sabato 3 luglio 2010

ITALIANI BRAVA GENTE

Mircea Eliade (Bucarest, 13 marzo 1907Chicago, 22 aprile 1986) è stato uno storico delle religioni e scrittore rumeno. Uomo di cultura vastissima e di straordinaria erudizione, grande viaggiatore, parlava e scriveva correntemente otto lingue: rumeno, francese, tedesco, italiano, inglese, ebraico, persiano e sanscrito.


DA UNO SCRITTO DI MIRCEA ELIADE SULL' INDOLE DEGLI ITALIANI


“ Mai avrei creduto che gli italiani potessero essere dei lacchè. Adesso ne sono convinto. Spero di vivere abbastanza per assistere alla diaspora degli italiani trasformati in camerieri e cantanti e vedere l’ Italia data in affitto alle società turistiche”

“ Ho visto le foto di piazza Loreto a Milano e il duce appeso per i piedi. L’ ultima briciola di stima per il popolo italiano è scomparsa. Popolo di servi, di traditori e di ruffiani. Hanno sfilato accanto al cadavere di Mussolini cinquemila operai a Milano, e ognuno di loro ha dichiarato i suoi sentimenti antifascisti dando una pedata nel culo al duce. Ovviamente hanno avuto questo coraggio perché colpivano un cadavere. Che hanno fatto gli operai antifascisti di Milano per oltre vent’ anni? Quanti complotti? Quante insurrezioni?”


Per i contatti giovanili con il fascismo rumeno lo studioso fu screditato tra gli intellettuali italiani e, per converso, assai caro e citato da ambienti della destra italiana. Entrambe le posizioni costituiscono un ' accusa ingiusta, Eliade fu candidato 10 volte al Nobel e non lo ricevette mai.

Il mito per Eliade è un atto di creazione dello spirito, indipendente dalla storia, che anzi fonda esso stesso la storia, e nel corso della storia si ripete e ritorna ciclicamente. La storia delle religioni è quindi storia delle manifestazioni soprannaturali del sacro che si ripetono nel tempo dell'uomo, riproponendovi l'alternanza sacro / profano (sia nel tempo - con le feste - che nello spazio - con i "centri del mondo") e riattualizzando per questa via i miti primordiali.


5 commenti:

Gaetano Barbella ha detto...

Nel mondo dell'occultismo non si sa come va a finire e dove si trova la verità.

Quando non so da dove iniziare per capire i fatti della vita, per esempio le cose che ci propone Mircea Eliade, di un'erudizione a dir poco imbarazzante per la conoscenza così vasta e la capacità di parlare in tante lingue, mi metto a vedere "come va a finire" tutto ciò.

Egli era un fenomelogono delle religioni, studioso di yoga e di sciamanesimo, filosofo e saggista, dunque, per tutte cose che hanno a che vedere l'uomo interiore e difficilmente si ha modo di tradurle in termini pratici, secondo me, vale formulare una risposta in relazione a qualcosa cui Eliade considerava come un "punto di appoggio" – mettiamo – alla sua frase : "Mai avrei creduto che gli italiani potessero essere dei lacchè.", seguita da delle spiegazioni. Giusto l'analoga punto di appoggio che chiedeva Archimede per sollevare il mondo con una leva.

Cosa si può rispondere alla dura opinione, qui citata a commento, che disonora gli italiani e l'Italia stessa? E si può affermare che sostenere il passato fascismo e con esso le attuali forze di destra, fu cosa buona?

La prova della verità sembra rivelarsi nel passato arcaico (quando si ricorreva alla prova del fuoco per saperla), considerato che Eliade vi fa capo quando dice in un saggio del 1945 e pubblicato nel 1949, Le Mythe de l'éternel retour: «l'essenziale della mia ricerca riguarda l'immagine che l'uomo delle società arcaiche si è fatto di se stesso e del posto che occupa nel cosmo».

Potrebbe già considerarsi buona la via del premio Nobel. Eliade fu candidato 10 volte a questo traguardo per la letteratura, ma non vi fu mai esito favorevole. Questo per considerarla come prova di una verità che è pervenuta dal mistero, perché è in questa sede che Eliade si è formata la sua mente e le sue cognizioni.
Ma è solo un certo percorso verso la prova “inconfutabile” (parlo di cose della metafisica cara a Eliade) che vi metterebbe fine riversandole nel mistero là da dove sono state estratte dal “minatore” Eliade Mircea.

Alla morte di Mircea, la sua eredità letteraria fu raccolta dall'allievo Ioan Petru Culianu.
Ioan Petru Culianu (Iaşi, 5 gennaio 1950 – Chicago, 21 maggio 1991) è stato uno storico delle religioni, scrittore e filosofo romeno, specialista in antropologia religiosa, storia delle religioni, storia del Rinascimento.


Culianu, esperto di gnosticismo e di magia rinascimentale, è stato un collaboratore e discepolo di Mircea Eliade, dal cui modello di pensiero si è gradualmente allontanato. Primo scollaggio.
Culianu ha pubblicato vari lavori sul mondo dell'occulto, dell'eros, della magia, della fisica e della storia.

Il fatto saliente è che Culianu è stato ucciso nel 1991, per motivi ancora adesso ignoti, anche se molte fonti ritengono che i suoi cattivi rapporti con il mondo della politica rumeno e con la "Securitate", i servizi segreti comunisti rumeni, che lui definì una "forza di stupidità epocale", possano aver influito sugli accadimenti.

