mercoledì 20 febbraio 2013

ARTEFIERA BOLOGNA (parte terza)



                                               Nella foto un dipinto di Alberto Zamboni

Vi parlo di Alberto Zamboni  perché nelle sue tele rappresenta paesaggi e forme nella nebbia, il tema nebbia mi affascina, ma trovo che l’artista sia  ripetitivo, non capisco perché un’artista debba avere un solo stile, oggi tutto è contaminato, e poi eccede nei contrasti,  volutamente secondo me, ad effetto. Alberto Zamboni è nato nel 1971 a Bologna dove continua a vivere e a lavorare.   Si diploma all’accademia di belle arti di Bologna con una tesi sui viaggi di Magellano, illustrandone in maniera immaginaria i punti salienti attraverso la lettura del diario di bordo di A.Pigafetta.
Zamboni svolge fin da subito la sua attività pittorica con particolare attenzione a certe impressioni suggerite da letture di viaggi antichi e, affascinato dalle fiabe d’avventura e dall’ignoto, cerca di catturare questo senso di odissea all’interno dei suoi paesaggi nebbiosi.
                                                      Nella foto l'ironica opera di Julian Opie

 E adesso vi  descrivo il pezzo più ironico e divertente, quello che avrei premiato. Mi trovo davanti una scatola di plexiglas rettangolare   vibrante di  luce soffusa, pochi tratti, tra cui due punti per gli occhi, rappresentano un volto, lo fissi e lui ti fa l’occhiolino,  poi torna fisso, immobile e dopo un poco inarca le sopracciglia, e via così, mette allegria,  quegli occhi a puntino, mi ricordano qualcosa, leggo il nome dell’artista e comprendo tutto è un inglese: Julian Opie.    
I lavori  di Opie sono esposti in gallerie e musei di tutto il mondo, dalla Tate Gallery al Moma, passando per la street art.
L’animazione grafica, i LED, il vinile e la stampa serigrafica sono i mezzi espressivi usati in genere da Opie, con un linguaggio pittorico essenziale che unisce ritratto classico, scultura, cartelloni pubblicitari, danza contemporanea e paesaggio urbano. Il linguaggio dei segnali stradali, semplice e colorato è quello che lo contraddistingue più di ogni altra cosa, proprio perché l’artista lo “estrae” dalla strada e lo trasforma in arte, facendolo entrare nelle gallerie così come nei dischi e anche nei libri.
Nella foto un'opera di Donald Baechler

Mi imbatto in  semplici figure, un vaso di fiori, tutte colorate di nero su fondo bianco, sono infantili, non hanno niente che attragga eppure sono qui ferma e mi piacciono sono di un artista americano che ha studiato un po’ in giro per il mondo.
Donald Baechler  è un pittore e scultore statunitense le cui opere sono state esposte in gallerie e musei di tutto il mondo. Il suo stile unico incorpora un sacco di immagini d'infanzia, ispirato da libri per bambini e giocattoli. Rachel Webber, il direttore delle Arti estate, ha spiegato che, "le immagini che Baechler usa rende la sua arte molto accessibile ad un pubblico giovane. Ad esempio, i fiori, coni gelato e giocattoli sono immagini dell’infanzia”

                                                          Nella foto un'opera di Olivo Barbieri

Mi fermo, nello spazio sciccoso  di una galleria, di cui non mi importa chi siano i titolari, ho notato una foto o forse un dipinto iperrealista? Un'opera lieve come acqua che scorre, semplicemente arte per gli occhi e refrigerio per un'anima stanca, chiedo cosa sia, mi viene risposto che è una foto , paradossalmente ho scattato una bella foto anch'io, di Olivo Barbieri. 
Olivo Barbieri  è un fotografo e artista italiano, uno di quelli davvero bravi e ammirati in tutto il mondo. È nato nel 1954 a Carpi, si è laureato al DAMS di Bologna e tra le molte cose che ha fatto soprattutto sui paesaggi è diventato molto conosciuto per l’uso che ha fatto della tecnica del tilt-shift per la fotografia dei panorami che appaiono come miniature: la tecnica sfrutta il movimento di particolari obiettivi che, grazie alla possibilità di far oscillare (tilt) o slittare (shift) la lente creano una profondità di campo che dà all’immagine di una scena reale l’aspetto di un modellino. Il suo lavoro di fotografia e video, soprattutto urbani, gli ha fatto vincere numerosi premi e a esibire le sue opere in tutto il mondo.
Io non ho capito cosa sia questa tecnica, ma vi assicuro che il risultato è strabiliante, se avete soldi da investire questo è un buon artista.

4 commenti:

cosimo ha detto...

Nelle opere da te riportate prevale il grigio, anche in quella del ragazzo dalle luci come occhiolino.
Visto l'età degli artisti, che corrisponde al periodo massimo della cementificazione, mi viene da pensare che questo colore rappresenta una divagazione della civiltà industriale, quella passata dai fumi delle ciminiere al grigio della produzione ed utilizzo del cemento. In contrasto con il verde della civiltà contadina. E quell'occhiolino é ammiccante sotto questo aspetto, voglia dare un'allarmismo giusto. Mentre i capelli grigi del ragazzo testimoniano quanto tutto ciò incide negativamente pure sui capelli degli uomini, fino a ricondurli al colore tipico di età avanzata.
Il grigio poi é il colore ricorrente pure nella ufologia, dove un essere extra terrestre viene identificato sempre con il grigio. Ma anche la sostanza che compone il cervello é chiamata sostanza grigia. Insomma un colore tra negatività e positività.
Un beso ...colorato di cielo!

teoderica ha detto...

Il grigio è il non vedere chiaro, questi sono infatti anni in cui è ben difficile riconoscere il bene dal male, il giusto dallo sbagliato, io la chiamo epoca contaminata, o anni contaminati se vuoi.
Ciao cosimo.

Soffio ha detto...

ci fai sempre lezione d'arte. Come faremmo senza di te??

teoderica ha detto...

Che dici inizio lezioni di Tantra?
Ciao Soffio.