domenica 17 febbraio 2013

DIARIO DI NAVIGAZIONE 9

Ed eccoci qua, il 27 dicembre, al lavoro, caffè prego e grazie e nei momenti di pausa uno sguardo ai quotidiani, alle notizie che più mi interessano, quelle dei piccoli fatti delle persone comuni, che come il pane comune sono sempre buone da mangiare o da leggere.
Questa mattina mi ha colpito la storia di  Rosetta,  una splendida ragazza dagli occhi  verdi che amava cantare, disegnare e ballare, e leggeva e leggeva con lo stupore mai sazio.
Si innamorò ben presto, perchè chi ama la vita e le nove muse non può non perdersi nella musa più attraente che è l'amore.
Rimase subito incinta, si sposò in fretta e furia ed andò ad abitare coi parenti del marito che non riuscivano a comprendere il suo animo artistico.
Il lavoro era  importante, non i suoi disegni che servivano solo per accendere il fuoco e cantare poi non serviva,  ci si distraeva troppo.
Leggere e scrivere era per i signori che non han niente da fare.
Rosetta pian piano  si spense, lentamente come una candela finì i suoi  verdi giorni, il legno verde non brucia fa solo del gran fumo perchè non si deve morire a vent'anni.
Questa storia mi ricorda qualcuno che conosco personalmente, una donna che da sola si spense, cercò di adattarsi all'ambiente in cui viveva, riversò la sua arte nell'allevare l'adorato figlio, ma quando lui fu grande e se ne andò, all'improvviso la finestra fu nera, nera come la pece.
Voleva morire non sapeva che era già morta, ma qualcuno o qualcosa, da lontano o da vicino trafisse con piccoli fili di luce la gomma nera della finestra, i buchi piano piano si allargarono e da lì rientrò in lei la danza, il canto, il leggere, lo scrivere.
Ora la finestra non è tutta aperta, è a quadretti come quella dei carcerati ma non è certo morta nè metaforicamente, nè  realmente come la dolce Rosetta.
Finito il lavoro, verso le quindici, ho passeggiato lungo il fiume, in mezzo alla nebbia umida che qui da noi in Romagna non manca mai.
E' bello vagare in mezzo alla nebbia ovattata, il paesaggio diviene misterioso, fate o gnomi possono saltare fuori da un fosso, magari è solo una lepre ma chissà con in po' di fantasia potrebbe essere Mazepegul.
Chi è Mazapegul?
E' il folletto romagnolo, c'è chi giura che lo ha visto.
Se la notte vi sentite un peso nello stomaco, ansia e un po' di nausea, non è per i bagordi che forse avete fatto, è Mazapegul che viene a sedersi sul vostro stomaco per farvi i dispetti.
Mazapegul è un  birbante e se avete una bella moglie state attenti, perchè lui  ve la insidierà.


immagine di Teoderica

6 commenti:

cosimo ha detto...

Il cielo non ha fine anche quando si va a nascondere dietro finestre trafitte da pezzi di ferro. E saperlo vedere senza fine non é da tutti. Ci vuole coraggio, forza, ardore, tenacia, sopratutto amore. Che resta dentro noi anche quando pensiamo di averlo totalmente investito verso altri, quale un figlio. In quella donna é rimasto, ha lavorato piano piano per apparire importante e sopratutto vitale. E questo attraverso varie forme, anche quelle di hobby oltre che di stima e rispetto ricevuti da altre persone o da chi é stato sempre nella sua cerchia. Il cielo oltre quella finestra é diventato cielo intero e non più a spicchi, grazie a lei, cara Paola. Ecco perché lei deve essere orgogliosa di se stessa e dell'amore che é in lei, radicato come dna. Lo so le Rosetta non sono poche nel mondo, ma se incontrassero questa lei o donne come lei, sarebbero quasi zero come numero.
E' bello vagare, é come pescatori a bordo banchina.
E' belli pure essere folletto dei propri sogni e colpi di cuore. Ciao Paola:-)

teoderica ha detto...

Ma sai che tu Cosimo assomigli un poco al Mazapegul?
Mica hai un poco di folletto anche tu?
Ciao e grazie per i bei commenti.

pietro d. perrone ha detto...

Sei malinconica, cara Paola.
Leggo una storia triste e che tu ben conosci, in queste righe, una storia che, come certi bei disegni di una volta, è piena di ombre, ma anche iniettata di luci...
Se dovesse essere un dipinto, sarebbe un Caravaggio a dipingerlo.
La densità delle ombre s'assorbe le lame di luce.
E resta la tua figura, cara Paoletta, al bar, indaffarata, intenta a combattere contro il diavoletto romagnolo e dispettoso...

Il disegno che hai messo mi piace molto veramente; vivido e colorate,ma anche un pò denso, come l'ombra che ti percorre.

Un abbraccio,
Piero

cosimo ha detto...

A volte sono un folletto, ma non da piantarmi sullo stomaco di notte...meglio nel cuore e nel cuore dei pensieri belli.
Isomma un Ammazzakefolletto:-)

teoderica ha detto...

Sì, rileggendomi sono triste, ma sto lavorando per...tristezza vai via.
Ora per esempio sto studiando musica, suonare con lo spartito, leggere le note velocemente mi rende felice, credevo fosse difficile e invece non lo è :) come vedi le mie ombre le rischiaro.
Felice che ti piaccia il mio disegno.
Ciao, buona settimana.

teoderica ha detto...

Un pochino pieno di te?
Bene, non c'è niente di peggio della falsa modestia e poi se non credi tu in te stesso chi ci deve credere :)...sto scherzando.
Ciao Cosimo.