domenica 21 giugno 2009

MATTHEW BOURNE'S DORIAN GRAY A RAVENNA FESTIVAL

Mattehew Bourne regista inglese di indiscusso talento rilegge Dorian Gray di Oscar Wilde. Ripropone il tema dell' autodistruzione ai giorni nostri. Dorian è un cameriere che durante una festa viene casualmente immortalato da Basil , fotografo di moda, che insieme al successo gli spalanca le porte del male e della perversione . Lui diviene tramite la sua bellezza , e tramite la sua immagine , il celebre testimonial per la campagna pubblicitaria del profumo IMMORTAL.Dorian percorre gli abissi della sua anima in un caleidoscopio di sesso /droga /alcool . La scena del teschio brillantato che lancia coriandoli di luce sul finto divertimento di Dorian è una efficace ripresa del rito dionisiaco che brucia inesorabilmente chi non ha più il lume della ragione.Dorian nel vuoto del piacere vuole riprendersi la sua immagine, ma chi è vicino a lui, nel mondo dello spettacolo , ama solo il suo ritratto , la sua anima non interessa a nessuno. Dorian come ultimo scalino, nella sua discesa agli inferi, uccide Basil, il fotografo che gli ha dato il successo e poi si uccide. Il finale ...... su uno sfondo di latta arrugginita dove vi è raffigurato il Cristo morto del Mantegna, Dorian giace su l letto senza vita, arrivano frotte di fotografi che lo IMMORTALANO ........la sua immagine morta rivive come pasto .

17 commenti:

teoderica ha detto...

Questo post vuole essere una rispota/domanda ai commenti del post precedente.......in particolare all' elmo della ragione e alla ragione senza elmo .

Annarita ha detto...

Non ho avuto il tempo di leggere il post precedente (mi rifarò), quindi commento in riferimento alla rivisitazione, in chiave ballettistica, dell'opera di Wilde da parte del geniale regista-coreografo Matthew Bourne, che non ho avuto ancora il picere di vedere (Ho visto solo un trailer e otto foto. Il ballerino che interpreta Dorian è di una bellezza straordinaria!), ma che ho seguito, grazie alle notizie dei media, nel suo percorso assolutamente trionfale.

So, infatti, che l'opera è reduce da un successo senza precedenti all’ultimo Festival di Edimburgo, dove si è guadagnato il titolo di produzione ballettistica di maggiore successo nei 62 anni di storia del Festival, e da un’intera stagione sold-out al Sadler’s Wells di Londra. Pregusto la gioa di vederlo!

Ma veniamo al contenuto. Penso che la celebre opera di Wilde, che ho letto più volte, contenga un monito evidente e sia attuale oggi quanto nel 1890.

La scoperta da parte di Dorian del potere della propria bellezza innesca in lui un percorso che lo trasforma in un mostro spietato, conducendolo all’auto-distruzione.

L’ossessione per la bellezza e la giovinezza diviene, infatti, ricerca smodata di fama ad ogni costo...al punto da diventare una favola ossessiva, in cui l'epilogo è l'assassinio e il suicidio.

Ci sarebbe molto da dire e sono certa che Gaetano non mancherà di lasciare uno dei suoi significativi commenti.

Sembra che, riguardo al romanzo Wilde abbia scritto, in una lettera del 1894: “Basil è ciò che penso di essere. Henry è ciò che il mondo pensa di me. Dorian è ciò che io vorrei essere”.

Henry è lord Wotton, l'esteta che plagia Dorian e lo inizia al culto edonistico della bellezza, spalancandogli contemporaneamente le porte del Male.

Buona domenica, Teo. Un abbraccio

teoderica ha detto...

Grazie annarita per il tuo interessante intervento.
Lo spettacolo merita di essere visto, io non ho ancora elaborato il tutto.
Ciò che mi ha colpito , aldilà della trama, è il "tutto" che Bourne crea .
Un tutto che genera " catarsi"
La musica, la scenografia, le luci, i passi danzanti, le movenze, i colori, " tutto" mi ha dato la senzazione che si incastrasse meravigliosamente.
Il cristo morto del Mantegna , e la conseguente analogia con la discesa agli inferi di Cristo ........si può perdonare Dorian?
Io credo di sì, mentre meno si perdona a chi la discesa agli inferi l' ha fatta , ma non se ne rende conto , ed anzi crede di essere sugli altari.....mi riferisco ai "benestanti" che soggiaciono tristi al rito del funerale di Dorian , ma imperterriti ( business is business )ne vendono la sua immagine anche da morto.

pietro d. perrone ha detto...