Ecco il dettaglio di cui tener conto quando dico “come va a finire”: Culianu venne assassinato dentro il bagno della scuola, a Chicago, da un colpo di pistola sparatogli sul capo.
Nel periodo precedente alla morte, Culianu aveva pubblicato numerosi articoli e interviste nelle quali criticava apertamente il governo post-rivoluzionario di Ion Iliescu (movente apparente per gli storici perché credano di dire il vero).

Come si vede è tutto torbido, per riversarsi nella fogna degli escrementi, giusto il segno del bagno della scuola dove fu ucciso (o "condannato" e poi "giustiziato" da un oscuro tribunale dell'occulto).
Gli operatori di questo mondo sono obbligati al silenzio in seguito ad un giuramento da rispettare assolutamente.

Gaetano

pulvigiu ha detto...

Buona settimana Teoderica,
qui caldo tremendo.

Ciao da Giuseppe.

Gaetano Barbella ha detto...

L'IRONIA DEL CASO

La grande pista incisa avvolta ne mostrerà
Forse la metà la maggior parte della storia:
Cacciato dal Regno Longo aspro apparirà,
Che al fatto bellico ciascun lo verrà credere.
(M. Nostradamus, Centurie VI,61)

Facendo capo ad uno scritto, a firma Ekatlos (tratto da: «INTRODUZIONE alla MAGIA», Gruppo di Ur - vol. II, pag. 380 - Ed. Mediterranee), lascio intravedere il "fatto bellico" e come interpretarlo.

Può essere che io trascuri una concepibile «ragion superiore» che "imporrebbe" Ekatlos e chi come lui, di trincerarsi a ragion veduta nell'ombra per il perfezionamento dell'edificazione di un'ideale Italia, nel caso di Ekatlos di seguito riportato. Tuttavia, trattandosi di un'Opera Regale, giammai nel dispregio di esseri umani, e non schiavi, chiamati a interpretare l'oscuro ruolo del «caso», fra «fatti insignificanti» e «occasioni ancor più insignificanti».
Manca solo di dire apertamente che la guerra che divampò nel 1914, seminando morte e distruzione, fu il più grave dei «fatti insignificanti»! Dunque «il fatto bellico» diventa un vero macigno difficile da sopportare e quasi sempre si finisce stritolati da esso.
Fu così per il fascismo, ma nel caso di Eliade Morcea a commento il "macigno" da sopportare fu la sua strepitosa cultura, questa è la verità. Dunque come avrebbe dovuto stimare invece gli italiani visti da lui come dei "lacchè"?
Prudentemente ancora italioti arcaici manovrati dal «caso» e quindi innocenti?
Ma veniamo a ciò che ci racconta Ekatlos

LA « GRANDE ORMA »: LA SCENA E LE QUINTE
Sulla fine del 1913 cominciarono a manifestarsi segni, che qualcosa di nuovo richiamava le forze della tradizione italica. Questi segni, ci furono direttamente palesi. Nel nostro «studio», senza che mai si potesse spiegare per quali vie fosse giunto, rinvenimmo, in quel periodo, un foglietto. Vi era tracciata, schematicamente, una via, una direzione, un luogo...

1917. Vicende varie. E poi il crollo: Caporetto.
Un'alba. Sul cielo tersissimo di Roma, sopra il sacro capitolino, la visione di un'Aquila; e poi, portati dal suo volo trionfale, due figure corruscanti di guerrieri: i Dioscuri. Un senso di grandezza, di resurrezione, di luce. In pieno sgomento per le luttuose notizie della grande guerra, questa apparizione ci parlò la parola attesa: un trionfale annuncio era già segnato negli italici fasti.

Più tardi. 1919.
Fu «caso» che, da parte delle stesse forze, attraverso le stesse persone, venisse comunicato a chi doveva assumere il Governo - allora direttore del giornale milanese - l’annuncio: «Voi sarete Console d’Italia.
Fu «caso» parimenti, che a lui fosse trasmessa la formula rituale di augurio quella stessa, portata dalla chiave pontificale: « Quod bonum /austumque sit »..
Più tardi. Dopo la Marcia su Roma. Fatto insignificante, occasione ancor più insignificante: fra le persone che rendono omaggio al Capo del Governo, una, vestita di rosso, si avanza, e gli consegna un Fascio.
Le stesse forze vollero questo: e vollero il numero esatto delle verghe e il modo del loro taglio e l’intreccio rituale del nastro rosso; e ancor vollero di nuovo il «caso» che l’ascia per quel Fascio fosse un'arcaica ascia etrusca, a cui vie parimenti misteriose ci condussero.

Oggi si lavora ad un grande monumento...

Vedasi l'articolo di Renato del Ponte «Le correnti della tradizione romana in Italia» pubblicato qui

Gaetano

teoderica ha detto...

Caro Gaetano,
forse non è il periodo giusto aver "postato" Mircea Eliade, troppo caldo e poi l' estate è sinonimo di divertimento, il mito di Eliade risulta "afoso"
In effetti una persona troppo pensante diventa pesante, da fastidio, svela quello che non si vuole svelare.
Di questo scritto mi colpisce la foto realistica dell' Italia di oggi, SCATTATA 50 ANNI FA da Mircea Eliade.
Mi colpisce perchè ancora oggi viene ucciso in piazza il dittatore ( Sadam Hussein) non capendo che con ciò si fonda il nuovo governo con un omicidio...ricordo le riprese televisive, come si infieriva anche sulle statue del dittatore...speriamo che al monumento a cui si lavora oggi sia migliore dei monumenti passati.
Ciao.

teoderica ha detto...

Ciao Giuseppe,
il caldo è padrone di queste giornate, qui a Ravenna è l' umidità la cosa peggiore.
Ciao.