venerdì 23 aprile 2010

LA VESTINA D' ORGANZA

" La vestina d' organza" di Sara Rodolao è un romanzo breve, si inizia a leggere e non ci si ferma se non quando si arriva all' ultima pagina, perchè sin dall' inizio si è scelta la protagonista da seguire, sostenere ed imitare. Cecilia sente odore di rose, anche se nella stanza non ve ne sono, e ripercorre all' indietro la sua vita.
Una vita dura che si svolge dall' assolata e dura terra del sud, al mare impetuoso e dolce della riviera ligure. Gli anni sono quelli del boom economico, Cecilia è la primogenita di una famiglia povera è quindi costretta al lavoro e all' accudimento dei fratelli sin dalla più tenera età.Quando la famiglia si trasferisce in Liguria, Cecilia è costretta a lasciare la scuola, che ama tanto, per portare qualche soldino in casa. Si sposerà, avrà una figlia, divorzierà,otterà la laurea, avrà più sofferenze che gioie, ma mai si abbatterà perchè Cecilia è come la terra o il mare, segue la sua indole, la sua natura e lotterà con tutte le sue forze contro i disagi materiali e quelli dello spirito. L' unica cosa che la fa soffrire veramente è la mancanza d' amore, e Cecilia alla fine decide che se gli altri non sanno darle l' amore che lei vuole, allora sarà lei a dare tutto l' amore che ha, darà il suo immenso amore a chi se lo merita: ai bambini poveri , disagiati e senza affetti.
E come un tempo le diceva la nonna: quando un giusto muore gli angeli spargono petali di rose, ora Cecilia sente odore di rose nella stanza.
Sara Rodolao è una fine poetessa ed in questo romanzo ciò lo si ritrova nelle delicate descrizioni della natura, soprattutto del mare e di quelle piccole tradizioni che sono l' unicum di ogni terra.

11 commenti:

paopasc ha detto...

Tanto per essere riduzionista e anche un po' materialista (ma non troppo) diremo che la sindrome di Cecilia potrebbe essere la parosmia o allucinazione olfattiva, la quale riconosce un'eziologia centrale (tumori cerebrali) oppure periferica (sinusiti, ostruzioni nasali ecc).
In seconda battuta penso a una allargata capacità sensoriale quale quella che si realizza nella sinestesia, caratteristica anche di alcuni artisti.

sara ha detto...

Grazie Paola,
sei davvero gentile, una bella Persona che sono felice di avere rovato nei sentieri dei blog.
"Eziologia?"
No, Cecilia è semplicemente un animo poetico in pace col suo passato che giunge al traguardo del suo tempo vissuto a tutto tondo, mentre gli Angeli spargono nell'aria profumo di rose per allietarle il viaggio .

teoderica ha detto...

Caro Paolo, la tua seconda battuta mi piace molto per Cecilia, infatti l' autrice è un animo poetico, è un' artista e la sinestesia l' ha fa provare anche al lettore, che si schiera subito con la Cecilia bambina e sente attraverso la descrizione dei luoghi il profumo del mare della Liguria e la dura matrigna terra di Calabria, dura ma allo stesso tempo così vera e bella.
Buona domenica, Paolo.

teoderica ha detto...

Ciao Sara, anch'io sono contenta di averti incontrato in questo mondo magico quale è la rete...incontrare persone che io considero meravigliose e che non avrei mai incontrato nella realtà, persone che mi hanno insegnato e dato tanto, tu oggi ad esempio mi hai fatto conoscere una parola nuova: eziologia ( parola che passa dalla mitologia alla medicina), c'è sempre uno scambio empatico anche se non ci si conosce personalmente.
Ciao Sara e buona domenica.

pulvigiu ha detto...

Un bel libro da leggere.

Buon 25 aprile.

Ciao da Giuseppe.

teoderica ha detto...

