lunedì 15 giugno 2009

LA VOCE A TE DOVUTA

FOTO DI FABIO CORVINI
LA VOCE A TE DOVUTA

Il modo tuo d'amare è lasciare che io ti ami.
Il sì con cui ti abbandoni è il silenzio.
I tuoi baci sono offrirmi le labbra perché io le baci.
Mai parole o abbracci mi diranno che esistevi e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi, mappe, telefoni, presagi; tu, no.
E sto abbracciato a te senza chiederti nulla,
per timore che non sia vero che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire con domande, con carezze,
quella solitudine immensa d'amarti solo io.

PEDRO SALINAS

15 commenti:

Annarita ha detto...

Struggente, non trovo altro attributo.Molto suggestiva la tua interpretazione della foto di corvini. Mi piace molto...

Non passi a leggere la mia poesia, scritta a 14 anni?

Pier Luigi Zanata ha detto...

Intensa emozione nel leggere i versi di Pedro Salinas.
Eccezionale la foto di Corvini e il tuo ritocco, poetico nell' interpretare il silenzio e la solitudine di un amore.
Buona serata.
Vale

pietro d. perrone ha detto...

Cara Paola, parole dolcissime, queste di Salinas. Anche in questo caso hai scelto versi davvero meravigliosi.
Meravigliosi perchè la poesia è una vera meraviglia, che dona piacere e compie miracoli.
A presto.

Gaetano ha detto...

La figura (come tu l’hai chiamata in altre due precedenti occasioni che mi riguardavano) in cui tu ti rivedi, oggi ricorre ancora e questo mi ha indotto a fare alcune riflessioni. In più riporti una seconda foto di Paolo Corvini di cui la prima gemellava Ravenna a Brescia (il post era un mio scritto, “La tomba del Cane”. E, dulcis in fundo, per suggellare l’immagine di questo post, la poesia di Pedro Solinas, in cui metti in evidenza in rosso due cose, la pupilla sinistra del tizio con gli occhiali ed una serie di puntini che si “gemellano” con la scalinata.
La tua figura ti ritrae per quella che ti piace essere, ricorrendo per la terza volta.
Con questo quadro di cose, sembra chiaro che ti aspetti da me un certa mia visione (l’occhio del fotografo di Corvini, con la pupilla in rosso) tale da farti percepire vibrazioni sonore (quei puntini in rosso che danno l’idea di una scala musicale). Naturalmente questo vale anche per gli amici che qui convengono.
La chiave è indubbiamente nelle note-versi di Solinas con una delle sue produzioni poetiche della sua maturità: 1933-1938. Il tema principale di queste opere è quello dell’amore in cui la realtà amorosa viene però trasfigurata da una intensa visione idealistica di carattere platonico che ha gli elementi della quotidiana relazione umana ma che va oltre la presenza fisica.
Solinas risente della situazione ingrata della sua Spagna oggetto di una guerra civile che lo indusse a vivere esule negli Stati Uniti, giusto il periodo in cui scrisse la poesia di questo post.
Viene da sé ora la relazione e anche la possibile risposta al dilemma della scritta posta a grandi caratteri delle due foto di Corvini (in precedenza erano due gatti) che dice “L’esistenza è inverosimile a che? Appunto...”, appunto al platonismo di Solinas. Al suo tempo egli doveva fare i conti con una guerra reale che aborriva, ma oggi siamo veramente in guerra come quelle passate? Qui è la questione che in modo cosciente o velato sembra assillare quella figura in jeans, dal viso un po’ malinconico e pensoso.

Abbracci,
Gaetano

Gaetano ha detto...