Dev'essere un'opera davvero interessante.
Sia tu che Annarita ne avete parlato con grande entusiasmo ed intensa partecipazione o desiderio (Annarita, che non ha visto ancora lo spettacolo).
Non so se arriverà qui a Roma; devo vedere sulle recensioni dei giornali.
Chissà, se ne potrà dare anche una lettura all'italiana? Intendo, legata alla realtà più casareccia della provincia di Berlusconia?
Un pò, scusate l'azzardo, mr B può richiamare Dorian.
Il suo snobismo, la sua fascinazione, il suo narcisismo esasperato. E chissà, la sua smania di autodistruzione (penso agli ultimi scandali Noemo-ninfici).
Certo non la sua bellezza e prestanza fisica, che non sono paragonabili al Dorian di Wilde. Ma a questo riguardo m'immagino l'opera scritta dallo stesso Dorian, che ovviamente aveeva di sè un'opinione assoluta.

Beh, devo dire, Paola, mi sono riletto il tuo post, e mi si è rafforzata l'impressione che l'opera di Bourne si presti, almeno nel clima generale in cui è immersa, a rappresentare bene il disfacimento decadente della società italiana. Nè mi stupisce questa impressione, perchè, nel senso appena detto (disfacimento decadente)forse in Italia si è raggiunto un apice, un estremo, un picco, forse un punto di non ritorno, o comunque dal quale il ritorno diventa veramente difficile. Ma anche nel resto d'Europa si respira la stessa atmosfera. Forse in maniera meno marcata. Ma non ne sono così sicuro.
Penso al decadimento dei valori culturali dell'Antica Europa, all'avanzata dei nuovi fascismi, razzismi e conservatorismi. All'ncapacità dei Popoli di dare linfa vitale alle Nazioni. Al ripudio delle scienze e del progresso in favore di sentimenti di religiosità codina e antiprogressista.
Un'aria di oscurantismo sta avvolgendo l'Europa in questo periodo e l'Italia ne rappresenta probabilmente il migliore esempio. Se così è, allora, lo spirito di Bourne e del balletto di Dorian possono davvero essere interpretati come ho detto sopra.
Si potrebbe spiegare, così, anche la citazione culturale del Cristo morto del Mantegna, opera del pieno rinascimento, del 1480, che quindi rappresenta benissimo il Belpaese e l'epoca che più lo rese illustre, ma lo illustra, lo rappresenta attraverso un'opera che ispira malinconica pietà per il verismo della rappresentazione.
Così, quel Cristo morto rappresenterebbe veristicamente la morte dell'Italia e dell'Europa.
E così la morte, l'autodissoluzione, dei personaggi del balletto e dell'opera diventano la rappresentazione della realtà europea contemporanea che, immersa nel proprio cieco narcisismo, sembra desiderare lo splendore ed il luccichio dei teschi e delle fiamme ai Lumi della ragione ed al faro del Progresso.

Non può essere anche questa una valida interpretazione, amici miei?

Un caro saluto

stella ha detto...

Cara Teo, con Annarita mi avete arricchita su quest'opera.
Avevo letto solo il libro.
Buon inizio estate!

teoderica ha detto...

....sembra desiderare lo splendore ed il luccichio dei teschi e delle fiamme ai Lumi della ragione ed al faro del Progresso......caro Piero, mi ha molto colpito questa tua frase . In effetti , la scena che più colpisce , inizia con fasci di coriandoli di luce , sia sul palcoscenico che sulla platea,ed io penso : che meraviglia , che bellezza. Poi dall' alto scende , come se fosse un lampadario, il teschio diamantato (questa idea è già stata sviluppata da Hermann Nitsch , il teschio diamantato di Hirst è al Rijksmuseum di Amsterdam ) e si capisce che quei bei coriandoli di luce sono i riflessi del teschio, qui sotto questa luce ingannevole Dorian e gli altri ballano in un' orgia dionisiaca.Come vedi la tua frase calza a pennello, ed anche io mi sono soffermata su quanto questa opera riletta sia attuale. Mi interrogo poi per trovare una qualche analogia che possa darmi speranza per l' uscita .......confrontando le epoche passate, perchè Pietro dopo aver visto questa opera anche io ho pensato a Berlusconi e alla sua autodistruzione, a quello scivolo infernale che sembra abbia imboccato , come se fosse la bocca dell' inferno.......... da cui esce ogni genere di rito dionisiaco ....... termino qui altrimenti esagero . Ciao.

