domenica 5 giugno 2011

LE FORESTE SACRE

Anche le foreste hanno una storia.
Le foreste casentinesi si estendono tra Arezzo, Firenze e Forlì per oltre diecimila ettari. Un tempo popolato ora il territorio è disabitato e molto più verde di qualche decennio fa. Nel versante toscano la selva aveva come proprietari i monaci di Camaldoli che la gestirono per circa otto secoli. Il versante romagnolo era dei conti Guidi, ma la foresta fu poi confiscata dalla repubblica di Firenze che la donò all' Opera del Duomo, l' abete era indispensabile per la costruzione di Santa Maria in Fiore.
Il passo della Calla segna lo spartiacque tra Bidente e Arno, ed è il punto di partenza di numerose escursioni. Si può salire al monte Falterona, al monte Falco oppure raggiungere l' Eremo di Camaldoli. Se si sceglie di raggiungere il sito dei camaldolesi, si cammina accanto alla riserva integrale di Sasso Fratino, attraverso una zona in cui esiste solo il tempo delle stagioni. Qui a metà percorso, vicino a Poggio Scali il Cai di Forlì, nel cinquantesimo di fondazione, collocò un' edicola mariana sulla quale escursionisti e pellegrini sono soliti lasciare un piccolo sasso.
Passeggiando nelle foreste casentinesi, storie, vite e leggende si intrecciano, l' uomo respira il sacro.



immagine di Teoderica

6 commenti:

Soffio ha detto...

Abbiamo perso il senso del sacro. Ma Camaldoli lo mantiene, a volte ci sono andato da solo e non dimentico. Ciao Teo

cosimo ha detto...

Ciao Paola,
le foreste sono come i fondali marini, riserve di mille vite naturali. Sono pure accomunate dagli stessi colori delle varie vegetazioni ed entrambe abitate. Le prime da varie specie di animali, i secondi da varie specie di pesci. Tutti che attraversano in lungo ed in largo queste meravigliose e misteriosi estensioni. Tutte raccontano dei passaggi buoni o cattivi dell'uomo, lottando spesso contro ogni mutamento che l'uomo vuole apportare. Io che adoro il mare, amo pure le foreste e i monti, perché entrambi mi fanno volare con i pensieri.
Intanto mi incanto davanti a questa tua opera, ricca di colori vitali che tanto piacciono a me.
Buon pomeriggio e serena serata di sole dentro, carissima Paola!
Un beso

Paolo ha detto...

La bellezza di questi luoghi avevano incantato anche Dante, che cita in uno dei cantici dell’Inferno in particolare le cascate dell’Acquacheta, raggiungibili dopo una bella passeggiata nel bosco.
Buona serata
Paolo

teoderica ha detto...

Caro Soffio io non ho perso il senso del sacro e per questo anche se lo combatto sono portata al sacrificio.
Credo che il sacro abbia a che fare col silenzio e Camaldoli ha questa aria di silenzio sospeso.
Ciao Soffio.

teoderica ha detto...

Cosimo queste foreste del casentino sono vicinissime o forse sono le medesime nelle quali tu sarai a fare il volontariato, infatti inglobano anche il territorio di Arezzo, se hai tempo vai a fare un' escursione e volerai coi pensieri in un mondo rarefatto...ed hai ragione anche il mare se lo ami veramente ha la bellezza del sacro.
Ciao Kosi.

teoderica ha detto...

Paolo,
la passeggiata dell' Acquacheta è la mia preferita, vi ho portato amici e amici, nessuno sfugge alla mia proposta di escursione all' Acquacheta, ne ho fatto anche un racconto che pubblicherò presto.
Ciao paolo.