giovedì 30 giugno 2011

IL DIALETTO ROMAGNOLO


ALDO SPALLICCI

Nato a Bertinoro (FC) nel 1886, muore a Premilcuore (FC) nel 1973; figlio di medico, fu medico egli stesso ed ebbe come maestro Augusto Murri.
Esercitò con disinteresse e passione come pediatra.
Ebbe, come tutti i romagnoli, un forte impegno politico.
Mazziniano nell'animo, combattè per la libertà della Grecia, della Francia e fu combattente nella I Guerra Mondiale.
Affrontò confino e carcere e fu poi Senatore della rinata Repubblica.
Fondò e diresse "La Pié", volta agli studi locali e alla ricerca poetica e culturale, al recupero del dialetto e delle tradizioni popolari romagnole, che nobilitò con la sua alta poesia, portando il dialetto romagnolo alle più elevate espressioni. Negli anni in cui Spallicci esordiva come poeta, il dialetto era considerato la lingua " dei poveri e degli ignoranti", incapace di esprimere sentimenti e finezze letterarie, ma egli riuscì ad elevarlo alla stessa dignità della lingua nazionale: " se c' è da iscriversi all' elenco degli ignoranti e dei poveri, questa è la mia scelta ", tagliò corto Spallicci, ed aggiunse: " ho deciso di cantare nel mio dialetto / madre perchè in esso mi trovo più vicino all' anima delle cose, al cuore dell' uomo, a Dio ".

immagine di Teoderica

8 commenti:

pietro d. perrone ha detto...

bella barba che hai messo al poeta dialettale.
mi piace il dialetto, lo trovo di una forza espressiva molto potente. ma non mi piace l'esagerazione nell'uso delle forme dialettali, che possono diventare volgari in modo triviale.
invece la forza diretta della lingua popolare può arrivare dritta allo scopo dell'espressione. così, una parolaccia in dialetto può esprimere un sentimento antico, che fa parte del DNA linguistico di una popolazione, secondo una canone culturale collaudato, diretto, antico e nobile. senza diventare peraltro volgare.

Mi piace il dialetto, ma non so parlarlo bene; sono un meticcio, uno che viene genericamente dal sud, da Lecce, dove sono nato, da Benevento, dove sono cresciuto e da Roma, dove abito da tanti anni. il mio dialettale è incerto, zoppo, imbranato. ma ho la fortuna di comprendere bene (abbastanza bene) i vari dialetti del sud, e mi piace moltissimo stare ad ascoltare musiche popolari con vecchie canzoni dialettali, danze e balli dei tempi passati.

Non capisco e non conosco bene i dialetti del nord, ma sono nobili ed antichi anche quelli ed esprimono la lingua degli uomini che abitarono le terre (in senso letterale, i ruvidi uomini della terra) delle piane e dei monti d'Italia.
Ma mi piace questa spontanea appartenenza del linguaggio all'espressività più istintiva degli uomini.

Brava, hai toccato un tema che mi piace.

Un abbraccio.
Piero

cosimo ha detto...

Ciao Paola, leggo del dialetto e mi chiedo se da pipistrello per la bat box devo sapere il dialetto della tua terra. Io che passando, trent'anni fa da Molfetta a Bisceglie, non ho ancora imparato una parola di dialetto biscegliese, sono certo che il dialetto ravennate della bat box, lo imparerei subito, per svolgere al meglio il mio lavoro di pipistrello.
Intanto i dialetti sono la nostra storia, quella nata con la presenza dei primi uomini in una località. Poi i dialetti assumono armonie diverse a secondo la gente che lo parla, anche nello stesso luogo. Mi riferisco al dialetto barese parlato dalla gente di mare e dalla gente di campagna. Pare vedere nei primi il tirare le reti da pesca e nei secondi il rumore e la fatica degli aratri di una volta.
Infine, cara Paola, la tua opera d'arte, è come sempre superlativa.
Un abbraccio e un beso pugliese-ravennate.

Gaetano Barbella ha detto...

Con Aldo Spallicci sono in sintonia con questa mia breve poesia in napoletano, ovviamente.

QUANN’ERO GUAGLIUNCIELLO

Ddoce è ‘a nuttata quanno
a fora, ‘o vient’ soscie forte.
Me stregn’ sott’ ‘e cuperte
e m’addormo penzanno.
Penzo a comm’era bello
quann’ero guagliunciello.

Traduzione:

QUAND’ERO RAGAZZINO

Dolce è la notte quando
fuori, il vento fischia forte.
Mi stringo sotto le coperte
e mi addormento pensando.
Penso a com’era bello
quando ero ragazzino.

Ecco, con "quann’ero guagliunciello", "mi trovo più vicino all'anima delle cose, al cuore dell'uomo, a Dio".

Ciao romagnola bella!

Tanino

teoderica ha detto...

Caro Piero,
per il tuo bel commento, io trovo nel dialetto un legame con le radici e poi trovo certe parole in dialetto intraducibili in italiano con una vivacità propria... at salud.

teoderica ha detto...

Caro e spiritoso Cosimo,
per abitare la bat box non è necessario sapere il dialetto ma conoscerne qualche parola è gradita cosa.
Buona domenica.

teoderica ha detto...

Gradito regalo, caro Tanino la piccola poesia perchè nell' animo mi sento ancora ragazzina ...ed ancora più gradito il complimento bella romagnola...anni fa mi hanno eletto proprio così e fu una serata molto bella per la mia vanità.
Buona domenica.

cosimo ha detto...

Cara Paola,
una tale elezione non resta mai ferma ad anni fa, cammina sempre nel tempo. Perché come sempre, la classe non è mai acqua. E non ho detto ciò per poter abitare la bat box.
Un beso per una domenica indimenticabile e viva di ogni pensiero bello.

teoderica ha detto...

Caro Cosimo sei molto gentile...un abbraccio speciale per il tuo soggiorno ai Girasoli...la bat box ti aspetterà.
Ciao.