Gaetano ha detto...

Prima parte.

Sono stato chiamato in causa da Annarita e ragionando come è mio solito a suo dire non posso che fare appello alla sua stessa matematica. Capite in che modo si è incanalato la discorsiva dei post di questo Forum? Paola ci pone la questione che intende riferire al precedente post e addita “all’elmo della ragione e alla ragione senza elmo” disegnando appunto una sorta di elmo, oscuro però. Un elmo non luminoso che si confà all’anima rivolta al Signore (vedi lettera di Paolo agli Efesini: «l’elmo della salvezza»).
D’altronde il riquadro eseguito da Paola sembra ricalcare quello precedente del prato fiorito che qui è dissacrato e privo di fiori. Nel post precedente ci si era raccomandati che essi non dovevano essere colti se non con la sola visione interiore.

Per risolvere la questione dell’elmo, Paola espone uno scorcio del Ravenna Festival di questi giorni, Dorian Gray di Oscar Wilde, con un favoloso balletto allestito da Mattehew Bourne regista inglese di indiscusso talento.
L’impatto con quest’opera trova un elemento nuovo che Oscar Wilde non avrebbe potuto inserire, tutto preso per sé stesso, l’interprete principale Dorian Gray, al di là della fantasmagoria del balletto di straordinario effetto. Si tratta dello “sfondo di latta arrugginita dove vi è raffigurato il Cristo morto del Mantegna”, come evidenziato da Paola.
Non si nota una misteriosa provocazione in questo discutibile “sfondo di latta arruginita”? Sì la redenzione di Dorian Gray vi rientra, appare chiaro, ma quest’oggetto si sforza (secondo l’autore immagino) di spingere la riflessione dello spettatore a valicare un certo confine, ma non solo inconsciamente...
Si tratta solo di svincolarsi dal comune pensare e fare analisi e imitare la maniera di un detective.
Ma come si spiega una sorta di etichetta con la figura del Cristo di Mantegna su una scatola di latta o qualcosa di simile? Che genere di prodotto può essere reclamizzato in questo modo? E poi perché proprio il Cristo di Mantegna?
Una cosa per volta, ma prima rispondiamo in modo matematico per imparare a fare anche i detective nell’occuparci di arte – mettiamo – e poi forse saremo in grado di valicare le colonne d’Ercole fatte intravedere da quel Mattehew Bourne con il suo Dorian Gray.
La questione si pone sul concetto di insieme riferito all’allestimento scenico dello “sfondo di latta arruginita” del Dorian Gray in discussione.
In poche parole sembra falso che l’etichetta del Cristo del Mantegna sia un certo “elemento x di un insieme” legato ad un “contenitore” di latta, poiché non è specificato che genere di prodotto indichi. Anzi c’è di più, perché non esistono prodotti alimentari, o di qualsiasi altro genere commerciale o no, che si conoscano. Diremo che l’elemento x è astratto.
Dunque ho ragione di credere che si voglia alludere veramente alle ventilate colonne d’Ercole prima accennate.

Gaetano

teoderica ha detto...

Ciao stella, una buona e serena estate a te.

Gaetano ha detto...

Seconda parte.

Ed ora vediamo da vicino il Cristo di Mantegna che riprendo da wikipedia:

Il dipinto ritrae il Cristo morto, supino, su di un letto di marmo. È affiancato dalla Vergine Maria, San Giovanni e da una terza figura, identificabile con una pia donna o con la Maddalena, che piangono per la sua morte. Il soggetto è un tema comune dell’arte del Rinascimento; c’è un ricco contrasto di luce ed ombra, un profondo senso di pathos. Inoltre, il realismo della tragedia della scena è potenziato dalla violenta prospettiva, che accorcia e drammatizza la figura, distorcendo i dettagli anatomici, in particolare, il torace del Cristo. I fori nelle mani e nei piedi, così come i volti delle altre due persone, sono dipinti senza nessuna concessione di idealismo o retorica.