Ho fatto da poco un commento a Maria che conduce un bel blog, Laboratorio di scrittura. Si tratta del post Barcellona. La Sagrata Famiglia.
Qui si presenta una situazione analoga a quella del dilemma or ora evidenziato (secondo la mia visione, naturalmente) in discussione. Anche qui è una bella poesia che viene presentata che a diferenza di quella di Solinas inneggia alla libertà che anela la mente nel far involare i bei pensieri. Riporto di seguito il mio commento che è stato molto gradito da Maria la conduttrice del blog.
Sì è superlativamente “dolce” “farsi trasportare” verso un “alto” inimmaginabile che quelle due guglie, della Sagrada Familia di Barcellona, suggeriscono. È struggente!
Però, credo che tu, cara Maria, sia stata saggia a proporre quelle due ali di “pietra” che, in modo sommerso, invitano alla moderazione nel ricorrere allo svincolo ai duri impegni terreni epocali che non possono assolutamente essere trascurati, soprattutto dai giovani. Tu che hai conosciuto la vita e l’hai vissuta degnamente al timore di Dio, lo sai molto bene. E poi quelle due gru che svettano sulle guglie della foto, ci avvisano che è tutto in ristrutturazione, come di un progetto spirituale che vi sottende. E strana combinazione, questo grande edificio monumentale, dedicato a San Giuseppe e vanto di Barcellona, su desiderio del suo progettista, non fu mai completato.
«Sarà il patrono San Josè a terminarla» disse Antoni Gaudì i Cornet, l’autore, quasi a porre un provvidenziale freno all’ardimento creativo di un genere d’uomo nelle vesti di un servo dell’«Architetto divino» della Chiesa di Cristo. È un certo segno di mortificazione e temperanza del cristianesimo che ha anche voluto dominare la Terra trasgredendo, in tanti casi del passato, il mandato di Gesù Cristo di tener da conto la condizione dello stato di povertà.
Il fedele Gaudì stigmatizzò quest’estrema necessità facendo erigere, appunto, una capanna scuola accanto al tempio della Sagrada Familia, eseguita all’insegna della più moderna tecnica costruttiva. La sua struttura era talmente limitata al minimo che sembrava un miracolo a tenerla in piedi. Si potrebbe arguire che la giusta e vera Scienza di Dio, grazie al Cristianesimo, è la stessa che plasmerà l’uomo del domani perché si conformi all’originale intento divino.
La «capanna» di Gaudì di Barcellona, come si è capito, non è diversa dalle travagliate «Capanne di Betlemme» nei secoli. Lo stesso Gaudì, tanto amato dai suoi concittadini, pagò con la morte cruenta travolto da un tram, e nel più assoluto anonimato, il prezzo della sua fedeltà al creatore Universale.

Pochi anni prima che Pedro Solinas scrivesse le sue belle poesie tra il 1933 e 1938, fra cui anche quella in questione, moriva tragicamente Antoni Gaudì i Cornet, “L’Architetto di Dio”. Per la fama che entrambi acquisirono, forse si dovettero conoscere.

Gaetano

Gaetano ha detto...

Mi auguro che non vi formalizzate per aver scritto Solinas piuttosto che Salinas. Ma non tutti gli errori sono da criticare.
Gaetano

teoderica ha detto...

Cara annarita, certo che vengo a leggere la tua poesia. Ciao :-)

teoderica ha detto...

Caro Pier Luigi la foto di Fabio è splendida.....mi è dispiaciuto intervenire .....ma dovevo "dissacrarla". Ciao.

teoderica ha detto...

Caro Piero a me Salinas piace molto.....sembra quasi che abbia una sensibilità quasi femminile. Ciao.

teoderica ha detto...

Caro Gaetano, tu scrivi ....Al suo tempo egli doveva fare i conti con una guerra reale che aborriva, ma oggi siamo veramente in guerra come quelle passate? Qui è la questione che in modo cosciente o velato sembra assillare quella figura in jeans, dal viso un po’ malinconico e pensoso....... e colpisci al centro, perchè in effetti io sono molto pensosa e soprattutto "paurosa" mi salvo un poco perchè poi sono molto curiosa di tutto ciò che riguarda la vita.
Poi scrivi......La «capanna» di Gaudì di Barcellona, come si è capito, non è diversa dalle travagliate «Capanne di Betlemme» nei secoli. Lo stesso Gaudì, tanto amato dai suoi concittadini, pagò con la morte cruenta travolto da un tram, e nel più assoluto anonimato, il prezzo della sua fedeltà al creatore Universale...... come non essere in accordo col tuo preciso e sentito commento, come non percepire l' inquietudine immensa di Gaudì , la sua ricerca di Dio.
Termini con.... Mi auguro che non vi formalizzate per aver scritto Solinas piuttosto che Salinas. Ma non tutti gli errori sono da criticare..... qui metti la classica ciliegina sulla torta, con un semplice gioco di parola cogli la dolce solitudine del poeta. Un abbraccio.

Gaetano ha detto...

