sapere nulla dei risultati degli altri matematici, come risolvere le equazioni di quarto grado, come sommare le serie infinite, come calcolare il numero Pi greco, la costante di Eulero, i numeri di Bernoulli e le funzioni ellittiche. Dovette sposare per scelta della madre una bambina di nove anni, ma non riuscì a trovare un lavoro per mantenere la famiglia. Precipitato nella miseria più totale, inchiodato per mesi in un letto per le, continue malattie, ridotto a «un uomo quasi morto di fame», come disse egli stesso, scrisse diverse lettere a matematici indiani e inglesi per chiedere aiuto. Molti di essi non risposero, altri confessarono di non essere in grado di capire se i suoi teoremi, privi di dimostrazione o dotati di dimostrazioni non ortodosse, fossero geniali o del tutto insensati.
Infine, Ramanujan inviò al grande teorico dei numeri Godfrey Hardy un plico pieno dici enunciati di ogni genere, e scrisse: «ho bisogno di cibo». Hardy riconobbe il genio del ragazzo e lo invitò a studiare a Cambridge. Impartire a Ramanujan un’educazione matematica ortodossa fu impossibile, ma l’Università decise, in virtù dei suoi articoli straordinari, di concedergli il dottorato. Ramanujan divenne presto celebre, ma la sua salute peggiorò inesorabilmente. Tornato in India nel 1919, finalmente con un impiego, morì dopo pochi mesi, all’età di trentatre anni.
Hardy e i suoi assistenti studiarono per anni i lavori inediti di Ramanujan, e ne ricavarono oltre 30 articoli importanti, in diversi settori della matematica. Ramanujan, come Am, amava giocare con i numeri, senza avere un’idea rigorosa di cosa fosse un teorema o una dimostrazione. E come Am, si era accorto dell’esistenza e delle proprietà dei numeri massimamente divisibili.
Tuttavia, dopo tale brillantissimo inizio, Am non scoprì nulla e non fu capace di adattarsi a nessun altro settore del sapere. Si bloccava sempre dopo poche ore di lavoro, bisognava accudirlo continuamente affinché non entrasse in crisi. Il motivo era che il programma derivava la propria creatività dalla capacità di modificare se stesso. Quando pensava di aver trovato un filone interessante da investigare, Am mutava parte del proprio programma per adattarsi alle nuove scoperte e spesso tali mutazioni sperimentali lo portavano alla paralisi.
Poco tempo dopo Lenat sviluppò un nuovo programma di nome Eurisko (cioè ‘trovo’ in greco), anch’esso capace di imparare da sé automodificandosi. Lo usò su un gioco di strategia, simile al Risiko ma navale: ogni giocatore deve progettare una flotta, decidendo la dimensione delle navi e l’armamento. Vince chi sopravvive agli attacchi avversari. Eurisko migliorò le proprie strategie giocando decine di partite contro se stesso. Di lì a poco si iscrisse al torneo nazionale del gioco, e lo vinse.
La strategia di Eurisko era al tempo stesso assurda e geniale: la sua flotta era formata solo di navi minuscole, velocissime... E senza armi! Il programma non poteva uccidere nessuno ma, mentre gli altri giocatori si distruggevano l’un l’altro, le sue navi risultavano quasi inaffondabili. Nessun umano aveva pensato una strategia del genere. L’anno successivo gli organizzatori furono costretti a cambiare le regole del gioco per impedire tale scappatoia.
Anche Eurisko soffriva però i limiti di Am. Da un lato, ebbe intuizioni importanti, come quella di progettare circuiti integrati tridimensionali anziché piatti, ma altre volte si bloccava finché non interveniva Lenat. Un giorno «sviluppò in qualche modo il piano di cancellare dalla sua memoria tutti i piani. Per fortuna questo piano cancellò anche se stesso prima di poter produrre troppo danno». Tutto ciò condusse Lenat alla conclusione che, anche se uno dei semi dell’intelligenza fosse la capacità di modificare i propri modelli, ciò non bastava. Serviva anche una conoscenza approfondita di cosa significa esistere in questa terra. Il calcolatore doveva poter conoscere e scoprire il mondo come facciamo noi. Ci riflette seriamente, Lenat, e infine pensò che la soluzione era Cyc, ovvero encyclopedico. Il più colossale archivio di dati sul senso comune umano che si possa immaginare.

Quale dunque l'uomo dei numeri, l'androide che mai sarà possibile erigere? Una macchina del tipo Am-Erisco-Cyc. Ma è possibile che si costituisca un genere d'uomo e poi da lui tanti altri che sia del genere Am-Erisco ma sotto l'influenza di Cyc e non integrato. Questo per mitigare i danni della solitudine di Am-Erisco. Così dovette essere per l'Adamo primordiale.

Abbracci,
gaetano

teoderica ha detto...

Caro Gaetano i tuoi racconti sono quelli di un novello Omero, sono talmente fantastici che si mecolano fra realtà e fantasia, il nuovo Adamo ovvero l' androide sarà libero dal peccato originale, ed allora sarà la Gerusalemme celeste, vivremo in pace e senza paura della morte......intanto però gli anni passeranno e noi non vedremo l' uomo nuovo. Un abbraccio.

teoderica ha detto...

Cari Annarita e Pier Luigi , venire a conoscenza di questi Krimini, ti fanno scuotere la testa pensando a tutte quelle persone che hanno dato sangue nell' arco di centinaia di anni perchè queste cose non accadessero più. ....sei ancora tu uomo della pietra e della fionda.....Un abbraccio