Ciao Giuseppe grazie della visita, oggi è il 25 aprile e sembra il 6 gennaio, qua a Ravenna fa freddo e piove, le bandierine messe in piazza si sono afflosciate, ma ciò non toglie forza ad un 25 aprile da ricordare per avere orrore di qualsiasi guerra, perchè non ci sia mai bisogno di Liberazione.

Annarita ha detto...

"Eziologia" è stata scritta da Paolo, e Sara ha detto:"No,eziologia, prego!"

Scusa Teo, ma questo è quello che ho compreso dalla lettura dei commenti.

Lasciata da parte la sindrome della maestrina (la mia, ohimé, per deformazione professionale!), veniamo al romanzo, il cui senso più intimo hai saputo ben mettere in luce.

Un romanzo sicuramente da leggere e sul cui messaggio riflettere.

Buon 25 aprile.
annarita

Gaetano Barbella ha detto...

Cara Paola, "ieri" era "Il sabato del villaggio" e l'illusione imperversava. Non potevo dire ciò che non si dice mai, finché... finché non giunge la pazzia che ti apre le porte. E la pazzia si era profilata con Dalì, ma occorreva il giusto tempo.

Ecco Dalì della pazzia con la sua « Dichiarazione D'indipendenza Dell'immaginazione, e i Diritti Dell'uomo Riguardo La Propria Pazzia, New York. Luglio 1939 » (Traduzione Morgenrote)

« ... "Tra i diritti essenziali della pazzia umana c'è quello che definisce il movimento surrealista stesso con queste parole : "Surrealismo – puro automatismo psichico tramite il quale si propone di riportare, sia scrivendo, o a parole e in altri modi, il vero lavoro del pensiero ,dettato dal pensiero senza alcun controllo razionale, estetico o morale. (André Breton: primo Manifesto surrealista). L'uomo è intitolato all'enigma e ai simulacra che si trovano in queste costanti vitali: l'istinto sessuale, la coscienza della morte, la melanconia fisica causata dal tempo e dallo spazio... »

Con "La dea dei serpenti" tu dici:

« ... Ho usato una bottiglia di acqua vuota poi con gesso ed altri materiali ho creato la mia Dea dei Serpenti o Dea Madre, volendo dare un' aurea antica e mistica ad un prodotto di scarto, elevando il rifiuto ad una divinità... ».

E poi:

« ... io lavoro unicamente d'istinto, inizio e per un paio d'ore sono in un altro mondo, non do ascolto a nessuno, non sento la stanchezza devo pastrocchiare, i miei lavori quindi non si avvicinano all'originale... ».

Dunque la tua statuetta, che diremo "daliniana" in fin dei conti, è o non è anche la "dea dei serpenti" così ben agghindata - meglio -, la dea dei cieli e della terra, blà, blà, blà, mostrata da Raffaele? Direi di sì, ma è purtroppo ciò che non si accetta in materia di perfezione, di bellezza, di amabile e così via. Come si spiega?

Quando si giunge al termine della vita tutto il "contenuto" del corpo, prossimo al disfacimento anarchico, cerca la via di scampo. Si tratta di una vera popolazione "immateriale" in viaggio presso mondi a loro congeniali: una parte verso i vari cieli del Paradiso ed altri verso cerchi purgatoriali, come li immagina il sommo poeta Dante - mettiamo; il resto, verso i "cerchioni" inferi, un luogo che si confà alle passioni umane, alle pazzie. In verità - secondo me - avviene "anche" un certo "trasloco" presso altri esseri umani nelle "vicinanze". Tutto sembrerebbe risolto secondo l'equazione delle energie, onde la materia corporea, così "svuotata", viene restituita alla Terra perché si completi il ciclo vitale e se ricominci magari un altro.

Ora se si parla di "equazione delle energie" sappiamo una fatto che ci viene dallo studio della fisica che è il principio della conservazione delle energie.

« In natura, qualunque sia il processo considerato, in ogni sistema isolato, cioè che non ha scambi energetici con l'esterno, l'energia totale del sistema si conserva. ».