Il drappo che copre parzialmente il corpo, contribuisce a drammatizzare ulteriormente il cadavere. Un particolare che sorprende è la scelta di porre i genitali del Cristo al centro del quadro; scelta che è aperta ad una moltitudine di interpretazioni.

Il dipinto, paragonato alle concezioni artistiche del periodo medievale, mostra un’innovazione propria del Rinascimento nel rappresentare la figura umana senza simbolismi. Mantegna si è invece concentrato su un modo molto specifico di ritrarre il trauma sia fisico che emotivo, contrario quindi all’ideale spirituale.

Probabilmente il quadro era destinato alla cappella funeraria dello stesso Mantegna, venne trovato dai suoi figli nel suo studio e fu venduto per pagare dei debiti. Attualmente è di proprietà della Pinacoteca di Brera, Milano. L’alta tragicità della scena nasce dallo scorcio violento che, accorciando la figura giacente, la deforma, mettendone in risalto le sporgenze anatomiche, in modo particolare il torace.

Critiche

Gli studiosi dell’epoca criticarono che Mantegna avesse rappresentato il Cristo secondo la moda romana, come un mortale. Dichiararono che si è dimenticato che i Romani erano creature di carne e sangue, non si può ritrarli come se non fossero altro che marmo, processionali nel portamento e come dèi nello stile e nei gesti.

Un’altra critica è stata mossa a proposito della scelta di relegare le figure piangenti nell’angolo in alto a sinistra, fuori dal centro dell’azione che, invece, mette in risalto la fisicità del Cristo morto.

Piccola ma interessante mia personale deduzione che porta alla redenzione di Dorian Gray ma anche di possibili “Dorian gray” come quelli intravisti da Pietro che io riferisco alla preghiera del Pater Noster, quando diciamo l’altro:

«et dimìtte nobis dèbita nostra
sìcut et nos dimìttimus debitòribus nostris»


Viene detto sul Cristo del Mantegna che «probabilmente il quadro era destinato alla cappella funeraria dello stesso Mantegna, venne trovato dai suoi figli nel suo studio e fu venduto per pagare dei debiti».
Si tratta di un mio personale ragionare "oltre le colonne d’Ercole", il resto lo lascio fare a voi amici miei...

Cari abbracci,
Gaetano

teoderica ha detto...

Sono daccordo con te Gaetano, mi piace molto il tuo paragonare la latta arrugginita all' elemento X, alle colonne d' Ercole, all' andare oltre. all' immedesimarsi, alla catarsi, per vivere l' esperienza di Dorian , per capirlo per capirci. Un abbraccio.
PS come al solito hai capito come è strutturata l' immagine , e che era la stessa del prato fiorito , il quale fa presto a diventare ....sfiorito, addirittura oscuro.

Gaetano ha detto...

Correggo il solito refuso quando presento la frase del Pater Noster, «l'altro» e non «fra l'altro».
«errare humanum est, perseverare autem diabolicum».
Che dire?
Che ardire di valicare le colonne d'Ercole è diabolico. Ma chi fra i grandi non ha tentato di farlo? Oscar Wild per esempio...

Gaetano

teoderica ha detto...

Che ardire di valicare le colonne d'Ercole è diabolico.
et dimìtte nobis dèbita nostra
sìcut et nos dimìttimus debitòribus nostris»
Caro Gaetano, con queste due frasi hai colto lo " spirito" dell' opera riletta da Bourne ai giorni nostri, ma applicabile in tutte le epoche, per la prima frase pensiamo già ad Ulisse, per la seconda al Cristo col suo messaggio di perdono. E' l' inquietudine dell' uomo , che il Cristo calma, ma oggi senza più Dio cosa ci rimane .........nè perdono, nè espiazione,nè preghiera........ solo il vuoto. Bourne in fondo è più ottimista di Oscar Wilde,toglie Dorian dal vuoto........... i Dorian odierni sono quindi salvabili ?

Annarita ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Annarita ha detto...

Ho letto l'interessante analisi di Gaetano, come mi aspettavo che fosse. Conosco bene di che cosa è capace il nostro amico, e non mi meraviglio certo di quel che sa offrirci.

Concordo...

