martedì 27 luglio 2010

PEOPLE

PIERINO

Poco dopo la scomparsa di Igor II, ci telefonarono per chiederci se volevamo un cane.

Arrivò Pierino.

Pierino era un volpino dal lungo pelo bianco.

Aveva due mesi, era talmente basso che la pancia sfiorava il terreno.

Amava la neve, quando infuriava la bufera lui girava incurante delle condizioni atmosferiche.

Non amava fare il bagno, aveva un sesto senso, quando era tempo di bagno lui scompariva. Dovevi metterti i guanti di suola per lavarlo perché altrimenti ti morsicava. Lui proprio il bagno non lo voleva fare.

Era un tombeur de femmes.

Ci sapeva fare.

Faceva finta di non essere interessato.

Faceva l’ indifferente.

Ma sentiva l’ odore della cagnolina in calore da lontano. Noi stavamo attenti che non scappasse. Allora lui non riuscendo a scappare, si intristiva, smetteva di mangiare. Il suo bel pelo bianco si arruffava tutto, si attorcigliava in bioccoli spenti.

Una volta riuscì a mettere incinta la Nerina ( una bastardina tutta nera) e ci riuscì anche una seconda volta. Ma la Nerina ebbe un parto difficile, rischiò di morire e da allora Pierino fu sotto stretta sorveglianza e non riuscì più a fregarci.

Pierino aveva avuto il cimurro da piccolo, il veterinario aveva detto che non ce l’ avrebbe fatta; ma io testarda volli tentare. Imparai a fargli le iniezioni, era molto facile, bastava mettere il liquido nella siringa, stando attenti a far fuoriuscire l’ aria, poi si prendeva fra le due dita la carne del collo e qui si iniettava il liquido. Imparai a fare anche la flebo, si faceva allo stesso modo dell’ iniezione, con la differenza che Pierino non stava fermo ed io dovevo seguirlo con la boccetta della flebo fino a che il liquido non terminava .

Si salvò e campò per quindici anni.


Il racconto è frutto di fantasia. Eventuali somiglianze a fatti realmente accaduti sono puramente casuali.


4 commenti:

Gaetano Barbella ha detto...

Cara Paola, è un po' che mi fermo a vederti raccontare delle storielle, cose semplici che uno come me, quasi sempre preso per le cose "serie", come dicono tanti (ma non io) si trova disorientato. Mi fa rabbia, sai perché? Perché mi sento come un condannato ad un lavoro pesante, quello di spostare sacchi di pietre che sono in realtà numeri, disegni ed altro. Invece quanto mi piacerebbe essere disposto a concepire favole e storielle per grandi e piccini! A volte ho cercato di farlo ma poi una forza interiore mi scudiscia e mi mena fra quelle "pietre". Ti sorprende vero? Tu che dici sempre di ambire a fare invece cose come quelle mie.

Ho letto sul web del gruppo de Le Coche. Sai di che si tratta?
È appunto un gruppo che è sorto con l'idea di presentare pubblicamente racconti, storie a tema libero o richiesto.
Storie che riguardano la collettività, storie inventate totalmente, storie che si basano su fatti storici inerenti al nostro territorio e ai suoi cambiamenti.

Storie che possano mettere l'attenzione su argomenti importanti, su tematiche necessarie, per poterle affrontare in modo diverso e più coinvolgente.
Ogni storia è un viaggio, che attraversa la fantasia, le abitudini, i ricordi.
Ogni storia è un'occasione per riunire le persone e chiamarle ad ascoltare, in un momento storico-sociale dove gli stimoli che ci raggiungono quotidianamente e ci distraggono sono tanti, veloci, continui,

Il progetto Le Coche propone un luogo dove fermarsi e ascoltare, fermarsi e condividere.
La narrazione si potrebbe definire il più vecchio modo per fare teatro, ci fa pensare a momenti del passato in cui ci si riuniva attorno al camino e i vecchi raccontavano.
Per questo, Le Coche non richiedono come spazio di presentazione i teatri, ma qualunque luogo possa accogliere delle persone.

Il gruppo è nato dalla prima presentazione pubblica di 'CHIUSI per VISITA in Corso', avvenuta durante il festival Orizzonti di Chiusi (Siena).
Vedi questo link: http://blogs.myspace.com/lecoche

Non ci crederai ma quasi ti invidio.
Abbracci,
Gaetano

teoderica ha detto...

Caro Gaetano,
il tuo arrivo è sempre un piacere per me. Hai la capacità di portare con la tua grande "pesantezza" soffi di venticelli primaverili. Hai citato un link affine per gusti al mio essere ( poi pubblico un post con una raffigurazione simile a quella della gallina coi tacchi del link). Mi piace l' autrice sia fisicamente con il bel volto interessante e sorridente sia per il curriculum, inoltre pensa è nata lo stesso giorno, mese ed anno di mio figlio.
Gaetano la tua "pesantezza" è tua, è un tuo dono, qualcosa che devi fare perchè i talenti non si devono buttare. Io mi permetto, siccome so che Severino abita a Brescia, di richiederti :" perchè non ti metti in contatto con lui?". Lo sai che anche lui inizialmente voleva essere un matematico?
Vedi io sono molto semplice e mi rivolgo alle cose semplici per trovare riposo all' ansia e all' inquietudine ed intanto aspetto un pensiero nuovo che spazzi via questa società che non capisco e mi spaventa.
Il tuo pensiero che non saprei spiegare nella sua complessività ma che intuisco con il mio "tutto" è un qualcosa che devi divulgare per il bene delle tante persone come me che si dibattono nell' inquietudine avendo perso tutti i valori di un tempo e non riecono a trovarne nei miti fasulli di oggi.
Quindi Gaetano ten bota e non invidiarmi perchè non ho la tua grande conoscenza e competenza ma forse un' uguale sofferenza di fondo, nel mio caso pure aggravata da non avere grossi problemi personali quindi da vergognarmi pure per la mia tristezza.
Baciolotti.

hector49 ha detto...

Siete come me Gaetano e Paola, in questo venerdi sera (senza accenti) a barcellona ve lo getto in faccia. a Presto per altre pesantezze leggere e leggerezze fardellanti Ettore b

teoderica ha detto...

A Barcellona non fare toppa movida...che poi ti stanchi.
Ciao Ettore.