Si tratta di un concetto astratto e tutte le volte che si sono delineati mutamenti capricciosi dei fenomeni naturali si è presentato qualche deficit energetico e alterando così il bilancio e introducendo nuove ipotesi energetiche.

L'esempio più classico è forse quello del "neutrino", particella senza massa e senza carica, postulata nel 1930 da Wolfgang Pauli e battezzata da Enrico Fermi, introdotta per interpretare il decadimento radioattivo a cui sono interessate le particelle "beta".

Seguito al successivo commento.

Gaetano

Gaetano Barbella ha detto...

Seguito commento:

Storicamente il "neutrino" venne introdotto per salvare dal naufragio almeno tre leggi di conservazione (energia, quantità di moto e momento angolare). Questa particella rimase per circa trent'anni un utile ed elusivo fantasma al quale i fisici credevano per l'assoluta fiducia riposta nel principio di conservazione dell'energia. Solo nel 1955, Cowain e Reines, mediante una serie di brillanti esperimenti, riuscirono a mettere in evidenza la reale esistenza del neutrino. Mediante un'estrapolazione un po' audace, se consideraiamo l'intero universo come sistema isolato, nel senso che non vi è nulla al di fuori di esso, possiamo generalizzare il principio da un punto di vista cosmologico proclamando che l'energia titale dell'universo è costante e quindi rigorosamente conservata...

Ritornando al supposto "svuotamento" del corpo in disfacimento, potremo immaginare che resta "impigliato", come in un vascello che affonda mentre tutti si salvano con scialuppe, un ideale "capitano". E non ha importanza se è per la sua ferma volontà di assicurarsi che tutti si salvino e poi immolarsi per vocazione o per malaugurato infortunio e anche il capitano intendeva salvarsi.

Ma questo è il quadro ultimo della vita corporea umana, tuttavia già in vita se ne presentano tanti in cui è sempre presente il "neutrino", un ideale "capitan futuro" in potenza, partorito dalla « dea dei serpenti » creata da te Paola, con « materiale di scarto », la tua spiritualità.

Segue, perché si generi "capitan futuro", « Il vestito d'organza » del successivo post. Ma non mi accodo ai diversi commentatori per copiare le loro buone o meno buone dicerie. Mi avvalgo invece del lapidario titolo che sembra svelare l'arcano.

Un certo "cominciar daccapo con un "corpo" come di delicata e pregiata organza attraverso cui si intravede solo quello ultimo non "abbandonato" dal suo leggittimo proprietatio, il vero IO che ha sfidato la pazzia e l'anarchia e mostrando in alto, come in salvo, la sua BAMBINA. Ella potrà ricevere il seme e generare una nuova vita.

« ... Le smisurate gru di ferro sulla proda erano continuamente in movimento; viste dal mare apparivano come volatili dal lunghissimo becco, giunti dalla preistoria... »: una notazione poetica, tratta dal « Il vestito d'organza », quasi a concepire un seme per poi generare un ideale "capitan futuro"...

Ieri sera, mentre cogitavo in me tutto ciò che ora ho scritto, mi è giunta una inaspettata e-mail che è questa:

« Caro Gaetano, sono incappato nel tuo bellissimo e profondo studio illustrato sulla Scuola di Atene e Ipazia. Se vuoi, possiamo metterci in contatto. Per cominciare, mi piacerebbe sentire un tuo parere sulla mia breve pièce teatrale "Il sesso che ci fa tanto feroci" (pubblicata on line sulla rivista Scienza e Arte diretta da Pietro Greco, www.scienzaearte.it). Io sono un medico, ex funzionario ONU e insegno biologia evoluzionistica all'Università Americana di Roma. Cari saluti e congratulazioni ancora per gli articoli pubblicati Paolo ».

Come dire che "tutti i nodi vengono al pettine". Oppure "con una fava due piccioni".