E concordo con Paola sul fatto che Bourne sia più ottimista di Wilde. Non dimentichiamo la frase attribuitagli:“Basil è ciò che penso di essere. Henry è ciò che il mondo pensa di me. Dorian è ciò che io vorrei essere”.

@Pietro: la tua può essere di sicuro una valida interpretazione, purtroppo per noi!

Teo, passa da websomethingelse quando hai un attimo. C'è un blog particolare da esplorare.

Abbracci cumulativi.

pietro d. perrone ha detto...

Posso sempre sbagliare, soprattutto se, come in questo caso, non ho visto il balletto.
Potrei anche non sbagliare. E' vero, e voi in parte mi dite cho potrei averci visto giusto (merito della descrizione della nostra Paola).
Ma non ci dobbiamo rattristare, perchè, ammesso che sia tutto giusto non è affatto detto che tutto vada a... puttane (nel senso delle escort di mr B).
Anche se, come si dice a Roma (e altrove) "il peggio non è mai morto", resta altrettanto vero che "a tutto c'è un limite". Se è vero che "chi fa da sè fa per tre" (leggi che mr B fa per sè, cioè per tre) resta alncora vero che "l'unione fa la forza" (insieme uniti siamo più forti).
Insomma, c'è spazio (tanto) per l'ottimismo della ragione, anche se Bourne sembra pessimista (e più realista di me).

Ma è un periodo che l'idea dell'Utopia mi attrae molto. Ma penso che l'utopia non sia un sogno irrealizzabile. Questa interpretazione vogliono imporla i poveri benpensanti conservatori, che si sentono spaesati di fronte al Nuovo che ci corre incontro. Loro, i benpensanti conservatori vorrebbero arrestare qualsiasi cambiamento, qualsiasi progresso, perchè hanno la coscienza sporca, sanno di arricchirsi a spese degli altri.
Noi no. Noi amiamo ciò che cambia. Ci sentiamo eccitati quando scopriamo che le cose stanno mutando di aspetto, si stanno trasformando. Noi pensiamo che il cambiamento offra sempre delle nuove chances, a chi le ha già avute ed ha magari già saputo sfruttarle, ed anche a chi non le ha ancora avute, o non ha potuto, o saputo, sfruttare quelle passate.
La vita è un continuo rincorrersi di chances. Basta saperle vedere. E può essere così solo se e quando le cose non si fermano e cambiano.
Ma le cose non si fermano mai e cambiano mai.
Così le utopie di ieri sono la realtà di oggi, e le utopie di oggi saranno la realtà di domani.

Pier Luigi Zanata ha detto...

Per il momento mi limito a invidiare Teo che ha la possibilita' di godere del Ravenna Festival.
Felice e radioso giorno.
Vale

teoderica ha detto...

Cara Annarita, passo a trovarti sicuramente,Gaetano sa trovare analogie profonde, i suoi commenti lasciano sempre una scia lunga di riflessioni ........emozioni, e.....senzazioni.


Caro Piero , tu dici.....Noi amiamo ciò che cambia. Ci sentiamo eccitati quando scopriamo che le cose stanno mutando di aspetto, si stanno trasformando. Noi pensiamo che il cambiamento offra sempre delle nuove chances ....tu hai perfettamente ragione , il cambiamento è " evoluzione" , ma io , a differenza di quando avevo 20anni, ho paura dei cambiamenti,è doloroso cambiare , le abitudini sono come radici , per questo ringrazio Gaetano, che mi costringe a cambiare idea e visione e perciò mi aiuta ad accettare anche i cambiamenti "reali" con meno ansia.Io vorrei essere come te , caro Piero, così aperto al " nuovo", un tempo lo ero .....ma oggi sono così paurosa,mi basta pochissimo per sentirmi ferita.



Caro Pier Luigi, in una città sonnolenta come Ravenna , è un autentico miracolo avere il "Ravenna Festival". Oltre al Dorian ho già visto : Water Music ( musiche di Handel coi fuochi artificiali......con l' imprevisto di vestiti bruciacchiati per la vicinanza dei fuochi) e Preghiera , ideata da Cristina Muti,con l' introduzione di Cacciari in cui muezzuin, rabbini, monaci sufi, cantori ,intonavano la loro preghiera.....il tutto sullo sfondo illuminato di S. Vitale.
Un abbraccio a tutti.