Centrata la conclusione Paola. Ma c’è di più, perché in effetti avevo deciso di spiegare il retroscena dell’errore, come a dire non tutti i mali vengono per nuocere. Si potrebbe perfezionare la torta con tre ciliegine: quella sulla solitudine (Soli...nas) intuita però solo da te e le altre due da me: la prima è Soli... nas...centi, riferibili ai due eccezionali spagnoli, un architetto-artista, Antoni Gaudì e un poeta Pedro Salinas. Gaudì illumina la fine dell’Ottocento con l’esplosione dell’Art Nouveau conosciuta nella sua forma catalana come Modernismo. Il primo movimento generò Gaudì, quello seguente Picasso. Salinas è il “Cristoforo Colombo” che fa migrare questa luce in “America” (in un nuovo mondo).
La terza ciliegina resta sempre Sali...nas, in questo caso è il “sale” della terra cui alludeva Gesù rivolto ai suoi apostoli, anche questo sale è nascente. Nascente sta per principi vitali che precorrono il tempo, anticipatori di “cose nuove”. Ecco che con dei giochi di lettere-note nel nostro caso specifico si presenta una tastiera (la stessa che tu hai rappresentato) per far sentire suoni che normalmente non si odono se non con un orecchio particolare.
Buon mattino,
Gaetano

pietro d. perrone ha detto...

Salinas. Ecco una sua breve biogafia trovata su internet.

"Lasciamo aperte le porte della notte"
di Anna Intartaglia

Pedro Salinas nasce a Madrid, il 27 novembre 1891 e vi trascorre la prima giovinezza. Dopo due anni di studi in Legge, si iscrive alla facoltà di Lettere, laureandosi e diventando docente, molto giovane, alla Sorbona di Parigi. La sua attività lo porta a Siviglia, Cambridge e ancora a Madrid. Nel '36 parte per gli Stati Uniti per un temporaneo incarico, ma non tornerà più in patria. Massachusetts, Vermont, Baltimora California, Puerto Rico, sono alcuni dei luoghi in cui si reca per insegnare e per tenere conferenze sulla poesia e la realtà nella letteratura spagnola. Morirà a Boston, il 4 novembre 1951. Vogliamo offrire, di Pedro Salinas, alcune poesie tratte da "La voce a te dovuta". Belle, intense, appassionate. Innamorate. In esse ritroviamo tutte le dolcezze e tutti i tormenti dell'amore: l'attesa delusa, la paura di esserci sbagliati, la gratitudine per essere stati scelti, il dolore dell'abbandono. Chi ama lo sa, anche quando non vorrebbe saperlo. Lasciamo quindi aperte le porte della notte, come dice il poeta, quelle conosciute e quelle sconosciute, liberiamo i sentimenti, senza pudori e senza paure e aspettiamo che arrivino, come folata o brezza, le parole che da sempre avremmo voluto dire e che sempre avremmo voluto ascoltare.

(http://www.encanta.it/pedro_solinas.html)

Almeno ne so (nel farti un piccolissimo dono) qualcosa di più.

Un saluto

teoderica ha detto...

La terza ciliegina resta sempre Sali...nas, in questo caso è il “sale” della terra cui alludeva Gesù rivolto ai suoi apostoli, anche questo sale è nascente. Nascente sta per principi vitali che precorrono il tempo, anticipatori di “cose nuove”. Ecco che con dei giochi di lettere-note nel nostro caso specifico si presenta una tastiera (la stessa che tu hai rappresentato) per far sentire suoni che normalmente non si odono se non con un orecchio particolare.
Caro Gaetano, questo passo mi ha colpito molto, sì Gaetano ti ringrazio molto di quello che hai scritto, perchè quello che io amo nell' arte visiva è guardare ogni cosa in un modo diverso dal solito, proporre nuovi mondi, nuove analogie perciò ti ringrazio molto perchè tu non potevi trovare analogia più poetica. Un beso.

teoderica ha detto...

Caro piero, mi hai fatto un dono bellissimo, perchè io nel mio disordine di letture affollate , avevo dimenticato che Salinas.......Nel '36 parte per gli Stati Uniti per un temporaneo incarico, ma non tornerà più in patria...... e come si ode questa "saudade" nelle sue spledide poesie così romantiche e struggenti....sono come il suono del violino. Grazie.

teoderica ha detto...
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