Ho letto di volata il piéce teatrale, "Il sesso che ci fa tanto feroci" di Paolo Crocchiolo e ho intravisto in Ipazia "Il vestito d'organza". Un nodo che mi è parso sciolto, giusto attraverso la chiave immaginata dal benarrivato amico Paolo. Ma con questo lungo commento - e ne è valso la pena - quale "fava" per due "piccioni", è una buona risposta a Paola del Forum di Teoderica e per Paolo Crocchiolo. Anzi tre "piccioni", perché l'immagine di Ipazia dell'affresco Scuola di Atene di Raffaello è davvero quella di una fanciulla vestita d'organza.

Gaetano

teoderica ha detto...

Hai ragione, Annarita, è stato Paolo che ha parlato di eziologia, ma io non sapevo nè la parola, nè il significato, Paolo ne ha dato il senso, Sara il termine, ciò mi ha incuriosito ed ho fatto indagini che mi hanno stimolato idee.E' talmente tanto quello che io prendo dal web, che non ti devi assolutamente scusare di fare la maestra, io son ben contenta di avere dei maestri.
Ciao e buon 25 aprile anche a te ^_^

teoderica ha detto...

Consiglio una visita qui dove c'è il saggio su Ipazia di Gaetano Barbella.
Caro Gaetano, ti aspettavo, ormai tu mi crei delle aspettative,ed infatti, non sono sicura di meritarlo,tu sei arrivato con un super/commento.
Mi hai denudata,sono così "daliliana o surrealista" attratta dall' inconscio, dal magico, felice quando mi lascio andare, anzi ne ho bisogno, ma c'è qualcosa in me che si oppone e vorrebbe essere razionale, esatta , logica e matematica, vorrei essere come Odifreddi così sapiente e così sicuro, così materialista.A volte mi sento come se due forze volessero squarciarmi.Gli studi regolari mi mancano, e se me ne ero fatta una ragione,ora conoscendo te mi manca la matematica, hai capito allora perchè ce l'ho coi surrealisti......tra l' altro sono invidiosissima di Escher.
Dovrò poi fare approfondimenti sul "neutrino"(tu sei stato il primo che mi ha parlato dei neuroni a specchio, ora su Scientificando c'è uno scritto di Paolo che mi ha fatto pubblicare il post successivo, non so per quale analogia)che mi intriga parecchio( ora ad esempio non so come abbia potuto ignorare i neuroni a specchio che io giudico una scoperta straordinaria)
Strano poi che tu abbia messo quel pezzo poetico del libro, quando l' ho letto ti ho pensato per via della gru sul tetto della Tempesta di Giorgione.E che tu abbia posto in luce " la vestina d' organza" ho dato lo stesso nome al titolo del post, lo faccio poche volte, perchè io uso il titolo del post per far vedere in anteprima la mia opinione sullo scritto che pubblico.Sull' onda del film "Agorà"quanto è meraviglioso il tuo saggio, e quanto è bella Ipazia non sembra quasi sorella di Raffaello? Ebbene tu hai dimostrato ( ahi, quanto mi dispiace di essere una somarona in geometria ancor più che in matematica)l' importanza di Ipazia e di Raffaello nel grande affresco ..... come una richiesta di perdono da parte della chiesa, di cui mi devi dare atto che era in un periodo abbastanza illuminato.
Ho letto anche la piece teatrale,ma devo saperne di più, su Ipazia, per sbilanciarmi, in quanto alle schiocchezze che la Chiesa boicotti Agorà non ci credo,voglio dire dopo le crociate, i templari, i Catari ecc. di cosa sia stata capace la Chiesa lo sappiamo, ora per esempio è attaccata sulla pedofilia, vorrei che questo attacco andasse verso tutta la pedofilia, così mi sembra un attacco per scopi reconditi.
Buonanotte Gaetano, grazie Maestro per tutto ciò che mi insegni.